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"Pagine corsare"
Angela Molteni
Enigma
Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su
Petrolio,
sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De
Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.
Sondare
il passato per comprendere il presente
Nelle pagine
di un suo romanzo-saga, Giuseppe e i suoi fratelli [70] Thomas Mann,
scrive: «Senza fondo è il pozzo del passato. Dovremmo forse per
questo dirlo insondabile?» «L'interrogativo è retorico», ha dichiarato
Giovanni Pellegrino nel corso di una trasmissione di “Enciclopedia multimediale
delle scienze filosofiche” di Rai Educational, «il passato va continuamente
sondato: frammenti di verità possono essere aggiunti alle acquisizioni
precedenti per completare il quadro ed eventualmente consentirne letture
diverse».
Le carte
dell'inchiesta del magistrato Vincenzo Calia, le prove da lui acquisite
sull'attentato a Enrico Mattei, gli atti del processo per individuare gli
autori del sequestro di Mauro De Mauro in corso attualmente a Palermo,
nuove testimonianze sull'assassinio di Pier Paolo Pasolini (tra cui quella
di Pino Pelosi che per la prima volta fa i nomi di alcuni dei suoi complici)
permettono anche di mettere insieme alcuni passaggi sondabili della storia
italiana dei casi irrisolti verificatisi negli ultimi cinquant'anni: in
particolare, quelli riguardanti De Mauro e Pasolini.
Alla luce
di ciò che hanno scritto Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza in Profondo
nero, la criminologa Simona Ruffini e l'avvocato Stefano Maccioni avevano
presentato nell'aprile 2009 al Procuratore della Repubblica di Roma, Giovanni
Ferrara, una istanza per chiedere la riapertura delle indagini sulla morte
di Pier Paolo Pasolini. Quello che è stato richiesto agli investigatori,
può essere riassunto in due punti, ha spiegato in una conferenza stampa
(marzo 2010) l'avvocato Maccioni: «[...] analizzare compiutamente quanto
contenuto nelle indagini svolte dal pubblico ministero Vincenzo Calia in
relazione alla morte di Enrico Mattei, in particolare quanto emerso con
riferimento al manoscritto Petrolio di Pier Paolo Pasolini e al
libro Questo è Cefis di Giorgio Steimetz; ovvero la tesi secondo
la quale lo scrittore ucciso sarebbe venuto a conoscenza dei mandanti dell'omicidio
Mattei indicandoli nel proprio romanzo Petrolio; ed accertare pertanto
se sussista un collegamento tra le uccisioni di Mattei, De Mauro e Pasolini.
E inoltre effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti conservati
nel museo criminologico di Roma».
Fin dal
1975 e all'epoca del processo del '76, non ho avuto mai alcun dubbio sul
concorso di altre persone oltre a Pelosi nell'assassinio di Pasolini, avendo
ben presente ciò che avevano sentenziato i giudici in base alle risultanze
(deposizioni, perizie) del processo di primo grado. E gran parte dei commentatori
condivide questa convinzione.
Ma vi è
stata, alla metà di quei tormentati anni settanta, anche un'urgenza tutta
politica di compiere indagini approssimative e lacunose, di accelerare
le conclusioni dei tre gradi di giudizio visto che l'identità della vittima
non consentiva in questo caso insabbiamenti clamorosi quali quelli toccati
ad altre vicende di quell'epoca.
Nella relazione
Calia, per esempio – in merito alle indagini sulla morte di Mattei e
sulla scomparsa di Mauro De Mauro –, a un certo punto si accenna a una
riunione alla quale avevano partecipato i vertici dei servizi segreti e
i responsabili della polizia giudiziaria palermitana in cui fu impartito
l'ordine di annacquare le indagini: non credo proprio che tale pratica
fosse una specifica prerogativa della polizia palermitana. Purtroppo, nella
storia dei “misteri d'Italia”, il ricorso ad annacquamenti e depistaggi
è stato ed è all'ordine del giorno, così come gli omissis di
responsabili, funzionari e cariche anche di prim'ordine dello Stato.
Anche il
riscontro sull'identità biologica degli aggressori di Pier Paolo Pasolini
è ora possibile grazie alle nuove tecniche di indagine che fanno capo
ai RIS (Reparti Indagini Scientifiche) dei carabinieri: su tali indagini
si è dichiarato disponibile confermandolo in interviste pubblicate da
alcuni quotidiani Lorenzo Garofano, già comandante del RIS di Parma. Gli
elementi a disposizione dei Pubblici ministeri sono molto più solidi di
quelli di cui disponevano in procedimenti precedenti. E aggiungo che poiché
Pelosi ha fatto alcuni nomi, mentitore o meno che sia, si potrà tenere
conto dei nuovi elementi che comunque le sue dichiarazioni hanno fatto
emergere.
