Angela Molteni, Enigma Pasolini - maggio 2010

"Pagine corsare"

Angela Molteni
Enigma Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.

Sviste d'autore. Pagine bianche. "Lampi sull'ENI"

     Come ha fatto notare Gianni D'Elia [46] quando Pasolini parla di I e II BLOCCO POLITICO cade in contraddizione, commette un errore del tutto casuale di scrittura, una svista, che è possibile tuttavia superare utilizzando il suo testo successivo e mettendo a confronto le  parole  utilizzate  con  quelle  dell'articolo  Il romanzo delle stragi [47]. Una possibile correzione potrebbe modificare così il testo originario in Petrolio:

– nel I BLOCCO POLITICO “[Troya] con la cricca politica ha bisogno di anticomunismo ('68): bombe attribuite ai fascisti”; le bombe vennero in realtà attribuite agli anarchici Valpreda e Pinelli;
– nel II BLOCCO POLITICO “[Troya] Ha bisogno, con la cricca dei politici, di una verginità fascista (bombe attribuite ai fascisti)”: qui la verginità  che  Troya  intende rifarsi è indiscutibilmente antifascista. 

     Si veda anche quanto dice il senatore Giovanni Pellegrino nel capitolo La commissione stragi del 1994. Pasolini, inoltre, inserisce nel suo romanzo la seguente annotazione:
«Istituire all'interno del paragrafo precedente (128) una sintesi della nuova situazione politica italiana: ossia le ragioni che hanno spinto Cefis dall'ENI alla Montedison, e la conquista della Presidenza dell'Edison con l'aiuto dei fascisti» (?) ecc.» [48].

     Una sorta di giustificata ossessione, quella nei confronti di Cefis/Troya, che si affiancava ad altre riflessioni divenute altrettanto ossessionanti per Pasolini che il pomeriggio del 1° novembre 1975, a distanza di qualche ora dalla sua tragica morte, avrebbe suggerito a Furio Colombo il titolo da assegnare all'intervista che stava rilasciando al giornalista della “Stampa”:

«Ecco il seme, il senso di tutto. Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”» [49].

     Si è visto dunque che Vincenzo Calia ha riportato nella sua lunga e circostanziata relazione l'intero contenuto-sommario delle pagine 117-118 di Petrolio. In tali pagine il testo è evidentemente una prima stesura, il che spiega ampiamente anche le “sviste d'autore” prima ricordate. Non vi è alcun dubbio che «se Pasolini avesse finito il libro, con la meticolosa pazienza d'elaborazione che sempre è stata complementare allo slancio delle sue intuizioni creative» [50] anche questa difformità sarebbe stata superata.
     Purtroppo, Pasolini quel libro non l'ha potuto mai finire.
     Nelle pagine appena richiamate sono evidenziati appunti pasoliniani che riguardano ENI, Mattei e Cefis. O, perlomeno, quegli appunti di Petrolio che sono arrivati alla redazione di Einaudi per la pubblicazione nel 1992, diciassette anni dopo la scomparsa di Pasolini. Perché proprio questo è accaduto: che l'ultimo romanzo che Pier Paolo Pasolini non ha potuto terminare rimanesse oscurato per oltre tre lustri. Ciò è avvenuto malgrado vi fossero state sollecitazioni nei confronti di chi era in possesso di quel manoscritto – la cugina ed erede di Pasolini, Graziella Chiarcossi – da parte di giornalisti, scrittori e amici di Pasolini che conoscevano l'esistenza del romanzo attraverso la viva voce del suo autore, e contestavano le dichiarazioni della cugina quando sosteneva che quelle pagine fossero “un segreto”. [51]
     Nel corso di diciassette anni è evidente che, come penso accada a ciascuno di noi per gli eventi della propria esistenza, anche per un manoscritto inedito si possano verificare fatti e circostanze tra le più disparate. E ciascuno di noi conserva ricordi. Spesso sbiaditi, imperfetti o parziali, i ricordi hanno un posto d'onore nella nostra mente.
     Ho memoria personale, per esempio, che nel 1975, a indagini in corso per l'omicidio dello scrittore, sul “Corriere della Sera” fu pubblicata una notizia nella quale si riferiva che nella casa all'Eur di Pasolini, in cui il poeta abitava con la madre e la cugina, era stata effettuata una perquisizione. Nel corso di quell'intervento gli agenti avevano sequestrato “carte dello scrittore”. Francamente non posso affermare, a distanza di trentacinque anni, se l'articolo di giornale precisasse natura o contenuti di quelle carte. Ricordo però che successivamente i giornali insistettero anche nel divulgare notizie riguardanti interventi dei servizi segreti nella casa dello scrittore, e non posso affermare né contraddire con certezza assoluta che si trattasse della stessa vicenda segnalata dal “Corriere”, e a cui si richiamarono successivamente altre informazioni giornalistiche.
     Ora, riletto Petrolio e ripercorsi più volte i paragrafi della Descrizione dei materiali e della Nota filologica di Aurelio Roncaglia all'edizione Einaudi del '92 che elenca (pp. 570 sgg.) anomalie quali imperfezioni, frammentarietà, cancellazioni, passaggi semplicemente abbozzati, pagine incomplete, incongruente numerazione degli appunti (peculiarità da attribuire al fatto che il testo di Petrolio è forzatamente inconcluso) qualcosa non convince, o perlomeno non risulta chiaro, nelle quantità di fogli manoscritti e dattiloscritti enumerate dal filologo e riferite a occasioni diverse in cui lo stesso Roncaglia era stato depositario di blocchi di fotocopie del romanzo pasoliniano: parla infatti di 600 pagine redatte da Pasolini, a cui lo stesso scrittore, pressoché con le medesime parole, aveva fatto esplicito riferimento in più di un'intervista (Carlotta Tagliarini, “Il Mondo” 26 dicembre 1974, Luisella Re, “Stampa Sera” 10 gennaio 1975 e Lorenzo Mondo, “La Stampa” 10 gennaio 1975):

