Angela Molteni, Enigma Pasolini - maggio 2010

"Pagine corsare"

Angela Molteni
Enigma Pasolini
Appunti su Pier Paolo Pasolini, su Petrolio, sull'assassinio mai chiarito dello scrittore,
sulle connessioni con i casi Mattei-De Mauro.
Protagonisti, ipotesi, testimonianze.

Commenti di alcuni frequentatori
di "Pagine corsare"

Nel giugno dello scorso anno ho chiesto ad alcuni visitatori di pasolini.net un loro parere sugli ultimi sviluppi riguardanti il “caso Pasolini”:

Che cosa ne pensi delle ulteriori, ennesime tesi sull'omicidio di Pasolini? Cito qui di seguito due pagine del sito in cui sono recensiti altrettanti libri usciti sulla ipotesi che vorrebbe far risalire la morte di Pasolini a un vero e proprio complotto, che parte da Petrolio - l'ultimo libro incompiuto di PPP - per arrivare al caso di Enrico Mattei (è ora accertato che la sua morte fu causata da un attentato) e a quello del giornalista Mauro De Mauro che indagava appunto, negli anni sessanta, sulla morte di Mattei:
http://www.pierpaolopasolini.eu/saggistica_petroliodellestragi_DElia.htm
http://www.pierpaolopasolini.eu/libri_profondonero2009.htm
Sul fatto che Pelosi non fosse solo - quella famosa notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 - non dovrebbero esserci altri dubbi, e quindi ben venga un ulteriore accertamento sulla presenza di altre persone in quella tragica notte:  in questi ultimi tempi Pelosi ha parlato ancora e stavolta ha fatto anche alcuni nomi [...]
Tieni presente che:
- è vero che negli Appunti di Petrolio tra il 20 e il 30 Pasolini parla della faccenda Eni, in particolare di Cefis/Troya e delle sue spericolate imprese finanziarie lecite e illecite; e chiama in causa citandoli esplicitamente Andreotti e Fanfani;
- è vero che il testo dell'Appunto 21 Lampi sull'Eni è stato evidentemente sottratto (o smarrito): la pagina bianca lo indica e Pasolini in un Appunto successivo lo cita esplicitamente;
- è vero che l'accostamento Mattei/Pasolini l'ha fatto per la prima volta il giudice Vincenzo Calia che, a Pavia, ha decretato che la morte di Mattei fosse ascrivibile a un attentato e non a un incidente;
- è vero che Pelosi 'stavolta "ha fatto qualche nome" (i due fratelli Borsellino) di coloro che effettivamente avrebbero picchiato a sangue Pasolini;
- è vero che rileggendo "Io so" pensando a Cefis pare di individuare un attacco mirato "anche" all'uomo senza scrupoli successore di Mattei;
- è vero che Andreotti commentò la morte di Pasolini con "se l'è cercata"...;
- è vero che quelli erano anni in cui si contarono gambizzati o morti ammazzati tutti i giorni (anche tra i giornalisti) e che Pasolini non fu certo un giornalista "addomesticato", pubblicò una serie di articoli che oggettivamente venivano considerati denunce o aperte provocazioni soprattutto al "Palazzo", inteso come potere politico e potere economico;
- è vero, è vero, è vero... Vi sono un sacco di altri "è vero" da considerare, compreso il fatto che Laura Betti - che certamente conosceva Pasolini più di tutti i duemilioni di visitatori di pasolini.net messi insieme, e che conosceva anche i fatti, la vita reale di Pasolini - era largamente schierata con chi teorizzava un complotto; ma Enzo Siciliano, per esempio, non la pensava come lei...
Insomma, la Procura di Roma è stata chiamata a riaprire le indagini, il capo dei Ris si è dichiarato disponibile a fare indagini sul Dna dei reperti riguardanti l'assassinio di Pasolini e se non altro si dovrebbero avere quelle conferme che molti di noi attendono: Pelosi non era solo... ma il complotto?
[...]
Riporto qui di seguito le risposte ricevute:
Chiara
[…] Ho letto anch'io le ultime pubblicazioni sulla possibile connessione tra le ricerche condotte da Pasolini su Eni e Mattei per Petrolio e il suo assassinio. Tuttavia permettimi prima una premessa senza la quale non riuscirei a spiegare bene il motivo di fondo della mia posizione. 
Ambedue siamo d'accordo sul fatto che viviamo in un Paese che non ama la memoria, anzi fa di tutto per sfuggirle come il peccatore dalla sua coscienza. In casi come quello di cui stiamo parlando, la memoria però è indispensabile se non vogliamo seppellire la verità dei fatti o allontanarci ancor più da essa. Se quella verità non l'abbiamo colta nel momento in cui si presentava, possiamo però ricostruirla attraverso l'analisi lucida e disinteressata dei fatti e delle persone, rispettandone appunto la memoria e facendo appello alla ragione. Solo così forse potremo garantire oggettività alla nostra ricerca.
