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Tomá؟ Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.2.3 Istruzione e criminalità

In questo capitolo sono presentati in totale cinque interventi che vanno dal 6 marzo 1975 al 30 ottobre 1975: il trattatello pedagogico incompiuto Gennariello, una specie di summa delle critiche più importanti, e altri quattro interventi che si occupano della scuola dell’obbligo, della televisione e del consumismo, secondo Pasolini colpevoli dell’aumento della criminalità in Italia.

In Gennariello [199] Pasolini espone alcune sue idee fondamentali. L’autore sceglie Napoli, secondo lui l’ultima metropoli plebea in senso positivo, non cambiata, ingenua, naturale, che contrasta con il benessere e l’educazione del resto della repubblica. Il suo allievo immaginario si chiama Gennariello, un ragazzo napoletano borghese. La regola dell’insegnamento è la spinta a tutte le sconsacrazioni possibili, il suo fine, dice l’immaginario precettore, sta 

nel convincerti a non temere le sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformadoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci. [200] 
L’autore sostiene infatti che “la tolleranza è anzi una forma di condanna più raffinata”. [201] Allora – ed è una frase che colpisce per la forza e la precisione con cui essa descrive l’atteggiamento di Pasolini – “bisogna avere la forza della critica totale, del rifiuto, della denuncia disperata e inutile”. [202] Anche i primi contatti umani, come spiega l’autore a Gennariello, sono segnati da comunicazione autoritaria e repressiva. 

Pasolini descrive a Gennariello il grande cambiamento qualitativo legato alla scomparsa del mondo artigianale e contadino. Sono cambiate le periferie delle città che si sono unite ai centri, però i cambiamenti più profondi li ha vissuti la campagna, dove si è persa la continuità della ricca cultura particolaristica. La svolta definitiva è stata la seconda e definitiva rivoluzione borghese, quella dei consumi, alla quale non ci sono alternative. L’autore parla anche della spietatezza degli amici di scuola di Gennariello e del loro conformismo, distingue i ragazzi in obbedienti, disobbedienti e colti. Gli ultimi sono stati salvati dalla morte con la scienza, sono bambini “in più”, indesiderati, non amati, nevrotici, depressi e aggressivi. I ragazzi “in più” sono rinunciatari, infelici e brutti, sono per Pasolini esseri morti.

A mio avviso l’utilizzo, a proposito del “doloroso cambiamento della società”, di diversi sottotemi ripetitivi, è caratteristico degli interventi di Pasolini. Il trattatello pedagogico incompiuto Gennariello non presenta un’eccezione: a parte i tratti didattici, troviamo qui alcuni temi politici o sociologici che un ragazzo non potrebbe capire. Credo che si tratti piuttosto di un trattatello quasi-pedagogico che ha come destinatario il lettore che non conosce ancora le idee fondamentali di Pasolini. Il trattatello è stato una delle ultime possibilità rimaste all’autore di esprimere in un intervento tutte le sue idee più importanti. Si vede chiaramente che alcune idee sono più generiche e altre al contrario più approfondite rispetto agli interventi precedenti.

Per quanto riguarda la criminalità, in un successivo intervento già citato, [203] l’autore individua un rapporto tra l’aumento della criminalità e il cambiamento portato dalla società dei consumi e si chiede: 

Perché rapine, rapimenti, criminalità minorili, effettivi coprifuochi, furti, esecuzioni capitali, omicidi, sono in concreto “esclusi” dalla logica e comunque mai concatenati? [204]
Successivamente, Pasolini critica radicalmente il modo di presentare la criminalità da parte dei mass-media e per combattere la criminalità in Italia propone di abolire la scuola dell’obbligo e la televisione. [205]  La stampa borghese, secondo l’autore, indignato per la disuguaglianza nell’approccio giornalistico, parla della criminalità borghese come di qualcosa di interessante e apprezzabile, mentre la criminalità dei proletari e dei sottoproletari è data per scontata e non merita una speciale attenzione. Pasolini descrive i modelli dei proletari e sottoproletari, che
sono proprio quei piccoli borghesi idioti e feroci che essi, ai bei tempi, hanno tanto e così spiritosamente disprezzato come ridicole e ripugnanti nullità. [206
La conclusione non lascia alternative: il consumismo “ha distrutto cinicamente un mondo ‘reale’, trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene”. [207]

Per eliminare la criminalità Pasolini propone allora di abolire la scuola dell’obbligo e la televisione. La prima rappresenta per Pasolini un’iniziazione alla vita borghese, dove si insegnano cose inutili, stupide, false, moralistiche: “chi ha fatto la scuola d’obbligo è prigioniero del proprio infimo cerchio di sapere, e si scandalizza di fronte ad ogni novità”. [208] A questo modello di insegnamento Pasolini ne contrappone uno dinamico, che includa una propria crescita individuale più libera e l’approfondimento da parte degli allievi. 