«Nulla è quanto ho fatto da quando sono nato, in confronto all'opera gigantesca che sto portando avanti: un grosso romanzo di 2000 pagine. Sono arrivato a pagina 600 […]».

     Ma i fogli dattiloscritti o manoscritti da Pasolini che il professor Roncaglia dichiara di avere ricevuto, dopo la morte dello scrittore, «nella cartella recuperata da Graziella Chiarcossi («che ne depositò una fotocopia presso di me») risultavano 522» (521 ne contò Walter Siti, curatore con Silvia De Laude nel 1998 dei due Meridiani sui romanzi e racconti pasoliniani). Forse sarebbe stato più appropriato scrivere “in possesso” di Graziella Chiarcossi: oppure sarebbe stato opportuno informare “da dove” o “da chi” la  cugina di Pasolini avesse “recuperato” la cartella in questione.
     Roncaglia informa inoltre che «quando nel settembre 1974, Pasolini fece fare, ad uso personale, una fotocopia di quanto scritto sino allora […] i fogli riempiti - alcuni a mano, i più dattiloscritti sempre da lui e con correzioni autografe - risultavano 337». Aggiunge che «Nella fotocopia del '74  mancavano, salvo uno (quello del padre e delle due figlie) tutti i racconti dell'Epochè, gli Appunti 102 e 102a e la Digressione.
     I racconti dell'Epochè che compaiono in Petrolio (cfr. pp. 589-590) alle pagine dalla 399 alla 457 dell'edizione pubblicata da Einaudi sono i seguenti e quell'unico dichiarato da Roncaglia non mancante è dunque soltanto l'"Appunto 101 Storia di un padre e delle sue due figlie"? Ma, mancante in che senso?

Appunto 100 L'Epochè [c'è solo il titolo, la pagina è bianca, nda]
Appunto 97 I narratori
Appunto 98 L'Epochè: Storia di un uomo e del suo corpo
Appunto 98a L'Epochè: Storia della ricostruzione di una storia
Appunto 99 L'Epochè: Storia di mille e un personaggio
Appunto 100 L'Epochè: Storia di quattro critici e di quattro pittori
Appunto 101 L'Epochè: Storia di un padre e delle sue due figlie
Appunto 102 L'Epochè: Storia di due padri e di due figli
Appunto 102a L'Epochè: Storia di un volo cosmico
Appunto 103 L'Epochè: Storia delle stragi
Appunto 103a Un incerto punto fermo
Al posto dei racconti Zen
Appunto 102 L'Epochè: Commenti in salotto
[gli appunti 100 e 102 sono elencati due volte nella pubblicazione citata, nda]