In questi ultimi decenni ho letto molto di ciò che hanno scritto su Pasolini e sulla sua morte. Le pagine più belle e convincenti sono quelle di coloro che hanno basato la loro ricerca sugli scritti del poeta, cercando di trovare soprattutto una chiave di lettura della sua vita. Le pagine più brutte sono quelle in cui si è voluto piegare la realtà dei fatti ai propri desideri o alla propria personale idea di come deve andare il mondo: Pasolini è diventato un simbolo di qualcosa, una bandiera da portare, una frustrazione da far pagare, una diversità da omologare, ecc. E infine le pagine più orribili sono di coloro che grazie a Pasolini e alla sua tragica fine, sono momentaneamente usciti dall'anonimato della loro mediocrità di uomini e di scrittori. Insomma la sua morte violenta ha scatenato spesso le tentazioni più ignobili. La sua morte "vergognosa" ha indotto alcuni ad ergersi a difensori della moralità di Pasolini, probabilmente per difendere se stessi da qualcosa che feriva prima di tutto il loro moralismo.
Ebbene, in tutta questa confusione, come si potrà ricostruire la verità dei fatti? E soprattutto, a chi veramente interessa sapere cosa realmente è accaduto quella notte? A noi due interessa sinceramente e allora ritorniamo ai fatti! 
Primo fatto: l'epoca. A noi due non sono necessarie le ricerche storiche per ricordare qual era il clima degli anni Settanta. Li abbiamo vissuti direttamente e con consapevolezza, e per fortuna abbiamo un'educazione che ci impedisce oggi di dimenticare. Erano gli anni delle bombe, delle esecuzioni per strada, di cui rimanevano vittime comuni cittadini, poliziotti, magistrati, giornalisti, militanti politici... Ma Pasolini era un intellettuale e in Italia  dal secondo dopoguerra in poi gli intellettuali scomodi non sono mai stati eliminati platealmente: bastava screditarli e ridurli al silenzio attraverso l'indifferenza generale. Siamo in un Paese in cui l'opinione pubblica non ha mai prodotto nulla di concreto. Lo stesso Pasolini affermava di sapere ma di non avere le prove perché era un intellettuale. Quale reale minaccia avrebbe potuto creare ad una classe dirigente blindata dalle complicità e dal silenzio di coloro che sapevano e che avrebbero dovuto denunciare? È oggettivamente vero invece che, come scrisse più volte Pasolini, nella società italiana dell'epoca la violenza era diffusa. Basta rileggere i suoi numerosi interventi sulla "mutazione antropologica" degli italiani per capire quanto lui ne sapesse in merito e quanto questo problema lo colpisse direttamente. "È un problema mio, intimo, personale!", disse in una intervista alla televisione poco prima di morire. Tutto questo ci porta ragionevolmente a concludere che Pasolini sia rimasto vittima di uno dei tanti episodi di barbara, irresponsabile e immotivata violenza  che lui stesso aveva  denunciato più volte. 
Secondo fatto: la persona di Pasolini. Era un omosessuale dichiarato non per amore di visibilità ma per non essere ricattabile. Era un uomo che aveva la necessità di stare in mezzo alle cose, di viverle direttamente. Era consapevole del fatto che decidere di non trascorrere le proprie serate in famiglia e davanti al televisore poteva diventare un rischio. Era una persona che gestiva liberamente la propria vita personale e pagava senza sconti le proprie scelte. Non si proteggeva se non alzando il livello di prudenza, non cercava compagnia perché l'esperienza va vissuta in solitudine. Anche qui sono tante le sue dichiarazioni in merito. Tutto questo ci porta ragionevolmente a concludere che quella notte si sia trovato solo e indifeso con persone che avevano voglia di violenza e non di compagnia. 
Terzo fatto: la persona di Pelosi. Le versioni di Pelosi non sono mai state credibili, oggi più che mai dal momento che la varietà delle versioni ha screditato totalmente la persona. Non poteva dire la verità  il diciassettenne del 1975, spaventato, immaturo e condizionato dal suo background sociale, non può dirla il cinquantenne di oggi, in evidente ricerca di visibilità. Si può anche qui ragionevolmente concludere che Pelosi non potrà essere di nessun aiuto nella ricostruzione dei fatti.
Quarto fatto: la sentenza  del processo di primo grado. Leggendo la sentenza del processo di primo grado, si arriva all'unica conclusione possibile: Pasolini e Pelosi non erano soli a Ostia. Purtroppo però le indagini poco accurate e la confessione del ragazzo non hanno permesso di andare oltre individuando i veri esecutori dell'assassinio. È sacrosanto chiedere la riapertura del caso e un riesame accurato dei reperti perché non c'è dubbio che la seconda sentenza appare un atto frettoloso e illegittimo. È importante  però non ricadere nel solito errore: quello di andare alla ricerca di ciò che si desidera trovare per avvalorare una tesi di comodo. 