In quanto alla TV, non si tratta secondo Pasolini di un insegnamento: i suoi sono “esempi”, “modelli” che non vengono parlati ma rappresentati, che non suscitano nessuna discussione, nessun legame vivo, emotivo con lo spettatore. Pasolini infatti sostiene che “la TV ha concluso l’era della pietà e ha iniziato l’età dell’edonè”, [209] presentando  modelli irraggiungibili che portano i ragazzi all’aggressività e alla delinquenza o alla passività e all’infelicità. [210

È lecito interrogarsi se l’abolizione della scuola dell’obbligo porterebbe alla diminuzione della criminalità. La scuola dell’obbligo non è una scuola per delinquenti, il problema forse è che molte volte sviluppa nell’uomo delle capacità e delle credenze che sono discutibili. L’autore ha ragione sull’influenza della televisione: partendo dalla sua esperienza con il cinema, non ritiene la TV cattiva di per sé.

A una settimana di distanza Pasolini interviene ancora per esporre il suo modello di scuola, in cui trovano spazio l’educazione stradale, con annesso galateo, il diritto amministrativo, elementi di urbanistica, ecologia, igiene, ed educazione sessuale. [211] Purtroppo, l’autore non specifica molto il suo modello di scuola e così è molto difficile giudicare con precisione questa sua proposta. Per quanto riguarda altre materie, Pasolini propone libere letture, liberamente commentate. A proposito della televisione, l’autore chiede che sia culturalmente più pluralistica.

Pasolini aggiunge in questa occasione alcune precisazioni sulla brutalità dei giovani dei suoi tempi. Sostiene che per esempio che la brutalità esercitata su Maddalena dai quattro napoletani di Accattone rappresentava per lui una “delinquenza idillica”. [212] In contrasto con questa, la  brutalità “di massa” è un aspetto del consumismo. I giovani contemporanei sembrano a Pasolini pericolosi, penosi, infelici, indecifrabili, scostanti, sinistri, deboli e presuntuosi. 

Come esempio di questa nuova brutalità Pasolini cita la strage del Circeo, quando nel settembre del 1975 alcuni ragazzi della borghesia romana, fascisti militanti, adescarono in una villa del Circeo due ragazze di borgata, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti: la Lopez morì dopo aver subito maltrattamenti e sevizie, la Colasanti riuscì a scampare e a denunciare l’accaduto. [213

Non so se ci sia così tanta differenza tra l’epoca di Accattone e quella degli interventi sopra citati, da poter dire che la delinquenza abbia totalmente cambiato aspetto. Forse l’autore sta idealizzando i ragazzi di borgata degli anni ’60, che, anche al tempo di Accattone, probabilmente ammiravano il mondo della ricchezza della borghesia romana.

Nella già vista lettera a Italo Calvino, Pasolini ritorna sulla carneficina del Circeo, sostenendo che essa sia un fatto naturale in un ambiente che la comprende e la ammira. [214] In più crede che l’atonia morale e l’irresponsabilità sociale di una parte della borghesia italiana sia solo a un passo dalla pratica di seviziare e massacrare: un pericolo che deriva dall’instabilità sociale e dalla diffusione della criminalità. Pasolini sostiene che la stessa crisi sia anche in altri paesi, il cui spessore sociale appare comunque più solido.

Se il consumismo porta alla maggioranza della popolazione una frustrazione che può avere sintomi psicopatologici, derivante dalla non realizzabilità dei loro sogni, è ipotizzabile un aumento della criminalità. [215]
 

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NOTE
[199]  P.P. Pasolini, Gennariello in “Il Mondo”, 6 marzo - 5 giugno 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 15-63.
[200]  Ivi, p. 13.
[201]  Ivi, p. 23.
[202]  Ivi, p. 28.
[203]  P.P. Pasolini, Ma a che serve capire i figli? cit.
[204]  Ivi, p. 94.
[205]  P.P. Pasolini, Aboliamo la TV e la scuola d’obbligo cit.
[206]  Ivi, p. 167.
[207]  Ivi, p. 168.
[208]  Ivi, p. 169.
[209]  Ivi, p. 170.
[210] Alcune risposte a questo articolo giudicano le proposte di Pasolini come folli ed assurde, altre non sono completamente contro e propongono alcune varianti all’abolizione della scuola d’obbligo. Per un loro quadro generale rimando a W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., pp. 1790-1791. 
[211]  P.P. Pasolini, Le mie proposte su scuola e TV, in “Corriere della sera”, 29 ottobre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 172-178.
[212]  Franco Brevini fece a proposito dell’idealizzazione delle borgate da parte di Pasolini un’ottima osservazione: “Per Pasolini basta essere poveri per non peccare”, in F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 3.
[213]  La strage del Circeo può anche ricordare per certi aspetti Salò o le 120 giornate di Sodoma. Per ulteriori informazioni e analisi si veda ancora W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., pp. 1789-1790. 
[214]  P.P. Pasolini, Lettera luterana a Italo Calvino cit.
[215]  L’affermazione viene sostenuta anche da una recente opera di Bauman: “Sul piano sociale, quindi, il consumismo è un fenomeno analogo alla psicopatologia della depressione con i suoi sintomi gemelli, in urto l’uno con l’altro, della mancanza di energia e della impossibilità di dormire”, in Z. Bauman, Dentro la globalizzazione – Le conseguenze sulle persone cit., p. 93.

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IMMAGINI
Olomouc, interno del Castello Premislyd.

 

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