     Sull'appunto che Roncaglia cita come la "Digressione”, gli appunti in effetti sono tre, come scrivono Walter Siti e Silvia De Laude nelle Note e notizie sui testi nel secondo volume di Pasolini. Romanzi e racconti 1962-1975 nell'edizione dei Meridiani Mondadori sopra citata:

105 Premessa alla grande Digressione
106a Comincia la grande Digressione
106b Continua la grande Depressione

     La parola “Depressione” del 106b - presente nel titolo dell'appunto nella edizione Einaudi (1992) -  va dunque letta come “Digressione”. E come tale appare correttamente riportata nel citato volume dei Meridiani (1998), nonché nell'edizione negli Oscar Mondadori (2005) di Petrolio.
     Inoltre, gli appunti 102 e 102a fanno parte proprio dell'Epoché. Perché Roncaglia li indica come appunti a sé stanti? Purtroppo la parola “mancanti”, nel modo in cui il filologo la utilizza, non è chiara, costringe a una interpretazione. È innegabile, infatti, che possa assumere due opposti significati: quegli appunti non erano stati scritti da Pasolini?, oppure erano stati scritti ma non erano inclusi nella cartella “recuperata” dalla Chiarcossi?, così come è accaduto per «qualche nota datata Chia, agosto 1974, già scritta, dunque, al momento di preparare la fotocopia, ma non ancora acclusa allo scartafaccio del romanzo», circostanza quest'ultima riferita da Siti-De Laude nel volume dei Meridiani citato. Soltanto nelle Note e notizie sui testi dei Meridiani (p. 1995) l'equivoco si scioglie: «Dell'ultimo anno [1975] sono il seguito del romanzo […]; i racconti dell'Epoché (tranne quello che figura al numero 101 ("Storia di un padre e delle sue due figlie"); il blocco della “Grande Digressione”, che coincide, nella seconda parte, con gli appunti 105, 106a e 106b […]».
     Vi è tra l'altro anche una “copia-carbone” di Petrolio, che  Pasolini fece a partire da un certo punto del romanzo. Di tale copia (che viene realizzata mediante l'impressione dei caratteri digitati con la tastiera di una macchina da scrivere inserendo nel carrello due fogli intercalati da un foglio di carta carbone) non vi sono ulteriori notizie. Se non, forse, l'insistenza del bibliofilo e senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, di cui parlerò più avanti, nell'indicare in «78 fogli di carta velina le pagine di Petrolio a suo tempo trafugate» e di cui gli era stato offerto l'acquisto da una persona rimasta sconosciuta allo stesso senatore. Si potrebbe ipotizzare allora che i fogli propostigli fossero copie-carbone. E invece, molto probabilmente, si trattava proprio di originali. Pasolini, infatti, scriveva le pagine di Petrolio proprio su carta velina - lo stesso tipo di carta utilizzato per le copie-carbone. Chiunque abbia preso visione degli originali dattiloscritti o manoscritti custoditi al Vieusseux può confermarlo. Ed è tra l'altro per questo motivo che le sorprendenti dichiarazioni di Dell'Utri hanno almeno un elemento di attendibilità. Non è dato sapere infine da alcuna fonte se dopo la morte di Pasolini quella copia in carta carbone sia stata conservata, catalogata, eliminata, oppure abbia avuto un diverso destino.
     Complessivamente, "i conti" comunque non tornano e rimane inspiegato e inspiegabile il fatto che i fogli (quegli stessi dichiarati 337 nel settembre '74 da Roncaglia) fossero 600 nelle affermazioni di Pasolini del mese successivo (ottobre '74), e 522 (o 521) a distanza di un anno esatto, dopo l'assassinio dello scrittore. Un anno in cui Pasolini oltretutto aveva indubbiamente lavorato sodo, com'era suo solito, alla scrittura del suo romanzo. Non c'è da meravigliarsi se qualcuno tenta di addebitare questa "conta anomala" delle cartelle originali di Petrolio a una sorta di "inettitudine" dello stesso Pasolini, se è vero com'è vero che perfino il curatore dei Meridiani pasoliniani, Walter Siti, non ha resistito alla tentazione di rivolgere al poeta una sorta di "insulto raffinato" (secondo la definizione di Marina Belke) costituito dalla postfazione all'intera opera omnia apparsa nel volume conclusivo, il decimo, della pubblicazione. Una postfazione che consiglio di leggere per intero, quanto meno per allenarsi a distinguere "un lavoratore di cose letterarie" qual è Siti da uno "scrittore-artista" qual è Pasolini.
     Intorno alle pagine dattiloscritte e manoscritte da Pasolini vi è stato probabilmente un certo disordine, si è creata confusione. Potrebbe essere accaduto che i fogli di Petrolio non siano stati custoditi con la cura dovuta? È uno degli interrogativi che è legittimo porsi, soprattutto considerando che tra le pagine di un'altra fotocopia del manoscritto pasoliniano, consegnata dalla cugina di Pasolini a una terza persona per motivi di studio, si trovava anche copia di un contratto editoriale stipulato con Einaudi nel 1992 per la pubblicazione di Petrolio. A questo proposito, mi chiedo anche quante fotocopie (o copie in carta carbone) dei fogli originali di Petrolio fossero e siano tuttora in circolazione.
     È opportuna anche un'ultima, decisiva considerazione. Tra gli appunti che nella pubblicazione a stampa presentano pagine bianche  e per i quali dunque è congruente la deduzione (almeno a una prima osservazione e tenendo conto di ciò che spiega Roncaglia) che i rispettivi testi siano da considerare come non ancora scritti da Pasolini [53], un solo appunto dà ampio margine all'ipotesi che invece alcuni fogli pasoliniani originari siano andati perduti. Sono le pagine contenenti il testo dell'“Appunto 21 Lampi sull'ENI” (p. 93). Che Pasolini abbia scritto un testo relativo a quell'appunto è comprovato da un suo intervento successivo, poiché  - come scrive D'Elia nel suo Il Petrolio delle stragi (pp. 16-17) «[…] non si può “rimandare” che a ciò che si è già scritto. Dunque, prova filologica “interna” della mancanza di parti già composte da Pasolini». Una affermazione, quella di Gianni D'Elia, con la quale concordo pienamente, e che è soprattutto una considerazione dettata da elementare buon senso. Né ci si può appellare al fatto che il romanzo sia incompiuto per non dar credito a ciò che sostiene D'Elia. E non può essere considerato normale, come alcuni affermano, che in Petrolio, sia pure in corso di scrittura e quindi lontano da una stesura definitiva, Pasolini faccia riferimento a pagine che ha intenzione di scrivere ma non ha scritto. Nell'"Appunto 22a" (p. 97) si legge:

