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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.1.4 La propaganda del consumismo e il futuro 

Nel presente capitolo, legato per certi versi al capitolo sul fascismo “nuovo” di questa sezione, ho voluto presentare interventi che si occupano di aspetti importanti dell’ideologia consumistica e della sua influenza sulle persone. Ho scelto cinque interventi importanti, uno scritto forse nella seconda metà del 1973 ma rimasto a lungo inedito, e altri quattro pubblicati tra il 1° marzo 1975 e il 13 dicembre 1975. 

Iniziamo con l’articolo del 1973, in cui l’autore cerca di mettere in relazione sviluppo e progresso, operazione attraverso cui si può spiegare l’ambiguità dei fini della società moderna. [125] Lo sviluppo, inteso come aumento della produzione industriale e dell'attività economica senza cura degli effetti, lo vogliono gli industriali per immediati interessi economici, per produrre i beni superflui destinati alla massa dei consumatori. Così le grandi imprese guadagnano moltissimi soldi, aumenta il loro potere e l’influenza anche fuori l’area economica. Come avvertirà anche Noam Chomsky, nel presente le grandi imprese transnazionali diventano quasi incontrollabili, e la loro influenza sul nostro mondo è grande. 

Le decisioni prese dal consiglio di amministrazione della General Electric incidono significativamente sulla società in generale (se mettiamo da parte la trasparente mitologia della cosiddetta “democrazia” del mercato e degli azionisti) i cittadini non hanno alcun ruolo nella loro assunzione. [126
Gli industriali, secondo Pasolini, promuovono una liberazione e l’abiura dalla cultura precedente. Pasolini ammette di vivere e percepire l’ideologia consumistica come “inconscia ma reale”, [127]  i suoi valori sono ancora vissuti da lui solo esistenzialmente. Il progresso invece, inteso come il vero passo in avanti per quanto riguarda la qualità della vita umana sotto tutti gli aspetti, lo vogliono gli operai, i contadini e gli intellettuali di sinistra. 

Credo che Pasolini abbia individuato nell’opposizione tra “sviluppo” e “progresso” la vera tragedia materiale del mondo moderno. Molti sostenitori dello “sviluppo” cercano di mistificarne il significato, spacciandolo per “progresso”. Se “sviluppo” nel senso pasoliniano significa soprattutto un’inondazione delle merci nel mondo umano, è abbastanza discutibile l'affermazione che la crescente quantità di oggetti nella vita umana significhi a priori una crescente qualità della vita. Si può dire pittosto che più oggetti materiali un uomo possiede, più dedica loro il suo tempo, rinchiudendosi in attività individuali. 

Il motivo di uno “sviluppo” tecnologico che va contro il “progresso” era già presente in Nineteen Eighty-Four di George Orwell, romanzo che sembra anticipare alcuni degli scenari della saggistica pasoliniana. In esso un regime totalitario mette in atto uno “sviluppo” che va contro il “progresso” nel senso pasoliniano, con gli stessi risultati che Pasolini vedrà realizzarsi nell'Italia contemporanea, che depaupereranno la vita umana soprattutto sul piano intellettuale: “And even technological progress only happens when its products can in some way be used for the diminution of human liberty”. [128]

Ormai nel 1975, l’autore si occupa della falsa permissività sessuale del consumismo e della sua falsificazione dei valori precedenti, sostituiti da una sorta di libertà-obbligo, che cancella ogni forma di diversità. [129] Pasolini sostiene che la società permissiva permette il coito della coppia eterosessuale ma in funzione edonistico-consumistica, imponendone praticamente l’obbligo, oltre a una precocità nevrotizzante che toglie ogni tensione sessuale e la possibilità di sublimazione in altri campi. L’idea di una liberazione sessuale come obbligo collettivo, rientra insomma tra le imposizioni del consumismo mentre infatti le società repressive hanno bisogno di soldati, quelle permissive necessitano solo di consumatori. Al di fuori della “permissività” c’è l’inferno del non permesso, tabù che produce riso e odio verso i “diversi”. Pasolini sostiene che gli italiani, come “polli d’allevamento”, hanno accettato la nuova ideologia irreligiosa e antisentimentale con tutti gli strumenti del potere, specialmente la TV e i giornali. Si sacralizza la merce e il consumo, si usano argomenti laici, illuministi, razionalisti.

