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"Pagine corsare"
La morte di Laura Betti
... da siti web, manifestazioni e da interventi di rappresentanti della cultura, dell'arte e delle istituzioni

 

 

31 luglio 2004 

Laura Betti: il ricordo di Bernardo Bertolucci

Trovacinema di Radio Capital

 
Mi sono chiesto spesso se in Laura prevaleva l'enorme generosità, il pessimo carattere o la folgorante intelligenza. Erano tre parti di lei che convivevano in un equilibrio sorprendente, lasciando i suoi amici costantemente spiazzati". Bernando Bertolucci ricorda così l'amica Laura Betti, che aveva diretto due volte: nel '76 in Novecento e nel '70 ne La Luna.
"Ho bisogno di tempo -afferma il regista - oggi è troppo doloroso mettermi a ricordare gli innumerevoli momenti vissuti insieme, dai tempi di Accattone fino all'ultima volta, qualche settimana fa. Quella che piango oggi non è solo l'attrice, o la cantante, o l'intellettuale - conclude Bertolucci - ma soprattutto una grandissima amicizia, tremendamente scomoda e preziosa".

31 luglio 2004

La scomparsa di Laura Betti. Il cordoglio del comune di Bologna e della Cineteca

Con riferimento alla prematura scomparsa di Laura Betti, si trasmette una dichiarazione congiunta del sindaco del Comune di Bologna Sergio Cofferati, del presidente e del direttore della Cineteca del Comune di Bologna Giuseppe Bertolucci e Gian Luca Farinelli

Il Comune di Bologna e la Cineteca salutano con commozione l’uscita di scena di Laura Betti, attrice, artista di grande talento, combattente instancabile di mille battaglie in nome della poesia, contro il degrado morale e culturale del nostro paese.

Dopo gli anni della formazione - in una Bologna colta e civile - Laura approda a Roma, col suo bagaglio prezioso di chansonnier originale e appassionata, quindi, negli anni Sessanta, attraversa l’ultima grande stagione del cinema italiano, generosa compagna di viaggio dei migliori autori di quella generazione, da Paolo e Vittorio Taviani, a Marco Bellocchio, a Bernardo Bertolucci.

Ma è l’incontro fatale con Pier Paolo Pasolini, con la sua personalità di uomo e di artista e con il suo lavoro creativo, che segna la definitiva maturazione di Laura e la sua assunzione al ruolo di vera e propria icona di una poetica e di una visione del mondo, alle quali resterà fedele - con ostinata coerenza – per tutta la vita, dedicando tutte le sue energie alla costruzione del Fondo Pasolini, fondamentale strumento di memoria e di conoscenza di uno dei nostri massimi intellettuali del Novecento.

Le comuni radici bolognesi di Laura e Pier Paolo e il destino che indissolubilmente li legava hanno voluto che fosse la nostra città e la nostra Cineteca l’ultimo porto del loro viaggio. Il Fondo, trasferito di recente per volontà di Laura e del Comune nei locali della nostra biblioteca, è già stato meta di numerose visite di studiosi e di studenti, segnale di un interesse sempre vivo e sempre rinnovato, che impegna la Cineteca a proseguire, con costanza e con passione, il prezioso, impagabile lavoro della nostra amica Laura Betti.

 

31 luglio 2004

Dal Forum di "Pagine corsare"

Giovanni

 

Davvero grande. Grandissima, unica. Laura Betti vanta una personalità tale, un talento tale, una intelligenza tale da non dover essere ricordata solo in relazione a Pasolini. Cantante jazz, doppiatrice, attrice di teatro e di cinema, presenza saltuaria ma sempre estremamente significativa in televisione, scrittrice, regista, opinionista tagliente, provocatrice eccellente, intellettuale avulsa da qualsiasi posa preconfezionata, amica, artista stimata e conosciuta dai più grandi intellettuali italiani di questo secolo, Laura Betti ha potuto, a buon diritto, permettersi davvero tutto.

Attrice raffinatissima, capace di una intensità unica, timorosa di nulla, unica a osare ruoli sgradevoli, avulsi dal diktat della bellezza, ruoli anche secondari ma unici. Graffiante, sboccacciata, vera, scandalosa. Sarà impossibile dimenticarsi di te, Laura, nella speranza che questo sito (dedicato al poeta, all'unico uomo, sebbene tu stessa apertamente dica di averne avuti infiniti, che tu follemente amasti) ti designi il giusto spazio e segua le vicende di questi giorni.

Artista altissima ma anche così umile da mettere da parte carriera e dedicarsi all'amore per un uomo, un genio, un poeta, un ideale in fondo, una ragione di vita, farlo per così tanti anni, curandosi anche di sua madre inferma, con così instancabile tenacia, coerenza e rabbia.