«Per quanto riguarda le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore, ne ho già fatto cenno nel paragrafo intitolato “Lampi sull'ENI”, e ad esso rimando chi volesse rinfrescarsi la memoria».
[Il neretto è mio, nda].

     Pasolini avverte inequivocabilmente il lettore di avere già scritto “Lampi sull'ENI” rinviandolo addirittura alla descrizione delle vicende intervenute tra Mattei (Bonocore) e Cefis (Troya) durante la Resistenza. Subito dopo tale "rimando", Pasolini va oltre, e proprio dando per scontato che il lettore possa essersi rinfrescato la memoria rileggendo il contenuto dell'appunto 21, scrive:

«La cosa che vorrei sottolineare è la seguente: Troya nella formazione partigiana era secondo. E la cosa pareva gli si addicesse magnificamente fin da allora. Non vorrei mitizzare: ma Troya non ci teneva a primeggiare per primeggiare. Era qualcosa di più che ambizioso. Non aveva dunque le debolezze degli ambiziosi: la sua vita, il suo aspetto, il suo comportamento erano grigi, o, per meglio dire, ascetici. Lo erano sempre stati. In qualità di ‘secondo’ (vicecomandante o vicepresidente) la sua tendenza ascetica a ‘realizzare’ si attuava molto meglio. Probabilmente egli non lo calcolava, ma si limitava semplicemente ad ammassare e costruire il proprio destino secondo la propria natura. Egli non avanzava, accumulava. Non saliva, si espandeva. [...]» (p. 97).

