Angela Molteni, Enigma Pasolini - maggio 2010

"Pagine corsare"

Angela Molteni
Enigma Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.

Quattro opere: un realistico “ritratto italiano”

     «Una delle prime osservazioni derivate dalla rilettura di Petrolio è che nella sua ultima opera narrativa Pasolini ripropone anche le ragioni che hanno ispirato le numerose denunce, le posizioni politiche e le polemiche dei suoi Scritti corsari e Lettere luterane, a partire da quel “Romanzo delle stragi” – apparso con il titolo “Ma cos'è questo golpe?” nel “Corriere della Sera” del 14 novembre 1974 – nel quale afferma di conoscere gli autori delle stragi funzionali alla “strategia della tensione”, nonché tutti i personaggi in campo economico e politico che avevano stravolto la fisionomia sociopolitica dell'Italia, colpevoli com'erano del perdurante malgoverno italiano: di conoscere dunque quei nomi, pur non avendo le prove dei loro misfatti, enumerati puntigliosamente e come in un crescendo rossiniano dallo scrittore.
     Scritti Corsari, Lettere luterane, La Divina Mimesis e Petrolio contengono il miglior ritratto mai realizzato anche della società italiana attuale, nonostante siano stati scritti negli anni '70 del Novecento. Per capire il “Pasolini politico” bisogna considerare queste opere come un corpus unico di scritti politici, poiché nelle intenzioni dell'autore tali lavori rispondono a un fine ben preciso, politico appunto, e sono strutturati per dare continuità al suo messaggio, alle sue critiche impietose, ai suoi attacchi al “Palazzo”.

«[…] Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi  disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero» […] [15].

     Vi è in quest'ultimo articolo anche un accenno al “progetto di romanzo”, che può essere interpretato come un riferimento all'opera narrativa che Pasolini stava scrivendo in quegli anni, Petrolio appunto. Ma l'intreccio tra gli scritti di Pasolini è sempre notevole – così come le sue allusioni – anche in un altro dei suoi brani più noti, “L'articolo delle lucciole” [16], al termine del quale Pasolini, senza farne esplicitamente il nome, si riferisce a Cefis – che in quei giorni doveva rappresentare per lui anche una sorta di “ossessione”, e non si fatica a capirne le ragioni – da qualche anno presidente-padrone della Montedison.
     Procedere per immagini poetiche è stata una delle caratteristiche salienti di Pasolini in tutte le sue opere, da quelle che l'hanno visto nelle vesti specifiche e peculiari del poeta a quelle cui si è dedicato come narratore, saggista e scrittore alle splendide stesure delle sceneggiature che hanno dato vita alla sua attività di regista cinematografico.
     Nel suo articolo del 1° febbraio 1975, Pasolini delinea un prima, un durante e un dopo la scomparsa delle lucciole, a sottolineare le fasi successive di decadenza e di colpevolezza della classe politica espressa in primo luogo dalla Democrazia cristiana, sopraffatta da un fenomeno che non è riuscita a comprendere per tempo: «In Italia c'è un drammatico vuoto di potere. … Il potere reale procede senza di loro. … I democristiani coprono con manovre da automi e i loro sorrisi, il vuoto ... Prima della scomparsa delle lucciole … la continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è stata completa … con una maggioranza assoluta ottenuta attraverso ceti medi e masse contadine gestiti dal Vaticano. … I valori che contavano erano gli stessi: la Chiesa, la patria, la famiglia, l'obbedienza, la moralità. … Uguali nel provincialismo, rozzezza, ignoranza sia delle élites che delle masse». Dopo la scomparsa delle lucciole: «questi valori nazionalizzati e quindi falsificati non contano più … sostituiti da “valori” di un nuovo tipo di società … che poi ha prodotto la prima “unificazione” reale del paese. … Era impossibile che gli italiani reagissero peggio di così … sono divenuti un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale». Ecco, di fronte «a questo disastro ecologico, economico, urbanistico, antropologico … quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore)», conclude Pasolini, «sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l'intera Montedison per una lucciola». Ed ecco dunque il poeta che afferma la propria riprovazione nei confronti di Cefis e delle sue spregiudicate manovre che lo condussero alla conquista in un primo tempo dell'ENI, poi del colosso Montedison.
     Il linguaggio usato in Scritti corsari e Lettere luterane è colto, ma non complicato; Pasolini cerca di essere preciso e chiaro, spiegando sempre con la massima semplicità possibile concetti nuovi e astratti (e anche in questo penso consista la sua grandezza di scrittore), difficili da cogliere nella loro concreta realizzazione. Lo stile punta alla chiarezza del discorso ed evita un linguaggio troppo specialistico. Tutto ciò non esclude che si tratti di testi pieni di nuove idee, che però Pasolini vuole esporre e spiegare con un linguaggio comprensibile o comunque accessibile. I suoi interventi non  seguono il classico stile giornalistico, di cui Pasolini evita tratti lessicali e sintattici. Di Petrolio è lo stesso Pasolini che ci dà qualche indicazione di carattere linguistico:

«È un romanzo, ma non scritto come sono scritti i romanzi veri: la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private e anche per la poesia» [17].

