Angela Molteni, Enigma Pasolini - maggio 2010

"Pagine corsare"

Angela Molteni
Enigma Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.

Sondare il passato per comprendere il presente

     Nelle pagine di un suo romanzo-saga, Giuseppe e i suoi fratelli [70] Thomas Mann, scrive: «Senza fondo è il pozzo del passato.  Dovremmo forse per questo dirlo insondabile?» «L'interrogativo è retorico», ha dichiarato Giovanni Pellegrino nel corso di una trasmissione di “Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche” di Rai Educational, «il passato va continuamente sondato: frammenti di verità possono essere aggiunti alle acquisizioni precedenti per completare il quadro ed eventualmente consentirne letture diverse».
     Le carte dell'inchiesta del magistrato Vincenzo Calia, le prove da lui acquisite sull'attentato a Enrico Mattei, gli atti del processo per individuare gli autori del sequestro di Mauro De Mauro in corso attualmente a Palermo, nuove testimonianze sull'assassinio di Pier Paolo Pasolini (tra cui quella di Pino Pelosi che per la prima volta fa i nomi di alcuni dei suoi complici) permettono anche di mettere insieme alcuni passaggi sondabili della storia italiana dei casi irrisolti verificatisi negli ultimi cinquant'anni: in particolare, quelli riguardanti De Mauro e Pasolini.
     Alla luce di ciò che hanno scritto Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in Profondo nero, la criminologa Simona Ruffini e l'avvocato Stefano Maccioni avevano presentato nell'aprile 2009 al Procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni Ferrara, una istanza per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Quello che è stato richiesto agli investigatori, può essere riassunto in due punti, ha spiegato in una conferenza stampa (marzo 2010) l'avvocato Maccioni: «[...] analizzare compiutamente quanto contenuto nelle indagini svolte dal pubblico ministero Vincenzo Calia in relazione alla morte di Enrico Mattei, in particolare quanto emerso con riferimento al manoscritto Petrolio di Pier Paolo Pasolini e al libro Questo è Cefis di Giorgio Steimetz; ovvero la tesi secondo la quale lo scrittore ucciso sarebbe venuto a conoscenza dei mandanti dell'omicidio Mattei indicandoli nel proprio romanzo Petrolio; ed accertare pertanto se sussista un collegamento tra le uccisioni di Mattei, De Mauro e Pasolini. E inoltre effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti conservati nel museo criminologico di Roma».
     Fin dal 1975 e all'epoca del processo del '76, non ho avuto mai alcun dubbio sul concorso di altre persone oltre a Pelosi nell'assassinio di Pasolini, avendo ben presente ciò che avevano sentenziato i giudici in base alle risultanze (deposizioni, perizie) del processo di primo grado. E gran parte dei commentatori condivide questa convinzione.
     Ma vi è stata, alla metà di quei tormentati anni settanta, anche un'urgenza tutta politica di compiere indagini approssimative e lacunose, di accelerare le conclusioni dei tre gradi di giudizio visto che l'identità della vittima non consentiva in questo caso insabbiamenti clamorosi quali quelli toccati ad altre vicende di quell'epoca.
     Nella relazione Calia, per esempio – in merito alle indagini sulla morte di Mattei e sulla scomparsa di Mauro De Mauro –, a un certo punto si accenna a una riunione alla quale avevano partecipato i vertici dei servizi segreti e i responsabili della polizia giudiziaria palermitana in cui fu impartito l'ordine di annacquare le indagini: non credo proprio che tale pratica fosse una specifica prerogativa della polizia palermitana. Purtroppo, nella storia dei “misteri d'Italia”, il ricorso ad annacquamenti e depistaggi è stato ed è all'ordine del giorno, così come gli omissis di responsabili, funzionari e cariche anche di prim'ordine dello Stato.
     Anche il riscontro sull'identità biologica degli aggressori di Pier Paolo Pasolini è ora possibile grazie alle nuove tecniche di indagine che fanno capo ai RIS (Reparti Indagini Scientifiche) dei carabinieri: su tali indagini si è dichiarato disponibile confermandolo in interviste pubblicate da alcuni quotidiani Lorenzo Garofano, già comandante del RIS di Parma. Gli elementi a disposizione dei Pubblici ministeri sono molto più solidi di quelli di cui disponevano in procedimenti precedenti. E aggiungo che poiché Pelosi ha fatto alcuni nomi, mentitore o meno che sia, si potrà tenere conto dei nuovi elementi che comunque le sue dichiarazioni hanno fatto emergere.
    Le indagini, oltre a ricercare eventuali riscontri a ciò che oggi dichiara Pelosi, potrebbero considerare il fatto che nel suo Petrolio lo scrittore, oltre a svolgere una vera e propria “autopsia” dei rapporti e collusioni di alcuni poteri, si riferisca al caso Mattei, indicando in Eugenio Cefis il responsabile diretto della morte del Presidente dell'ENI, circostanza dichiarata in Petrolio, messa in evidenza da Vincenzo Calia e del tutto sconosciuta sia agli addetti ai lavori sia alla pubblica opinione allorché lo scrittore redigeva gli appunti del suo romanzo. È possibile che dopo gli interventi sulla stampa e la scrittura di Petrolio, stesse diventando troppo rischioso per qualcuno la cui fisionomia è rimasta finora nell'ombra lasciare che la voce di Pasolini si esprimesse ancora. Esattamente come nel caso della sparizione del giornalista Mauro De Mauro. 
In ogni caso, si potrebbe anzitutto accertare definitivamente che l'omicidio fu compiuto da più soggetti in concorso tra loro. Se sarà provato che l'assassinio avvenne per mano di più persone sarà inevitabile che le nuove indagini si addentrino nel campo minato di motivazioni e mandanti del delitto, fascisti, malavitosi o politici che fossero.
     Diceva Walter Veltroni nel 2005: «Sono convinto che la morte di Pasolini sia un punto-chiave della vicenda italiana. È giusto, per la memoria di Pier Paolo e per quanto è stato tolto a Roma e al paese, che si faccia luce. Il delitto dell'idroscalo è un mistero, indagato in libri e film. Ora noi chiediamo alla magistratura di andare fino in fondo». Non si tratta, sosteneva Veltroni, di alimentare la retorica del doppio Stato, di evocare il fantasma delle dietrologie, o anche solo di “farsi un'idea” diversa da quella ufficiale: «Come in tutti  questi casi, “farsi le idee” è compito degli inquirenti. Io posso dire qual è la mia impressione: le cose non sono andate come ha raccontato  Pelosi, se  non  altro  per  il  fatto  che  ha cambiato troppe volte versione. È un'impressione diffusa; per questo siamo in molti a chiedere di indagare in profondità su una morte strana, oscura» […] [71].
     È lo stesso Veltroni che il 18 marzo 2010 ha rivolto una interrogazione parlamentare al ministro dei Beni culturali e il successivo 22 marzo ha scritto una lettera aperta pubblicata dal “Corriere della Sera” al ministro della Giustizia in cui ha scritto tra l'altro:

