"Pagine corsare"
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Tomáš Matras - Temi e aspetti del Pasolini corsaro e luterano

5.0 LE AREE TEMATICHE

5.1 IL POTERE 

In questo capitolo vorrei passare in rassegna gli interventi che si occupano di potere italiano, di politica e della loro influenza sugli italiani. 

5.1.1 Fascismo "vecchio" e "nuovo" 

Nel primo capitolo dedicato a un tema riguardante il potere ho riportato in totale otto interventi significativi sul "vecchio" e "nuovo" fascismo, che vanno dal 15 luglio 1973 al 13 dicembre 1975. Il senso in cui Pasolini usa questi termini non è esclusivamente politico, anzi, si può dire che è soprattutto economico e culturale. Il "vecchio" fascismo viene inteso da Pasolini come il totalitarismo politico imperfetto di Mussolini, il "nuovo" fascismo a sua volta come la società consumistica di massa, gestita dalla borghesia, un totalitarismo quasi senza limiti che cambia le persone libere in stupidi automi, obbedienti solo alle leggi del consumismo.

L'avvento del "nuovo" fascismo è affontato nel primo intervento scelto a proposito di questo tema. [69] Qui, Pasolini critica nell'articolo i temi dell'esame di maturità di luglio del 1973 e soprattutto una "spagnolesca frase del Croce". [70] Ma principalmente parla della grande rivoluzione di destra, violenta e definitiva, degli anni '71-'72, che secondo lui ha due facce: una superficiale con la maschera del progresso che distrugge i valori tradizionali e una più profonda, che vuole cancellare il passato con una "rivoluzione silenziosa delle infrastrutture". [71] La tradizione umanistica così viene sostituita dalla cultura di massa e Pasolini vede nel futuro il dominio della civiltà tecnologica, un futuro temibile perchè la tecnica non ha e mai avrà la possibilità di comprendere tutti gli aspetti della vita. 

E infatti, come osserva Paul Watzlawick, nella vita ci sono alcuni aspetti impercepibili per la tecnologia razionale: 

Taluni fenomeni del nostro mondo si oppongono (almeno per ora) caparbiamente alla propria digitalizzazione e quindi a essere compresi razionalmente: pensiamo alle già citate percezioni, ai sentimenti, ai simboli; al mondo disordinato, orfico, illusorio, enigmatico, irragionevole, indefinibile dei colori e di profumi, di tutta la gamma dell'inesprimibile, di ciò che in molti modi comunicano artisti e poeti, alla visione di un tramonto, agli occhi di un gatto, ai suoni di una sinfonia. [72]
Pasolini mette in contrasto la vecchia borghesia "paleoindustriale" con la "nuova" borghesia che produce una nuova umanità attraverso nuove merci. L'autore affronta qui intelligentemente il concetto di "interiorizzazione" e il suo differenziarsi nel tempo. Ai tempi di Leopardi si interiorizzava il mondo esterno, la natura. Oggi si interiorizzano solo le cose, le merci. Pasolini è convinto che il futuro sarà fatto di una passionalità sterilizzata, dove il caos sarà tecnicamente abolito. Tutto questo è secondo lui voluto dalle autorità e gli studenti, incapaci di ribellarsi, giocano il loro ruolo. 

In un secondo intervento [73] l'autore sostiene che rispetto alla rivoluzione totale di destra, il '68 studentesco è stato impotente, disperato e ingenuo, anche perché non è stato legato a un potere importante nella società. La rivoluzione all'interno del Capitale, la vittoria della Scienza Applicata, è totale. È abbastanza interessante il paragone della rivoluzione totale di destra con la rivoluzione studentesca del '68 che rivela le basi dell'attrattiva del consumismo.

