
|
"Pagine corsare"
31 luglio 2004 Laura
Betti: il ricordo di Bernardo Bertolucci
Trovacinema
di Radio Capital
31
luglio 2004 La
scomparsa di Laura Betti. Il cordoglio del comune di Bologna e della Cineteca Con
riferimento alla prematura scomparsa di Laura Betti, si trasmette una
dichiarazione congiunta del sindaco del Comune di Bologna Sergio Cofferati, del
presidente e del direttore della Cineteca del Comune di Bologna Giuseppe
Bertolucci e
Gian Luca Farinelli Il
Comune di Bologna e la Cineteca salutano con commozione l’uscita di scena di
Laura Betti, attrice, artista di grande talento, combattente instancabile di
mille battaglie in nome della poesia, contro il degrado morale e culturale del
nostro paese. Dopo
gli anni della formazione - in una Bologna colta e civile - Laura approda a
Roma, col suo bagaglio prezioso di chansonnier originale e appassionata, quindi,
negli anni Sessanta, attraversa l’ultima grande stagione del cinema italiano,
generosa compagna di viaggio dei migliori autori di quella generazione, da Paolo
e Vittorio Taviani, a Marco Bellocchio, a Bernardo Bertolucci. Ma
è l’incontro fatale con Pier Paolo Pasolini, con la sua personalità di uomo
e di artista e con il suo lavoro creativo, che segna la definitiva maturazione
di Laura e la sua assunzione al ruolo di vera e propria icona di una poetica e
di una visione del mondo, alle quali resterà fedele - con ostinata coerenza –
per tutta la vita, dedicando tutte le sue energie alla costruzione del Fondo
Pasolini, fondamentale strumento di memoria e di conoscenza di uno dei nostri
massimi intellettuali del Novecento. Le
comuni radici bolognesi di Laura e Pier Paolo e il destino che indissolubilmente
li legava hanno voluto che fosse la nostra città e la nostra Cineteca
l’ultimo porto del loro viaggio. Il Fondo, trasferito di recente per volontà
di Laura e del Comune nei locali della nostra biblioteca, è già stato meta di
numerose visite di studiosi e di studenti, segnale di un interesse sempre vivo e
sempre rinnovato, che impegna la Cineteca a proseguire, con costanza e con
passione, il prezioso, impagabile lavoro della nostra amica Laura Betti.
31
luglio 2004
Dal
Forum di "Pagine corsare"
Giovanni
Davvero
grande. Grandissima, unica. Laura Betti vanta una personalità tale, un talento
tale, una intelligenza tale da non dover essere ricordata solo in relazione a
Pasolini. Cantante jazz, doppiatrice, attrice di teatro e di cinema, presenza
saltuaria ma sempre estremamente significativa in televisione, scrittrice,
regista, opinionista tagliente, provocatrice eccellente, intellettuale avulsa da
qualsiasi posa preconfezionata, amica, artista stimata e conosciuta dai più
grandi intellettuali italiani di questo secolo, Laura Betti ha potuto, a buon
diritto, permettersi davvero tutto. Attrice
raffinatissima, capace di una intensità unica, timorosa di nulla, unica a osare
ruoli sgradevoli, avulsi dal diktat della bellezza, ruoli anche secondari ma
unici. Graffiante, sboccacciata, vera, scandalosa. Sarà impossibile
dimenticarsi di te, Laura, nella speranza che questo sito (dedicato al poeta,
all'unico uomo, sebbene tu stessa apertamente dica di averne avuti infiniti, che
tu follemente amasti) ti designi il giusto spazio e segua le vicende di questi
giorni. Artista
altissima ma anche così umile da mettere da parte carriera e dedicarsi
all'amore per un uomo, un genio, un poeta, un ideale in fondo, una ragione di
vita, farlo per così tanti anni, curandosi anche di sua madre inferma, con così
instancabile tenacia, coerenza e rabbia. Carattere
