2 novembre 2011

"Pagine corsare"
2 novembre 2011

Un tardivo omaggio
di Emanuele Di Marco
... per il 2 novembre 2011...

Quando ho appreso la notizia, giuro, non potevo crederci. E strano che non ne avessi sentito parlar prima; forse, in quest’ultimo periodo, il lavoro mi ha davvero preso troppo. A telefonarmi è stata mia moglie, stamane presto; ha quasi urlato: «Accendi la televisione, veloce, raidue!». 

Sono corso in soggiorno, ho acceso; subito si sono animate le immagini dello speciale in diretta da Roma. Sono rimasto di sale, a bocca, letteralmente, aperta.

Sì, finalmente lo stato italiano ed in particolare la sua capitale nella figura del primo cittadino hanno deciso di dedicare a Pier Paolo Pasolini una piazza, una grande piazza, una piazza importante di quelle in cui passano romani e stranieri al cui interno un graziosissimo parco ospita un bronzo del grande poeta, una pregevole figura intera su piedistallo di marmo scuro, opera del maestro Carmelo Nosti.

Quando ho acceso la tv, purtroppo, il sindaco aveva già scoperto la statua; spero di recuperare, magari online, le immagini dello storico momento. Peccato. Però una lacrima mi scorre ugualmente sulla guancia, una lacrima di gioia che non riesco a trattenere.

Non più, dunque, piccole cerimonie secondarie e allestimenti che si direbbero semi-clandestini per quanto miseri e misconosciuti ma una grande e bella installazione definitiva fra Piazza dei Cinquecento e Castro Pretorio, nel centro della capitale, omaggio imperituro al più grande intellettuale contemporaneo da parte della città che egli amò ed elesse come sua.

La voce della cronista, evidentemente emozionata, racconta l’enorme risalto dell’evento su tutti i media nazionali e non. Entusiastici e concordi i commenti dei presenti alla cerimonia, uomini della cultura, delle istituzioni e dello spettacolo, senza distinzione di colore politico favorevoli alla, qualcuno ammette, tardiva celebrazione.

Finalmente ti hanno riconosciuto, Pa’, quello che meritavi da tanto, troppo tempo, quello che, se fossi vissuto all’estero, magari in Francia, a Parigi, oppure in Svezia, ti sarebbe stato tributato tanti anni fa, forse già dal ’76 o dal ’77 addirittura (oddio, se tu fossi andato a vivere a Parigi, probabilmente oggi saresti ancora qui a parlarci, vecchio onusto di meritata gloria… tuttavia, questo è un altro discorso…).

Ma, insomma, “meglio tardi che mai” soprattutto nell’italico scarpone.

Ecco, adesso il cameramen chiude l’inquadratura sul monumento, grande invero, all’inizio non sembrava così imponente, le proporzioni più che naturali: ma lo scultore è stato eccezionale soprattutto nella riproduzione del tuo volto, le rughe marcate, i capelli leggermente scomposti dal vento, gli immancabili occhiali da sole… un’opera davvero notevole, forse è valsa la pena di aspettarla.

Unica nota fastidiosa, sul fondo, questa nenia, questa canzonetta da sagra popolare, ripetitiva e irritante: per un evento così importante hanno forse ingaggiato una banda di paese?

Apro gli occhi di scatto e, lievemente, appoggio un dito sulla sveglia che termina di suonare. Inizia un altro giorno, il trentaseiesimo 2 novembre senza di te. Ciao Pa’.

* * *

Il racconto onirico di Emanuele fa venire in mente le numerose targhe e cartelli
utilizzate dallo stesso Pasolini nel suo film Uccellacci e uccellini
Qui ve ne propongo una, altre ne potrete vedere alla pagina
http://www.pierpaolopasolini.eu/cinema_uccellacci_romadiPPP_cartelli.htm

 

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Un tardivo omaggio, di Emanuele Di Marco

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