     Vincenzo Calia nelle pagine della sua relazione riferisce: «Anche Pier Paolo Pasolini (ucciso a Ostia il 2 novembre 1975) aveva avanzato sospetti sulla morte di Mattei, alludendo a responsabilità di Cefis. Tali allusioni sono rintracciabili nella frammentaria stesura del suo ultimo lavoro incompiuto […]», con quel che segue sulla “Storia del problema del petrolio e retroscena” (Appunti 20-30) che già ho riportato per esteso nel capitolo precedente. Quelle due pagine di Petrolio trascritte da Calia, la 117 e la 118  [52], portano una data, 16 ottobre 1974, apposta dallo stesso Pasolini. Sono uno schema-promemoria riepilogativo che lo scrittore aveva fatto - quasi un anno preciso prima della sua morte - dei suoi appunti riguardanti ENI, Mattei e Cefis.
     Nell'edizione negli Oscar Mondadori di Petrolio, pubblicata nel 2005 con un apparato note di Silvia De Laude (curatrice dell'edizione e collaboratrice di Walter Siti per l'opera omnia pasoliniana pubblicata nei Meridiani), alla nota 14 è scritto: «[…] l'appunto 21, Lampi sull'ENI, che avrebbe dovuto “rinfrescare la memoria” sul passato partigiano dei personaggi Troya e Bonocore, già insieme nella Resistenza, è in realtà solo una pagina bianca con l'indicazione di un titolo». Nelle note a Petrolio non vi è alcun cenno, invece, a Vincenzo Calia e a ciò che su Pasolini e Petrolio è scritto nella relazione relativa alla sua inchiesta. Nella prima pubblicazione del romanzo (Einaudi 1992) e in quella edita nei Meridiani (1998) – quando  tra l'altro le intuizioni di Calia erano di là da venire – non si trova alcuna nota redazionale riferita all'appunto 21.
     Si chiedono Giuseppe Lo Russo e Sandra Rizza nel loro libro Profondo nero (p. 248) pubblicato da Chiarelettere: «Perché è sparito proprio l'appunto 21? Chi aveva interesse a farlo sparire? Nel capitolo scomparso che, almeno a giudicare dal titolo, illumina con lampi di chiarezza l'economia politica delle stragi in Italia, Pasolini racconta dunque “le imprese antifasciste, ineccepibili e rispettabili, malgrado il misto, della formazione partigiana guidata da Bonocore” (alias Mattei), che era con Cefis in Val d'Ossola. Nella finzione letteraria, Pasolini sposta lo scenario sui monti della Brianza e chiarisce il suo pensiero sul “fascismo degli antifascisti” - come poi scrive sul “Corriere della Sera” - le cui origini stanno nel “misto”, nel trasformismo, nel trasversalismo della politica italiana che trae origine proprio dalla matrice, insieme cattolica e comunista, della Resistenza. Non è il “misto” della politica italiana, quel brodo di coltura da cui nasce il “centrismo”, come vocazione alla stabilità a tutti i costi, difesa dagli “opposti estremismi”? Non arriva forse da lì la perversione delle stragi di Stato, o comunque la vocazione italiana al segreto di Stato, alla copertura “istituzionale” della verità?».
     Sulla sparizione  di "Lampi sull'ENI" ha scritto Giulia Moja, studiosa di Pasolini e presenza assidua in pasolini.net: «Non mi risulta che siano stati eseguiti particolari accertamenti. Le prime dichiarazioni della cugina lasciano intuire la possibilità che l’appunto 21 sia stato rubato da ignoti un mese circa dopo il delitto, ma in seguito nega tutto e rassicura “il romanzo è completo, nessun foglio è stato sottratto”. Però se non ricordo male nel settembre '74 [...] Pasolini per sicurezza fece fare una fotocopia del plico (vi lavorava molto nella sua casa di Chia e probabilmente temeva che durante gli spostamenti qualche foglio potesse andare perduto). È difficile credere che il preciso ed esigente Pier Paolo abbia conservato originale e fotocopia nel medesimo cassetto, quindi se l'appunto è stato sottratto dal primo plico, avrebbe dovuto essere presente nel secondo. Sull'esistenza della fotocopia non vi sono dubbi, poiché è stata utilizzata proprio durante la pubblicazione di Petrolio (1992) per verificare l'ordine degli appunti stessi. Come fanno allora dei rozzi ladri a rubare esattamente i contenuti dell'appunto 21 sia dall’originale sia dalla copia? Sapevano dell'esistenza delle fotocopie e anche la loro collocazione? Qualcosa non torna, credo più a una sottrazione mirata e volontaria da parte di persone bene informate del contenuto compromettente, forse pericoloso, e magari utile per spiegare le ragioni della morte del poeta».