«[…] Chi poteva avere interesse ad uccidere Pasolini? Sulle colonne di questo giornale aveva scritto meno di un anno prima il famoso articolo “Il romanzo delle stragi”, quello in cui diceva di sapere “i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer o sicari”. […]
Non so se queste parole abbiano preoccupato qualcuno, se abbia preoccupato il lavoro che conduceva per la scrittura di Petrolio. Ma erano anni bastardi, non dimentichiamolo. Anni in cui da destra e da sinistra venivano compiuti, come fossero normali, atti inauditi. Ai quali spesso seguivano appelli ben firmati per la libertà dei responsabili. […] Anni nei quali si facevano stragi e si ordivano trame. Non bisogna essere “complottisti” per domandarsi cosa diavolo c'entrasse la banda della Magliana con la scomparsa di una giovane cittadina vaticana o con l'intricata vicenda del Banco Ambrosiano o con il rapimento di Moro. 
Ma al di là delle convinzioni personali e persino al di là della ricerca di una matrice politica del delitto Pasolini esistono una serie di evidenze sulle quali oggi forse si può fare chiarezza. E non solo perché nel 2005 Pelosi ha ritrattato tutto dichiarando che ad uccidere Pasolini erano stati tre uomini che lui non conosceva. Ha detto molte verità il ragazzo e, dunque, forse nessuna verità. Mi domando che interesse avesse, in quel momento, a riaprire una vicenda per la quale aveva già scontato la pena. Mi domando se forse il tempo passato non avesse rimosso ciò che, negli anni del delitto, gli faceva paura. […]
Stiamo ai dati di fatto: il paletto insanguinato, i vestiti, il plantare. Oggi le nuove tecnologie investigative consentono, come è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato. Anche qui voglio usare parole non mie ma quelle che nascono dalla esperienza di Luciano Garofano, che ha diretto il Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma. Garofano è coautore con il biologo Gruppioni e lo scrittore Vinceti di un libro che si è occupato del caso Pasolini. “Oltre alle analisi del Dna che si potrebbero effettuare su molti reperti (alcuni dei quali mai sufficientemente presi in considerazione: il plantare, il bastone, la tavoletta...), attraverso lo studio delle tracce di sangue e di sudore, le scienze forensi vantano oggi un nuovo, importante alleato... La disponibilità degli abiti di Pasolini ma soprattutto quelli di Pelosi, ci consentirebbe di ottenere importanti informazioni sulla modalità dell'aggressione. Dallo studio delle macchie di sangue ancora presenti, si potrebbe infatti stabilire (e magari confermare) la tipologia di armi usate per colpire, le posizioni reciproche dell'omicida e della vittima e riscontrare quindi la attendibilità della versione fornita allora da Pelosi... Un caso che, come tanti altri enigmi del passato, non possiamo considerare chiuso”.
[…] Per questo, come per altri fatti della orribile stagione del terrore […] ora si può, si deve continuare a cercare la verità. […] Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile. Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi […] e più ancora della verità giudiziaria credo ci debba oggi interessare la verità storica».