Carattere duro, ma necessariamente tale, duro perchè dura è la realtà e il buonismo è ipocrisia. Pasolini ti adorava, eri la ''sua moglie non carnale'', il vostro legame che provocava le invidie di tutti, di Elsa Morante in primis, come sottolinei nel tuo romanzo Teta Veleta con il tuo solito piglio ironico e graffiante. Pasolini non sarebbe stato lo stesso senza di te. Emilia la serva di Teorema, La Donna di Bath, le marionette non sarebbero state le stesse, né Salò sarebbe stato lo stesso senza la tua voce al doppiaggio. Voce unica, magica.

Pasolini per te scrisse testi da cantare, Marilyn, tu l'hai introdotto alla musica, tu al teatro. In Teta Veleta, racconti di volere una volta convincerlo circa la tua cattiveria, ma senza successo; ''vitalità'', egli rispondeva sempre. Una disperata vitalità, si può aggiungere. Settanta anni come Sophia Loren, ma tu sei fuori dal sistema, l'Arte, la verità, la ragione di un sogno, un comunismo intelligente ti hanno sempre spinto.

Con te se ne va una parte di noi, perché ti si poteva odiare o amare, ma era impossibile che tu rimanessi indifferente ad alcuno. Difficile immaginarsi qualcuna come te, che sappia, come facesti ad una trasmissione di Chiambretti, unire frasi altamente filosofiche e pessimistiche ''La felicità non esiste, è il sangue, l'assassinio... La morte è la chimera massima... La coscienza non permette la felicità..'' a schegge di vita reale, proprie del tuo umorismo, della tua autoironia e del tuo essere vera ''I miei coglioni, ma che cazzo devo di’?''. Grande, grandissima. Le tue considerazioni sulla morte e il necrologio di Pasolini, in anticipo di soli tre miseri anni, balenano ora nelle nostre menti. Laura, chi ti ha amato non ti dimenticherà mai.

31 luglio 2004

Il Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ed il deputato diessino Franco Grillini hanno ricordato in aula la figura di Laura Betti

 

(Franco Grillini) Con Laura se ne va anche un po' di noi e del nostro mondo. La ricorderemo con amore e con gratitudine''. È il commento di Franco Grillini che così ricorda l'attrice scomparsa:''era prima di tutto una amica. Mi chiamava a volte con la sua voce ruvida e canzonatoria. Ci siamo sentiti spesso per il 'Fondo Pasolini' (che voleva trasferire a Bologna, come poi è successo presso la Cineteca comunale) di cui era la gelosissima custode e gestore certosina. Ma Laura era una grandissima amica degli omosessuali italiani e lo ha dimostrato in numerose occasioni''.
''Con lei - ha aggiunto - perdiamo una grandissima attrice, una delle più grandi del nostro paese. L'impegno artistico si univa a quello politico e soprattutto all'impegno per la memoria di Pier Paolo Pasolini dopo il suo barbaro assassinio nel 1975.
Per trent’anni Laura Betti ha fatto l'attrice e insieme la custode del patrimonio del grande intellettuale che fu tra i primi a parlare esplicitamente in Italia dell'omosessualità nei sui scritti, nei suoi romanzi e nei suoi film''. ''In questo momento di grande tristezza non possiamo non ringraziare Laura per il suo impegno, per il grande patrimonio che ci ha lasciato, per l'amore per il cinema che condividiamo con lei. 'La dolce vita', 'Teorema', 'Novecento' e tanti altri film che per molti di noi hanno rappresentato una sorta di colonna sonora della nostra vita, un sogno - ha concluso Grillini - che non avremmo voluto si interrompesse''.

 

(Pier Ferdinando Casini) Laura Betti è stata interprete appassionata e autentica dell'arte italiana. A lei mi legava il vincolo della 'bolognesità'', ma la sua fama è ben superiore ai confini della nostra città". È il ricordo che Pier Ferdinando Casini, in aula alla ripresa della seduta, dedica all'attrice scomparsa oggi. Il presidente della camera si associa a quanto detto poco prima dal Ds Franco Grillini: "È morta una grande attrice, un’amica, una intellettuale, una bolognese, che ricordiamo nella 'Dolce vita', in 'Teorema' e nell'interpretazione indimenticabile in 'Novecento’”. È scomparsa l'artista - aggiunge Grillini - che ha dedicato la vita alla memoria di Pasolini e "ne aveva custodito in modo certosino il fondo" (ANSA).

 

 

1° agosto 2004

Massimo Consoli

www.arcigaymilano.org
 

L'ultima volta che ho sentito Laura è stata per telefono, nel giugno del 2000. Mi chiese le bobine in super8 che avevo girato nel 1975 all'Idroscalo di Ostia, dove Pier Paolo Pasolini era stato ammazzato, insieme alle riprese del suo funerale e della manifestazione che avevo indetto nel primo anniversario dell'omicidio. Voleva vedere se c'era qualcosa che poteva utilizzare per un suo documentario sul poeta delle borgate romane. Fu molto cortese. Fece addirittura riversare tutte le mie pellicole su di una videocassetta e me la regalò, insieme ad una copia del "Decameron", visto che la mia era andata perduta. Parlammo a lungo del passato.