Pasolini chiarisce qui, su basi storico-filosofiche, la sua visione della società dei consumi. Il potere dei consumi si è valso delle conquiste illuministe, razionali, laiche per costruire un muro di falsità. Il potere ha portato al limite la sua unica sacralità: il consumo come rito, la merce come feticcio. Secondo Pasolini la vita ha perso la sua sacralità, il che ha portato tra l’altro all’aumento della criminalità generale: “Dire che la vita non è sacra, e che il sentimento è stupido è fare un immenso favore ai produttori”. [130]

La falsificazione dei valori e delle conquiste mentali illuministe, razionali e laiche sta nel non vedere in essi uno scopo ma un semplice punto di partenza dell’attività economica. Il consumismo usa questi valori solo per attrarre le persone e non per avvicinarle a essi. 

In un intervento successivo, Pasolini torna alla dicotomia del fascismo “vecchio” e “nuovo”, soffermandosi più su quello nuovo, cioè sul consumismo. [131] Il problema della distinzione tra il “vecchio” e il “nuovo” fascismo sta anche nel giudicare il presente con le misure del passato. Che non si possa giudicare una nuova realtà utilizzando le misure della vecchia realtà, appare ovvio. Nonostante ciò, ipotizzando la possibilità di un avvento ufficiale del fascismo, cita due stimati economisti americani, H. Long e G. Barraclough: “Il fascismo può tornare alla ribalta a condizione che si chiami antifascismo”. [132

Pasolini sostiene anche che la povertà moderna consiste nel consumismo frustrato che coincide con il “nuovo” fascismo. La cultura non-popolare che sorge nella società dei consumi è, secondo Pasolini, umiliante, perché è ottentuta attraverso l'imitazione della piccola borghesia, una scuola dell'obbligo di bassa qualità e una TV “delinquenziale”. A differenza degli altri paesi europei sviluppati che hanno vissuto molte esperienze prima dell’avvento del consumismo, l'Italia ha evidenziato un cambiamento troppo rapido da una società sottosviluppata al consumismo.

Siamo in un periodo, il settembre 1975, in cui l’autore si occupa più volte del retroterra ideologico del consumismo, secondo lui di non facile cognizione. [133] Pasolini vede ancora il centro dei problemi del paese nell’assenza di ogni ideologia morale, spirituale o religiosa non verbale, cioè reale e realizzata. I beni superflui prodotti possono essere tollerati se la loro produzione è finalizzata a sostenere servizi pubblici come scuole, ospedali, ecc. Però il regime democristiano non li ha usati in tal senso. 

In un ultimo intervento, l’autore divide nettamente i bisogni “primari” da quelli “inutili”. [134]  Pasolini ritiene “primari” i bisogni del vecchio capitalismo, non quelli del consumismo, “totalmente inutili e artificiali”. [135

Ma c’è di più. In una recente opera, Bauman sostiene ad esempio che 

il tradizionale rapporto tra i bisogni e il loro soddisfacimento viene invertito: la promessa e la speranza della soddisfazione precedono il bisogno che si promette di soddisfare, e saranno sempre più intense e tentatrici di quanto lo siano i bisogni effettivi. [136
L’intervento di Pasolini ci pone comunque davanti a un dilemma: dove stabilire la linea divisoria tra i bisogni “primari” e i bisogni “totalmente inutili e artificiali”? A mio avviso dire che il nuovo capitalismo si fondi solo su bisogni artificiali è impreciso, il vecchio capitalismo con i suoi bisogni, infatti, non ha smesso di esistere di colpo.

Si può dire che in ogni caso Pasolini abbia colto un aspetto importante mettendo in rilievo l’autosufficienza dell’ideologia del consumo. Si tratta di un gioco delle finzioni che può essere anche infinito. Le persone alimentano un sistema di sogni che in seguito crea nuovi sogni. Restando sempre al livello della finzione, il potere consumistico non può permettersi un cambiamento radicale, perché la maggioranza delle persone tende al conservativismo. 