     Alcuni, anche tra coloro che furono vicinissimi a Pasolini, desidererebbero probabilmente che la si smettesse di sondare il passato, forse perché temono, in fondo, che venga di nuovo disturbata e sconvolta la loro stessa esistenza; altri insistono ancora a ridurre semplicemente la truce esecuzione di Pasolini a “delitto tra omosessuali”. Sono compartecipe dell'angoscia che coglie nel ritornare a parlare della morte atroce di Pier Paolo Pasolini, condivido il dolore dei famigliari per i quali riconsiderare le circostanze di quella morte rinnova anche un dolore al limite dell'insopportabilità. Che non è però soltanto il loro dolore. Pasolini è stato ed è anche uomo pubblico, la cui opera appartiene all'intera umanità e da molti è amata come un bene prezioso, così come è amato il loro autore, quasi fosse un fratello, un amico, un maestro sulla cui tragica morte continuano a gravare dubbi, equivoci, incertezze.
     Ebbene, chi ama disinteressatamente Pasolini e la grande eredità intellettuale di cui – con la sua poesia, le sue analisi sociopolitiche, i  suoi  romanzi,  i suoi film e i suoi lavori teatrali – egli ha fatto dono a tutti noi, ha anche diritto, a mio parere e se vi è una qualsiasi possibilità, di conoscere la verità sul suo assassinio. Una verità realmente provata e non solo ipotizzata: non si può immaginare la realtà, occorre viverla anche se il riviverla è crudelmente straziante.

