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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 5.1.4 La propaganda del consumismo e il futuro
Iniziamo con l’articolo del 1973, in cui l’autore cerca di mettere in relazione sviluppo e progresso, operazione attraverso cui si può spiegare l’ambiguità dei fini della società moderna. [125] Lo sviluppo, inteso come aumento della produzione industriale e dell'attività economica senza cura degli effetti, lo vogliono gli industriali per immediati interessi economici, per produrre i beni superflui destinati alla massa dei consumatori. Così le grandi imprese guadagnano moltissimi soldi, aumenta il loro potere e l’influenza anche fuori l’area economica. Come avvertirà anche Noam Chomsky, nel presente le grandi imprese transnazionali diventano quasi incontrollabili, e la loro influenza sul nostro mondo è grande. Le decisioni prese dal consiglio di amministrazione della General Electric incidono significativamente sulla società in generale (se mettiamo da parte la trasparente mitologia della cosiddetta “democrazia” del mercato e degli azionisti) i cittadini non hanno alcun ruolo nella loro assunzione. [126]Gli industriali, secondo Pasolini, promuovono una liberazione e l’abiura dalla cultura precedente. Pasolini ammette di vivere e percepire l’ideologia consumistica come “inconscia ma reale”, [127] i suoi valori sono ancora vissuti da lui solo esistenzialmente. Il progresso invece, inteso come il vero passo in avanti per quanto riguarda la qualità della vita umana sotto tutti gli aspetti, lo vogliono gli operai, i contadini e gli intellettuali di sinistra. Credo che Pasolini abbia individuato nell’opposizione tra “sviluppo” e “progresso” la vera tragedia materiale del mondo moderno. Molti sostenitori dello “sviluppo” cercano di mistificarne il significato, spacciandolo per “progresso”. Se “sviluppo” nel senso pasoliniano significa soprattutto un’inondazione delle merci nel mondo umano, è abbastanza discutibile l'affermazione che la crescente quantità di oggetti nella vita umana significhi a priori una crescente qualità della vita. Si può dire pittosto che più oggetti materiali un uomo possiede, più dedica loro il suo tempo, rinchiudendosi in attività individuali. Il motivo di uno “sviluppo” tecnologico che va contro il “progresso” era già presente in Nineteen Eighty-Four di George Orwell, romanzo che sembra anticipare alcuni degli scenari della saggistica pasoliniana. In esso un regime totalitario mette in atto uno “sviluppo” che va contro il “progresso” nel senso pasoliniano, con gli stessi risultati che Pasolini vedrà realizzarsi nell'Italia contemporanea, che depaupereranno la vita umana soprattutto sul piano intellettuale: “And even technological progress only happens when its products can in some way be used for the diminution of human liberty”. [128]
Pasolini chiarisce qui, su basi storico-filosofiche, la sua visione della società dei consumi. Il potere dei consumi si è valso delle conquiste illuministe, razionali, laiche per costruire un muro di falsità. Il potere ha portato al limite la sua unica sacralità: il consumo come rito, la merce come feticcio. Secondo Pasolini la vita ha perso la sua sacralità, il che ha portato tra l’altro all’aumento della criminalità generale: “Dire che la vita non è sacra, e che il sentimento è stupido è fare un immenso favore ai produttori”. [130] La falsificazione dei valori e delle conquiste mentali illuministe, razionali e laiche sta nel non vedere in essi uno scopo ma un semplice punto di partenza dell’attività economica. Il consumismo usa questi valori solo per attrarre le persone e non per avvicinarle a essi. In un intervento successivo, Pasolini torna alla dicotomia del fascismo “vecchio” e “nuovo”, soffermandosi più su quello nuovo, cioè sul consumismo. [131] Il problema della distinzione tra il “vecchio” e il “nuovo” fascismo sta anche nel giudicare il presente con le misure del passato. Che non si possa giudicare una nuova realtà utilizzando le misure della vecchia realtà, appare ovvio. Nonostante ciò, ipotizzando la possibilità di un avvento ufficiale del fascismo, cita due stimati economisti americani, H. Long e G. Barraclough: “Il fascismo può tornare alla ribalta a condizione che si chiami antifascismo”. [132]
