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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 3.1
Scritti
corsari
Negli Scritti corsari sono raccolti gli interventi dell'autore pubblicati su vari giornali, come il "Corriere della sera", "Tempo illustrato", "Dramma", "Il Mondo" e altri ancora, tra il 1973 e il 1975. Il titolo si può spiegare utilizzando una definizione di Niccolò Tommaseo: "corsaro = capitano d'un bastimento privato, ma provveduto di patente sovrana per fare la guerra per conto proprio contro i nemici dello Stato". [49] Pasolini ha sviluppato e pensato durante tutta la sua attività artistica i concetti trattati in questa raccolta, espressi con forte passione, una forma strettamente legata alla sua ideologia, che consiste principalmente nella profonda riflessione di un uomo che vive intensamente la realtà e che vuole suscitare polemiche senza compromessi. L'attualità tematica è straordinaria: l'autore affronta l'aborto, la contestazione giovanile, la questione dei "capelloni", la differenza tra fascismo e antifascismo, i cambiamenti provocati dalla società dei consumi, il ruolo della Chiesa, le stragi e altro ancora. Pasolini si avvicina alla realtà del suo tempo con consapevolezza degli aspetti problematici della società avanzata. La semplificazione della comunicazione di massa si riflette nei suoi interventi a volte diretti, provocatori e immediati, anche a costo di rischiare una reazione negativa di fronte al loro schematismo, sebbene acuto. Pasolini vuole estendere il suo impegno intellettuale a tutti gli aspetti della realtà, lotta in nome della militanza critica. Nei suoi interventi Pasolini incorpora tutte le sue disillusioni, i suoi vecchi miti e le interpretazioni personali apocalittiche sul futuro della società occidentale, cercando di uscire da una prospettiva comunicativa strettamente elitaria, oscillando tra una visione apocalittica del futuro e momenti di relativa speranza. Il suo punto di vista è quello di un intellettuale marxista emarginato, che vede e cerca di spiegare avvenimenti di cui è difficile cogliere il senso, usando una lingua il più possibilmente chiara, in una prospettiva di rinnovamento e giustizia sociale.
Il linguaggio usato nell'opera è colto, ma non molto complicato; Pasolini cerca di essere preciso e chiaro, spiegando sempre concetti nuovi e astratti, difficili da cogliere nella loro concreta realizzazione. Lo stile punta alla chiarezza del discorso orale ed evita il linguaggio specialistico della scienza. Nei testi a volte troviamo voci latine, francesi o tedesche, ma, tenendo conto della loro diffusione in giornali o quotidiani a distribuzione nazionale, il lessico non risulta complessivamente elevato, né la sintassi è particolarmente complicata. Tutto ciò non esclude che si tratti di testi pieni di nuovi concetti, che però Pasolini vuole spiegare con un linguaggio il più comprensibile e chiaro possibile. I suoi interventi non seguono il classico stile giornalistico, di cui Pasolini evita tratti lessicali e sintattici. A volte, per rinforzare l'enunciato, Pasolini usa nel testo la ripetizione. Lettere luterane è una raccolta semipostuma, perché, nonostante il fatto che non avesse avuto la possibilità di vedere il suo libro pubblicato, l'autore aveva organizzato tutti gli scritti sotto il titolo e secondo un ordine. Il titolo viene spiegato dallo stesso autore in un intervento della raccolta, in cui reagisce al silenzio di Italo Calvino - e non solo - davanti alla sua proposta di processare i gerarchi democristiani. L'autore si rivolge direttamente a Calvino: E anche il tuo silenzio a tante mie lettere pubbliche è cattolico. E anche il silenzio dei cattolici di sinistra è cattolico (essi, che dovrebbero avere finalmente il coraggio di definirsi riformisti, o con più coraggio ancora luterani. Dopo tre secoli, sarebbe ora). [50] L'opera
comprende tre testi inediti e gli interventi dal 6 marzo 1975 al 30 ottobre
1975, apparsi sul "Corriere della sera" e su "Il Mondo", ed è costituita
da 4 sezioni, la prima delle quali è intitolata I giovani infelici,
la seconda Gennariello, la terza Lettere luterane e la quarta
Postilla
in versi. La prima sezione comprende uno scritto inedito,
I giovani
infelici, un saggio sulla colpa dei padri che si proietta sui figli,
un concetto ripreso dal teatro antico greco, nato forse nei primi giorni
del 1975. La seconda sezione è composta da 14 scritti pedagogici, rivolti
a un immaginario ragazzo napoletano di nome Gennariello, che erano già
stati pubblicati dal 6 marzo al 5 giugno 1975. La terza sezione è costituita
da 16 scritti giornalistici stilisticamente simili a quelli di Scritti
corsari, pubblicati dal 15 giugno al 30 ottobre 1975, e da uno scritto,
l'intervento al congresso del Partito Radicale, non pronunciato a causa
della morte dell'autore, letto il 4 novembre 1975 allo stesso congresso,
e pubblicato solo il 13 dicembre 1975. Nella quarta sezione si trova una
poesia inedita dallo stesso nome della sezione,
Postilla in versi.