     Che tutte le edizioni di Petrolio finora realizzate (una di Einaudi e due di Mondadori) abbiano “solo una pagina bianca con l'indicazione di un titolo” - “Appunto 21 Lampi sull'ENI” - (come alcuni mi hanno fatto notare), in sé non può stupire. Infatti, chiunque oggi prendesse visione dei manoscritti e relative fotocopie conservati a Firenze potrebbe confermare che quella pagina è bianca, poiché lo scartafaccio di Petrolio all'interno del contenitore a quadretti di cui parlano Walter Siti e Silvia De Laude nelle Note e notizie sui testi, non conteneva più quelle pagine tra i materiali riguardanti il romanzo - dapprima depositato all'Archivio Bonsanti del Gabinetto Vieusseux, trascritto diciassette anni dopo per la stampa da Graziella Chiarcossi e Maria Careri, poi editato da Einaudi (1992) e successivamente da Mondadori (1998 e 2005). Sia i fogli dattiloscritti sia quelli manoscritti da Pasolini in Petrolio - e anche le relative fotocopie - contenenti il testo dell'appunto 21 non potevano e non possono essere più presenti in quel contenitore a quadretti, sia che fossero andate perdute, sia che siano state oggetto di un sequestro, sia che si sia trattato di "sottrazione mirata" come sostiene la Moja, sia che sia avvenuto un furto.
     Perché vi è stato comunque un furto, forse più di uno. Guido Mazzon, musicista jazz, scrittore e cugino di Pasolini aveva dichiarato a Gianni D'Elia il 24 ottobre 2005, che stava redigendo Il Petrolio delle stragi, di avere ricevuto, giorni dopo la morte del cugino, una telefonata in cui Graziella Chiarcossi accennava al fatto che alcuni ladri erano entrati in casa portando via dei gioielli e delle carte di Pier Paolo. Raggiunto nuovamente il 4 marzo 2010 da Paolo di Stefano, giornalista del “Corriere della Sera”, Mazzon ha confermato: «Nel '75, dopo la tragedia di Pier Paolo, Graziella chiamò mia madre per dirle di quel furto. Quando mia madre me lo riferì, pensai: “Accidenti, con quel che è capitato ci mancava pure questa”. E pensai anche: “Strano però, che senso ha andare a trafugare le carte di un poeta?”. Il mio stato d'animo sul momento fu proprio quello. Avevo 29 anni e ricordo bene la sensazione che ebbi. Poi il particolare del furto mi tornò alla mente leggendo Petrolio e venendo a sapere della parti scomparse. Non riesco a capire come mai mia cugina continui a negare quel fatto. Dopo l'annuncio del ritrovamento, l'ho cercata al telefono, ma senza successo: vorrei chiarire, cercare di ricomporre il ricordo. Mia madre è morta due anni fa e non posso più chiederle conferma, ma quella comunicazione telefonica ci fu e si verificò dopo la morte di Pier Paolo, non potrei dire esattamente quanti giorni dopo».
     Il 4 marzo 2010 Paolo Di Stefano ha scritto sul “Corriere della Sera”: «[…] la cugina ed erede di Pasolini, Graziella Chiarcossi (filologa a sua volta), nega un'evidenza: e cioè che quelle pagine siano esistite. In un'intervista a Paolo Mauri (“la Repubblica” 31 dicembre 2005), affermava: “Sarebbe meglio dire che di quel capitolo è rimasto solo il titolo, come per tanti altri rimasti in bianco” […] Nella stessa intervista la Chiarcossi negava anche che dopo la morte di Pier Paolo si sia mai verificato un furto di carte nella casa dell'EUR in cui viveva con suo cugino. Ricorda invece un'effrazione precedente».
