Angela Molteni, Enigma Pasolini - maggio 2010

"Pagine corsare"

Angela Molteni
Enigma Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.

Petrolio: recensioni e saggi critici

     Dalla sua pubblicazione nel 1992 – e in alcuni casi ancora prima che il volume fosse in libreria, i contenuti di Petrolio hanno originato polemiche contrastanti tra i vari commentatori che l'hanno recensito o tra scrittori che ne hanno fornito un'analisi all'interno di loro lavori. Vale la pena fare qualche cenno su tali saggi critici. 
     Franco Fortini ne parla in chiusura nel suo Attraverso Pasolini (Einaudi, Torino 1993): «[…] quanto al valore del libro, il suo contributo a intendere che cosa è successo, almeno in Italia, fra il 1960 e il 1980, mi pare molto grande, anzi straordinario e severo e perfino necessario; […] Non so se si possa parlare, per Petrolio, di grandezza se non per la dimensione del progetto e del delirio; ma certo sotto l'apparenza di “vera relazione” di un viaggio autobiografico, il suo disegno è di un sapere enciclopedico e proprio per questo, con tersa intuizione, Pasolini ebbe a capire che il suo proposito richiedeva un “non-stile”».
     Enzo Siciliano, a sua volta, scrive in Vita di Pasolini (Oscar Mondadori, Milano 2005) un breve “Appunto su Petrolio” (2003) in cui tra l'altro dichiara: «[…] Petrolio è dunque, in circa seicento pagine a stampa, il risultato di un lungo lavoro filologico eseguito sotto la guida di Aurelio Roncaglia, un lavoro che pare abbia reso semplice, nei limiti del possibile, la lettura di un testo tormentato da pentimenti, da rotture, anche da vuoti che restano tali. Nel libro, è la crisi italiana, una crisi culturale oltre che politica, a essere con prepotenza in primo piano – con l'esempio cruciale al centro, dell'attentato probabile che costò la vita a Enrico Mattei presidente dell'ENI. Lo sfondo è la società burocratica di Roma, quella che intreccia i propri affari e ricava sostentamento nei luoghi del potere finanziario e statale. È il “Palazzo” che ci si spalanca davanti, con tutti i nomi e i cognomi di sempre, travolto dalla fantasia pasoliniana e divenuto luogo di non troppo romanzesche infamie. […] C'è una rabbia nuova, che ubriaca i fogli del libro incompiuto – sembra quasi renderlo compiuto, misteriosamente compiuto». Si vedrà più avanti, sull'attentato a Mattei cui accenna Siciliano, come si possa oggi essere in grado grazie all'inchiesta Calia che ha raccolto le prove di definirlo un assassinio avvenuto con un attentato.
     Su Petrolio, vi fu chi scrisse che «L'incompiutezza si palesa sia sotto l'aspetto quantitativo, sia dal punto di vista qualitativo, ma il carattere frammentario e non rifinito dei materiali non toglie che in essi possano ravvisarsi elementi preziosi per una migliore conoscenza dello scrittore. L'unica chiave possibile di lettura sta in un rifiuto di senso definitivo, che è forse anche l'elemento che più di ogni altro rende le pagine di Petrolio più valide anche per i nostri giorni» (Enrico Gatta, “il Resto del Carlino”, 25 ottobre 1992); oppure che «L'articolata e molteplice produzione letteraria e cinematografica pasoliniana e la sua complessa figura intellettuale, torna a imporsi con la forza dei suoi miti, passioni, contraddizioni vitali, mentre appare sempre più chiara di che lacrime grondi e di che sangue la “modernità” da lui impietosamente criticata con tanta preveggenza. Basterà leggere le rubriche giornalistiche degli anni Sessanta, nelle quali Pasolini inizia quella requisitoria sulle violentazioni e adulterazioni di uno sviluppo senza progresso, che impronterà la stagione corsara degli anni Settanta. Un discorso tra disperata regressione e lucida analisi, che appare comunque oggi come una lunga e inascoltata premonizione» (Gian Carlo Ferretti, “Tempo Medico”, 28 ottobre 1992).
     Nico Naldini, poeta, scrittore, e cugino di Pasolini, rispose positivamente a una intervista di Daniela Pasti di “Repubblica” (27 ottobre 1992) che gli chiedeva se il romanzo incompiuto di Pasolini avrebbe potuto catturare il gradimento dei lettori, e aggiunse: «[piacerà] non solo per le bellissime parti scritte, che probabilmente sarebbero state riscritte magari molte volte come era nel suo modo di lavorare, ma perché con questo libro ci troviamo dentro il laboratorio dell'autore che nelle sue note intavola un dialogo con il lettore. È come visitare un'officina in piena attività».
     Alcuni commentatori probabilmente non si posero l'interrogativo di quali fossero i temi realmente centrali, forse perché troppo vasto è il panorama di Petrolio, e ben pochi riuscirono a scorgerne le prospettive spesso disagevoli da analizzare, soprattutto per la frammentarietà che il romanzo presenta: oppure, più probabilmente, perché non li vollero individuare. In molte recensioni furono sottolineati soltanto, o prevalentemente, gli aspetti ritenuti erotici nel romanzo fino a definirne “scandalosi” i contenuti.