Quinto fatto: la tesi del complotto non è mai servita a fare chiarezza. "Ma strano, ma questi due treni non passano di lì, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c'è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità." Rispondo così ai tuoi dubbi sulla tesi del complotto ai danni di Pasolini, con le sue stesse parole a Furio Colombo nell'intervista rilasciata il primo novembre del 1975.
Quanto al commento di Andreotti ("se l'è cercata"), credo che possa essere semplicemente considerato  una conferma della pochezza umana, morale e intellettuale del nostro senatore della repubblica, non certo un indizio della sua presunta complicità nel complotto. Pasolini lo avrebbe definito un commento da uomo medio...
 
Eugenio
[…] dando per presupposto che è stata solo "una questione tra froci!", mi chiedo: "Ma perché invece non potrebbe essere un complotto?". Gli argomenti a favore sono davvero tanti e i tuoi "è vero", sono solo alcuni. Pensiamo al libro di Giorgio Steimetz (alias Ragozzino): sparito!, leggevo che addirittura non si trova neanche nella Biblioteca Nazionale di Roma o qui a Firenze! Perché è sparito? chi lo ha fatto sparire? perché l'autore è Steimetz e non Ragozzino? 
Dopo Steimetz, chi altro ha trattato questo tema? Mauro de Mauro, commissionato anche da Francesco Rosi per il suo film sul Caso Mattei, stranamente o casualmente assassinato (... dalla mafia... mah!). Pasolini (e poi dopo Calia...), a viso aperto, come sempre, esponendo il contenuto del romanzo in molte interviste. Far zittire un libro è semplice: basta toglierlo definitivamente dalla circolazione. Se invece di un libro si tratta di una persona la faccenda è un po’ più complicata, ovvero più semplice: si potrebbe minacciarlo, ma chiunque conosce Pasolini, anche poco, sa che le minacce non bastano! e quindi se è stato tolto di mezzo un libro, a maggior ragione si può andare ancora più avanti...
Siamo anche in anni in cui, come bene sottolinei, l'uso della violenza (non solo quella di Stato!) è all'ordine del giorno e diciamo anche "giustificata". Inserire il delitto Pasolini in questo contesto rende le idee più chiare.
Accanto a tutto ciò ci sono le numerose dichiarazioni, Sergio Citti, Furio Colombo, Oriana Fallaci, Laura Betti.... che seppur in modi diversi, hanno un unico minimo comune multiplo: l'ipotesi di complotto. E poi, tutto quello che è successo dopo? È stata solo sprovvedutezza dei Carabinieri o le indagini sono state "manovrate"? e la voglia di chiudere il processo? e di richiuderlo nuovamente? A fronte di ciò penso davvero che si tratti di complotto... e la lettura di Profondo nero non farà altro che rafforzare questa mia convinzione!
Spero vivamente che Pelosi finalmente si decida a dire tutta la verità (ah, ecco una cosa che mi è venuta in mente nel leggere l'intervista di Pelosi: non gli è stato chiesto come giustifica il fatto che sulla carrozzeria della macchina di PPP, dalla parte del passeggero c'era una macchia di sangue. Lui ha dichiarato nella sua intervista che la macchina l'ha presa lui per andar via e che, ritrattando anche quanto detto anni fa, non sa se è stato lui a passare sul corpo del poeta. E allora chiedere se la macchina è stata usata sul posto da qualcuno dei presenti quella notte all'Idroscalo?!...).
 
Emanuele
[…] La tesi Mattei-De Mauro-Pasolini è spiazzante, sconcertante, suggestiva. Calia deve essere un uomo di grande competenza ed onestà (non solo intellettuale): ma, mentre il rapporto Mattei-De Mauro (pur se tutto da verificare) appare più plausibile, il passo ulteriore verso Pasolini sembra un po' ardito.
Ho approfittato anche di un'altra tua segnalazione sul sito per leggere (finalmente!) Questo è Cefis; lettura, come sai, ancora non terminata ma che mi spinge già ad alcune riflessioni: se da un lato è indubbio che Pier Paolo avesse subito la fascinazione di questo testo e ne abbia addirittura riportato stralci interi, appena rimaneggiati, all'interno del suo Petrolio, dall'altro, tanto il libello in sé quanto la rielaborazione che Pasolini intendeva farne, a mio avviso non giustificherebbero la 'sentenza di morte' emessa contro Pier Paolo. […]
Rimangono, grosse bolle di sapone o di qualcosa di più concreto, i tanti 'ma'...
Le mezze verità di Pelosi (che sta tirando un po' troppo la corda della pazienza comune) perse in un mare di bugie: io aspetto che muoia un altro dei suoi vecchi compari, per sentir accusato anche quello del delitto Pasolini... Parli davvero Pelosi, o stia zitto.
Petrolio, gli accenni a Mattei e Cefis, la scomparsa di 'Lampi sull'Eni'.
Il fatto che Pier Paolo sia stato senza ombra di dubbio ammazzato da più persone e che Pelosi sia l'unico conosciuto a sapere. 
E, come hai detto tu, tanto altro ancora... ma molto non solo non rappresenta una prova ma nemmeno un indizio: sono ipotesi di indizi...