duro, ma necessariamente tale, duro perchè dura è la realtà e il buonismo è
ipocrisia. Pasolini ti adorava, eri la ''sua moglie non carnale'', il vostro
legame che provocava le invidie di tutti, di Elsa Morante in primis, come
sottolinei nel tuo romanzo Teta Veleta
con il tuo solito piglio ironico e graffiante. Pasolini non sarebbe stato lo
stesso senza di te. Emilia la serva di Teorema,
La Donna di Bath, le marionette non sarebbero state le stesse, né Salò
sarebbe stato lo stesso senza la tua voce al doppiaggio. Voce unica, magica. Pasolini
per te scrisse testi da cantare, Marilyn,
tu l'hai introdotto alla musica, tu al teatro. In Teta Veleta, racconti di volere una volta convincerlo circa
la tua cattiveria, ma senza successo; ''vitalità'', egli rispondeva sempre. Una
disperata vitalità, si può aggiungere. Settanta anni come Sophia Loren, ma tu
sei fuori dal sistema, l'Arte, la verità, la ragione di un sogno, un comunismo
intelligente ti hanno sempre spinto. Con te se ne va una parte di noi, perché ti si poteva odiare o amare, ma era impossibile che tu rimanessi indifferente ad alcuno. Difficile immaginarsi qualcuna come te, che sappia, come facesti ad una trasmissione di Chiambretti, unire frasi altamente filosofiche e pessimistiche ''La felicità non esiste, è il sangue, l'assassinio... La morte è la chimera massima... La coscienza non permette la felicità..'' a schegge di vita reale, proprie del tuo umorismo, della tua autoironia e del tuo essere vera ''I miei coglioni, ma che cazzo devo di’?''. Grande, grandissima. Le tue considerazioni sulla morte e il necrologio di Pasolini, in anticipo di soli tre miseri anni, balenano ora nelle nostre menti. Laura, chi ti ha amato non ti dimenticherà mai.
31
luglio 2004 Il
Presidente della Camera Pier
Ferdinando Casini ed il deputato diessino Franco Grillini hanno ricordato
in aula la figura di Laura Betti (Franco
Grillini) Con Laura se ne va anche un po' di noi e del nostro mondo. La
ricorderemo con amore e con gratitudine''. È il commento di Franco Grillini che
così ricorda l'attrice scomparsa:''era prima di tutto una amica. Mi chiamava a
volte con la sua voce ruvida e canzonatoria. Ci siamo sentiti spesso per il
'Fondo Pasolini' (che voleva trasferire a Bologna, come poi è successo presso
la Cineteca comunale) di cui era la gelosissima custode e gestore certosina. Ma
Laura era una grandissima amica degli omosessuali italiani e lo ha dimostrato in
numerose occasioni''. (Pier
Ferdinando Casini) Laura
Betti è stata interprete appassionata e autentica dell'arte italiana. A lei mi
legava il vincolo della 'bolognesità'', ma la sua fama è ben superiore ai
confini della nostra città". È il ricordo che Pier Ferdinando Casini, in
aula alla ripresa della seduta, dedica all'attrice scomparsa oggi.
Il presidente della
camera si associa a quanto detto poco prima dal Ds Franco Grillini: "È
morta una grande attrice, un’amica, una intellettuale, una bolognese, che
ricordiamo nella 'Dolce vita', in 'Teorema' e nell'interpretazione
indimenticabile in 'Novecento’”. È scomparsa l'artista - aggiunge Grillini
- che ha dedicato la vita alla memoria di Pasolini e "ne aveva custodito in
modo certosino il fondo" (ANSA).
1°
agosto 2004 Massimo
Consoli L'ultima
volta che ho sentito Laura è stata per telefono, nel giugno del 2000. Mi chiese
le bobine in super8 che avevo girato nel 1975 all'Idroscalo di Ostia, dove Pier
Paolo Pasolini era stato ammazzato, insieme alle riprese del suo funerale e
della manifestazione che avevo indetto nel primo anniversario dell'omicidio.
