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Un ricordo di Laura
Betti
In una famiglia così “borghese” come quella di Teorema (1968), film tra i più discussi di Pasolini, la serva Emilia è l’unica a non essere borghese, ed è la sua non appartenenza alla classe “senza salvezza” a riservarle la metamorfosi meno sofferta; affrontare l’incontro con il “sacro” d’istinto, “con la logica arcaica del mito” e rivelarne infine la santità. Non a caso un ruolo così emblematico per l’opera di Pasolini è affidato a Laura Betti. Il rapporto tra il regista e l’attrice arriva qui all’apice di un sodalizio che dura in realtà fin dai primi esperimenti in campo teatrale di Pasolini. L’incontro tra i due avviene nel ‘56 e coincide per Pasolini con la ripresa dell’attività drammaturgica dopo i tentativi giovanili. Il legame con Laura Betti è più di una felice adattabilità ai ruoli spesso difficili che Pasolini le ritaglia; come lui la Betti si muove su percorsi originali, in contesti diversi e provocatori. Da Bologna, dove è nata, a Milano e a Roma, Laura Betti si esibisce come cantante jazz, per debuttare nel ‘55 nel teatro (ne I Saltimbanchi con Walter Chiari e nel Cid di Corneille con la compagnia di Enrico Maria Salerno). L’anno successivo entra nella compagnia Brignone–Santuccio, con cui prende parte a Il crogiuolo di Miller con la regia di Luchino Visconti. Ma è cantare il modo d’espressione più originale per la Betti. La “giaguara”, che in quegli anni si impone sulla scena come “la cantante degli scrittori” (nello spettacolo Giro a vuoto, del 1960, la Betti interpreta canzoni con testi, tra gli altri, di Calvino, Bassani, Soldati, Flaiano, Moravia e dello stesso Pasolini) è per Pasolini la chiave per un approccio a un teatro in grado di tenere vivo un fermento che la produzione ufficiale non riesce neanche ad esprimere. La Betti è testimone e partecipe della metamorfosi del linguaggio pasoliniano dalla parola scritta alla 'parola orale'. Italie Magique, il dramma umoristico sulla crisi delle ideologie, verrà scritto per lei e molti sono i progetti, non realizzati, che testimoniano il sodalizio tra i due.
Questa fittissima collaborazione, che può risolversi anche in dei piccoli “cammei” (la turista in La terra vista dalla luna) dimostrano senz’altro un debito reciproco di lucidità e capacità d’espressione. Il sodalizio artistico tra Laura Betti e Pierpaolo Pasolini è il sodalizio di due anime in rivolta e la memoria che l’attrice ha continuato tenacemente a tener viva con numerose iniziative - dall'istituzione del Fondo Pasolini al suo film, La ragione di un sogno, presentato al Festival di Venezia 2001 - ci offre un altro spunto per ammirare un’artista che ha continuato a rappresentare quella amara consapevolezza della realtà che la morte di Pasolini ha lasciato troppo spesso in ombra. VEDI ANCHE IN "PAGINE CORSARE":
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