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Realizzata a Roma il 5 giugno 2004 Pubblicata in “Cineforum”, n. 437, agosto-settembre 2004 |

“Bisogna nuotare nel forse” Intervista a Laura Betti a cura di ROBERTO CHIESI .
Se André Breton ha scritto di lei, tra l’altro, che è “una leonessa che si oppone alla miseria specifica del nostro tempo rispondendogli con la provocazione e la sfida”, le più belle parole su Laura Betti appartengono probabilmente a Pier Paolo Pasolini: “A trionfare è una ragazza bionda, (…), infante, asessuale e provocante; che è evidentemente fuori dal gioco letterario e politico (è un’attrice, mettiamo), e quindi interviene in quel gioco con la più sfrenata libertà, una libertà addirittura blasfema, scatologica, offensiva, ma intelligente” (1). Pasolini l’ha assimilata al suo universo ritraendola come personaggio in alcune sceneggiature non realizzate, scrivendo canzoni e teatro per lei, dirigendola in cinque film e nell’unica sua regia scenica, Orgia. Ma esiste anche una Laura Betti attrice di Fellini, Bellocchio, Téchiné, Taviani, Jancsó, Bertolucci, Amelio, Scola, Straub-Huillet, Breillat. Se la sua lunga, generosa e talvolta impetuosa battaglia per difendere l’opera e la figura di Pasolini in Italia e diffonderle nel mondo (2), deve ancora essere conosciuta in tutta la sua complessità, il talento espressionista e ironico, aggressivo e dolce, di Laura Betti è visibile nelle immagini che mostrano le sue splendide interpretazioni dei testi pasoliniani come nel ventaglio di maschere che ha arricchito di sfumature segrete e della forza viscerale delle contraddizioni. . Gli attori dotati di una forte personalità creano quasi inevitabilmente l’identità di un personaggio che viene identificato con il loro io reale e spesso si sovrappone prepotentemente ad ogni ruolo che interpretano. Quali rapporti hai con il “personaggio Laura Betti”, come lo vedi dall’esterno? Ti corrisponde, è una maschera, oppure è una figura che t’infastidisce? M’infastidisce. Adesso m’infastidisce. Perché è una pura creazione di me stessa. È mia. Allora l’avevo inventato per non dare al pubblico, alla gente, alla stampa, niente di mio. Avevo deciso io stessa questa tattica (sorride) e fu una decisione molto imprudente perché si finisce per pagarla, in seguito. Infatti sono rimasta condannata da certe etichette e luoghi comuni che mi rompono l’anima e mi fanno venire i nervi, e molto. Certe etichette che non mi appartengono, però, ormai sono entrate a far parte del mio personaggio. Me le sento tirare in faccia e ogni tanto mi chiedo: “Ma questo che cosa significa?” Ed è successo proprio da parte di persone che dovrebbero essere i miei comuni amici, ma non sono poi così amici fino in fondo... Chi lo sapeva molto bene questo, era Pier Paolo. L’aveva capito bene. Infatti l’ha scritto in quel testo per “Vogue” (3), Necrologio su una certa Laura Betti. Io dicevo sempre che non capiva un cazzo, quindi... Questa è una cosa che adesso mi pesa moltissimo, anche perché a volte vorrei veramente uscirne fuori. Ma il marchio si è talmente cristallizzato... Come la fama di aggressività...
È un personaggio
che spesso gioca con riferimenti ironici all’infanzia, alla fantasia e
alle disinibizioni dell’infanzia, forse perché è l’età
in cui traspaiono già le prime forme di sessualità, ma non
esistono steccati morali o moralistici...
Nel tuo personaggio esisteva
sempre una componente maliziosa molto vivace, la trasgressione di rovesciare
tutti i luoghi comuni del rapporto uomo-donna...
Il tuo personaggio era
fuori da ogni schema: non eri una vamp, ma giocavi con alcuni stereotipi
della vamp, univi la seduzione e un’ironia che poteva essere giocosa e
cattiva, una fantasia follemente carnevalesca, ma, al tempo stesso, rivelavi
spesso un temperamento tragico, una malinconia più nascosta...
È stato difficile
essere quel personaggio nella società dello spettacolo di allora?
Mi riferisco all’anomalia che un’attrice fosse anche autrice di se stessa...
È una domanda che
ritorna spesso nel tuo libro, Teta veleta, e in alcune interviste
televisive...
Dicevi che il tuo personaggio
è stato segnato dall’incontro con Pasolini, ma esisteva già,
era già delineato nella sua identità ben prima...
In un mediometraggio televisivo
(5), parli di Bologna tutta chiusa, protetta, e
di Roma “divaricata, scosciata”...