     Figlio di un rifiuto prematuro e pregiudiziale ad accettare l'appartenenza alla classe borghese, Pasolini ha vissuto sempre uno scontro senza compromessi, un conflitto irrisolto contro tutto e tutti: la  classe politica, gli intellettuali, il pubblico, la massa. Un «maestro naturale», secondo la definizione di Enzo Golino, che fonde la propria indole pedagogica con una necessità di comunicazione continua e costante nel tempo. L'espressione letteraria prima, quella cinematografica poi, nonché l'esperienza della creazione dei suoi testi teatrali, gli hanno fornito i mezzi per condurre una ineguagliabile battaglia critica che ha in sé anche gli elementi essenziali di un profondo coinvolgimento politico e una accentuata sensibilità pedagogica e didattica.
     «La sua vicenda biografica era anche quella del povero, ricco di genio e di cultura e di sregolatezza […], entrato di forza a far parte del mondo dei ricchi potenti e beneducati e a orgoglio e orrore della propria genealogia di classe; ma nel senso di non voler sapere […] quali contropartite visibili e invisibili gli sarebbero state richieste, incluso il proprio assassinio […]. Non era solo mancanza di attenzione o penetrazione dei moti  profondi  della  economia e della sociologia […] Era furia metabolica che voleva restituire subito, sulle pagine, ogni informazione» [18].
     Carla Benedetti traccia a sua volta un profilo di Pasolini, sostenendo che egli è stato uno dei critici più acuti rispetto alle illusioni della modernità occidentale, delle sue ideologie, delle sue costruzioni e, soprattutto, delle sue distruzioni: «La realtà odierna non ha mai “superato” né i miti né gli strati preilluministici della civiltà. Lo vediamo ogni giorno nella capacità incredibile che la società occidentale dimostra di potersi intrecciare con l'arcaico, con ciò che pretendeva di aver oltrepassato e che invece sopravvive, e su cui oggi vanno a innestarsi nuovi e più terribili poteri. Persino la schiavitù è ricomparsa di colpo, quasi miticamente, nelle strade delle nostre città, nella prostituzione, nel commercio di bambini e di organi, nel lavoro nero. Il mondo occidentale, che alcuni continuano a considerare democratico e avanzato, fondato sui diritti della persona, è un coacervo di tecnologia sofisticata e di violenza brutale, persino sui corpi, soprattutto sui corpi, e sulla vita. […] I suoi contemporanei non lo seguivano su questo. Ma oggi i nuovi movimenti gli danno ragione. La moltitudine che manifesta per le strade e nei social forum si trova in sintonia persino con le armi di Pasolini: insubordinate, dirette, quasi infantili (“col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili” – recita l'esergo di Petrolio). Armi che rifiutano le mediazioni ideologiche a cui le grandi narrazioni del Novecento ci avevano abituati. La situazione nel mondo che si descrive come “globalizzato” è tale da richiedere un'opposizione immediata, mentre il potere si insinua direttamente nella vita degli individui, nel loro spazio vitale, nel bios, nell'ambiente, nel clima. Il parresiasta Pasolini, che sceglie il rischio di dire la verità rifiutando di sottomettersi al criterio dell'opportunità politica, ci mostra, con la sua stessa parola, la forza che può esserci in ogni individuo, che è sempre in grado di fare la differenza» [19].
 
 

[15] Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, in Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società, Meridiani Mondadori, Milano 1999. Un ampio stralcio del testo dell'articolo di Pier Paolo Pasolini è leggibile nella quinta postilla, Arringa dell'avvocato di parte civile Guido Calvi del 24 aprile 1976 al processo per l'assassinio di Pier Paolo Pasolini (1976). Guido Calvi aveva dato voce allo stesso Pasolini nella parte conclusiva della sua arringa.
[16] Pier Paolo Pasolini, Il vuoto del potere ovvero L'articolo delle lucciole, in Scritti corsari, cit.
[17] “Lettera ad Alberto Moravia”, in Pier Paolo Pasolini, Petrolio, cit., p. 344.
[18] Franco Fortini, Attraverso Pasolini, Einaudi 1993.
[19] Carla Benedetti, Dossier Petrolio, in “Queer”, supplemento a “Liberazione”, 30 ottobre 2005.


Enigma Pasolini
Insulti al poeta degli “scandali annunciati”


Enigma Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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