Voleva vedere se c'era qualcosa che poteva utilizzare per un suo documentario
sul poeta delle borgate romane. Fu molto cortese. Fece addirittura riversare
tutte le mie pellicole su di una videocassetta e me la regalò, insieme ad una
copia del "Decameron", visto che la mia era andata perduta. Parlammo a
lungo del passato. L'avevo
conosciuta nell'inverno del 1970. Era venuta a casa nostra, in via dei Pettinari,
per avere informazioni su Dario Bellezza. Dario stava vivendo la sua burrascosa
storia d'amore con Maurizio. Quella stessa storia che diventerà il suo romanzo
più famoso, con il titolo di "Lettere da Sodoma". Spariva nel cuore
della notte, all'improvviso, per andarlo a cercare sicuro di trovarlo in
compagnia di qualche tossico di Campo de' Fiori, oppure si faceva pestare fino a
gocciolare sangue per tutta casa. Laura era preoccupata, e quella sera di
gennaio o febbraio bussò alla nostra porta chiedendo di lui. Dario non c'era.
Lei entrò dentro. La portai nella sua camera per farle vedere in che condizioni
era ridotta, chiedendo anche a lei di intervenire, di fare qualcosa. Mi rispose
che Dario era pazzo, che quel Maurizio sarebbe stato la sua rovina, che non
doveva sprecare il suo genio con marchette da duecento lire. Qualche giorno più
tardi, Dario mi disse che Laura le aveva parlato di me e le aveva detto che
sembravo un prete! E, aveva aggiunto: "Ti ci vuole proprio un prete, per
tenerti a freno!" Litigarono spesso. Conservo una lettera di Dario, scritta
in Olanda a Maurizio, ma della quale ero l'effettivo destinatario, con la
descrizione di una vera e propria battaglia che i due ingaggiarono alle isole
Tremiti, di fronte a numerosi amici. Andammo
a cena insieme, parecchie volte, anche se lei preferiva ricevere nella sua casa
di via in Montorio, con l'ascensore interno che ci sbarcava direttamente
nell'appartamento. Mi era molto simpatica e le ero particolarmente affezionato,
ma non andavo troppo volentieri da lei. Amava preparare insalate di riso o
larghi piatti di pasta fredda che lasciava lì, sulla tavola, a disposizione
degli ospiti. Lei non mangiava, però i suoi gatti gironzolavano attorno
rubacchiando un pezzetto di tonno da una scodella, o una penna rigata da un
piatto. Dario non ci faceva caso, ma io inorridivo. Regolarmente. I
suoi monologhi erano interminabili. Soprattutto dopo la morte di Pasolini
eravamo quasi costretti ad andarla a trovare ogni settimana ed a sentirla mentre
si lamentava che: "Ah, questo poi non posso proprio dirlo a Pier Paolo,
sennò mi fa un cazziatone e se la prende con me!" "Se Pier Paolo lo
sapesse, non mi rivolgerebbe più la parola", e così via. Dario
sbocconcellava qualcosa da mangiare e, appena usciti, diceva: "Ormai è
completamente pazza. Si crede la vedova inconsolabile di Pier Paolo". La
sua, però, è stata una pazzia costruttiva (se mai è stata pazzia...). Nel
corso degli anni ha difeso la memoria di Pasolini, costruendo un archivio
importante (nel 1980) che è stato utile per varie iniziative sul poeta
friulano. Anzi, per meglio dedicarsi a quest'opera, ha limitato moltissimo la
propria attività di attrice. Un sacrificio per il quale dovremo tutti esserle
immensamente grati. Il
29 aprile del 1976 era intervenuta all'Ompo's, ad una conferenza su Pasolini,
insieme a Luce D'Eramo, Elio Pecora, Umberto Silva, l'on. Vincenzo Cicerone,
Anna Mongiardo e Adele Cambria. Dario non venne perché aveva paura di
litigarci. In compenso, io litigai con lui e per un mese aspettai le sue scuse,
per iscritto (che arrivarono il 25 maggio successivo), prima di
"perdonargli" il suo tradimento. Ho la gioia di sapere che la
copertina di "Ompo" numero 21, del dicembre 1976 le era piaciuta
moltissimo. Me lo rivelò, come al solito, Dario dicendomi che, in quell'anno
intercorso dal 2 novembre del 1975, tutti i giornali avevano parlato della loro
grande amicizia, ma nessuno li aveva messi insieme in prima pagina. Solo "Ompo"
l'aveva fatto, sparando su tutta la copertina una foto bellissima di Elisabetta
Catalano che rappresentava l'uno accanto all'altra. Nel '77-'78 misi in scena la
prima versione di "Solo i Gay vanno in Paradiso". Mentro scrivevo il
testo, per la voce di Dio avevo pensato a lei, ma non ebbi mai il coraggio di
chiederglielo. Questa non è una biografia di Laura Betti. È un parziale
ricordo che ho di una cara (nostra) amica.