Le tue prime esperienze
sono state di cantante jazz con Walter Chiari...
E l’esperienza con Luchino
Visconti (7), fu importante?
Nei testi di Giro
a vuoto, che ebbe quattro edizioni (8),
si ha l’impressione che, pur essendo coinvolte personalità così
diverse (9), ci fosse come un filo unitario...
Gli scrittori si ispiravano
alle suggestioni che provenivano dal tuo personaggio e dalla tua persona:
per alcuni diventavi uno strumento contro il conformismo piccolo -borghese,
per altri eri una voce tragica...
Nel caso di Moravia recitavi
un personaggio che discendeva direttamente e ironicamente (10)
dalla
sua narrativa...
Moravia ti ha definita
un’artista che appartiene “alla tradizione dei grandi solitari, dei fantasisti
più insoliti”.. Ti riconosci in queste parole?
Nel 1964 hai recitato
e cantato in un altro spettacolo che fece scalpore, Potentissima signora
(13)...
Nel teatro di prosa hai
recitato con Luca Ronconi nella sua prima messinscena di Giordano Bruno...
È vero che, nei
primi anni Sessanta, il cinema non ti attraeva?
Ci sono stati tentativi
da parte dei registi della commedia italiana di coinvolgerti nei loro film?
Nella “famiglia”di non
attori che appartenevano al cinema di Pasolini come Franco Citti, Mario
Cipriani e altri, tu, oltre ad essere l’unica attrice professionista, fin
dai primi film hai continuamente cambiato identità e aspetto da
una pellicola all’altra. Mentre Ninetto Davoli è sempre Ninetto,
il ragazzo furbetto, allegro e innocente; il Franco Citti di Accattone
e Mamma Roma, rimane anch’egli, più o meno, sempre una variante
di se stesso, - quando interpreta un diavolo in Canterbury e un
demone nel Fiore delle Mille e una notte si tratta di variazioni
di un’unica identità - e lo stesso discorso vale anche per attori
professionisti come Massimo Girotti - che ha sempre impersonato il padre
- e Silvana Mangano - la madre / Madonna - invece i tuoi personaggi
cambiano continuamente...
Nei testi scritti da Pasolini
per le canzoni di Giro a vuoto, troviamo la Ballata del suicidio
(14), dove la voce femminile, l’io femminile è
quella di una “diversa”, è la tragedia della diversità di
una donna che ha deciso di uccidersi. In Cristo al Mandrione, interpreti
un’altra voce di morta, la voce d’oltretomba del cadavere nudo, sporco
e abbandonato, di una povera donna; in Marilyn (15)
sei
un io femminile fragile, sfruttato dalla società dello spettacolo;
le due prostitute di Valzer della toppa e Macrì Teresa
detta Pazzia potrebbero essere sorelle di Mamma Roma: in alcuni
testi, i versi derivano o anticipano altre opere pasoliniane, in altri
si può avvertire una forma di identificazione tra la tua voce e
quella del poeta. Sei d’accordo?
Aveva un rapporto molto
complesso con te come attrice...
![]() Sì, Pier Paolo non era affatto un regista. Prova ne sia che in Salò, dove domina un distacco assoluto dalla materia e dai personaggi, per la prima volta affrontava la distanza di una regia vera. Non è mai stato un regista, ma è stato qualcosa di più. Quel di più andava conosciuto... Nel libro aggiungi anche
che negli attori professionisti che hanno recitato con Pasolini, nasceva
una forma di resistenza che si traduceva in qualcosa di stridente...
In Teorema ha usato
la forza del silenzio che può avere il tuo volto e il personaggio
di Laura Betti spariva completamente, come era sparito nella strana fisionomia
del turista de La terra vista dalla luna. Per la donna di Bath de
I
racconti di Canterbury, invece, fece ricorso ad alcuni elementi del
tuo personaggio, come l’aggressività e il sarcasmo...
Beh, soffre di discontinuità,
ma il tuo racconto è divertente, così cinico, e alcuni racconti
sono molto belli...quelli del frate e dell’indulgenziere...
Il personaggio di Hélène
Surgère in Salò avresti dovuto interpretarlo tu?
Oltre a Vivo e Coscienza
esistono
altri progetti che non avete potuto realizzare insieme?
Dopo aver recitato ne
La
dolce vita, hai dichiarati spesso di non trovarti in sintonia con il
metodo felliniano perché trattava gli attori come oggetti...
Come fu il rapporto con
Rossellini per Era notte a Roma?
Dopo Teorema, inizia
veramente la tua carriera cinematografica. In quello stesso 1968 interpreti
Orgia
e
dichiari alla stampa che vuoi lasciare la canzone...