     Di Pier Paolo Pasolini Garzanti ha ripubblicato recentemente in un'apposita collana tutti i titoli più importanti dello scrittore-poeta-regista (finora sono apparsi Una vita violenta, Ragazzi di vita, L'odore dell'India, Scritti corsari, Passione e ideologia, Le ceneri di Gramsci, Il sogno di una cosa e Teorema).
     Vi sono notizie di stampa che indicano Massimo Ranieri quale protagonista di un film intitolato Pasolini, la verità nascosta diretto da Federico Bruno, al quale ho chiesto di parlarmi del progetto. Quella che segue è la risposta del regista: «Pasolini, la verità nascosta si basa sulla ricerca durata un anno intero e su varie prove e testimonianze raccolte direttamente dalle persone che conobbero Pasolini, oltreché dei fatti che si sono lentamente chiariti nel tempo. Il film ha avuto l'adesione dell'attore Massimo Ranieri che interpreterà Pasolini nell'anno della sua morte, il 1975; sarà girato principalmente a Roma ma alcune scene prevedono anche Torre di Chia dove Pasolini aveva una residenza, Sabaudia dove condivideva una casa con Moravia, Parigi dove Pasolini si recò con Ninetto Davoli una settimana prima di morire, e Stoccolma. Il film è prodotto dalla Horizon Film, una mia società. Oltre a scrivere la sceneggiatura sarò regista e produttore dell'opera. Al film parteciperà un famoso attore tedesco di fama internazionale e un'attrice spagnola. Il lavoro  si  compone  di  due  parti  distinte,  una  moderna  dove  una  studentessa  spagnola, venuta a Roma per incontrare un personaggio che conobbe il poeta in quell'epoca, Gideon Bachmann, visita luoghi pasoliniani, da Ostia passando per altri luoghi della capitale, fino a Casarsa, nel Friuli, dove c'è la tomba del poeta, raccogliendo notizie utili alla sua ricerca per completare la tesi universitaria. L'altra parte, in bianco e nero che si alternerà nel montaggio, ricostruisce la vita di Pasolini nel 1975 nei suoi molteplici interessi: poesia, cinema, pittura, viaggi, fino al giorno della morte. In questa parte si rappresenta anche la criminalità diffusa all'epoca, come fu architettato il tranello per attirare Pasolini e ucciderlo, e si mostrano intrighi politici e connessioni tra organismi dello Stato (servizi segreti) e malavita. Il film ha come obiettivo quello di restituire dignità alla figura del poeta, dignità che è stata pesantemente infangata e che ha avuto come risultato l'aver creato un'immagine  negativa della sua persona per ciò che riguarda l'opinione pubblica. Il film vuole anche far riflettere su ciò che diceva e scriveva il poeta sui pericoli di un'Italia che stava andando nella direzione del consumismo e di un capitalismo sfrenato: ciò sarà utile come tema di riflessione per le giovani generazioni che sono vittime e in parte contaminate da quel sistema. Il film vuole stimolare la coscienza politica e la critica di chi ha deciso un destino sbagliato e distruttivo della società. Sarà girato nell'arco del 2010, anno in cui verrà anche distribuito in Italia e in Europa».

     Concludo con l'esortazione, che faccio mia, dell'amico scrittore e giornalista Enrico Campofreda:

«Rileggere Pasolini. Non tanto per ricordarlo: non l'abbiamo mai dimenticato, né per tornare da lui: non s'è verificato alcun abbandono. Riproporlo sì, avvicinare ancora le opere di quel grande intellettuale che è stato e che un odioso crimine ha sottratto prematuramente all'Italia e alla cultura internazionale. S'è detto e ripetuto che si è trattato d'un crimine politico, ideologico, culturale; il lavoro cinematografico di Marco Tullio Giordana Pasolini un delitto italiano compie una ricostruzione dei fatti che molto s'approssima alla verità e rammenta le responsabilità dirette, il controverso verdetto del processo e l'omertà del Potere. È la stessa omertà di coloro che, pur non identificandosi col Potere, vedevano nel poeta un uomo estremamente scomodo. Una coscienza critica della società e degli schieramenti politici, nessuno escluso, che era meglio emarginare. Rivisitiamo parole, idee, verità, opinioni di questa mente libera e lirica che, attraverso sensibilità e percezione profonde, ci porta alla comprensione di uomini e cose del vivere quotidiano. Il suo straordinario intuito gli faceva cogliere con un trentennio d'anticipo quella realtà oggi sotto gli occhi di tutti» [72].


 

[70] Tomas Mann, Giuseppe e i suoi fratelli, Meridiani Mondadori, Milano 2000.
[71] Walter Veltroni, intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, 20 giugno 2007. Negli anni '70 Pasolini comincia a prendere parte alla vita della Fgci (Federazione Giovanile Comunista Italiana) romana. Va al festival di Villa Borghese del '74, poi a quello del Pincio del '75, dove tiene un dibattito fino alle 2 del mattino con 5 mila persone tra cui, seduto in prima fila accanto a Petroselli, Adornato, Borgna e Veltroni, c'è Fabrizio De Andrè, che ha appena finito il suo primo grande concerto. Nel giugno di quell'anno, Pasolini appoggia la candidatura di Gianni Borgna alle amministrative con un appello pubblicato dall'“Unità” a votare Pci – “il paese pulito nel paese sporco”.
[72] Enrico Campofreda, Rileggere Pasolini, in pasolini.net, luglio 2005.


Enigma Pasolini

Illustrazioni fuori testo


Enigma Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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