.Franco
Fortini
di
Massimiliano Valente
Nato
a Firenze nel 1917 da padre israelita, assunse nel '40 il cognome della
madre. Prese parte alla guerra di liberazione, dopo la quale si stabilì
a Milano. Iscritto al partito socialista, che abbandonò nel 1957,
visse con lucidità e passione il travaglio ideologico della Sinistra,
dalla Liberazione al 1994, anno della sua morte, prendendo parte intensa
alla vita politica, soprattutto a partire dagli anni sessanta.
Collaborò
a numerose riviste, dal "Politecnico" a "Officina" a "Quaderni piacentini",
impegnandosi a fondo nel dibattito culturale. E' autore di poesie (Foglio
di via e altri versi, 1946; Poesia ed errore, 1959; Questo
muro, 1973; e altre raccolte, confluite poi in Una volta per sempre,
1978), di opere narrative e di saggi importanti, fra i quali ricordiamo
Dieci
inverni, 1957, Verifica dei poteri, 1965, Questioni di frontiera,
1977.
La
poesia di Fortini, dopo il distacco dalla fase ermetica giovanile, è
fortemente connessa con la sua passione ideologica, con la volontà
costruttiva d'una coscienza sociale non mistificata. Fortini rifiuta il
primato assegnato alla poesia da molti scrittori della sua generazione,
per usarla come strumento critico fra altri, da condurre, tuttavia, a un
livello di rigore e di consapevolezza che le diano un senso nella lotta
comune per la conquista d'una coscienza umana più autentica.
La
fermezza del dettato e delle proclamazioni epigrafiche, sofferte e tuttavia
condotte a una lucida fermezza etico-intellettuale, caratterizza originalmente
questa lirica che chiama il lettora alla collaborazione concettuale.
"Scopro
alla finestra lo spigolo d'una gronda,
in
una casa invecchiata, ch'è di legno corroso
e
piegato da strati di tegole. Rondini vi sostano
qualche
volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e
lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di
misere riparazioni. Ma vento e neve,
se
stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non
la spezzano ancora.
Penso
con qualche gioia
che
un giorno, e non importa
se
non ci sarò io, basterà che una rondine
si
posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente,
quella volando via".
[Franco
Fortini, La gronda]
Che
cos'è il comunismo?
Il
combattimento per il comunismo è il comunismo. E' la possibilità
che il maggior numero possibile di esseri umani viva in una contraddizione
diversa da quella odierna. Unico progresso, ma reale, è e sarà
un luogo di contraddizione più alto e visibile, capace di promuovere
i poteri e le qualità di ogni singola esistenza. Riconoscere e promuovere
la lotta delle classi è condizione perch* ogni singola vittoria
tenda ad estinguere quello scontro nella sua forma presente e apra altro
fronte, di altra lotta, rifiutando ogni favola di progresso lineare e senza
conflitti.Meno consapevole di sé quanto più lacerante e reale,
il conflitto è tra classi di individui dotati di diseguali gradi
e facoltà di gestione della propria vita. Oppressori e sfruttatori
con la non-libertà di altri uomini si pagano quella, ingannevole,
di scegliere e regolare la propria individuale esistenza. Il confine di
tale loro "libertà" non lo vivono essi come confine della condizione
umana ma come un nero Nulla divoratore. Per rimuoverlo gli sacrificano
quote sempre maggiori di libertà, cioè di vita altrui; e,
indirettamente, della propria. Oppressi e sfruttati vivono inguaribilità
di una vita incontrollabile, dissolta in insensatezza e non-libertà.
Né questi sono migliori di quelli, finché si ingannano con
la speranza di trasformarsi in oppressori e sfruttatori. Migliori cominciano
ad esserlo invece da quando assumono la via della lotta per il comunismo;
che comporta durezza e odio per tutto quel che, dentro e fuori gli individui,
si oppone alla gestione sovraindividuale delle esistenze; e flessibilità
e amore per tutto quel che la promuove e fa fiorire.
Il
comunismo in cammino [altro non esiste] è dunque un percorso che
passa anche attraverso errori e violenze tanto più avvertite come
intollerabili quanto più chiara sia la consapevolezza di che cosa
siano gli altri, di che cosa noi si sia e di quanta parte di noi costituisca
anche gli altri. Comporterà che uomini siano usati come mezzi per
un fine che nulla garantisce invece che, come oggi avviene, per un fine
che non è mai la loro vita. Ma chi sia dalla lotta costretto a usarli
come mezzi, mai potrà concedersi buona coscienza o scarico di responsabilità
sulla necessità e la storia. Dovrà evitare l'errore, angelistico,
di un perfezionamento illimitato: ossia di credere che l'uomo possa uscire
dai propri limiti biologici e temporali. Con le manipolazioni più
diverse quell'errore ha già prodotto e può produrre dei sotto
uomini o dei sovrauomini; ossia questi su quelli. Comunismo è rifiutare
ogni specie di mutamenti per preservare la capacità di riconoscerci
nei passati e nei venturi.
Il
comunismo in cammino adempie l'unità tendenziale tanto di eguaglianza
e fraternità, quanto di sapere scientifico e di sapienza etico-religiosa.
La gestione individuale, di gruppo e internazionale dell'esistenza [con
i nessi insuperabili di libertà e necessità, di certezza
e rischio] implica la conoscenza dei limiti della specie umana e della
sua infermità radicale [anche nel senso leopardiano] specie che
si definisce dalla capacità di conoscere e dirigere se stessa e
di avere pietà di sé. Il comunismo è il processo materiale
che vuol rendere sensibile e intellettuale la materialità delle
cose dette spirituali.
[Franco
Fortini, da "Cuore", 16 gennaio 1989]
|
.APPROFONDIMENTI
VEDI
ANCHE
Johann Sebastian Bach,
, di Angela Molteni
Giovanni Boccaccio,
di
Angela Molteni
I fatti di Porzus,
di Angela Molteni
Antonio Gramsci, di Angela
Molteni
"Per
i morti di Reggio Emilia", di Angela Molteni
|
NELLA
SEZIONE
IDEOLOGIA
VEDI
ANCHE
La polemica con Franco
Fortini,
di
Angela Molteni
|