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I contributi dei visitatori Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano 5.2.5 Mondo immediato e mediato In ogni intervento di Pasolini che riguarda la cultura o l'ambiente vedo differenziarsi due concetti opposti che riguardano l'allontanamento dell'uomo dalla realtà, la cui linea divisoria temporale potrebbe essere collocata all'inizio degli anni '70. Il primo concetto lo chiamerei "mondo immediato", cioè il mondo dell'uomo strettamente legato all'ambiente in cui vive, che agisce nella natura che lo circonda, che con le proprie mani crea i prodotti che consuma, che deve saper comportarsi nella natura per ottenere i prodotti agricoli di cui ha bisogno. Mi immagino un mondo dove l'uomo cerca di soddisfare i propri bisogni primari, vivendo nel suo piccolo mondo solo con problemi primari. Un'immagine di tale realtà è riscontrabile in Bauman: Nella tradizione le attività venivano viste facendo ricorso alle metafore tratte dalla vita organica: i conflitti si svolgevano faccia a faccia; le battaglie si combattevano a viso aperto. [...] il senso della collettività si manifestava mettendosi a braccetto, l'amicizia mano nella mano. E le innovazioni venivano introdotte un passo alla volta. [235]Non si tratta di un mondo idillico, ma di un mondo autentico e autonomo che vive del contatto immediato con la realtà. Questa realtà non è una sola, come non sono le stesse le condizioni geografiche, etniche e culturali in cui la gente vive. Si tratta di un mondo più o meno immutabile, un mondo da esplorare, da conoscere, da agire, in cui sono riconoscibili i mondi particolaristici italiani di cui Pasolini rimpiange la scomparsa.
Ad esempio, Laura Fregolent sostiene che lo stordimento delle masse ha principalmente il fine di prevenire un'eventuale opposizione, essendo "realizzato ad arte dal potere economico per impedire che il silenzio, le conoscenze critiche e la riflessione generino voglia di rivoluzioni [...]". [236] A un analogo stordimento rimanda anche il prolefeed orwelliano di Nineteen Eighty-Four, di cui si è già vista la consonanza con gli scenari pasoliniani: si tratta di una cultura di basso livello, una fonte di degenerazione, dispensato dal Partito ai proles, le masse senza diritti. [237] Lo stordimento, in Pasolini come in Orwell, tocca anche, e soprattutto, l'area della lingua. A proposito della tendenza delle persone alla degradazione e alla riduzione linguistica, ancora in Nineteen Eighty-Four, è non a caso il Partito, cioè il potere, a proporre riduzione del lessico e regolarizzazione della grammatica, separazione del contenuto ideologico dell'enunciato dalla coscienza umana, e riduzione dell'enunciato alla successione veloce di suoni indistinguibili. Il risultato ideale di tali processi avrebbe dovuto essere una lingua di anatra, il duckspeak. [238] I mass-media e il potere promuovono
insomma un allontanamento dalle situazioni reali, e si può essere facilmente
traditi dall'illusione che essi rappresentano. Infatti non si tratta più
di strumenti che mediano il contatto con la realtà, si tratta della realtà
stessa che sostituisce il contatto diretto tra l'uomo e il suo ambiente
in cui vive. L'uomo è destituito della soggettività e il suo agire è
pienamente conforme a un modello di comportamento imposto artificialmente,
solo secondariamente dai suoi bisogni primari.
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