Il potere consumistico fingerà o di rispettare queste istituzioni tradizionali o di non voler entrare in contatto con esse.

Ora vorrei lasciare per un attimo Pasolini, e occuparmi di testi che, successivamente, hanno approfondito e ampliato il discorso iniziato dall’autore sul consumismo, presentando alcuni tratti fondamentali della società occidentale contemporanea. 

Il primo carattere importante del consumismo mondiale è la stragrande differenza tra i paesi ricchi e potenti e quelli poveri. A tale proposito, Eduardo Galeano in un suo articolo [137] enumera alcuni caratteri fortemente contraddittori della società neoliberale e dei consumi, alcuni dei quali, tanto interessanti quanto tristi, riguardano l’agricoltura:

Los países ricos, que subsidian su agricultura a un ritmo de mil millones de dólares por día, prohíben los subsidios a la agricultura de los países pobres. Cosecha récord a orillas del río Mississippi: el algodón estadounidense inunda el mercado mundial y derrumba el precio. Cosecha récord a orillas del río Níger: el algodón africano paga tan poco que ni vale la pena recogerlo.

Las vacas del Norte ganan el doble que los campesinos del Sur. Los subsidios que recibe cada vaca en Europa y en Estados Unidos duplican la cantidad de dinero que en promedio gana, por un año entero de trabajo, cada granjero de los países pobres. Los productores del Sur acuden desunidos al mercado mundial. Los compradores del Norte imponen los precios de monopolio. [138

La società consumistica di massa è anche uno dei temi della critica di Václav Bělohradský. Questo autore presenta alcune idee fondamentali per capire il consumismo, come l’importanza dello status quo, la “razionalità irrazionale” della crescita economica e consumistica, la preinterpretazione del mondo e il consumismo inteso come una guerra.

A proposito della trappola del consumismo, che consiste nel mettere tutto a nostra disposizione, ma solo dentro i limiti dello status quo, una forza livellatrice che banalizza tutto e destituisce l’uomo della capacità di riflettere criticamente sulla realtà in cui vive, Bělohradský cita One-dimensional man di Herbert Marcuse:

Herbert Marcuse popsal v knize One-dimensional man, kultovním textu šedesátých let, “lest konzumního systému”, který nás zotročuje tím, že nám vše dává k dispozici, ale jen jako součást statu quo. Platon, Svatý Augustin, Kant, Hegel, Balzac, Kafka, Kundera, jejich texty v kapesním vydání si můžeme koupit v samoobsluze. Vznikly jako vzpoura proti rozporům statu quo a rozumět jim znamená probudit v sobě smysl pro vznešené (gloriosus!) důvody takové vzpoury. 

Rozumět klasickým textům naší tradice znamená “prohlédnout rozpory současnosti”, být v konfliktu s jejím povrchem, mít “kritický odstup” od fungování systému i jeho cílů. Jednorozměrné konsumní univerzum se konstituuje tím, že tyto velké texty jsou integrovány do statu quo. “Tím, že se umění stává součástí reálného života, ztrácí transcedenci, která jej staví do opozice vůči stávajícímu pořádku, stává se jeho součástí, je jednorozměrné, a proto stávajícímu pořádku podlehne”. [139]