Un successivo intervento del giugno 1974 [74] si occupa più della base ideologica, dei valori che hanno condizionato l'avvento del consumismo, preceduto da una cancellazione dei valori tradizionali. Pasolini afferma che l'Italia contadina e paleoindustriale è crollata e ed è stata sostituita con una borghesizzazione falsamente tollerante e democratica. Secondo Pasolini il nuovo potere che è nato è fascista, ma non si fonda più su valori o aspetti tradizionali come famiglia, Dio, perbenismo, ordine militaresco, intolleranza. Il nuovo fascismo si fonda su consumismo, perdita di valori tradizionali e falsa tolleranza. Si tratta di una situazione artificiale, di una "decisione astratta" di un "fascismo nominale senza un'ideologia propria". [75] L'articolo suscita varie reazioni: alcuni non sono d'accordo con la distinzione pasoliniana tra fascismo e antifascismo nella società dei consumi, altri accusano Pasolini di avere nostalgia dell'Italietta contadina. [76

Conseguentemente, la critica dell'autore si fa più aspra, quando rivela i tratti repressivi del nuovo potere, la falsità dei valori da esso predicati, l'omologazione della società da esso determinata. A breve distanza di tempo Pasolini infatti interviene nuovamente, per sostenere che il nuovo potere consumistico ha tratti repressivi che danno una forma "totale" del fascismo, [77] la cui tolleranza "è infatti falsa, perché nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore". [78]

Dunque, con il nuovo potere dei consumi si omologa culturalmente l'Italia. 

Pasolini sostiene anche che, se la polizia avesse avuto voglia, le stragi e i fascisti non ci sarebbero stati; nessuno però ha fatto qualcosa, altrimenti si potrebbe iniziare a parlare di più sulle "Stragi di Stato". I fascisti, d'altronde, prima si potevano individuare, mentre adesso anche gli antifascisti hanno i loro stessi sogni, comportamenti e voglia di lusso. Pasolini può concludere così il suo intervento ipotizzando il vero fine del nuovo fascismo:

il vecchio fascismo, sia pure attraverso la degenerazione retorica, distingueva: mentre il nuovo fascismo - che è tutt'altra cosa - non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo. [79]
Credo che la "falsa tolleranza" e la "falsa libertà" della società moderna siano tra i concetti più importanti della saggistica pasoliniana. La grande differenza tra i valori proclamati e i valori reali della società, l'omologazione, fanno pensare veramente a una società totalitaria. Quello che importerà nel futuro sarà il comportamento della più grande forza mai conosciuta: la massa omologata dei consumatori, la stragrande maggioranza degli esseri umani, non più l'ingegno delle élites culturali o l'attività dei politici.

In un articolo pubblicato su "Rinascita" [80] l'autore compie un altro passo nel paragonare il nuovo potere consumistico al fascismo, di cui si sottolineano le analogie. Per Pasolini è pensabile un paragone tra l'Italia del suo tempo e la Germania degli anni '30: la perdita di valori nella società consumistica, secondo l'autore, porta alla disumanità, all'afasia e all'acriticità delle persone, gli ricorda le SS: "e vedo così stendersi sulle nostre città l'ombra orrenda della croce uncinata". [81

La visione apocalittica non esclude però un elemento di ottimismo, e Pasolini crede infatti che si possa lottare contro tutto questo:

Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all'angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare. [82
Sembra che veramente le caratteristiche della massa consumatrice coincidano con quelle della massa sotto il fascismo. La massa, nel suo essere, conserva le stesse caratteristiche in diversi regimi totalitari. Secondo la sociologia, 
la massa è "amorfa", priva cioè di forma, "anonima" e "atomizzata", composta quindi da individui privi di individualità, fondamentalmente "passiva" o, comunque, "manipolabile" da influenze esterne. [83
Direi addirittura che la vittoria del consumismo sia stata facilitata dall'esperienza dei regimi totalitari, e anche da quella delle democrazie imperfette, come è il caso dell'autoritarismo statunitense. Anche in democrazia ci sono "momenti scuri", 
non esiste solo il potere che si esercita nelle decisioni, ma anche un potere meno visibile che consiste nel fatto che certe decisioni non sono neanche proposte, perché difficili da gestire o perché metterebbero in questione interessi molto stabili. [84
Nuovamente, intervenendo sull'"Europeo", [85] Pasolini cerca di giustificare la sua distinzione tra "vecchio" e "nuovo" fascismo. Spiegando dettagliatamente ed esplicitamente questa distinzione, l'autore riesce a definire accuratamente i due fascismi dal suo punto di vista e a motivare la somiglianza di alcuni tratti del consumismo con quelli del fascismo. A tale proposito, però, Pasolini sostiene che il fascismo "vecchio" non può esistere oggi, perché la nullità, l'irrazionalità dei suoi discorsi non troverebbe spazio nei mass-media, né credibilità nel mondo moderno. Pasolini crede, "profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologi hanno troppo bonariamente chiamato 'la società dei consumi'", [86] che "se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la 'società dei consumi' ha bene realizzato il fascismo". [87