     Inaspettatamente, il 2 marzo 2010, alcuni quotidiani informano che il collezionista-bibliofilo Marcello Dell'Utri, senatore del Pdl, ha dichiarato di essere in possesso di un manoscritto di Pasolini, che definisce “inedito”, sottratto a suo tempo alle cartelle di Petrolio nello stesso studio dello scrittore: si tratterebbe del capitolo “Lampi sull'ENI”. Anzi, Dell'Utri afferma che il titolo esatto sarebbe “Lampi su ENI”. Quelle che seguono sono soltanto alcune delle svariate dichiarazioni rilasciate dal senatore: «[si tratta di] una settantina di veline dattiloscritte con qualche appunto a mano […] sono esattamente 78 di un totale di circa 200» (“Corriere della Sera”, 2 marzo); «C'è un giallo perché credo che questo capitolo sia stato rubato dallo studio di Pasolini; è un capitolo inquietante per l'ENI, di grande interesse, perché si lega alla storia del Paese, a Eugenio Cefis, alla morte misteriosa di Enrico Mattei e di Pasolini» (“la Repubblica”, 3 marzo). Analoghe dichiarazioni sono state rese da Dell'Utri ad altri quotidiani il 3 e il 9 marzo.
     Sia che le cartelle attribuite a Pasolini dal senatore – e oggetto di ricettazione poiché, secondo le sue dichiarazioni, provenienti da un furto – siano autentiche, sia che si tratti di una mistificazione di Dell'Utri o di chi ha ideato quest'ultima vicenda, è opportuno un accertamento e un eventuale successivo provvedimento di sequestro di tali pagine – che costituiscono un corpo di reato – da parte della magistratura, cosa d'altronde puntualmente richiesta dall'avvocato Stefano Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini il 2 marzo, a integrazione della loro iniziativa giudiziaria; lo scorso anno avevano infatti inoltrato alla Procura di Roma richiesta di riapertura delle indagini sul delitto Pasolini.
     Il 9 aprile 2010 tali indagini sono state riaperte. E il 22 aprile un lancio dell'agenzia di stampa Adnkronos ha annunciato: «Sul caso di Pier Paolo Pasolini tornato all'esame della Procura della Repubblica di Roma per verificare nuove circostanze circa i motivi della sua uccisione, il pubblico ministero Francesco Minisci ha sentito oggi per circa mezz'ora Marcello Dell'Utri. Al centro dell'interrogatorio alcune dichiarazioni fatte tempo fa dal parlamentare circa il suo possesso di un capitolo del libro Petrolio pubblicato dopo la morte dello scrittore. Capitolo scomparso, ma che Dell'Utri afferma, come ha confermato oggi, di aver visto qualche tempo fa. A mostrarglielo una persona che lo aveva avvicinato a Milano in occasione di una mostra su Curzio Malaparte. Dopo l'incontro con il magistrato, Dell'Utri si è fermato a conversare con i giornalisti ai quali ha confermato le dichiarazioni fatte tempo fa e cioè che il capitolo del libro, dattiloscritto su fogli di carta velina e intitolato “Lampi su ENI” gli è stato mostrato, l'ha sfogliato rapidamente notando correzioni a mano. Dell'Utri ha confermato che la persona che l'aveva avvicinato e di cui non conosce l’identità, probabilmente voleva vendere quel capitolo.» Ha concluso dicendo che la stessa persona, temendo probabilmente il clamore sollevato dalla vicenda, non aveva ripreso alcun contatto con lui.
     Il Pm Francesco Minisci ha raccolto, dopo le dichiarazioni di Dell'Utri, la testimonianza di Silvio Parrello. Quest'ultimo, sia al processo sia in occasione di indagini svolte in tempi successivi dalla Procura romana (quelle più recenti sono del 2005), non era mai stato ascoltato né dalla magistratura giudicante né da quella inquirente.
     La stessa sorte era toccata a Sergio Citti, che girò pochi giorni dopo l'uccisione di Pasolini un filmato sul luogo del delitto. Mario Martone filmò a sua volta, tre mesi prima della scomparsa di Sergio Citti avvenuta nell'ottobre 2005, le dichiarazioni di quest'ultimo che, rispondendo a domande dell’avvocato Guido Calvi - già avvocato di parte civile al processo degli anni '70 e ora incaricato dal Comune di Roma, costituitosi parte offesa in questa nuova indagine - descrivevano il filmato del ’75, che rappresenta una testimonianza importante, ripetutamente offerta da Citti e in precedenza non ammessa dalla Procura. Ora il Pm Minisci ha acquisito per l'indagine che  anche questo film-documento.
 