10
agosto 2004 Una
pupattola bionda col talento di Greta Garbo Indossava
spesso un paio di occhialoni che nascondevano un po' quel suo viso tondo. Laura
Betti muore e con lei se ne va un'attrice intellettuale, intensa, niente moine,
niente presunzione. Aveva settant'anni e nella sua ultima casa in piazza Cavour
lascia tre poster giganti del suo caro compianto amico e maestro Pier Paolo
Pasolini. A stroncarla forse un arresto cardiaco, ma anche il diabete non le
dava tregua da anni. Una vera beffa per lei, ottima cuoca e perfetta
buongustaia, da buona bolognese. Proprio nella sua città natale ha riportato
l'archivio del poeta e regista Pasolini e solo qualche anno fa è riuscita a
realizzare il film documentario "Pier Paolo Pasolini e la ragione di un
sogno". Laura
Betti ha vissuto per Pasolini , amica, confidente, compagna di lavoro. Il loro
incontro e sodalizio risale ai primi anni sessanta. Ma la sua storia artistica
inizia come cantante jazz. Soprannominata la "Giaguara", cantava
canzoni scritte per lei da Moravia. E poi il cabaret con Walter Chiari. Negli
anni sessanta-settanta, arriva l'intenso periodo lavorativo come attrice per il
cinema. "La ricotta" nel 1963. E qualche anno dopo, nel 1968, la Betti
riceve la Coppa Volpi per "Teorema". Quasi sessanta film in tutta la
sua lunga carriera. Ha lavorato per Bertolucci, Fellini, Calopresti, Bellocchio,
più recentemente per l'Archibugi. Una donna brusca, difficile e determinata.
Un'antidiva, combattiva ma anche molto generosa.[...]
30
agosto 2004 Il
mestiere di provocatrice
Festival
de l'Unità di Bologna La
serata, con inizio alle 21 in Libreria, è stata interamente dedicata al ricordo
di Laura Betti, l'attrice e regista bolognese recentemente scomparsa. Nel corso
della serata vi sono stati interventi di Goffredo Fofi, Giuseppe Bertolucci,
Gianluca Farinelli, Roberto Chiesi e Loris Lepri. Proiettato, in anteprima per
il pubblico della Festa, il video "Terribile, meravigliosa", prodotto
da CasadeiPensieri, oltre a spezzoni di interviste dal 1959 al 2001 e il filmato
"Pasolini, il silenzio è complicità", diretto dalla stessa Laura
Betti. Proprio
nel 2003, in occasione della tredicesima edizione della rassegna, Laura Betti
aveva ricevuto la "Targa ricordo di Paolo Volponi", un riconoscimento
dovutole per la sua pluriennale amicizia con l'associazione promotrice e con
l'Istituto Gramsci dell'Emilia-Romagna, ma soprattutto per il grande impegno
profuso nel preservare e arricchire la memoria delle opere e del pensiero di
Pier Paolo Pasolini. "Ho
fatto un film sognando le parole di Pier Paolo immerse in tutto ciò che da
tempo non lo riguarda" - così Laura Betti, quando parlava del suo film Pasolini,
le ragioni di un sogno. È
proprio partendo da questo film che comincia il ricordo di Goffredo Fofi:
"… in questo film Laura si metteva da parte. Laura, che molti accusavano
di essere un personaggio invadente, eccessivo, troppo presente, lì è come se
non ci fosse. In questo video, la cosa che risalta con forza enorme è come
Pasolini parlasse dell'oggi: si sentivano espressioni, discorsi di Pasolini
fatti negli anni '60 e '70 - anni in cui lui era stato più attivo nel
denunciare la piega che prendeva la Storia, le contraddizioni di uno sviluppo
senza progresso - e si avverte che quelle cose di allora erano assolutamente
attuali. Pasolini continua a parlarci di oggi, è un autore assolutamente nostro
contemporaneo. Il fatto che Laura l'avesse capito, e avesse dato la sua vita
perché Pasolini continuasse a parlare, è stato un'impresa enorme, faticosa,
difficile e - secondo me - senza pari. Laura
è stata anche lei un personaggio fondamentale degli anni in cui Pasolini è 'esploso',
gli anni del miracolo economico, del 'boom', di conquiste sociali e culturali
molto forti. E anche di conquiste sul piano delle arti italiane: il romanzo
fiorisce attraverso opere di grandissimo valore (Pasolini, Volponi, Morante…),
il teatro scopre in Carmelo Bene una novità, il cinema produce quasi un
capolavoro al mese (Olmi, Pasolini e de Seta esordiscono nello stesso anno,
oltre ad avere Fellini, Antonioni, Visconti, Petri, Lattuada…). Insomma, un
momento di grandissima vitalità: e Laura è il prodotto di questa vitalità".