Mentre infatti nel passato i giovani del popolo non sono stati toccati nel fondo dell'anima dal fascismo, data la lontananza della vita tradizionale da quella delle classi dominanti, oggi la trasformazione profonda della natura e dell'anima dei giovani, la perdita dei valori fanno pensare  paradossalmente alle truppe naziste, formate da una massa ibrida. Per Pasolini il "superficiale" fascismo storico mussoliniano era addirittura migliore di quello "totale" del suo tempo, di cui anche la "strategia della tensione", una sorta di terrorismo ideologico di stato, sembra una manifestazione.

Un successivo intervento del febbraio 1975 presenta il famoso paragone poetico tra "vecchio" e "nuovo" fascismo e scomparsa delle lucciole. [88] L'autore qui per la prima volta punta il suo sguadro verso quelli che hanno favorito l'avvento del consumismo, verso i potenti democristiani, che ormai però non controllano più il nuovo potere. 

L'autore distingue tre fasi del cambiamento. La prima fase, "prima della scomparsa delle lucciole" descrive la continuità assoluta tra il "vecchio" e il "nuovo" fascismo. La democrazia era solo formale, e la maggioranza assoluta del paese, ceti medi e contadini veniva gestita dal Vaticano, che condivideva i valori repressivi del fascismo: famiglia, obbedienza, disciplina, ordine, risparmio, moralità. Questi valori dell'Italia agricola e paleoindustriale si sono nazionalizzati, senza perdere però provincialità, rozzezza e ignoranza. Nella seconda fase, "durante la scomparsa delle lucciole", nessuno si accorge del grande cambiamento tra i due fascismi che sta avvenendo. Successivamente, "dopo la scomparsa delle lucciole", i valori del vecchio mondo agricolo e paleoindustriale nazionalizzati si sono falsificati, svuotati di contenuto e di conseguenza sono scomparsi o sopravvissuti nel clericofascismo. [89

I nuovi valori hanno veramente unito l'Italia: l'arcaicità "pluralistica" è stata sostituita dal livellamento industriale, in una situazione simile a quella della Germania prima dell'avvento di Hitler. Pasolini sostiene poi che in Italia ci sia un vuoto di potere, perché i democristiani, responsabili della crisi economica, ecologica e urbanistica del paese, ma legati a una lingua antiquata e incomprensibile, non si sono accorti di questo cambiamento che ha tolto loro il potere reale. 

All'intervento di Pasolini risponde il giorno dopo Giulio Andreotti, sempre sul Corriere della sera, affermando che "non è mai esistito un regime democristiano", [90] rivendicando il merito di un notevole miglioramento negli ultimi trent'anni e sostenendo inoltre che "un naturale cambio di forze al potere non è ipotizzabile in Italia fin che non ci saranno alternative democratiche in vista". [91]

Pasolini ha utilizzato la metafora delle lucciole al fine di una maggiore leggibilità. Essa conserva la sua grazia, anche se, paradossalmente, le lucciole stanno pian piano tornando nella natura. La "morte" dei valori particolaristici, con la nazionalizzazione e con lo svuotamento dei suoi contenuti, sembra essere il primo motivo e il primo passo che spinge l'autore al suo Processo dei gerarchi democristiani. [92

Un'ultima volta Pasolini interviene sul tema a pochi giorni dalla morte, utilizzando per la prima volta il neologismo "tecno-fascismo" per designare il nuovo potere consumistico. [93] Il discorso dell'intervento è abbastanza astratto, l'autore immagina varie dimensioni dell'ideologia consumistica, fondata sulla "falsa realizzazione dei diritti civili". La falsità sembra essere la parola chiave per capire il fenomeno del "nuovo" fascismo. Pasolini parla sulla Seconda rivoluzione borghese, del consumismo, evento di cui si può cogliere la portata nel suo 

creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come un contesto alla propria ideologia edonistica, un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. [94]
"Tecno-fascismo" è un neologismo che ribadisce la vastità del concetto di fascismo propria dell'autore. Sembra allora opportuno parlare di "falsa realizzazione dei diritti civili", perché la nuova società totalitaria, che non si è ancora del tutto allontanata dalla tradizione culturale, per esempio rinascimentale o illuministica, non avendo proposto nuovi valori, non può affermarsi senza mantenere in vita i valori precedenti, però falsificati e svuotati del loro contenuto. 
 