 

[46] Gianni D'Elia, Il Petrolio delle stragi: postilla a L'eresia di Pasolini, Effigie, Milano 2006, pp. 37-38.
[47] Pier Paolo Pasolini, Il romanzo delle stragi ovvero Che cos'è questo golpe?, in “Corriere della Sera”, 14 novembre 1974, poi in Scritti corsari, cit.
[48] Pier Paolo Pasolini, Petrolio, cit., p. 526.
[49] Intervista di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicata nell'inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa”, 8 novembre 1975.
[50] L'osservazione è di Aurelio Roncaglia, Nota filologica a Pier Paolo Pasolini, Petrolio, cit. p. 577.
[51] Renzo Paris, in “Petrolio”, il vero testamento di Pier Paolo Pasolini, “Liberazione” 4 gennaio 2006 scriveva tra l'altro: «[…] Che meraviglia gli eredi degli scrittori, grandi e piccoli, gli occhiuti custodi delle loro carte! Per lo più sono estranei alla letteratura del defunto, al loro valore, avidi, spesso venali, se non proprio dei minus habens. Tranquilli, la leggenda della stupidità congenita degli eredi, riguarda soltanto quella fetta per così dire incolta, quella che ignora le varianti, preda a volte dei grandi squali dell'inedito. Quando però, e accade raramente, l'erede è colto, allora si mette a controllare pure le virgole del genio e non permette a nessuno di editare alcunché. Nell'intervista di Paolo Mauri a Graziella Chiarcossi apparsa su "la Repubblica" del 31 dicembre 2005, l'erede colta delle carte pasoliniane fa piazza pulita di tutte le nuove interpretazioni sulla morte di quel grande. È come infastidita dal rumore del trentennale della morte, ma an-cora di più dai libri usciti. Convegni, mostre, ristampe, tutto inutile ma quello che più la urta è che si torni a parlare della morte e ad almanaccare nuove ipotesi. […] Che poi Petrolio fosse un segreto, come ha riferito la Chiarcossi, ci andrei piano. Moravia lo sapeva e con lui Siciliano, Volponi, il sottoscritto e Dario Bellezza, con il quale abbiamo scherzato sul postumo. E credo altri lo sapessero. Il motivo era semplice. [Pasolini] Voleva creare l'attesa e poi a un certo punto pubblicarlo. Ricordo lo sguardo indagatore quando me lo disse. Era attentissimo al mio volto, voleva conoscere se era qualcosa di vivo quello che stava dicendo o se il suo romanzo postumo a me non interessasse punto. […] Pasolini è stato assassinato nel momento di una sua maturazione, quando era pronto per superare l'odio e giungere alla raffigurazione di una bellezza piena. Era insomma pronto per il suo capolavoro, di cui Petrolio è solo un assaggio. E allora, per coloro che uccidendolo lo hanno mutilato, non può esserci pietà nonché perdono e ben vengano tutti i deliri di chi non si è ancora rassegnato a quella morte e dunque alle ulteriori folgorazioni che il poeta teneva in serbo per noi.
[52] Sull'inserimento delle pp. 117-118 (ed. Einaudi) di Petrolio nella relazione del Pm Vincenzo Calia, vedi il capitolo Petrolio nella relazione Calia".
[53] In Petrolio gli appunti che presentano pagine bianche a volte hanno una titolazione, mentre in altri casi riportano in testa soltanto un numero di appunto.


Enigma Pasolini

Delitto Pasolini: un enigma da sciogliere


Enigma Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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