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2 novembre 2007 Pier Paolo Pasolini
Citazioni pasoliniane Il rifiuto è sempre
stato un gesto essenziale.
I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto
la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti
dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo,
totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso.
Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli
è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio,
quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia.
Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace
mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici,
nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà
anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta
al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero
state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non
ha mai inceppato la macchina.
[Dall’ultima intervista con Furio Colombo, 1° novembre 1975] * * * Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i nuovi modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano appunto le forme tipiche delle SS: e vedo così stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare. [Da “Genocidio” in Scritti corsari] * * * "L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire, a patto di sentirsi 'diverso'. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo." [Pier Paolo Pasolini, 1974 (filmato)]
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