Le indagini,
oltre a ricercare eventuali riscontri a ciò che oggi dichiara Pelosi,
potrebbero considerare il fatto che nel suo Petrolio lo scrittore,
oltre a svolgere una vera e propria “autopsia” dei rapporti e collusioni
di alcuni poteri, si riferisca al caso Mattei, indicando in Eugenio Cefis
il responsabile diretto della morte del Presidente dell'ENI, circostanza
dichiarata in Petrolio, messa in evidenza da Vincenzo Calia e del
tutto sconosciuta sia agli addetti ai lavori sia alla pubblica opinione
allorché lo scrittore redigeva gli appunti del suo romanzo. È possibile
che dopo gli interventi sulla stampa e la scrittura di Petrolio,
stesse diventando troppo rischioso per qualcuno la cui fisionomia è rimasta
finora nell'ombra lasciare che la voce di Pasolini si esprimesse ancora.
Esattamente come nel caso della sparizione del giornalista Mauro De Mauro.
In ogni caso, si potrebbe anzitutto
accertare definitivamente che l'omicidio fu compiuto da più soggetti in
concorso tra loro. Se sarà provato che l'assassinio avvenne per mano di
più persone sarà inevitabile che le nuove indagini si addentrino nel
campo minato di motivazioni e mandanti del delitto, fascisti, malavitosi
o politici che fossero.
Diceva
Walter
Veltroni nel 2005: «Sono convinto che la morte di Pasolini sia un punto-chiave
della vicenda italiana. È giusto, per la memoria di Pier Paolo e per quanto
è stato tolto a Roma e al paese, che si faccia luce. Il delitto dell'idroscalo
è un mistero, indagato in libri e film. Ora noi chiediamo alla magistratura
di andare fino in fondo». Non si tratta, sosteneva Veltroni, di alimentare
la retorica del doppio Stato, di evocare il fantasma delle dietrologie,
o anche solo di “farsi un'idea” diversa da quella ufficiale: «Come
in tutti questi casi, “farsi le idee” è compito degli inquirenti.
Io posso dire qual è la mia impressione: le cose non sono andate come
ha raccontato Pelosi, se non altro per il
fatto che ha cambiato troppe volte versione. È un'impressione
diffusa; per questo siamo in molti a chiedere di indagare in profondità
su una morte strana, oscura» […] [71].
È lo stesso
Veltroni che il 18 marzo 2010 ha rivolto una interrogazione parlamentare
al ministro dei Beni culturali e il successivo 22 marzo ha scritto una
lettera aperta pubblicata dal “Corriere della Sera” al ministro della
Giustizia in cui ha scritto tra l'altro:
«[…] Chi poteva avere
interesse ad uccidere Pasolini? Sulle colonne di questo giornale aveva
scritto meno di un anno prima il famoso articolo “Il romanzo delle stragi”,
quello in cui diceva di sapere “i nomi delle persone serie e importanti
che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità
fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione,
come killer o sicari”. […]
Non so se queste parole abbiano
preoccupato qualcuno, se abbia preoccupato il lavoro che conduceva per
la scrittura di Petrolio. Ma erano anni bastardi, non dimentichiamolo.
Anni in cui da destra e da sinistra venivano compiuti, come fossero normali,
atti inauditi. Ai quali spesso seguivano appelli ben firmati per la libertà
dei responsabili. […] Anni nei quali si facevano stragi e si ordivano
trame. Non bisogna essere “complottisti” per domandarsi cosa diavolo
c'entrasse la banda della Magliana con la scomparsa di una giovane cittadina
vaticana o con l'intricata vicenda del Banco Ambrosiano o con il rapimento
di Moro.
Ma al di là delle convinzioni personali
e persino al di là della ricerca di una matrice politica del delitto Pasolini
esistono una serie di evidenze sulle quali oggi forse si può fare chiarezza.
E non solo perché nel 2005 Pelosi ha ritrattato tutto dichiarando che
ad uccidere Pasolini erano stati tre uomini che lui non conosceva. Ha detto
molte verità il ragazzo e, dunque, forse nessuna verità. Mi domando che
interesse avesse, in quel momento, a riaprire una vicenda per la quale
aveva già scontato la pena. Mi domando se forse il tempo passato non avesse
rimosso ciò che, negli anni del delitto, gli faceva paura. […]
Stiamo ai dati di fatto: il paletto
insanguinato, i vestiti, il plantare. Oggi le nuove tecnologie investigative
consentono, come è avvenuto per via Poma, di riaprire casi del passato.