In quanto alla cognizione delle grandi contraddizioni provocate dalla società industriale, Bělohradský recupera un concetto di Marcuse, quello di rational foolishness, carattere della società industriale che tollera e desidera l’aumento della produttività, la quale però porta alla distruzione:
Největším rozporem průmyslové společnosti je “racionální charakter její iracionality”, její “rational foolishness”. “Všemocná racionalita průmyslové společnosti je sama zdrojem iracionality” - píše Marcuse. Stále větší produktivita tu implikuje stále větší destruktivitu, svrchovaná politická moc vyplývá z hrozby totálního zničení světa v nukleárním holocaustu, myšlení i city nás všech jsou podřízeny mocenským strategiím velkých koncernů, bída většiny roste úměrně s obrovským a nikdy před tím nevídaným bohatstvím privilegované menšiny. Společnost takových skandálních rozporů funguje jen díky obrovské účinnosti svých kontrolních mechanismů, které nás zbavují schopnosti pociťovat jako skandál rozumu i citu cíle systému a naši funkci v něm. [...] Naše kulturní tradice nás po tisíciletí učila, že výchova znamená klást otázky, které odhalují rozpory našeho světa, a nutí nás přijmout za ně výslovně zodpovědnost. Výchova v postindustriální společnosti je ale stále více pouhým ochočováním, zakrýváním rozporů, apologie statu quo. Hollywood a Nova nikdy nespí, ve dne v noci  nás  drogují  planetárním  kýčem, abychom  zdrogovaní  pak  na ty otázky přijali jakoukoli odpověď. [140]
Sempre secondo Václav Bělohradský, il consumismo si appoggia su una vasta rete di interpretazioni del mondo obbligatorie previe che il suo sistema diffonde:
Pečujeme o naši duši, když se vystavujeme osvobozujícím účinkům konfliktu mezi idejemi, vznikajícími ve veřejném prostoru, a povinnými “předinterpretacemi světa”, které nám systém vnucuje jako součást svého fungování. [141
Il consumismo legato alle tradizioni e la crescita economica e industriale possono così essere interpretati – e qui Bělohradský utilizza alcune idee di Pasolini - come una specie di guerra, nella quale si scontra il mondo industriale, la sua propaganda, l’ecologia:
Pier Paolo Pasolini považoval Vánoce a všechny podobné “křesťanské” svátky v éře chaosu, jak tomu říkal, za cynický neokapitalistický rituál, který je také jakýmsi druhem Války. Lidé se tlačí v supermarketech jako v krytech, přeplněné dálnice vyplivují stovky mrtvých. Jeden z mnoha Vietnamů na tváři země, píše. Lidé jsou tu předmětem stejně účinné masové propagandy jako ve válce. Vánoce jsou oslavou Růstu, jehož jediným cílem je “transumanar e organizzar”. [...] Průmyslový růst totiž nejen integruje masy do “struktur” (živých obrazců) a používá stejné prostředky jako válka, stejná “hesla dne”. Osmdesát let po konci první světové války je třeba si to ještě jednou připomenout: dvacáté století je válka. Průmyslový růst je válka. Skončí někdy? [142]
L’analisi del presente, dunque, nell’ambito di queste problematiche, non può non allargarsi a uno sguardo sul futuro, pensabile alla base di ciò che si vive attualmente. Così come Pasolini, molti altri autori vedono il futuro dell’umanità in una società tecnologica, paradisiaca, totalitaria.

Oliviero Toscani, ad esempio, immagina addirittura un futuro post-umano, determinato quasi esclusivamente dalla tecnologia. 

Už k nám dorazila science-fiction, nejlepší ze světů, jak jej popsal Huxley. [...] Budeme žít v technosféře, v níž se všechny bytosti stanou nepotřebnými a budou propojeny s obrovskými obrazovkami a ordinátory vybavenými „styčnými rukavicemi“. [143
Spesso, il futuro teconologico che si avvicina sembra avere una maschera seducente. Ignacio Ramonet parla opportunatamente di Aldous L. Huxley, che vedeva il maggior pericolo del futuro in un regime totalitario che seduce con modi sottili e piacevoli: 
Sostenía éste que, en época de avanzada tecnología, el riesgo más grande para las ideas, la cultura y el espíritu, llegará antes de un enemigo de rostro sonriente que de un adversario que inspire odio y terror. Hoy sabemos, con espanto, que nuestra sumisión y el control de nuestros espíritus no serán conquistados por la fuerza sino a través de la seducción, no como acatamiento de una orden, sino por nuestro propio deseo, no mediante el castigo, sino por el ansia de placer [...]. [144]
A mio avviso, un confronto tra Pasolini e Huxley può rivelarsi molto interessante. Già in Brave New World, romanzo scritto nel 1931, possiamo leggere di obbligo di consumo, conscription of consumption, [145] un dovere di ogni cittadino di consumare una certa quantità di merce, stabilito dalla legge. Il consumo è uno degli aspetti che allontana la società antiutopica di Huxley dalla cultura. [146] Nel suo romanzo, l’uomo è predestinato a seguire un determinato percorso di vita. La società è rigidamente divisa in caste e costretta allo spreco continuo, ad una vita di lusso. La gente è felice, ottiene materialmente quello che vuole - e vuole solo quello che può ottenere. [147]
 