E se i RIS di Parma prendessero ed esaminassero i resti della scena del crimine? Secondo me, troverebbero il sangue di vari uomini, avvalorando la tesi dell'aggressione da parte di più individui: ma, ammesso questo, quali passi successivi potrebbero oramai compiere ulteriormente? Con chi confrontare gli eventuali Dna oltre che con quelli dei 'soliti noti'?
Il complotto... certo, sarebbe 'preferibile' sapere Pier Paolo morto perché pericoloso per il Palazzo che, dico per dire, a causa di un tranello finito male, ordito da quattro, cinque sbandati per derubarlo... ma da qui a poter sostenere l'ipotesi del complotto per l'affaire Mattei o per altro ce ne corre...
Non dico di escludere la teoria del complotto, ma che, a mio avviso siamo ancora 'al palo': dire che Pasolini sia stato ucciso da fascisti, da emissari del Potere, da persone interessate a che tenesse il becco chiuso sull'Eni o su altro oppure ipotizzare l'incidente, la rissa per futili motivi, la rapina finita male, l'agguato dei marchettari sono ipotesi oggettivamente ancora sullo stesso piano, tutte possibili, nessuna accreditabile. E, ti assicuro, ammetterlo è davvero doloroso.
Io spero che la giustizia faccia ora, finalmente e definitivamente, il proprio corso; che se c'è bisogno dei RIS di Parma questi intervengano; che se in altri casi vari 'cold cases' sono stati risolti a distanza di tanto tempo, si provi anche con questo.
Ma è proprio il tempo il problema; ne è passato troppo: a meno che un giorno Pelosi (o chi per lui) non parli davvero (ma, a quel punto, gli crederemmo?) ritengo che giustizia e verità ci saranno negate, come lo sono e saranno per tanti altri 'delitti italiani'. In un Paese in cui l'opinione pubblica, la gente, ha accettato per tanti anni, acriticamente, 'quella' verità sulla morte di Pasolini, risvegliandosi (parzialmente) solo quando anche il ricordo di quei fatti era morto e sepolto, non c'è da sperare molto.
Ciò non toglie, che noi la verità la pretendiamo, la vogliamo con tutto il cuore, la continueremo a cercare fra le righe e le pieghe della realtà apparente della nostra società, così come faceva Pier Paolo: lui con in mano solo indizi, nessuna prova; noi senza nemmeno quelli o, se ne abbiamo, troppo controversi.
 
Rocco
[…] Io sono un uomo pragmatico. L’unico vero modo per riaprire il caso è dimostrare la presenza sul luogo dell’omicidio di altre persone. Solo in questo caso si può riaprire un processo che vedrebbe Pelosi in concorso con altri e dunque non processato per due volte (cosa impossibile per in nostro ordinamento giuridico).
Non credo però che i reperti conservati al museo criminologico possano offrire molto. Le tavolette di legno porteranno probabilmente solo le tracce ematiche di Pasolini (servirono da corpo contundente) così come i suoi indumenti personali. Quel plantare, poi, ha sempre avuto per me poco significato perché potrebbe essere finito in macchina anche molto prima e per mille altre ragioni. Insomma, secondo me, quei reperti non possono aiutare molto.
Invece, come ebbi modo di dirti tempo fa, sarebbe molto più interessante provare ad analizzare i resti di pelle (se ancore esistono…) trovati sotto le unghie di Pasolini. Un esame del Dna escluderebbe certamente Pelosi che non aveva all’atto 
dell’arresto nessuna escoriazione e dunque tirerebbe in ballo almeno un terzo uomo…
Forse dopo tanti anni è probabile che non sia rimasto più niente di utilizzabile ma varrebbe la pena provare. Mi stupisce, però, che la circostanza che sotto le unghie di Pasolini vi fossero resti di pelle umana (circostanza che se non sbaglio emerge dalla perizia medico-legale) e che Pelosi non avesse alcuna escoriazione, non abbia comunque, a suo tempo, fatto scaturire le necessarie conclusioni e cioè la presenza di terzi sulla scena del crimine.
Ho 40 anni, seguo questa vicenda con rabbia passione e struggimento da quasi metà della mia vita, ma ora comincio a perdere la speranza che si possa far luce su questa ingiustizia.