Ma
Laura nasce come cantante, una cantante che Fofi descrive come la 'Mina degli
intellettuali', la Mina più colta, meno popolare, che si faceva scrivere delle
canzoni bellissime da Arbasino, da Calvino, da Franco Fortini, da Moravia… Che
poi comincia a fare teatro, ma che, anche lì, fa soprattutto canzoni: canzoni
di rivolta, che si potrebbero definire "protofemministe", che facevano
arrabbiare terribilmente molti maschilisti italiani. Insomma, un personaggio
sempre fuori dalle righe, eccessivo, aggressivo, molto spesso insopportabile: ma
chi l'ha saputa conoscere, sa benissimo che in quel suo carattere tenace,
eccessivo, debordante e invadente si nascondeva - ma nemmeno tanto - una donna
che chiedeva amore e che, ottenutolo, lo difendeva coi denti. Una donna che,
dietro un modo fastidioso di fare, aveva una sete inesausta e inesauribile di
essere amata: voleva (pretendeva) essere amata. Così, ce l'ha detto nei modi
opportuni e in quelli meno opportuni.
E
poi, era molto democratica nel suo maltrattare e insultare la gente: se la
vittima era una povera cameriera, altrettanto oggetto di tanti strali poteva
essere Einaudi o un potente politico… Un modo di selezionare le sue amicizie,
test a cui sottoponeva tutti per valutare, in base alle reazioni, se c'era base
per un dialogo più fitto e più serio. Altro
che 'politicamente scorretta'… Laura era sempre scorretta. Cioè vitale,
indipendente, autonoma, capace di ragionare. Grande attrice, grande cantante ma,
soprattutto, grande intellettuale, per la sua vorace curiosità nei confronti
delle opere del pensiero creativo e trasgressivo. Insomma, una provocatrice di
professione, che se la prende con le persone che si ritengono 'per bene'. Dalle
furie giovanili contro la borghesia bolognese, fino alle furie contro quelli che
lei chiamava 'gli assassini di Pasolini', gli assassini del mondo, del vero, del
giusto… E con una durata di coerenza nel tempo, fino alla fine: senza mai
piegarsi, vendersi, accettare compromessi per sopravvivere, chiudere gli occhi
di fronte alla realtà, alle ambiguità.
Il
ricordo prosegue nell'intervento del regista Giuseppe Bertolucci, presidente
della Cineteca di Bologna che ospita il Fondo Pasolini, voluto da Laura Betti:
"Il caso di Laura è un caso abbastanza unico. Il destino le fa
attraversare trent'anni del cinema italiano più interessante: mai in un ruolo
di protagonista, ma sempre in uno strano ruolo, una sorta di piccolo fantasma.