Anche qui voglio usare parole non mie ma quelle che nascono dalla esperienza
di Luciano Garofano, che ha diretto il Reparto Investigazioni Scientifiche
di Parma. Garofano è coautore con il biologo Gruppioni e lo scrittore
Vinceti di un libro che si è occupato del caso Pasolini. “Oltre alle
analisi del Dna che si potrebbero effettuare su molti reperti (alcuni dei
quali mai sufficientemente presi in considerazione: il plantare, il bastone,
la tavoletta...), attraverso lo studio delle tracce di sangue e di sudore,
le scienze forensi vantano oggi un nuovo, importante alleato... La disponibilità
degli abiti di Pasolini ma soprattutto quelli di Pelosi, ci consentirebbe
di ottenere importanti informazioni sulla modalità dell'aggressione. Dallo
studio delle macchie di sangue ancora presenti, si potrebbe infatti stabilire
(e magari confermare) la tipologia di armi usate per colpire, le posizioni
reciproche dell'omicida e della vittima e riscontrare quindi la attendibilità
della versione fornita allora da Pelosi... Un caso che, come tanti altri
enigmi del passato, non possiamo considerare chiuso”.
[…] Per questo, come per altri
fatti della orribile stagione del terrore […] ora si può, si deve continuare
a cercare la verità. […] Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile.
Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi […] e più ancora della
verità giudiziaria credo ci debba oggi interessare la verità storica».
Alcuni, anche
tra coloro che furono vicinissimi a Pasolini, desidererebbero probabilmente
che la si smettesse di sondare il passato, forse perché temono, in fondo,
che venga di nuovo disturbata e sconvolta la loro stessa esistenza; altri
insistono ancora a ridurre semplicemente la truce esecuzione di Pasolini
a “delitto tra omosessuali”. Sono compartecipe dell'angoscia che coglie
nel ritornare a parlare della morte atroce di Pier Paolo Pasolini, condivido
il dolore dei famigliari per i quali riconsiderare le circostanze di quella
morte rinnova anche un dolore al limite dell'insopportabilità. Che non
è però soltanto il loro dolore. Pasolini è stato ed è anche uomo pubblico,
la cui opera appartiene all'intera umanità e da molti è amata come un
bene prezioso, così come è amato il loro autore, quasi fosse un fratello,
un amico, un maestro sulla cui tragica morte continuano a gravare dubbi,
equivoci, incertezze.
Ebbene,
chi ama disinteressatamente Pasolini e la grande eredità intellettuale
di cui – con la sua poesia, le sue analisi sociopolitiche, i suoi
romanzi, i suoi film e i suoi lavori teatrali – egli ha fatto dono
a tutti noi, ha anche diritto, a mio parere e se vi è una qualsiasi possibilità,
di conoscere la verità sul suo assassinio. Una verità realmente provata
e non solo ipotizzata: non si può immaginare la realtà,
occorre viverla anche se il riviverla è crudelmente straziante.
Di Pier Paolo
Pasolini Garzanti ha ripubblicato recentemente in un'apposita collana tutti
i titoli più importanti dello scrittore-poeta-regista (finora sono apparsi
Una
vita violenta, Ragazzi di vita, L'odore dell'India,
Scritti
corsari, Passione e ideologia, Le ceneri di Gramsci,
Il
sogno di una cosa e Teorema).