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NOTE
[125]  P.P. Pasolini, Sviluppo e progresso, in Scritti corsari cit., pp. 215-219.
[126]  N. Chomsky, Sulla nostra pelle cit., p. 158.
[127]  P.P. Pasolini, In che senso parlare di una sconfitta del PCI al “referendum” in “Corriere della sera”, 26 luglio 1974, ora con il titolo Abrogare Pasolini in Scritti corsari cit., p. 88.
[128]  G. Orwell, Nineteen Eighty-Four, Penguin Books, Suffolk 1967, p. 156 (trad. it.: “E addirittura il progresso tecnologico avviene solo a patto che i suoi prodotti possano essere usati per la diminuzione della libertà umana”). 
[129]  P.P. Pasolini, Non aver paura di avere un cuore, cit. 
[130]  Ivi, p. 154.
[131]  P.P. Pasolini, Risposte sul processo, in “Corriere della sera”, 9 settembre 1975, ora con il titolo Risposte, in Lettere luterane cit., pp. 124-130.
[132]  H. Long e G. Barraclough, cit. in T. Giglio, Berlinguer e la Pravda, in “L’Europeo”, 29 agosto 1975, e in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., p. 1788.
[133]  Si veda P.P. Pasolini, Lettera aperta al Presidente della repubblica cit.
[134]  P.P. Pasolini, Il suo testamento cit. 
[135]  Ivi, p. 191.
[136]  Z. Bauman, Dentro la globalizzazione – Le conseguenze sulle persone cit., p. 92.
[137]  E. Galeano, PARADOJAS, in “DIARIOS DE URGENCIA - RESUMEN LATINOAMERICANO”, 20 ottobre 2002, n. 189, anche in www.nodo50.org/cgi-bin/mailman/listinfo/diariodeurgencia.
[138]  Ibidem (trad. it.: “I paesi ricchi, che sovvenzionano la loro agricoltura al ritmo di un miliardo di dollari al giorno, proibiscono le sovvenzioni all'agricoltura dei paesi poveri. Raccolta record sulle rive del fiume Mississippi: il cotone statunitense inonda il mercato mondiale e fa crollare il prezzo. Raccolta record sulle rive del fiume Niger: il cotone africano viene pagato così poco che non vale la pena neanche raccoglierlo. Le vacche del Nord guadagnano il doppio degli contadini del Sud. Le sovvenzioni che riceve ogni vacca in Europa e negli Stati Uniti sono di due volte la quantità del denaro medio che guadagna, all’anno intero del lavoro, ogni agrario dei paesi poveri. I produttori del Sud giungono disuniti al mercato mondiale. I compratori del Nord impongono i prezzi di monopolio”).
[139]  V. Bělohradský, Papežovy smažené brambůrky aneb Triumf struktur, in www.multiweb.cz/hawkmoon/strana16.htm (trad. it.: “Herbert Marcuse descrisse nel libro One-dimensional man, un testo di culto degli anni sessanta, ‘la finta del sistema di consumo’ che ci soggioga con darci tutto a nostra disposizione, però solo come una parte dello status quo. Platone, Sant’Agostino, Kant, Hegel, Balzac, Kafka, Kundera, i loro testi nella versione tascabile possiamo comprarli al supermercato. Sorsero come una rivolta contro le contraddizioni nello status quo e comprenderli significa risvegliare in sé un senso di ragioni nobili (gloriosus!) di tale rivolta. Comprendere i testi classici della nostra tradizione significa ‘cogliere le contraddizioni dell'attualità’, essere in conflitto con la sua superficie, avere ‘una distanza critica’ dal funzionamento del sistema e dai suoi fini. L’universo consumistico monodimensionale si costituisce con l’integrazione di questi testi nello status quo. ‘Col divenire una parte del mondo della vita reale, l’arte perde la trascendenza che la mette in opposizione contro l’ordine in vigore, diviene una parte sua, è monodimensionale, e per questo cede all’ordine in vigore’).