Mi alleggerisce la mente il pensiero che comunque ciò che lui ha fatto resta in mente a coloro che l’hanno saputo ascoltare e comprendere, e per questa ragione scrivere con te di questo è per me già  un sollievo. Nel mio ufficio, ho una bacheca con la sua foto e una sua poesia, “Tornant al paìs”, forse quella che amo di più. Ogni tanto il mio sguardo incrocia il suo, così, tanto per non dimenticare…
 
Enrico
[...] oltre a documentarmi su ciò cui fai riferimento, vorrei rileggere il ponderoso e frammentario Petrolio. Lo feci nel 1996 ed è trascorso molto tempo. Volevo riprenderlo in occasione degli interventi sul tuo sito per il trentennale della scomparsa. Ahimè non   l’ho fatto. […] 
Se non un complotto anch’io penso che quello di Pasolini sia stato, per dirla alla Giordana, “un delitto italiano”. Molto meno oscuro del delitto De Mauro, diciamo come quello Pecorelli. Con la differenza che se il mandante di quest’ultimo è l’ennesimo ‘segreto di Pulcinella’ della storia deviata e devastata del secondo dopoguerra italiano, con Andreotti chiaramente implicato nella vicenda, quello del poeta è molto più ideologico seppur egualmente efficace e perfetto. Non a caso per eliminarlo venne orchestrato il movente sessuale e s’usò la forza bruta anziché un killer-pistolero come per il giornalista di OP. 
Ma se i motivi dell’eliminazione di Pasolini sono vari e ampi, e politici ed economici, e morali (dal caso Mattei e suo delitto, ai poteri nell’Eni e dell’Eni, a Cefis e la prima P2, a Fanfani primo politico di quell’autoritarismo italiano legato alla Finanza con la maiuscola, al Vaticano, all’uso dei segreti e della menzogna e all’odio per l’informazione critica) credo che la mano sanguinaria che gli maciullò la vita sia un mix di manovalanza fascista e malavitosa, tutta  dell’ambiente romano. 
Non so chi siano questi fratelli Borsellino di cui parla Pelosi, seguo poco la nera e non sapevo neppure che er rana avesse cominciato a cantare. Tu lo ricordi per quello che era, un bugiardo pusillanime, pur messo in mezzo e minacciato da ambienti che gli incutevano paura. Ora scomparsi gli oggetti di possibili vendette trasversali (i familiari) sarebbe disposto a fare nomi. Ma con quale credibilità? penso che se qualcosa di nuovo si dovesse scoprire non verrebbe da Pelosi. Queste comunque sono impressioni. 
Dico invece un fatto. Nel film di Giordana c’è un episodio che ricordo chiarissimamente perché lo constatai in prima persona. Quando Pasolini abitava nella bella casa dell’Eur dietro il ‘Colosseo quadrato’ si mostrano i fascisti che assediavano quella dimora con volantini e scritte ingiuriose e minacciose. Io partecipai coi compagni della struttura di vigilanza in cui ero inserito a un’azione di “ripulitura” della zona. Era il 1974. Nella militanza antifascista dell’epoca nella zona Eur-Magliana s’iniziavano a vedere quegli scambi di favori fra squadristi e certi figuri che parteciparono, in ruoli minori, alla banda della Magliana. Saprai che certi boss della stessa avevano contatti con squadristi neri di calibro (Concutelli), uomini dei Servizi, mafiosi e ambienti dell’aristocrazia nera che sempre hanno fatto spola fra la politica di Montecitorio e quella d’Oltretevere.
Non te la faccio lunga né voglio gettare elementi alla rinfusa, ma nel confermarti la tesi d’un omicidio commissionato in alto, molto in alto - pur se con picchiatori  che sapevano il fatto loro, fascisti e/o malavitosi che fossero - vorrei poterne scrivere con  cognizione di causa. Dovrei dunque leggere parecchio, di chi ha seguìto la vicenda per ricerca e indagine giornalistica o perché nutrito degli atti processuali. Occorre offrire spunti di riflessione più che partorire congetture.
 
Paolo
[…] L’Italia e gli italiani hanno continuato, malgrado tutto, a camminare, hanno rifiutato di guardarsi allo specchio, hanno “surgelato” il proprio futuro. La criminalità di Stato è continuata; ancora stragi, omicidi, misteri: nei casi più fortunati si è arrivati - e solo dopo molti anni di depistaggi, di insabbiamenti, di false informazioni, di ombre minacciose, di assordante silenzio - alla condanna degli esecutori materiali, quasi mai dei mandanti. Voglio fare un breve elenco dei misteri italiani dal ‘75 in poi, giusto quelli che mi tornano in mente: la stazione di Bologna; la strage di Ustica; le Brigate Rosse; le stragi mafiose; la P2; il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro; lo stesso omicidio di Pasolini; le morti misteriose di Michele Sindona e Roberto Calvi e di tutti quelli uccisi, in circostanze quasi mai del tutto chiarite, mentre cercavano la verità: Pio la Torre, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Giuseppe Puglisi, Ilaria Alpi… E l’elenco potrebbe essere molto più lungo. 
Molti dei processi legati  alle vicende più torbide degli ultimi quarant'anni sono fermi, lontanissimi dal vedere una fine, in molti casi (vedi Piazza Fontana) si sono conclusi nel peggiore dei modi: ovvero nessun colpevole. Sempre lo stesso maledetto “muro di gomma”. La verità in Italia sembra quasi destinata a rimanere intoccabile. E noi destinati a sapere i nomi ma senza le prove. 
