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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 3.0 Introduzione alla saggistica corsara e luterana
I temi del Pasolini "corsaro" e "luterano" - neocapitalismo, "sviluppo"-"progresso", mutazione antropologica, "genocidio" ecc. - sono tutti presenti (del resto, già lo erano nei Dialoghi, nelle Nuove questioni linguistiche del 1964, e anche prima). Ma essi sono per lo più affrontati e svolti con una sommarietà, un disordine, un affanno polemico, in uno stato pressoché permanente di risentimento e quasi di delirio tali che, sommati a vizi analoghi e opposti dei contraddittori, la discussione finisce per degenerare molto spesso in uno scontro tra sordi, una commedia degli equivoci in cui hanno tutti torto e tutti ragione. [27]Nonostante il fatto che i temi delle due raccolte di interventi non siano nuovi, Pasolini cambia ora tono e stile, dà un nuovo ordine retorico-stilistico al suo discorso, rendendolo immediatamente percepibile, anzitutto a livello emotivo. Tattico geniale, afferra l'opportunità di disporre del primo giornale italiano e la sfrutta a fondo... Pasolini taglia, sfronda, lascia cadere finalmente molte occasioni e pretesti di polemica secondaria da cui aveva sempre avuto la debolezza di farsi invischiare. Semplifica. E ripete. La figura cui affida principalmente la forza della comunicazione è infatti l'iterazione. [28]Negli interventi delle due raccolte di saggi Pasolini cerca di essere il più incisivo possibile, utilizza forme dell'enunciato compatte e chiare. A tale proposito, Brevini registra uno dei dati più originali della prosa "corsara" e "luterana": la sua unità e la sua compatezza, l'eliminazione delle esitazioni e delle variazioni di tono della pubblicistica precedente. [29]Gli scritti pasoliniani sono destinati a suscitare reazioni violente e riflettono abbastanza trasparentemente le tragedie personali del loro autore. Un aspetto molto interessante riguardante gli interventi dell'ultimo Pasolini, è l'uso praticamente contraddittorio dei mezzi di comunicazione del principale nemico dei mondi particolaristici amati dall'autore, il potere borghese e capitalistico: La fiducia nel valore della civiltà contadina e l'avversione per i moderni mezzi di comunicazione che la stanno distruggendo, per esempio, vengono proclamate proprio servendosi di quei mezzi; nello stesso modo, la guerra al potere è condotta, al principio degli anni Settanta, dalle colonne di uno dei quotidiani anche simbolicamente più rappresentativi del grande potere borghese e capitalistico in Italia («Il Corriere della Sera»). [30]Pasolini vede alcuni aspetti del mondo come scandalizzanti e vuole risvegliare l'attenzione, cerca una specie di assoluto, il più alto senso della "moralità". Provoca, denuncia, critica e si presta al martirio, è consapevole della sua condizione di "diverso" o "escluso" che interviene di fronte allo scandalo vero del mondo, all'autentica violenza dell'ipocrisia e della falsa tolleranza. Ad esempio, Borghello definisce Pasolini "specchio della realtà". [32] Non si tratta, però, di uno specchio che riflette oggettivamente gli eventi della realtà; le sue sono immagini intelligentemente deformate, ritrascritte su un'orbita personale. E qui scatta la CAPACITÀ singolare di Pasolini di essere testimone, la sua VOLONTÀ (inquieta e contraddittoria, tenace e oscillante) di misurarsi con la realtà. [33]Da un lato, data la sua sorprendente produttività artistica, la scarsa dimensione scientifica di Pasolini poteva essere considerata come un difetto: La tendenza al poco studio e alle scarse letture di cui Pasolini disinvoltamente si accusava nel '59, anziché invertirsi, come promesso, si accentuerà sempre di più. La sua stupefacente, forsennata produttività (ventimila pagine in poco più di trent'anni, escluse le riscritture, oltre il cinema e il resto, ha calcolato Siti) non gli dava scampo. Questo difetto di conoscenza e di aggiornamento riguarda sia il campo della critica letteraria sia quelli della sociologia, dell'ideologia e della politica. [35]D'altro lato Pasolini non intendeva raggiungere obiettivi da scienziato, bensí cercare di percepire e capire con modalità soggettive, personali la realtà contemporanea più profonda, spesso riuscendoci: Con il suo scarso bagaglio, Pasolini ha saputo cogliere tempestivamente e guardare in profondità fenomeni che erano sfuggiti ai sociologi e agli specialisti in generale, con i loro corretti strumenti e le procedure aggiornate. [36]L'Italia stessa si è trovata spesso a vivere alcuni processi e fenomeni previsti da Pasolini, come afferma Enzo Golino, e si è riconosciuta nelle sue diagnosi spietate, dando concertezza alle insolenti provocazioni del "poeta corsaro". [37] Come aggiunge Luperini sul carattere degli interventi di Pasolini, in realtà Pasolini da un lato inventa nuove metafore e dall'altro assume strumentalmente dalla linguistica e dalla sociologia correnti una rete di concetti già noti rielaborandoli in una costruzione originale e socialmente efficace. Non prescinde dalla cultura comune perché è convinto che la verità sia una costruzione sociale e non intende affatto rinunciare a convincere i propri interlocutori; e infatti porta introiettata nel suo stile la responsabilità d'ordine morale che deriva da tale persuasione. Ha combattuto una sua guerra - si direbbe oggi - "asimmetrica"; e l'ha vinta. [38]Il tono profetico, la visionarietà e la profonda responsabilità si manifestano nella militanza giornalistica e nella volontà di suscitare violente polemiche, anche se limitano l'ampiezza dell'analisi dei singoli interventi. Come aggiunge Luperini, il saggio nasce con Machiavelli: presuppone la dichiarazione di una verità non condivisa, sostenuta in modo provocatorio, per via metaforica e audacia stilistica non meno che per vigore argomentativo; e presuppone un intellettuale che si espone in quanto tale, compromettendosi di persona, forte solo delle proprie esperienze e delle proprie idee, e della propria capacità di dare voce alle une e alle altre, senza garanzia all'infuori del proprio ragionamento e del timbro della propria pronuncia. [39]Pasolini si sente addirittura scandalizzato di fronte ad alcuni avvenimenti che vive. L'autore è costretto a riesaminare le sue scelte artistiche privilegiando spesso quelle meno convenzionali per attirare l'attenzione del pubblico, crea mondi ideali, molte volte inautentici. Credo che, soprattutto per il periodo finale della produzione di Pasolini, sia valido un giudizio di Ferretti: Il proposito di un'autenticità attraverso l'inautentico, di una purezza attraverso la corruzione - ma questa è la formula morale più cara a Pasolini. [40] Molte
volte Pasolini crede che i suoi concetti non vengano capiti, succede spesso
negli interventi che l'autore sia costretto a spiegare o chiarire le sue
posizioni. Un motivo dell'incomprensione è indubbiamente l'anticonformismo
ideologico delle sue argomentazioni. D'altro lato sembra che Pasolini non
spieghi con molta precisione i suoi concetti; il suo linguaggio tende a
essere un po' generalistico, più profetico che preciso. Non si può escludere,
specialmente nel caso di Pasolini, che, dietro ad alcune risposte ai suoi
interventi, si nasconda meramente il rancore contro la sua personalità.
