"Pagine corsare"
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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.3.5 L'abiura 

L'abiura come concetto più ampio si può considerare il tema centrale degli ultimi scritti di Pasolini, continuamente costretto a riesaminare le proprie scelte artistiche che gli sembrano ora poco chiare, meno critiche del regime del consumismo laico. In Una disperata vitalità  Pasolini scrive: "la morte non è / nel non poter comunicare / ma nel non poter più essere compresi". [266

Il mondo interiore si distrugge così pian piano, si aggrava la solitudine dell'autore, falliscono i 

dolorosi tentativi pasoliniani di misurare il proprio mondo esistenziale - privato ed evangelico - viscerale con la realtà e la storia [...] così cade la sua "diversità". [267]
In questo capitolo saranno presentati due interventi importanti sull'abiura, il primo del 29 settembre 1975 e il secondo, postumo, del 9 novembre 1975. 

Nel primo Pasolini ritiene Accattone un film tragico, perché testimonia una cultura scomparsa, autonoma. [268] In Italia negli anni 1961-1975, infatti, si è avuto un genocidio simile a quello messo in atto da Hitler: i giovani borgatari sono stati svuotati dei loro valori e dei loro modelli culturali. Accattone Pasolini non potrebbe rifarlo, perché non ci sono più né le stesse persone, né la lingua usata nel film, né le "borgate", nate come barraccopoli provvisorie dopo la distruzione di alcuni quartieri popolari di Roma da parte del regime fascista che voleva costruire nel futuro "una vera città imperiale". [269

Prima nelle borgate, afferma Pasolini nel suo articolo, vivevano ragazzi con peccati perdonabili o socialmente giustificabili, personaggi un tempo all'autore simpatici e oggi odiosi, perché tristi, nevrotici, incerti, pieni d'ansia piccolo-borghese, "si vergognano di essere operai; cercano di imitare i 'figli di papà', i 'farlocchi'". [270]

Analogamente, nel secondo intervento Pasolini decide, per diverse ragioni, di abiurare dalla sua "Trilogia della vita". [271] Una di esse è la disillusione riguardo la rappresentazione dell'ultimo baluardo della realtà: dei corpi innocenti, di una vitale violenza che si è scontrata con la sottocultura irreale dei mass-media, con il potere consumistico. L'autore crede che non si debba temere la strumentalizzazione da parte del potere e della sua cultura, ciò che conta è la sincerità e la necessità di ciò che si deve dire, ma anche che la sua sincerità sia stata asservita e manipolata e che la rappresentazione di corpi innocenti sia stata usata per la promozione della vasta e falsa tolleranza concessa dal potere consumistico, cosa che l'autore non voleva. [272] Le persone, secondo Pasolini, non possono opporsi al potere consumistico che con le sue armi, la televisione e la scuola dell'obbligo, ha reso gli italiani complessati e razzisti. Anche la liberazione sessuale, invece di dare  leggerezza e felicità, li ha resi infelici, presuntuosi e aggressivi.

Pasolini giunge ad un'amara conclusione: "Il crollo del presente implica il crollo del passato". [273

L'autore si sentiva ormai obbligato ad accettare l'inevitabile degradazione del suo paese. Non sentendosi libero nella scelta di rappresentare gli aspetti che il potere consumistico rovesciava, aveva cercato di trovare un modo di espressione più leggibile, il quale lo aveva condotto all'estetica di Salò o le 120 giornate di Sodoma, ad una "degenerazione delle degenerazioni". [274] Tale ricerca, come avverte Brevini, non era che "sperimentazione di ineguatezza": 

Ad ogni disperante rivelazione seguiva immancabilmente la capitolazione dell'autore, la rinuncia alle forme predilette, ai modi elaborati in profondità e l'nquieta sperimentazione di più larghe e più efficaci strumentazioni capaci di maggiore incidenza nella realtà. Il primo atto di questo processo è stata la rinuncia al dialetto per la lingua nazionale, seguita più tardi dalla rinuncia alla letteratura per il cinema, in parallelo alla quale si svolge la rinuncia alla poesia per la saggistica d'intervento. [275]
È tragico abiurare dalla propria opera. Ciò può significare rispettare le regole del gioco del potere, oppure può rappresentare un gesto forte e teatrale per suscitare con mezzi più incisivi una polemica. È difficile giudicare quale posizione sarebbe stata più provocatoria e capace di denuncia nel caso dell’autore. L'abiura resta comunque l'aspetto più doloroso che caratterizza gli ultimi anni della produzione artistica di Pasolini. Guardare la nudità dei corpi da segno dell’innocenza è ormai segno della moda, di uno spostamento delle barriere della pudicizia voluto dal consumismo. Quando Pasolini capisce che nella nudità si vede automaticamente lo scandalo, si accorge anche che è ormai sparito dal suo sguardo il mondo che una volta filmava, le situazioni, gli spazi e i volti adeguati alla sua poetica. 
 

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NOTE
[266]  P.P. Pasolini, Una disperata vitalità, cit. in L. Betti, Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte cit., p. 210.
[267]  G. C. Ferretti, Pasolini: l'universo orrendo cit., p. 116.
[268]  P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio, cit. 
[269]  Cfr. P. Ginsborg, Storia d'Italia dal dopoguerra a oggi cit., p. 252.
[270]  P.P. Pasolini, Il mio Accattone in TV dopo il genocidio, cit., p. 156.
[271]  P.P. Pasolini, Abiura dalla "Trilogia della vita", in "Corriere della sera", 9 novembre 1975, ora in Lettere luterane cit., pp. 71-72.
[272]  Nonostante la distanza temporale dall'epoca di Pasolini e dalla sua creazione artistica, per esempio Il Decameron viene censurato alla TV (in E. Golino, Tra lucciole e Palazzo. Il mito Pasolini dentro la realtà cit., p. 29). Anche nella primavera del 2002 su RAI 1 Il Decameron è stato trasmesso tra la 1.55 e le 3.30 di notte e si è vista poi una versione censurata.
[273]  P.P. Pasolini, Abiura dalla "Trilogia della vita", cit., p. 73.
[274]  Si veda L. Martellini, Introduzione a Pasolini cit., p. 139.
[275]  F. Brevini, Per conoscere Pasolini cit., p. 539-540.

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IMMAGINI
Franco Citti, protagonista del film Accattone di Pier Paolo Pasolini.

 

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