Siamo in un periodo, il settembre 1975, in cui l’autore si occupa più volte del retroterra ideologico del consumismo, secondo lui di non facile cognizione. [133] Pasolini vede ancora il centro dei problemi del paese nell’assenza di ogni ideologia morale, spirituale o religiosa non verbale, cioè reale e realizzata. I beni superflui prodotti possono essere tollerati se la loro produzione è finalizzata a sostenere servizi pubblici come scuole, ospedali, ecc. Però il regime democristiano non li ha usati in tal senso. In un ultimo intervento, l’autore divide nettamente i bisogni “primari” da quelli “inutili”. [134] Pasolini ritiene “primari” i bisogni del vecchio capitalismo, non quelli del consumismo, “totalmente inutili e artificiali”. [135] Ma c’è di più. In una recente opera, Bauman sostiene ad esempio che il tradizionale rapporto tra i bisogni e il loro soddisfacimento viene invertito: la promessa e la speranza della soddisfazione precedono il bisogno che si promette di soddisfare, e saranno sempre più intense e tentatrici di quanto lo siano i bisogni effettivi. [136]L’intervento di Pasolini ci pone comunque davanti a un dilemma: dove stabilire la linea divisoria tra i bisogni “primari” e i bisogni “totalmente inutili e artificiali”? A mio avviso dire che il nuovo capitalismo si fondi solo su bisogni artificiali è impreciso, il vecchio capitalismo con i suoi bisogni, infatti, non ha smesso di esistere di colpo.
Il potere consumistico fingerà o di rispettare queste istituzioni tradizionali o di non voler entrare in contatto con esse. Ora vorrei lasciare per un attimo Pasolini, e occuparmi di testi che, successivamente, hanno approfondito e ampliato il discorso iniziato dall’autore sul consumismo, presentando alcuni tratti fondamentali della società occidentale contemporanea. Il primo carattere importante del consumismo mondiale è la stragrande differenza tra i paesi ricchi e potenti e quelli poveri. A tale proposito, Eduardo Galeano in un suo articolo [137] enumera alcuni caratteri fortemente contraddittori della società neoliberale e dei consumi, alcuni dei quali, tanto interessanti quanto tristi, riguardano l’agricoltura: Los países ricos, que subsidian su agricultura a un ritmo de mil millones de dólares por día, prohíben los subsidios a la agricultura de los países pobres. Cosecha récord a orillas del río Mississippi: el algodón estadounidense inunda el mercado mundial y derrumba el precio. Cosecha récord a orillas del río Níger: el algodón africano paga tan poco que ni vale la pena recogerlo.La società consumistica di massa è anche uno dei temi della critica di Václav Bělohradský. Questo autore presenta alcune idee fondamentali per capire il consumismo, come l’importanza dello status quo, la “razionalità irrazionale” della crescita economica e consumistica, la preinterpretazione del mondo e il consumismo inteso come una guerra. A proposito della trappola del consumismo, che consiste nel mettere tutto a nostra disposizione, ma solo dentro i limiti dello status quo, una forza livellatrice che banalizza tutto e destituisce l’uomo della capacità di riflettere criticamente sulla realtà in cui vive, Bělohradský cita One-dimensional man di Herbert Marcuse: In quanto alla cognizione delle grandi contraddizioni provocate dalla società industriale, Bělohradský recupera un concetto di Marcuse, quello di rational foolishness, carattere della società industriale che tollera e desidera l’aumento della produttività, la quale però porta alla distruzione: Největším rozporem průmyslové společnosti je “racionální charakter její iracionality”, její “rational foolishness”. “Všemocná racionalita průmyslové společnosti je sama zdrojem iracionality” - píše Marcuse. Stále větší produktivita tu implikuje stále větší destruktivitu, svrchovaná politická moc vyplývá z hrozby totálního zničení světa v nukleárním holocaustu, myšlení i city nás všech jsou podřízeny mocenským strategiím velkých koncernů, bída většiny roste úměrně s obrovským a nikdy před tím nevídaným bohatstvím privilegované menšiny. Společnost takových