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"Pagine corsare"
Angela Molteni
Enigma
Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su
Petrolio,
sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De
Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.
Petrolio:
recensioni e saggi critici
Dalla sua
pubblicazione nel 1992 – e in alcuni casi ancora prima che il volume
fosse in libreria, i contenuti di Petrolio hanno originato polemiche
contrastanti tra i vari commentatori che l'hanno recensito o tra scrittori
che ne hanno fornito un'analisi all'interno di loro lavori. Vale la pena
fare qualche cenno su tali saggi critici.
Franco
Fortini ne parla in chiusura nel suo Attraverso Pasolini (Einaudi,
Torino 1993): «[…] quanto al valore del libro, il suo contributo a intendere
che cosa è successo, almeno in Italia, fra il 1960 e il 1980, mi pare
molto grande, anzi straordinario e severo e perfino necessario; […] Non
so se si possa parlare, per Petrolio, di grandezza se non per la
dimensione del progetto e del delirio; ma certo sotto l'apparenza di “vera
relazione” di un viaggio autobiografico, il suo disegno è di un sapere
enciclopedico e proprio per questo, con tersa intuizione, Pasolini ebbe
a capire che il suo proposito richiedeva un “non-stile”».
Enzo Siciliano,
a sua volta, scrive in Vita di Pasolini (Oscar Mondadori, Milano
2005) un breve “Appunto su Petrolio” (2003) in cui tra l'altro dichiara:
«[…] Petrolio è dunque, in circa seicento pagine a stampa, il
risultato di un lungo lavoro filologico eseguito sotto la guida di Aurelio
Roncaglia, un lavoro che pare abbia reso semplice, nei limiti del possibile,
la lettura di un testo tormentato da pentimenti, da rotture, anche da vuoti
che restano tali. Nel libro, è la crisi italiana, una crisi culturale
oltre che politica, a essere con prepotenza in primo piano – con l'esempio
cruciale al centro, dell'attentato probabile che costò la vita a Enrico
Mattei presidente dell'ENI. Lo sfondo è la società burocratica di Roma,
quella che intreccia i propri affari e ricava sostentamento nei luoghi
del potere finanziario e statale. È il “Palazzo” che ci si spalanca
davanti, con tutti i nomi e i cognomi di sempre, travolto dalla fantasia
pasoliniana e divenuto luogo di non
troppo romanzesche infamie. […] C'è
una rabbia nuova, che ubriaca i fogli del libro incompiuto – sembra quasi
renderlo compiuto, misteriosamente compiuto». Si vedrà più avanti, sull'attentato
a Mattei cui accenna Siciliano, come si possa oggi essere in grado grazie
all'inchiesta Calia che ha raccolto le prove di definirlo un assassinio
avvenuto con un attentato.
Su Petrolio,
vi fu chi scrisse che «L'incompiutezza si palesa sia sotto l'aspetto quantitativo,
sia dal punto di vista qualitativo, ma il carattere frammentario e non
rifinito dei materiali non toglie che in essi possano ravvisarsi elementi
preziosi per una migliore conoscenza dello scrittore. L'unica chiave possibile
di lettura sta in un rifiuto di senso definitivo, che è forse anche l'elemento
che più di ogni altro rende le pagine di Petrolio più valide anche
per i nostri giorni» (Enrico Gatta, “il Resto del Carlino”, 25 ottobre
1992); oppure che «L'articolata e molteplice produzione letteraria e cinematografica
pasoliniana e la sua complessa figura intellettuale, torna a imporsi con
la forza dei suoi miti, passioni, contraddizioni vitali, mentre appare
sempre più chiara di che lacrime grondi e di che sangue la “modernità”
da lui impietosamente criticata con tanta preveggenza. Basterà leggere
le rubriche giornalistiche degli anni Sessanta, nelle quali Pasolini inizia
quella requisitoria sulle violentazioni e adulterazioni di uno sviluppo
senza progresso, che impronterà la stagione corsara degli anni Settanta.
Un discorso tra disperata regressione e lucida analisi, che appare comunque
oggi come una lunga e inascoltata premonizione» (Gian Carlo Ferretti,
“Tempo Medico”, 28 ottobre 1992).
Nico Naldini,
poeta, scrittore, e cugino di Pasolini, rispose positivamente a una intervista
di Daniela Pasti di “Repubblica” (27 ottobre 1992) che gli chiedeva
se il romanzo incompiuto di Pasolini avrebbe potuto catturare il gradimento
dei lettori, e aggiunse: «[piacerà] non solo per le bellissime parti
scritte, che probabilmente sarebbero state riscritte magari molte volte
come era nel suo modo di lavorare, ma perché con questo libro ci troviamo
dentro il laboratorio dell'autore che nelle sue note intavola un dialogo
con il lettore. È come visitare un'officina in piena attività».
Alcuni
commentatori probabilmente non si posero l'interrogativo di quali fossero
i temi realmente centrali, forse perché troppo vasto è il panorama di
Petrolio,
e ben pochi riuscirono a scorgerne le prospettive spesso disagevoli da
analizzare, soprattutto per la frammentarietà che il romanzo presenta:
oppure, più probabilmente, perché non li vollero individuare. In molte
recensioni furono sottolineati soltanto, o prevalentemente, gli aspetti
ritenuti erotici nel romanzo fino a definirne “scandalosi” i contenuti.