Con Pasolini assume invece una posizione più costante e più centrale,
diventando la testimone di un percorso in cui esplode una sorta di 'magico
momento di libertà': se pensiamo alla libertà che c'era nel cinema di Pasolini,
ai continui tentativi di lasciarsi andare a un certo tipo di creatività, ci
sembra veramente che sia qualcosa di molto difficile da ritrovare nelle pratiche
creative di oggi. Laura ha accompagnato Pasolini da quel momento magico degli
anni '60 fino alla morte di Pasolini nel 1975, una morte che è qualcosa di
estremamente emblematico: io credo che Pasolini sia morto proprio nel momento in
cui lanciava il suo grido d'allarme più forte a proposito di quel genocidio
culturale che aveva previsto ed esplorato con anni di anticipo. Laura
ha raccolto il testimone di Pasolini, con il Fondo ha voluto che questo grido
d'allarme non si fermasse. Uno strano destino (non poi così strano) ha voluto
che questo Fondo, la cui creazione è stata, forse, la più bella
interpretazione di Laura, sia arrivato qua a Bologna, e che la Cineteca sia
stata il porto che ha ospitato questo materiale così interessante che Laura
aveva raccolto negli anni. E, nello stesso tempo, la morte di Laura ci ha come
completamente spiazzati, perché il fondo si è identificato per
venti-venticinque anni nella sua energia, nella sua capacità dirompente e
trasgressiva, a volte insopportabile… Insomma, nel suo 'carisma'. E ora ci
troviamo eredi di questo 'corpus' non solo di materiali, ma anche delle
richieste, delle domande che questi materiali pongono. Vedremo se saremo
all'altezza, non solo noi della Cineteca, di individuare la funzione di questo
Fondo dopo che la sua fondatrice, quella che l'ha animato per vent'anni, se n'è
andata. Una bella domanda, a cui dovremo cercare di rispondere. Credo comunque
che i temi che Pasolini aveva 'affacciato' fino alla vigilia della sua morte
siano temi talmente presenti nel nostro presente che una risposta a questa
domanda sarà necessaria e spero possa avvenire nel modo migliore".
A
parlare è ora Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna:
"Quando poco più di un anno fa ha cominciato a sentire calare le proprie
forze, che erano sempre state straripanti e debordanti, Laura ha deciso di
portare il Fondo fuori da Roma, facendo un percorso all'indietro, riportando
Pasolini a Bologna. Sia lei che Pasolini, insomma, ritornarono nella città
natale. La scommessa di continuare a far vivere la vitalità di Pasolini è una
scommessa che non tocca soltanto la Cineteca, ma tocca anche la nostra città,
una città che vive un momento di profondo e di vero cambiamento. Laura
era esigentissima, era la persona più drammaticamente esigente nei confronti di
tutti gli interlocutori, compresa se stessa: tutti permanentemente messi alla
prova. Grazie a questa sua capacità di essere straordinariamente esigente,
Laura è riuscita a compiere un vero miracolo, perché la creazione del Fondo
Pasolini in una nazione come la nostra, che dimentica tutto immediatamente, e
che è assolutamente incapace di rendere onore al proprio patrimonio culturale,
significa tenere in vita e costantemente vitale il pensiero di Pasolini. Non a
caso Laura era il terrore di tutti gli organizzatori e di tutti i burocrati non
solo in Italia, ma nel mondo… Una interlocutrice faticosa, ma premiante".
In
prima fila, osserviamo la sorella di Laura Betti: attentissima, quasi tesa a non
perdere una sola parola. Ma la tensione diventa emozione pura quando, a
conclusione di una serata che ha trattenuto fino alla fine così tanti
spettatori da rendere inadeguato lo spazio dello stand, Ciro Bussetti mette a
disposizione la propria voce, ben accompagnata da un'ottima sensibilità, per
ridarci - per un po' ancora - la voce di Laura: con la lettura di piccoli pezzi
graffianti - e dunque, per stessa definizione di Bussetti, perfetti. Non è
'solo' una lettura, perché la calata nel personaggio è talmente realistica da
farci vedere Laura al posto di Ciro: la fisicità va in secondo piano,
dimentichiamo chi abbiamo di fronte ed è automatico addentrarsi nei mondi
surreali, cattivi, ironici, taglienti - ma anche inaspettatamente dolci, uno dei
suoi modi di sorprenderci prendendosi gioco di noi - di Laura Betti. Tutto
il mio folle amore / lo soffia il cielo / lo soffia il cielo / così… e
l'emozione della sorella di Laura diventa commozione, che con pudore nasconde.