Rispetto alla raccolta precedente, la voce di Pasolini si fa più risoluta contro le conseguenze dell'avanzare del consumismo di massa: si tratta di una rovente requisitoria contro l'Italia di oggi, su cui l'autore vede stendersi una bandiera consumistica con la croce uncinata. Nelle mutazioni culturali del paese Pasolini vede i segni di una inarrestabile degradazione. La crisi dei valori umanistici e popolari, l'affermazione del consumismo, il più forte corruttore di qualsiasi altro potere, le distruzioni operate dalla classe dirigente politica in trent'anni di governo, spingono Pasolini a pensare che non sia vero che la Storia debba andare sempre avanti, che essa può anche regredire e che il proclamato progresso in verità sia un falso progresso. Pasolini affronta quasi tutti gli aspetti importanti dell'epoca, cercando di smascherare le ipocrisie, i compromessi e le facili certezze. Gli interessano il rapporto tra padri e figli, le loro colpe, il problema dell'istruzione e del condizionamento esercitato sui giovani italiani, l'aborto, la droga, la stampa e la problematica della televisione, le responsabilità dei potenti democristiani e altro ancora. Oltre che il tono più risoluto, ardito e polemico rispetto a Scritti corsari, colpisce il lettore anche l'abiura dalla cosidetta Triologia della vita, un passo significativo che aiuta a spiegare meglio il perché del film Salò o le 120 giornate di Sodoma, che Martellini definisce "una denuncia implacabile degli orrori consumistico-borghesi". [51] Pasolini passa così dalla rappresentazione del sesso come gioia, libertà e "innocenza" a quella del sesso come "abiezione", degradazione e morte. [52] Ferretti aggiunge: Testori ha parlato, a questo proposito, addirittura di "una lunga glaciale maledizione degli organi da cui nasce la vita", di un "seppellimento del sesso", [...] (il che fa di Salò un film "antierotico" e "antipornografico" per eccellenza, [...]). [53]Per quanto riguarda lo stile, il lessico e la sintassi, vale più o meno quello che ho detto su Scritti corsari. È vero che ci sono alcune differenze, in prospettiva di un'accentuazione di veemenza e risolutezza. Le ripetizioni sono così più frequenti, le frasi più corte esprimono condanna o dolore. Molte frasi interrogative sono retoriche, anche se la voce di Pasolini cerca disperatamente una persona disposta ad ascoltarlo. Credo che pian piano Pasolini giunga alla consapevolezza della crisi totale del suo ruolo intellettuale nella società, di una definitiva condanna a recitare il ruolo dell'emarginato, del diverso che non ha una reale possibilità di agire, comunicare e aiutare. D'altra parte l'autore mai rinuncia alla speranza, che in fondo alla sua anima, gli dà la forza di procedere con i suoi lavori. -----------------------------------
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