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"Pagine corsare"
Angela Molteni
Enigma
Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su
Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De
Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.
La Commissione
stragi del 1994 [***]
Giovanni Pellegrino, avvocato e già senatore della Repubblica, ha presieduto
dal 1994 la Commissione stragi, istituita dal Governo italiano per far
luce, o forse più semplicemente per dare un senso, ai più oscuri ed efferati
episodi della storia d'Italia, a partire dal 12 dicembre 1969, data in
cui una bomba esplodendo all'interno della Banca dell'Agricoltura, in piazza
Fontana a Milano, uccise sedici persone. Pellegrino, in un libro-intervista,
scritto con due giornalisti, Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri [27]
riordina le carte e traccia una bozza della relazione finale. E in tale
intervista parla anche di Pasolini:
«[ PELLEGRINO]
In uno dei suoi Scritti corsari, pubblicato sul “Corriere della
Sera” il 14 novembre 1974, pochi mesi dopo la strage dell'Italicus, Pier
Paolo Pasolini affermò di sapere (pur non avendo prove e neppure indizi)
che se le stragi del 1969 erano state anticomuniste, quelle del 1974 erano
antifasciste. Dal momento che mi pare molto probabile che anche la strage
di Brescia sia stata compiuta nel maggio del 1974 da uomini della destra
radicale, continuavo a domandarmi che cosa volesse dire Pasolini nel sottolineare
la logica antifascista...
Oggi ha
trovato, finalmente, questa risposta?
[PELLEGRINO]
Sì, oggi sono in grado di dare una risposta. Innanzitutto cerchiamo di
identificare i diversi obiettivi che avevano i vari protagonisti di quella
strategia. L'obiettivo della manovalanza neofascista era quello di provocare
allarme, paura, disagio sociale; e quindi di fare in modo che, al dilagare
della protesta studentesca e operaia, si reagisse con una risposta d'ordine.
Quindi le loro azioni erano funzionali al progetto di un vero e proprio
colpo di Stato. A un secondo livello, diciamo degli “istigatori”, probabilmente
si pensava, invece, di affidare alla tensione lo stesso ruolo che aveva
avuto il “tintinnare delle sciabole” del 1964: favorire, cioè, uno
spostamento in senso conservatore dell'asse politico del Paese. [...] Al
terzo livello, quello internazionale, c'erano interessi geopolitici volti
a tenere comunque l'Italia in una situazione di tensione, di disordine
e di instabilità. Il tentativo in direzione del colpo di Stato o dell'intentona,
durò abbastanza poco, sostanzialmente dagli attentati del 1969 al fallito
golpe Borghese. A livello politico, sia interno sia, soprattutto, internazionale
si capì che l'Italia non era la Grecia, che da noi non era importabile
il regime dei colonnelli, perché sarebbe scoppiata la guerra civile: un
prezzo troppo alto da pagare. Dunque, da quel momento ha inizio una nuova
fase, sia pure ovviamente non lineare: quella dello sganciamento dalla
manovalanza neofascista. Lentamente, gli uomini della destra radicale sono
richiamati all'ordine, si comincia a instillare loro l'idea che un piano
golpista non può essere attuato fino in fondo, che è necessario fare
un passo indietro. E loro reagiscono. Con una serie di attentati in qualche
modo di ritorsione che segneranno la loro fine: li lasceranno fare, probabilmente
proprio per poterli liquidare.
Era questa
dunque l'intuizione di Pasolini?
[PELLEGRINO]
Sì, secondo me era questa.
Era il 1974,
come poteva sapere?
[PELLEGRINO]
Chissà, forse nel mondo degli emarginati romani, che Pasolini frequentava,
un mondo a volte ai confini con la destra eversiva, qualcuno poteva aver
parlato. Di sicuro, fu assassinato esattamente un anno dopo aver scritto
quelle parole, il 2 novembre 1975, tre giorni prima che iniziasse il processo
per il golpe Borghese...
Nonostante
l'autore materiale dell'omicidio sia stato arrestato e condannato, su quel
caso non si è mai riusciti a fare piena luce. Lei oggi è convinto che
uno dei possibili moventi di quell'assassinio possa essere proprio quello
che Pasolini sapeva e aveva scritto?
[PELLEGRINO]
Una cosa è certa: Pasolini era arrivato quasi in tempo reale laddove la
Commissione, oggi, è giunta dopo anni e anni di ricerche.»
Anche in una intervista del 5 aprile 2009 di Renato Fabiani del “Portale
Internet di Poesia e Realtà – La Gru”, Giovanni Pellegrino rispondeva
così a una domanda riguardante la ricostruzione degli eventi stragisti
in Italia:
«[ FABIANI]
[…] manca in Italia un tentativo serio, documentato e credibile di
ricostruzione di questo periodo da parte dell'università; tanto che è
stata la letteratura spesso a cercare di colmare questo vuoto: si pensi
a Petrolio di Pasolini, o a Todo Modo di Sciascia […]
[PELLEGRINO]
[…] Per ciò che concerne la letteratura non vi è dubbio che in Pasolini
vi siano intuizioni storiografiche di eccezionale interesse, soprattutto
se si riflette che le stesse erano sostanzialmente contemporanee a vicende
italiane, che ai più apparivano misteriose e di cui Pasolini seppe cogliere
il senso. In particolare Petrolio è una miniera di intuizioni storiografiche
che attendono ancora oggi di essere verificate. Penso ad esempio alla possibilità
di vedere in Cefis il precursore di Gelli».
[27] Giovanni Pellegrino con Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri, Segreto di Stato,
La verità da Gladio al caso Moro, Einaudi, Torino 2000.
[***] Terza postilla: La strategia della tensione
Enigma
Pasolini
Le
fonti di Petrolio
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Enigma
Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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