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da
Poesia
in forma di rosa (1964)
Una
disperata vitalità
VIII
«Venni
al mondo al tempo
dell'Analogica.
Operai
in
quel campo, da apprendista.
Poi
ci fu la Resistenza
e
io
lottai
con le armi della poesia.
Restaurai
la Logica, e fui
un
poeta civile.
Ora
è il tempo
della
Psicagogica.
Posso
scrivere solo profetando
nel
rapimeno della Musica
per
eccesso di seme o di pietà.»
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«Se
ora l'Analogica sopravvive
e
la Logica è passata di moda
(e
io con lei;
non
ho più richiesta di poesia),
la
Psicagogica
c'è
(ad
onta della Demagogia
sempre
più padrona
della
situazione).
E
così
che
io posso scrivere Temi e Treni
e
anche Profezie;
da
poeta civile, ah sì, sempre!»
«Quanto
al futuro, ascolti:
i
suoi figli fascisti
veleggeranno
verso
i mondi della Nuova Preistoria.
Io
me ne starò là,
come
colui che suo dannaggio sogna
sulle
rive del mare
in
cui ricomincia la vita.
Solo,
o quasi, sul vecchio litorale
tra
ruderi di antiche civiltà,
Ravenna
Ostia,
o Bombay - è uguale -
con
Dei che si scrostano, problemi vecchi
-
quale lotta di classe -
che
si
dissolvono...
Come
un partigiano
morto
prima del maggio del '45,
comincerò
pian piano a decompormi,
nella
luce straziante di quel mare,
poeta
e cittadino dimenticato.»
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