[140]  Ibidem (trad. it.: “La più grande contraddizione della società industriale è ‘il carattere razionale della sua irrazionalità’, il suo ‘rational foolishness’. ‘L’onnipotente razionalità stessa della società industriale è la fonte dell’irrazionalità’ – scrive Marcuse. Una sempre maggiore produttività implica qui una sempre maggiore distruttività, il potere politico sovrano sorge dalla minaccia della distruzione totale del mondo nell’olocausto nucleare, il pensiero e le emozioni di tutti noi sono sottoposti alle strategie di potere di grandi conglomerati, la povertà della maggioranza cresce in proporzione con la gigantesca e mai vista ricchezza della minoranza privilegiata. Una società di tali scandalose contraddizioni funziona solo grazie alla gigantesca efficienza dei suoi sistemi di controllo, che ci tolgono la capacità di percepire gli scopi del sistema e la nostra funzione in esso come uno scandalo della ragione e dei sentimenti. [...]  La nostra tradizione culturale ci ha insegnato da millenni che l’istruzione significa porsi le domande che rivelano le contraddizioni nel nostro mondo e ci obbliga ad assumere la responsabilità di essi. L’istruzione nella società postindustriale è sempre di più ammansimento, mascheramento delle contraddizioni, apologia dello status quo. Hollywood e Nova non dormono mai, giorno e notte ci drogano con un kitsch planetare, perché così drogati accettiamo qualsiasi risposta a quelle domande”). 
[141]  Ibidem (trad. it.: “Abbiamo cura della nostra anima, quando ci esponiamo agli effetti liberatori del conflitto delle idee sorgenti nell’ambiente pubblico con le obbligatorie ‘preinterpretazioni del mondo’, che il sistema ci impone come una parte del suo funzionamento”).
[142]  V. Bělohradský, Sekáč, který se nezakecal. První světová válka jako filosofický problém, in www.multiweb.cz/hawkmoon/strana55.htm (trad. it.: “Pier Paolo Pasolini considerò il Natale e tutte le feste ‘cristiane’ nell’era di caos, come lo definì, un cinico rituale neocapitalistico che è una forma di Guerra. Le persone sono affollate nei supermercati come nei fortini blindati, le autostrade sovraffollate sputano centinaia di morti. Uno dei molti Vietnam sulla faccia della terra, scrive. Le persone sono soggetti di una propaganda di massa così efficace come in guerra. Il Natale è una festa della Crescita, il cui unico obiettivo è ‘transumanar e organizzar’. [...] La crescita industriale infatti non solo integra le masse nelle ‘strutture’ (schemi vivi) e utilizza gli stessi mezzi di guerra, gli stessi ‘slogan del giorno’. Ottant’anni dopo la fine della prima guerra mondiale bisogna ricordarlo ancora una volta: il ventesimo secolo è una guerra. La crescita industriale è una guerra. Finirà mai?”). 
[143]  O. Toscani, Reklama je navoněná zdechlina cit., p. 157 (trad. it.: “È già arrivata la science-fiction, il migliore dei mondi, come lo descrisse Huxley. [...] Vivremo in una tecnosfera, nella quale tutti gli esseri diventeranno inutili e saranno connessi con schermi giganti e ordinatori provvisti di ‘guanti di contatto’”). 
[144]  I. Ramonet, La golosina visual cit., p. 37 (trad. it.: “Quello sostenne che in epoca di tecnologia avanzata il rischio più grande per le idee, la cultura e lo spirito, giungerà prima da un nemico di viso sorridente che da un avversario che incuta odio e terrore. Oggi sappiamo, con timore, che la nostra sottomissione e il controllo degli spiriti non saranno conquistati con la forza, bensì attraverso la seduzione, non dal rispetto di un ordine, ma dal nostro proprio desiderio, non mediante una punizione, bensì con l’ansia di piacere [...]”).
[145]  A. L. Huxley, Brave New World, Penguin Books, Harmondsworth 1967, p. 49.
[146]  Ivi, p. 50.
[147]  Ivi, p. 173.

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IMMAGINI
Una vignetta spagnola: "consuma fino a morire", suggerisce il venditore; una pittura murale intitolata Percorsi del Novecento pubblicata dal Comune di Diamante, Cosenza, 2000; Eduardo Galeano; Václav Bělohradský.

 

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