Lo sviluppo e il liberismo economico con la globalizzazione dei mercati hanno fatto un salto in avanti talmente lungo, che probabilmente il progresso non li raggiungerà mai più, limitandosi a rincorrerli. L’ansia consumistica è aumentata in modo esponenziale, ovviamente insieme alla discariche… L’avvento delle televisioni commerciali di Silvio Berlusconi ha introdotto massicciamente in Italia stili e modelli di vita di stampo americano, o meglio reaganiano, e la Rai gli è andata dietro: la Tv contro cui se la prendeva con veemenza Pasolini era in fondo ancora quella di “Carosello” (!), che, se confrontata con quella attuale del “Grande Fratello”, appare la cosa più innocente di questo mondo…
 
Italo
[…] Per quanto riguarda le nuove ipotesi, queste ipotesi erano nell'aria da tempo e le ricostruzioni fatte sono spesso vicine alla realtà, ritengo. Ma c'è qualcosa che non va. Intorno a Pier Paolo, il turbinio delle emozioni a volte prende la prevalenza sulla documentazione e quindi sui fatti.
È bene che vadano avanti le ricerche ma che vadano avanti davvero. Trasformare Pier Paolo in uno spettro che attraversa tante cose insieme mi pare un atto non di interesse, ma una insistenza che non scopre nulla di certo e rientra nel romanzesco, così tipico della nostra società che misura la sua impotenza proprio su ciò che non sa o pretende di sapere. Ma io continuerò a pensare e a studiare Pasolini, tenendo conto di quel che si scrive. 
 
Silvio [con Giuseppe]
[…] il magistrato Vincenzo Calia ha ragione. Il fatto Pasolini è stato un fatto internazionale, ecco perché fa paura la verità. Il potere si preoccupava di Mattei perché se avesse di fatto evidenziato le potenzialità minerarie dell’Italia, questa si sarebbe potuta affrancare dagli americani. Così come gli americani hanno potuto eliminare Mattei attraverso la mafia, il potere occulto, la stessa cosa è stata attuata per eliminare Pier Paolo Pasolini. Sono sicuro che entro l’anno uscirà fuori la verità sulla morte di Pier Paolo da parte dei servizi segreti italiani che a tutt’oggi custodiscono questa pesante verità.
[sull’appunto 21 “Lampi sull’Eni”, il cui testo è  sparito] È tutto sparito. Solo i Servizi Segreti, forse deviati, potevano agire come hanno fatto.
[su Petrolio allegato agli atti da Vincenzo Calia] La copia allegata agli atti è si dell’opera Petrolio, ma di Petrolio mancano 80 pagine e secondo Calia in quelle pagine mancanti ci sono proprio i nomi degli assassini di Mattei e dei mandanti. Le pagine sono state prelevate ed archiviate dai servizi segreti.
[sui nomi fatti ora da Pelosi - i fratelli Borsellino] I due Borsellino è sicuro che c’erano, ma ora sono morti, mentre Giuseppe Mastini detto Johnny lo Zingaro era lì con loro a picchiare Pasolini, e Pino non lo dice perché Johnny è ancora vivo, ha paura, ed è un suo amico; probabilmente il famoso plantare (41 piede dx) è proprio di Johnny. Johnny è in libertà vigilata, è uscito di recente. Pino però non fa i nomi degli adulti che realmente hanno ucciso Pasolini. Sicuramente uno di loro aveva una casetta lì all’idroscalo. Secondo me c’era la macchina di Pasolini, la macchina che nella fuga ha demolito una recinzione lasciando sul reticolato anche del sangue di Pier Paolo, la moto Gilera dei ragazzi che l’avevano rubata qualche giorno prima ed una terza macchina targata Catania, macchina civetta dei picciotti mafiosi… Servizi Segreti? La macchina degli aggressori, uscita fuori strada dopo aver investito Pasolini, venne portata nella carrozzeria der Scannella, al Portuense da Antonio Pinna che il 16 febbraio 1976 scomparve e la sua macchina venne trovata all’aeroporto di Fiumicino abbandonata, e di lui non si seppe più nulla, scomparso, volatilizzato! Il Pinna, detto Voilà, di Donna Olimpia, amico di Pier Paolo fin dagli anni di Ragazzi di vita, era un assiduo frequentatore di PPP. Cosa “attingeva” negli incontri col Pinna Pier Paolo…, non certo il sesso, ma solo informazioni sulla malavita romana che gli servivano poi come tematiche dei suoi romanzi, ed informazioni anche sui rapporti tra i personaggi politici e i fuorilegge divenuti in seguito brigatisti. Pino Pelosi è bugiardo perché è di natura bugiarda e conosceva Pier Paolo da vecchia data. Si incontravano quando ne avevano bisogno, perché con Pino si poteva fare solo sesso. […]
Eugenio Cefis, successore di Enrico Mattei, era coetaneo di Pasolini ed anche lui friulano. In “Io so” del 14 novembre 1974, Corriere della Sera, PPP denuncia in una sua confessione gli intrighi, le stragi, le connivenze politiche, che hanno portato anche alla successione di Mattei.