Betti
e Pasolini insieme a Bologna Andrea
Bonzi, l’Unità Il
ritorno a Bologna dei «due ragazzi bolognesi, Laura e Pier Paolo», è
completo. La famiglia di Laura Betti, la grande attrice scomparsa lo scorso 31
luglio, ha deciso di donare il suo archivio personale al Comune di Bologna.
Un’eredità di grande spessore, comprendente testi, sceneggiature e interventi
scritti dalla Betti, oltre a fotografie e dipinti realizzati da Pier Paolo
Pasolini. Il
passaggio formale di consegne è avvenuto ieri, a palazzo D’Accursio, quando
un emozionato Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, ha ricevuto dalle mani del
fratello dell’attrice, Sergio Trombetti, la Coppa Volpi che la Betti vinse
alla mostra di Venezia del 1968 per «Teorema». Presente alla cerimonia anche
Giuseppe Bertolucci, in rappresentanza dell’associazione «Fondo Pier Paolo
Pasolini», il ricchissimo archivio che la Betti volle donare nell’aprile
scorso alla Cineteca di Bologna, di cui lo stesso Bertolucci è presidente. Il
cuore della donazione è rappresentata dai disegni e dai dipinti di Pasolini
appartenuti alla Betti. Un quadro di grandi dimensioni (lungo quasi due metri)
è intitolato «Bozzettone per un omaggio a Laura»: Pasolini lo dipinse nel
1967, «e presenta in calce delle enigmatiche annotazioni vergate dall’autore»,
spiega Bertolucci, cioè «una notte affollata nella solitudine» e «come nel
1938». Nel dipinto, il volto dell’attrice che siede a un tavolo è circondato
da quattro figure di spalle e di profilo. Vi
sono poi 6 disegni preparatori al quadro e un secondo dipinto di Pasolini,
intitolato «Laura e Ninetto» (1967), che raffigura la Betti insieme a Ninetto
Davoli, amico e attore preferito del regista. Un terzo quadro, del 1974, è
stato dipinto dalla pittrice pistoiese Deanna Frosini e raffigura l’attrice
accanto a Pasolini: particolarmente cara alla Betti, l’opera è stata già
collocata all’ingresso della sede del Centro studi - Archivio Pier Paolo
Pasolini alla biblioteca della Cineteca bolognese. Vario il materiale cartaceo:
pagine di narrativa e sceneggiature incompiute, carteggi e partiture di canzoni,
oltre a molte fotografie che documentano la vita privata e la lunga carriera
teatrale, musicale e cinematografica dell’attrice, ritratta accanto ad Alberto
Moravia, Vittorio De Sica e numerosi altri intellettuali e artisti italiani.
Chiudono la raccolta dischi e videocassette d’autore. Una
volta finita la catalogazione, assicura Bertolucci, il materiale verrà reso
consultabile da tutti, al pari del Fondo Pasolini visitato da moltissimi
studenti e appassionati. E
se la storia di Bologna riaccoglie idealmente Pasolini e la Betti che dalle Due
Torri erano partiti, anche il sindaco Cofferati si era già confrontato con la
vicenda umana e artistica dei due autori. «Nella vita ci sono destini che si
rincorrono», osserva Cofferati, ricordando che la fondazione Di Vittorio, da
lui presieduta prima di diventare primo cittadino, ospitava nella sede romana il
Fondo Pasolini custodito dalla Betti. La quale, nel 2000, una sera a teatro lo
chiamò da lontano ad alta voce e lo apostrofò pubblicamente: «Ehi, giovinotto:
devi prenderti il Fondo Pasolini». E quando decise di donare l’archivio
Pasolini al Comune del capoluogo emiliano gli annunciò semplicemente: «I
ragazzi tornano a Bologna». Tocca poi al ricordo del fratello: «Non conoscevo a fondo mia sorella - confessa Sergio Trombetti - e quando se ne andò mi trovai a stringere le mani di tante persone quante non ne ho mai conosciute in vita mia. La frase che mi è rimasta più in mente l’ha detta Bernardo Bertolucci: “Non so se in lei prevalesse la grande generosità o il pessimo carattere o la folgorante intelligenza”». Vedi anche l'intervista
a Laura Betti di Roberto Andreotti e Federico De Melis
|