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[...] Qui, nella campagna
romana,
tra le mozze, allegre case
arabe
e i tuguri, la quotidiana
voce della rondine non cala,
dal cielo alla contrada
umana,
a stordirla d'animale festa.
Forse perché già
troppo piena
d'umana festa: né
mai mesta
essa è abbastanza
per la fresca
voce d'una tristezza serena.
Cupa è qui la tristezza,
come
è leggera la gioia:
non ha
che atti estremi, confusione,
la violenza: è aridità
il suo ardore. Invece è
la passione
mite, virile, che rischiara
il mondo in una luce senza
impurezze, che al mondo
dà le care
civili piazzette, dove ignare
rondini scatena l'innocenza.
Borghi del settentrione,
dove
dal ragazzo con fierezza
e allegra umiltà
nasce il giovane,
e vive la sua giovinezza
da vero adulto, benché
piova
il suo occhio chiaro
e la sua bionda
testa luce infantile: ma
è
quell'infanzia solo gioconda
onestà: egli nella
sua fonda
vita il mondo matura con
sé.
[...]