[sul commento di Andreotti alla morte di Pasolini] L’ha detto perché PPP dava fastidio anche a lui. Andreotti sa chi ha ucciso Pasolini poiché il cervello di tutto in quel tempo era in America… Gli affari, il Potere, la Cia, la mafia, il potere nero, i servizi segreti italiani…
[sulle denunce di Pasolini al “Palazzo”] “Il romanzo delle stragi” del novembre 1974, a febbraio ‘75 “Processo alla DC”, dieci mesi prima della sua morte, a giugno 1975 fece un altro articolo pesante contro la Tv di Stato (Rai-Radio Televisione Italiana), a ottobre contro la Scuola di Stato che voleva abolire poiché non funzionava come avrebbe dovuto. Le 120 giornate di Sodoma che rievocavano il potere decadente a Salò, fu la firma definitiva per la sua morte per Ordine di Stato. 
[Penso] che aveva visto giusto la Betti, la ragione era quella di Laura Betti. Enzo Siciliano non ha approfondito a dovere la questione e molto superficialmente ha allontanato la tesi del complotto politico internazionale. Che era stato un complotto l’aveva detto anche Alberto Moravia, grande amico di PPP.
[su Profondo nero] In Profondo nero l’unica verità è quella del magistrato Vincenzo Calia, il resto è tutta roba detta e ridetta…e risaputa.
[Giuseppe, che ha raccolto i pareri di Silvio] Con il sostegno e la memoria storica sia per ciò che riguarda il quartiere Monteverde, dove PPP è vissuto per dieci anni, sia per ciò che riguarda le conoscenze dirette dei fatti, mi è stato di forte aiuto Silvio Parrello, er pecetto, che ora è qui accanto a me come depositario delle verità… che ora non sono più nascoste.
 
Giulia
Finalmente ancora una volta si stanno riaprendo i faldoni delle indagini sulla morte di Pasolini, dagli scatoloni del museo criminologico che contengono i reperti di quella orrenda notte dei morti ci aspettiamo, attraverso nuove sofisticate analisi, di fare luce sulle ultime dichiarazioni del bugiardo Pelosi per dimostrare l’agguato e l’omicidio di gruppo all’Idroscalo di Ostia.
Riapertura che ha anche l’intenzione di appurare se veramente sia esistito un legame fra gli omicidi di Enrico Mattei, Mauro De Mauro e Pier Paolo Pasolini, e se il poeta avesse effettivamente le prove di chi fossero i mandanti del caso Mattei.
Va quindi accertata la verità sulla possibile esistenza di un grande complotto politico che ha trafitto ed insanguinato la storia 
d’Italia, senza insabbiamenti ma anche senza lasciarsene accecare anzitempo, come ci avrebbe ammonito Pasolini il quale sosteneva che “soprattutto il complotto ci fa delirare, perché ci libera da tutto il peso di confrontarci con la verità”.
Durante tutta la sua esistenza Pasolini ha sempre fortemente voluto la ricerca della verità, non un’ennesima finzione burocratica nella quale accertare solo la presenza del plotone di esecuzione formato da 4 o 5 sicari, evitando di svelarne il movente e di colmare il grande e pesante vuoto di verità creatosi in quasi 50 anni di storia italiana.
La modalità d’esecuzione del delitto non sembra ricalcare la tipologia propria degli anni ’70 (sparatorie alle gambe ecc...), sa troppo di messa in scena per il periodo storico in cui ha luogo. Intravedo la possibilità della coesistenza di più complotti che ruotano attorno alla figura del poeta. Un primo tipo legato al risorgere di un territorio connotato da un disegno eversivo negli anni successivi all'esperienza della Resistenza, che si sarebbe potuto risolvere con le classiche due o tre pallottole; un altro di stampo “mafioso” con la presenza di pregiudicati siciliani fortemente determinati nel portare a termine un lavoro ben fatto.
Già Mauro De Mauro, giornalista dell’Ora di Palermo, era scomparso dopo aver studiato il caso Mattei, ma Pasolini era una pericolosissima voce sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, una tromba che poteva urlare a tutta Italia pesanti verità che invece per i siciliani di Catania (da dove partì l’aereo di Mattei) devono rimanere nel buio.
Facendo una lettura accurata del materiale disponibile è possibile rintracciare un lungo elenco di verità parziali che sembrerebbero concordare con l’ipotesi del complotto, ma non è scontato che la somma di tante piccole verità dia come risultato una grande verità.
È dai prati del Friuli che parte l’interesse quasi morboso e giustamente ossessivo di Pasolini per un altro friulano "importante, Eugenio Cefis, del quale ultimamente aveva capito molto bene la forma mentis. Nell’ultimo anno la storia dei due personaggi si è intrecciata per vari motivi: la stesura del romanzo Petrolio; l’obiettivo di Cefis di impadronirsi del “Corriere della Sera”, quotidiano dove Pier Paolo scriveva, anche con articoli chiaramente contro la Montedison.