Con Mario Bava hai recitato
in due film dell’orrore...
Hai anche accompagnato
l’esordio di André Téchiné...
Una forte complicità
ti ha unita, in seguito, a Bellocchio per tre film, uno dei quali è
una delle tue interpretazioni più belle, più complesse,
Il gabbiano...
Bertolucci è l’altro
autore con cui hai un'intensa complicità...
In Allonsanfan,
i fratelli Taviani hanno valorizzato la dolcezza del tuo temperamento...
Hai sempre avuto, ancora
oggi, un rapporto molto forte con il cinema francese. Per esempio, Jacques
Deray ti ha diretta in due film e ha parlato di te con grande ammirazione
nelle sue memorie...
Hai anche interpretato
due film con Jean-Claude Biette, che era stato collaboratore di Pasolini...
Catherine Breillat, oltre
ad averti dato un ruolo breve, ma molto bello, in A mia sorella!,
ti rende anche una sorta di omaggio, mostrando nel film una tua intervista
alla televisione...
Due incontri significativi
sono stati anche quelli con Miklós Jancsó e Gianni Amelio...
Nel 2002 hai recitato
in uno spettacolo curioso, I cosmonauti russi (18),
un dramma jazz...
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Laura Betti (1927-2004) Nata a Casalecchio di Reno
(Bologna) il 1° maggio 1927, Laura Betti (all’anagrafe Laura Trombetti)
inizia la carriera nei primi anni '50 come cantante jazz (sotto lo pseudonimo
di Laura Sarno) e nel 1953 debutta nel teatro di prosa (Il Cid di
Corneille), quindi nella rivista musicale I saltimbanchi con Walter
Chiari. Nel 1955 ritorna alla prosa ne Il crogiuolo di Arthur Miller,
per la regia di Luchino Visconti, e Il ventaglio di Carlo Goldoni,
diretto da Luigi Squarzina. Nel 1960 ottiene un grande successo con il
recital di canzoni Giro a vuoto e interpreta con Paolo Poli il programma
televisivo Tutto da rifare, pover’uomo. Nel 1961, Giro a vuoto
debutta all’Athenée in versione francese, quindi alla Comédie
de Paris e successivamente al cabaret “La Tête de l’art”. Ritorna
alla prosa con Luigi Squarzina ne Le donne al Parlamento di Aristofane
e partecipa alla Biennale di Venezia nel 1962 con canzoni di musica contemporanea.
Per la Filarmonica Romana interpreta, al Teatro Eliseo, I sette peccati
capitali di Bertolt Brecht e Kurt Weill, per la regia di Luigi Squarzina
e la coreografia di Jacques Lecoq. Per l’Accademia Cherubini di Firenze,
canta nel Der Jasager di Bertolt Brecht e, sotto la direzione musicale
e gli arrangiamenti di Bruno Maderna, incide l’intero repertorio di Brecht-Weill
in un album di due 35 giri. Incide altri dischi con le canzoni di Giro
a vuoto. Nel 1964 interpreta Potentissima Signora, su testi
scritti appositamente per lei da scrittori italiani, per la regia di Mario
Missiroli. Esordisce nella regia teatrale con Libertà e Resistenza
(1965). Tra gli spettacoli di prosa più significativi, ricordiamo
Il
candelaio di Giordano Bruno, regia di Luca Ronconi (1968); Orgia,
testo e regia di Pier Paolo Pasolini (1968); Not I di Samuel Beckett,
regia di Franco Enriquez (1973); Orgia, di Pier Paolo Pasolini,
regia di Mario Missiroli (1984-1985). È l’interprete e la curatrice
del recital Una disperata vitalità (1991), basato su testi
poetici, teatrali e narrativi di Pier Paolo Pasolini.
Filmografia
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| Un sentito ringraziamento a Roberto Chiesi e a "Cineforum" per l'autorizzazione alla pubblicazione dell'intervista sopra riportata (rilasciata il 5 giugno 2004 a Roberto Chiesi). Si tratta dell'ultima intervista concessa da Laura Betti prima della sua morte, avvenuta il 31 luglio 2004. La pubblicazione da parte di "Pagine corsare" di questa intervista vuole testimoniare il costante ricordo, il dolore per la scomparsa dell'attrice, l'amore nei confronti suoi e delle sue attività, la gratitudine per quanto Laura Betti ha saputo fare per conservare intatta e trasmettere a tutti noi l'inestimabile memoria, umana e artistica, di Pier Paolo Pasolini. Si potranno trovare in "Pagine corsare" sia le tracce dell'opera di Laura Betti, sia le note commemorative che il sito aveva riportato un anno fa. |