skandálních rozporů funguje jen díky obrovské účinnosti svých kontrolních mechanismů, které nás zbavují schopnosti pociťovat jako skandál rozumu i citu cíle systému a naši funkci v něm. [...] Naše kulturní tradice nás po tisíciletí učila, že výchova znamená klást otázky, které odhalují rozpory našeho světa, a nutí nás přijmout za ně výslovně zodpovědnost. Výchova v postindustriální společnosti je ale stále více pouhým ochočováním, zakrýváním rozporů, apologie statu quo. Hollywood a Nova nikdy nespí, ve dne v noci nás drogují planetárním kýčem, abychom zdrogovaní pak na ty otázky přijali jakoukoli odpověď. [140]Sempre secondo Václav Bělohradský, il consumismo si appoggia su una vasta rete di interpretazioni del mondo obbligatorie previe che il suo sistema diffonde: Pečujeme o naši duši, když se vystavujeme osvobozujícím účinkům konfliktu mezi idejemi, vznikajícími ve veřejném prostoru, a povinnými “předinterpretacemi světa”, které nám systém vnucuje jako součást svého fungování. [141]Il consumismo legato alle tradizioni e la crescita economica e industriale possono così essere interpretati – e qui Bělohradský utilizza alcune idee di Pasolini - come una specie di guerra, nella quale si scontra il mondo industriale, la sua propaganda, l’ecologia: Pier Paolo Pasolini považoval Vánoce a všechny podobné “křesťanské” svátky v éře chaosu, jak tomu říkal, za cynický neokapitalistický rituál, který je také jakýmsi druhem Války. Lidé se tlačí v supermarketech jako v krytech, přeplněné dálnice vyplivují stovky mrtvých. Jeden z mnoha Vietnamů na tváři země, píše. Lidé jsou tu předmětem stejně účinné masové propagandy jako ve válce. Vánoce jsou oslavou Růstu, jehož jediným cílem je “transumanar e organizzar”. [...] Průmyslový růst totiž nejen integruje masy do “struktur” (živých obrazců) a používá stejné prostředky jako válka, stejná “hesla dne”. Osmdesát let po konci první světové války je třeba si to ještě jednou připomenout: dvacáté století je válka. Průmyslový růst je válka. Skončí někdy? [142]L’analisi del presente, dunque, nell’ambito di queste problematiche, non può non allargarsi a uno sguardo sul futuro, pensabile alla base di ciò che si vive attualmente. Così come Pasolini, molti altri autori vedono il futuro dell’umanità in una società tecnologica, paradisiaca, totalitaria. Oliviero Toscani, ad esempio, immagina addirittura un futuro post-umano, determinato quasi esclusivamente dalla tecnologia. Už k nám dorazila science-fiction, nejlepší ze světů, jak jej popsal Huxley. [...] Budeme žít v technosféře, v níž se všechny bytosti stanou nepotřebnými a budou propojeny s obrovskými obrazovkami a ordinátory vybavenými „styčnými rukavicemi“. [143]Spesso, il futuro teconologico che si avvicina sembra avere una maschera seducente. Ignacio Ramonet parla opportunatamente di Aldous L. Huxley, che vedeva il maggior pericolo del futuro in un regime totalitario che seduce con modi sottili e piacevoli: Sostenía éste que, en época de avanzada tecnología, el riesgo más grande para las ideas, la cultura y el espíritu, llegará antes de un enemigo de rostro sonriente que de un adversario que inspire odio y terror. Hoy sabemos, con espanto, que nuestra sumisión y el control de nuestros espíritus no serán conquistados por la fuerza sino a través de la seducción, no como acatamiento de una orden, sino por nuestro propio deseo, no mediante el castigo, sino por el ansia de placer [...]. [144]A mio avviso, un confronto tra Pasolini e Huxley può rivelarsi molto interessante. Già in Brave New World, romanzo scritto nel 1931, possiamo leggere di obbligo di consumo, conscription of consumption, [145] un dovere di ogni cittadino di consumare una certa quantità di merce, stabilito dalla legge. Il consumo è uno degli aspetti che allontana la società antiutopica di Huxley dalla cultura. [146] Nel suo romanzo, l’uomo è predestinato a seguire un determinato percorso di vita. La società è rigidamente divisa in caste e costretta allo spreco continuo, ad una vita di lusso. La gente è felice, ottiene materialmente quello che vuole - e vuole solo quello che può ottenere. [147] --------------------
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