I loro destini sono paralleli, ma Pasolini non è certo un personaggio addomesticabile neppure da Cefis, è un autore pericoloso, perennemente alla ricerca della verità, è uno studioso che ha capito con straordinaria rapidità e lucidità le mosse autoritarie del grande manovratore della finanza italiana, i suoi legami con i servizi segreti, il suo tentativo di attuare un nuovo golpe senza distruzione di corpi, bensì con mezzi nuovi atti a produrre la distruzione delle coscienze, ossia tramite il controllo della carta stampata e dei mezzi di informazione.
Cefis aveva valide ragioni per tenere sotto controllo il non addomesticabile Pasolini, ma non credo che giunse ad emettere un verdetto di condanna a morte, rammento che negli ultimi anni prima della fuga in Svizzera aveva ben altri nemici da cui guardarsi, che di lì a poco fortunatamente riuscirono a bloccare i suoi tentativi di presa del potere.
Credo invece vi siano attinenze con la sparizione del famoso appunto 21 di Petrolio. Non mi risulta che siano stati eseguiti particolari accertamenti su tale scomparsa. Le prime dichiarazioni della nipote lasciano intuire la possibilità che sia stato rubato da ignoti un mese circa dopo il delitto, ma in seguito nega tutto e rassicura “il romanzo è completo, nessun foglio è stato sottratto”. Però se non ricordo male nel settembre ’74 (quando il romanzo si aggirava attorno alle 300 cartelle) Pasolini per sicurezza fece fare una fotocopia del plico (vi lavorava molto nella sua casa di Chia e probabilmente temeva che durante gli spostamenti qualche foglio potesse andare perduto).
È difficile credere che il preciso ed esigente Pier Paolo abbia conservato originale e fotocopia nel medesimo cassetto, quindi se 
l’appunto è stato sottratto dal primo plico, avrebbe dovuto essere presente nel secondo. Sull’esistenza della copia non vi sono dubbi, poiché è stata utilizzata proprio durante la pubblicazione di Petrolio (1992) per verificare l’ordine degli appunti stessi. Come fanno allora dei rozzi ladri a rubare esattamente i contenuti dell'appunto 21 da entrambe le copie? Sapevano dell’esistenza delle fotocopie e anche la loro collocazione? Qualcosa non torna, credo di più a una sottrazione mirata e volontaria da parte di persone ben informate del contenuto compromettente, forse pericoloso, e magari utile per spiegare le ragioni della morte del poeta.
Concordo con l’idea dell’agguato e con l’utilizzo dello stereotipo Pelosi come esca, ma non con l’idea dell’azione organizzata in proprio fra balordi del bar, Pasolini era per loro una molteplice fonte di reddito, serviva loro più da vivo che da morto.
Fra le tante bugie di Pelosi, una frase mi è suonata particolarmente vera “se uccidi qualcuno in questo modo o sei pazzo o hai una motivazione forte”. Se gli assassini fossero stati solo dei pazzi drogati o dei borgatari ladri di portafogli, non ci sarebbe stato alcun motivo per cancellare tante prove, per chiudere il caso in poche ore e per revocare i primi due avvocati di Pelosi, non ci sarebbe stato nessuno da coprire per 35 anni. Doveva invece esserci una motivazione forte, sia per far tacere Pasolini che per oscurare le indagini. Motivazione che non può non avere rilevanza politica, viste le necessarie polemiche portate avanti con esemplare coraggio da Pier Paolo nell’ultimo anno di vita.
Negli anni del Friuli quando cominciò ad agitare le sue prime idee politiche, cercarono di farlo tacere con la famosa denuncia dei fatti di Ramuscello, poi fu un lento e continuo crescendo che non si placò neppure dopo la sua morte, anzi. È vissuto ed è morto da diverso, in modo innaturale e condannabile, quindi anche le idee che professava e le critiche che lanciava devono apparire sotto la stessa luce di innaturalità e condannabilità, non si può ammettere la verità, ossia che uno scandaloso diverso, già espulso dal partito comunista in gioventù, abbia capito troppo e soprattutto troppo in fretta i meccanismi occulti delle stragi, del caso Mattei e dei depistaggi italiani. Il nuovo potere che sta prendendo forma non può permettersi il lusso di lasciar parlare liberamente Pasolini sulle prime pagine dei quotidiani e neppure può accettare le pesanti critiche di un omosessuale che costringe non solo il partito che lo espulse, ma tutta la politica italiana a fare i conti. In questi casi sappiamo bene come le vie del Potere siano infinite e con quanta sollecitudine si chiudano le porte, o si aprano le finestre, per nascondere verità e ridurre rischi.
Dubito che da queste nuove indagini possa derivare una verità storica sul Potere che ha dominato negli “anni di piombo e di sangue”. Spero non si tratti, come diceva Pier Paolo “di un’altra delle tante operazioni della cultura di massa”. “Di coloro che sono tutti contenti quando possono mettere su un delitto la sua bella etichetta”.
 


Enigma Pasolini, di Angela Molteni - maggio 2010
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