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NOTE
[69]  P.P. Pasolini, Pasolini giudica i temi di italiano, in "Tempo illustrato", 15 luglio 1973, ora con il titolo La prima, vera rivoluzione di destra, in Scritti corsari cit., pp. 20-26.
[70]  La "spagnolesca frase del Croce" è: "Ciò che l'uomo ha ereditato dai suoi padri deve sempre riguardarselo con propri sforzi per possederlo saldamente", cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., p. 1760.
[71]  P.P. Pasolini, Scritti corsari cit., p. 21.
[72]  P. Watzlawick, Di bene in peggio - istruzioni per un successo catastrofico, Feltrinelli, Milano 2001, p. 53.
[73]  P.P. Pasolini, Gli intellettuali nel '68: manicheismo e ortodossia della “rivoluzione dell"indomani",  in "Dramma", marzo 1974, ora in Scritti corsari cit., pp. 31-33.
[74]  P.P. Pasolini, Gli italiani non sono più quelli, in "Corriere della sera", 10 giugno 1974, ora con il titolo Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia, in Scritti corsari cit., pp. 46-52.
[75]  Ivi, p. 51.
[76]  Sulle reazioni al sopracitato articolo, W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., pp. 1763-1765.
[77]  P.P. Pasolini, Il potere senza volto, in "Corriere della sera", 24 giugno 1974, ora con il titolo Il vero fascismo quindi il vero antifascismo, in Scritti corsari cit., pp. 53-59.
[78]  Ivi, p. 54.
[79]  Ivi, p. 59.
[80]  P.P. Pasolini, Ideologia e politica nell'Italia che cambia, in "Rinascita", a. XXXI, n. 39, 27 settembre 1974, ora con il titolo Il genocidio, in Scritti corsari cit., pp. 277-283.
[81]  Ivi, p. 283.
[82]  Ibidem.
[83]  AA.VV., Corso di sociologia, Il Mulino, Bologna 1997, p. 194.
[84]  Ivi, p. 613.
[85]  P.P. Pasolini, L'antifascismo come genere di consumo, in "L'Europeo", 26 dicembre 1974, ora con il titolo Fascista,  in Scritti corsari cit., pp. 284-289.
[86]  Ivi, p. 285.
[87]  Ivi, p. 286.
[88]  P.P. Pasolini, Il vuoto del potere in Italia, in "Corriere della sera", 1° febbraio 1975, ora con il titolo L'articolo delle lucciole, in Scritti corsari cit, pp. 156-164.
[89]  A proposito di un'analoga corruzione, Walden Bello presenta un'osservazione di Rosa Luxemburg: "Come Rosa Luxemburg mise in rilievo, guardando lontano, prima dell'ascesa del fascismo nell'Europa attraversata dalla crisi, il risultato potrebbe essere una forma di 'barbarie' in cui gli ideali dell'opposizione progressista vengono presi in ostaggio e corrotti da forze demagogiche ostili alla libertà, all'uguaglianza e alla democrazia", in W. Bello, Il futuro incerto, Baldini - Castoldi, Milano 2002, p. 24.
[90]  G. Andreotti, Non è mai esistito un regime democristiano, in "Corriere della sera", 2 febbraio 1975, cit. in W. Siti e S. De Laude, Pier Paolo Pasolini: Saggi sulla politica e sulla società cit., p. 1773.
[91]  Ibidem.
[92]  Si veda sotto il capitolo 5.1.3 La "strategia della tensione" e il Processo.
[93]  P.P. Pasolini, Il suo testamento, in "Il Mondo", 13 dicembre 1975, ora con il titolo Intervento al congresso del Partito Radicale in Lettere luterane cit., pp. 185-195.
[94]  Ivi, pp. 191-192.

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IMMAGINI
L'interno della Banca dell'Agricoltura in piazza Fontana a Milano dopo l'attentato del 12 dicembre 1969; Giulio Andreotti durante il processo per mafia sostenuto davanti ai giudici del Tribunale di Palermo.

 

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