[41]
Tra i numerosi interventi che espressero un rifiuto delle posizioni di Pasolini possiamo citare il seguente esempio. In seguito a un articolo sull'aborto [42] il giornalista del "Corriere della sera" Nello Ponente criticò fortemente Pasolini, definendo i suoi motti, le sue massime e le sue sentenze "superbi e compiaciuti esibizionismi" e criticando Pasolini, che "può o crede di poter permettersi di scrivere ovunque" e cui tutti "debbano essere grati" automaticamente. [43] Sulla novità delle posizioni sostenute, Guglielmi sostiene che Pasolini non ha inventato nulla. La massificazione della società era stata analizzata dalla Scuola di Francoforte, e ancora prima da Orwell. In America David Riesman aveva scritto La folla solitaria. Il merito di Pasolini è di avere introdotto queste verità nell'assonnata provincia italiana. Sembra un profeta, ma non lo è. [44]Le opinioni su Pasolini variano molto, come dimostra il punto di vista di Belpoliti, che ne mette in rilievo l'importanza: Pasolini è diventato un'icona della laicità, in un processo progressivo di santificazione che ricorda, per certi tratti quello di Padre Pio: risponde a un bisogno di parole di verità, di scandalo, di incoerente coerenza, tutti aspetti che sembrano scomparsi dal paesaggio intellettuale e culturale italiano. Comunque la si pensi su di lui, Pasolini ha gettato il suo corpo nella lotta, ha espresso una fisicità che invece le parole e i gesti degli intellettuali e degli scrittori occultano. Sovente per pudore, più spesso per mancanza di coraggio. [45]Molto interessante è la questione del tono generico di alcuni interventi di Pasolini. In un articolo Italo Calvino gli rimprovera di essere essere un po' "irrazionalistico". Pasolini obietta che voleva sempre essere nei suoi esempi "individuale, non generico". [46] Questa affermazione viene più volte sostenuta da Pasolini che vuole interessarsi quasi esclusivamente di casi e problemi specifici italiani, per esempio di televisione, di politica ed economia, che, secondo lui, non sono stati ancora esaurientemente trattati. Per l'autore, il caso italiano è un caso speciale nel mondo capitalistico, perché l'ambiente italiano è costituito da tante culture particolari e reali, piccole patrie, mondi dialettali, travolte da uno sviluppo velocissimo. A Pasolini interessano però gli individui concreti, l'opposto di quello che interessa agli sociologi, cioè l'intera nazione. [47] Scritti corsari e Lettere luterane sono insomma il risultato del continuo riflettere di Pasolini sulla società consumistica di massa, sul fascismo, sui valori e mondi della società premoderna, su problemi etici, politici, sulla falsità di alcuni valori, sul futuro della società contemporanea. Forse il tema più importante delle due raccolte è quello più triste per Pasolini: la società dei consumi, le cause del suo avvento ed i suoi effetti, un mondo cioè che conosce sempre meno alternative, che è visto dall'autore come polarizzato in poche possibili interpretazioni. Col passare del tempo, si nota che il tono di Pasolini si fa sempre più pessimistico, l'autore si sente sempre più ferito dal mondo dei consumi e tutto questo gli ostacola una ricerca più articolata in diverse direzioni di possibili interpretazioni del mondo contemporaneo. Negli Scritti corsari, ad esempio,
Pasolini fa riferimento al progetto di un'opera futura, [48]
ispirata all'Inferno di Dante, sul genocidio delle classi avvenuto
con l'arrivo della società dei consumi. Nell'opera, immaginata in una
città del centro-sud, in una borgata, il protagonista scende agli inferi.
Si trova su vie trasversali che sboccano su una centrale, una bolgia. La
struttura è la medesima della Commedia. I temi sviluppati toccano
15 comportamenti tipici della società moderna, trattati in 10 gironi e
5 bolgie. Pasolini propone alcuni esempi di questi comportamenti: l'edonismo
interclassista, la falsa tolleranza, l'afasia. Si può aggiungere che anche
il suo ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, è organizzato
in gironi.
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