Aldo Busi
(che di fatto dichiarò comunque di non averlo letto; molto probabilmente
aveva soltanto preso visione di alcuni stralci considerati scabrosi estrapolati
dal romanzo pasoliniano e pubblicati con intenti scandalistici, prima dell'uscita
del libro, dall'“Espresso”) scrisse su “Paese Sera” del 2 novembre
1992: «Petrolio è volgaruccio, sembra il tema della zia Pina,
io non lo compro. È brutto, illeggibile. Quegli stralci, a chiunque appartengano,
aggiornano i tormenti e le viltà di una sessualità borghese tutta intrisa
di sociologia».
Nello Ajello,
editorialista di “la Repubblica” ed ex condirettore de “L'Espresso”,
fece di più: «[…] un immenso repertorio di sconcezze d'autore, un'enciclopedia
di episodi ero-porno-sado-maso”, una “galleria di situazioni omo ed
eterosessuali come soltanto dall'autore di Salò o le 120 giornate di
Sodoma ci si può aspettare» [13]. Ad Ajello giunse una pronta risposta
dalle pagine de “il manifesto” da parte di Federico De Melis: «Ajello
ama a tal punto Pasolini da resistere stoicamente alla tentazione di vendette
postume. Perché un motivo ci sarebbe. […] "Ajello", sosteneva nel '74
Pasolini, "dà dei fatti letterari il resoconto che potrebbe
dare una cameriera entrando e uscendo in salotto
per servire il tè e ascoltando i discorsi delle signore
[…] Ciò che conta sono i successi e gli insuccessi, le simpatie e le
antipatie, e soprattutto il non venir mai meno a un certo perbenismo […].
Il disprezzo per coloro che non sanno attenersi a queste regole è in Ajello
uguale a quello che i fascisti nutrono per gli ‘esaltati’, per i ‘rossi’.
Presunzione di sé e riduzione degli altri, anzi, di tutto, dominano il
linguaggio, moscio e livido, di questo disprezzo […]” [14]».
«Nonostante
il tempo trascorso dall'uscita del romanzo a oggi», scrive Simona Consoni
nel suo libro Sul “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. Saggio di critica
letteraria - pubblicato nel 2008 da Prospettiva Editrice - pubblicato
nel 2008 da Prospettiva Editrice - contenente una pregevole analisi linguistica
che l'autrice compie sull'ultimo romanzo pasoliniano, si deve comunque
prendere atto complessivamente del «povero interesse che la critica letteraria
ha posto nei confronti di un'opera così complessa ed al contempo folgorante
nella struttura e nel contenuto».
Dei circa
centocinquanta articoli apparsi su organi di stampa, ben pochi si sono
occupati di una vera e propria critica letteraria, di analisi linguistica,
di contenuti narrativi la cui attenzione a fatti ed evoluzione politica
sono evidenti: molti, a mio parere, si sono rifiutati di comprendere quale
fosse l'innovazione radicale che Pasolini offriva in questa sua opera -
ancorché frammentaria - a partire dalla sua stessa struttura e dal linguaggio
utilizzato.
Quantitativamente
scarsi sono stati anche i rilievi critici apparsi in volume (in termini
di analisi strutturale, storiografica, politica, sociologica e linguistica)
da quando Petrolio fu pubblicato (1992): su oltre centotrenta libri
usciti da allora su Pasolini e le sue opere letterarie e cinematografiche,
pochissimi hanno avuto come tema Petrolio: nel 1995 uscì A partire
da Petrolio. Pasolini interroga la letteratura, a cura di Carla Benedetti
e Maria Antonietta Grignani (Longo, Ravenna), una raccolta di saggi di
autori diversi; Enrico Capodaglio ha pubblicato con il Mulino (“Strumenti
critici”, 1996) Congetture sugli Appunti di Petrolio; ancora la
Benedetti ha scritto Pasolini contro Calvino. Per una letteratura impura
(Bollati Boringhieri, Torino 1998); Mario Gelardi ha pubblicato con Guida
(2006) Idroscalo 93. Morte di Pier Paolo Pasolini, un libro tratto
da una sua opera teatrale ispirata al romanzo pasoliniano e al tragico
epilogo della vita dello scrittore; il poeta Gianni D'Elia ha pubblicato
con Effigie L'eresia di Pasolini (2005) e Il Petrolio delle stragi:
postilla a L'eresia di Pasolini (2006); Simona Consoni il già citato
Sul “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. Saggio di critica letteraria
(2008); Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza hanno seguito il filone del giornalismo
d'inchiesta pubblicando con Chiarelettere (2009) Profondo nero.
[13] “la Repubblica”, 27 ottobre
1992.
[14] Federico De Melis, Brucia
il Petrolio di Pasolini, “il manifesto” 28 ottobre 1992. De Melis
cita il pesante giudizio, poi raccolto nel volume Einaudi Descrizioni
di descrizioni di Pier Paolo Pasolini al saggio di Ajello Lo scrittore
e il potere, che Pasolini, definì “un miserabile perbenistico libello”.
Enigma
Pasolini
Quattro
opere: un realistico "ritratto italiano"
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Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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