Vi sono
notizie di stampa che indicano Massimo Ranieri quale protagonista di un
film intitolato Pasolini, la verità nascosta diretto da Federico
Bruno, al quale ho chiesto di parlarmi del progetto. Quella che segue è
la risposta del regista: «Pasolini, la verità nascosta si basa sulla
ricerca durata un anno intero e su varie prove e testimonianze raccolte
direttamente dalle persone che conobbero Pasolini, oltreché dei fatti
che si sono lentamente chiariti nel tempo. Il film ha avuto l'adesione
dell'attore Massimo Ranieri che interpreterà Pasolini nell'anno della
sua morte, il 1975; sarà girato principalmente a Roma ma alcune scene
prevedono anche Torre di Chia dove Pasolini aveva una residenza, Sabaudia
dove condivideva una casa con Moravia, Parigi dove Pasolini si recò con
Ninetto Davoli una settimana prima di morire, e Stoccolma. Il film è prodotto
dalla Horizon Film, una mia società. Oltre a scrivere la sceneggiatura
sarò regista e produttore dell'opera. Al film parteciperà un famoso attore
tedesco di fama internazionale e un'attrice spagnola. Il lavoro si
compone di due parti distinte, una
moderna dove una studentessa spagnola, venuta a
Roma per incontrare un personaggio che conobbe il poeta in quell'epoca,
Gideon Bachmann, visita luoghi pasoliniani, da Ostia passando per altri
luoghi della capitale, fino a Casarsa, nel Friuli, dove c'è la tomba del
poeta, raccogliendo notizie utili alla sua ricerca per completare la tesi
universitaria. L'altra parte, in bianco e nero che si alternerà nel montaggio,
ricostruisce la vita di Pasolini nel 1975 nei suoi molteplici interessi:
poesia, cinema, pittura, viaggi, fino al giorno della morte. In questa
parte si rappresenta anche la criminalità diffusa all'epoca, come fu architettato
il tranello per attirare Pasolini e ucciderlo, e si mostrano intrighi politici
e connessioni tra organismi dello Stato (servizi segreti) e malavita. Il
film ha come obiettivo quello di restituire dignità alla figura del poeta,
dignità che è stata pesantemente infangata e che ha avuto come risultato
l'aver creato un'immagine negativa della sua persona per ciò che
riguarda l'opinione pubblica. Il film vuole anche far riflettere su ciò
che diceva e scriveva il poeta sui pericoli di un'Italia che stava andando
nella direzione del consumismo e di un capitalismo sfrenato: ciò sarà
utile come tema di riflessione per le giovani generazioni che sono vittime
e in parte contaminate da quel sistema. Il film vuole stimolare la coscienza
politica e la critica di chi ha deciso un destino sbagliato e distruttivo
della società. Sarà girato nell'arco del 2010, anno in cui verrà anche
distribuito in Italia e in Europa».
Concludo
con l'esortazione, che faccio mia, dell'amico scrittore e giornalista Enrico
Campofreda:
«Rileggere Pasolini. Non
tanto per ricordarlo: non l'abbiamo mai dimenticato, né per tornare da
lui: non s'è verificato alcun abbandono. Riproporlo sì, avvicinare ancora
le opere di quel grande intellettuale che è stato e che un odioso crimine
ha sottratto prematuramente all'Italia e alla cultura internazionale. S'è
detto e ripetuto che si è trattato d'un crimine politico, ideologico,
culturale; il lavoro cinematografico di Marco Tullio Giordana Pasolini
un delitto italiano compie una ricostruzione dei fatti che molto s'approssima
alla verità e rammenta le responsabilità dirette, il controverso verdetto
del processo e l'omertà del Potere. È la stessa omertà di coloro che,
pur non identificandosi col Potere, vedevano nel poeta un uomo estremamente
scomodo. Una coscienza critica della società e degli schieramenti politici,
nessuno escluso, che era meglio emarginare. Rivisitiamo parole, idee, verità,
opinioni di questa mente libera e lirica che, attraverso sensibilità e
percezione profonde, ci porta alla comprensione di uomini e cose del vivere
quotidiano. Il suo straordinario intuito gli faceva cogliere con un trentennio
d'anticipo quella realtà oggi sotto gli occhi di tutti» [72].
[70] Tomas Mann, Giuseppe e i
suoi fratelli, Meridiani Mondadori, Milano 2000.
[71] Walter Veltroni, intervista
rilasciata al “Corriere della Sera”, 20 giugno 2007. Negli anni '70
Pasolini comincia a prendere parte alla vita della Fgci (Federazione Giovanile
Comunista Italiana) romana. Va al festival di Villa Borghese del '74, poi
a quello del Pincio del '75, dove tiene un dibattito fino alle 2 del mattino
con 5 mila persone tra cui, seduto in prima fila accanto a Petroselli,
Adornato, Borgna e Veltroni, c'è Fabrizio De Andrè, che ha appena finito
il suo primo grande concerto. Nel giugno di quell'anno, Pasolini appoggia
la candidatura di Gianni Borgna alle amministrative con un appello pubblicato
dall'“Unità” a votare Pci – “il paese pulito nel paese sporco”.
[72] Enrico Campofreda, Rileggere
Pasolini, in pasolini.net, luglio 2005.
Enigma
Pasolini
Illustrazioni
fuori testo
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Enigma
Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
Sommario
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