     Aldo Busi (che di fatto dichiarò comunque di non averlo letto; molto probabilmente aveva soltanto preso visione di alcuni stralci considerati scabrosi estrapolati dal romanzo pasoliniano e pubblicati con intenti scandalistici, prima dell'uscita del libro, dall'“Espresso”) scrisse su “Paese Sera” del 2 novembre 1992: «Petrolio è volgaruccio, sembra il tema della zia Pina, io non lo compro. È brutto, illeggibile. Quegli stralci, a chiunque appartengano, aggiornano i tormenti e le viltà di una sessualità borghese tutta intrisa di sociologia».
     Nello Ajello, editorialista di “la Repubblica” ed ex condirettore de “L'Espresso”, fece di più: «[…] un immenso repertorio di sconcezze d'autore, un'enciclopedia di episodi ero-porno-sado-maso”, una “galleria di situazioni omo ed eterosessuali come soltanto dall'autore di Salò o le 120 giornate di Sodoma ci si può aspettare» [13]. Ad Ajello giunse una pronta risposta dalle pagine de “il manifesto” da parte di Federico De Melis: «Ajello ama a tal punto Pasolini da resistere stoicamente alla tentazione di vendette postume. Perché un motivo ci sarebbe. […] "Ajello", sosteneva nel '74 Pasolini, "dà dei fatti letterari il  resoconto  che  potrebbe dare una cameriera entrando  e  uscendo  in  salotto  per  servire  il tè  e ascoltando i discorsi delle signore […] Ciò che conta sono i successi e gli insuccessi, le simpatie e le antipatie, e soprattutto il non venir mai meno a un certo perbenismo […]. Il disprezzo per coloro che non sanno attenersi a queste regole è in Ajello uguale a quello che i fascisti nutrono per gli ‘esaltati’, per i ‘rossi’. Presunzione di sé e riduzione degli altri, anzi, di tutto, dominano il linguaggio, moscio e livido, di questo disprezzo […]” [14]».
     «Nonostante il tempo trascorso dall'uscita del romanzo a oggi», scrive Simona Consoni nel suo libro Sul “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. Saggio di critica letteraria - pubblicato nel 2008 da Prospettiva Editrice - pubblicato nel 2008 da Prospettiva Editrice - contenente una pregevole analisi linguistica che l'autrice compie sull'ultimo romanzo pasoliniano, si deve comunque prendere atto complessivamente del «povero interesse che la critica letteraria ha posto nei confronti di un'opera così complessa ed al contempo folgorante nella struttura e nel contenuto».
     Dei circa centocinquanta articoli apparsi su organi di stampa, ben pochi si sono occupati di una vera e propria critica letteraria, di analisi linguistica, di contenuti narrativi la cui attenzione a fatti ed evoluzione politica sono evidenti: molti, a mio parere, si sono rifiutati di comprendere quale fosse l'innovazione radicale che Pasolini offriva in questa sua opera - ancorché frammentaria - a partire dalla sua stessa struttura e dal linguaggio utilizzato. 
     Quantitativamente scarsi sono stati anche i rilievi critici apparsi in volume (in termini di analisi strutturale, storiografica, politica, sociologica e linguistica) da quando Petrolio fu pubblicato (1992): su oltre centotrenta libri usciti da allora su Pasolini e le sue opere letterarie e cinematografiche, pochissimi hanno avuto come tema Petrolio: nel 1995 uscì A partire da Petrolio. Pasolini interroga la letteratura, a cura di Carla Benedetti e Maria Antonietta Grignani (Longo, Ravenna), una raccolta di saggi di autori diversi; Enrico Capodaglio ha pubblicato con il Mulino (“Strumenti critici”, 1996) Congetture sugli Appunti di Petrolio; ancora la Benedetti ha scritto Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura (Bollati Boringhieri, Torino 1998); Mario Gelardi ha pubblicato con Guida (2006) Idroscalo 93. Morte di Pier Paolo Pasolini, un libro tratto da una sua opera teatrale ispirata al romanzo pasoliniano e al tragico epilogo della vita dello scrittore; il poeta Gianni D'Elia ha pubblicato con Effigie L'eresia di Pasolini (2005) e Il Petrolio delle stragi: postilla a L'eresia di Pasolini (2006); Simona Consoni il già citato Sul “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. Saggio di critica letteraria (2008); Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno seguito il filone del giornalismo d'inchiesta pubblicando con Chiarelettere (2009) Profondo nero.
 
 

[13] “la Repubblica”, 27 ottobre 1992.
[14] Federico De Melis, Brucia il Petrolio di Pasolini, “il manifesto” 28 ottobre 1992. De Melis cita il pesante giudizio, poi raccolto nel volume Einaudi Descrizioni di descrizioni di Pier Paolo Pasolini al saggio di Ajello Lo scrittore e il potere, che Pasolini, definì “un miserabile perbenistico libello”.


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Enigma Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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