L'avevo conosciuta nell'inverno del 1970. Era venuta a casa nostra, in via dei Pettinari, per avere informazioni su Dario Bellezza. Dario stava vivendo la sua burrascosa storia d'amore con Maurizio. Quella stessa storia che diventerà il suo romanzo più famoso, con il titolo di "Lettere da Sodoma". Spariva nel cuore della notte, all'improvviso, per andarlo a cercare sicuro di trovarlo in compagnia di qualche tossico di Campo de' Fiori, oppure si faceva pestare fino a gocciolare sangue per tutta casa. Laura era preoccupata, e quella sera di gennaio o febbraio bussò alla nostra porta chiedendo di lui. Dario non c'era. Lei entrò dentro. La portai nella sua camera per farle vedere in che condizioni era ridotta, chiedendo anche a lei di intervenire, di fare qualcosa. Mi rispose che Dario era pazzo, che quel Maurizio sarebbe stato la sua rovina, che non doveva sprecare il suo genio con marchette da duecento lire. Qualche giorno più tardi, Dario mi disse che Laura le aveva parlato di me e le aveva detto che sembravo un prete! E, aveva aggiunto: "Ti ci vuole proprio un prete, per tenerti a freno!" Litigarono spesso. Conservo una lettera di Dario, scritta in Olanda a Maurizio, ma della quale ero l'effettivo destinatario, con la descrizione di una vera e propria battaglia che i due ingaggiarono alle isole Tremiti, di fronte a numerosi amici.

Andammo a cena insieme, parecchie volte, anche se lei preferiva ricevere nella sua casa di via in Montorio, con l'ascensore interno che ci sbarcava direttamente nell'appartamento. Mi era molto simpatica e le ero particolarmente affezionato, ma non andavo troppo volentieri da lei. Amava preparare insalate di riso o larghi piatti di pasta fredda che lasciava lì, sulla tavola, a disposizione degli ospiti. Lei non mangiava, però i suoi gatti gironzolavano attorno rubacchiando un pezzetto di tonno da una scodella, o una penna rigata da un piatto. Dario non ci faceva caso, ma io inorridivo. Regolarmente.

I suoi monologhi erano interminabili. Soprattutto dopo la morte di Pasolini eravamo quasi costretti ad andarla a trovare ogni settimana ed a sentirla mentre si lamentava che: "Ah, questo poi non posso proprio dirlo a Pier Paolo, sennò mi fa un cazziatone e se la prende con me!" "Se Pier Paolo lo sapesse, non mi rivolgerebbe più la parola", e così via. Dario sbocconcellava qualcosa da mangiare e, appena usciti, diceva: "Ormai è completamente pazza. Si crede la vedova inconsolabile di Pier Paolo". La sua, però, è stata una pazzia costruttiva (se mai è stata pazzia...).

Nel corso degli anni ha difeso la memoria di Pasolini, costruendo un archivio importante (nel 1980) che è stato utile per varie iniziative sul poeta friulano. Anzi, per meglio dedicarsi a quest'opera, ha limitato moltissimo la propria attività di attrice. Un sacrificio per il quale dovremo tutti esserle immensamente grati.

Il 29 aprile del 1976 era intervenuta all'Ompo's, ad una conferenza su Pasolini, insieme a Luce D'Eramo, Elio Pecora, Umberto Silva, l'on. Vincenzo Cicerone, Anna Mongiardo e Adele Cambria. Dario non venne perché aveva paura di litigarci. In compenso, io litigai con lui e per un mese aspettai le sue scuse, per iscritto (che arrivarono il 25 maggio successivo), prima di "perdonargli" il suo tradimento. Ho la gioia di sapere che la copertina di "Ompo" numero 21, del dicembre 1976 le era piaciuta moltissimo. Me lo rivelò, come al solito, Dario dicendomi che, in quell'anno intercorso dal 2 novembre del 1975, tutti i giornali avevano parlato della loro grande amicizia, ma nessuno li aveva messi insieme in prima pagina. Solo "Ompo" l'aveva fatto, sparando su tutta la copertina una foto bellissima di Elisabetta Catalano che rappresentava l'uno accanto all'altra. Nel '77-'78 misi in scena la prima versione di "Solo i Gay vanno in Paradiso". Mentro scrivevo il testo, per la voce di Dio avevo pensato a lei, ma non ebbi mai il coraggio di chiederglielo. Questa non è una biografia di Laura Betti. È un parziale ricordo che ho di una cara (nostra) amica.
 

 

10 agosto 2004

Una pupattola bionda col talento di Greta Garbo
di Noemi De Giuli

da www.ilcinemante.com

Indossava spesso un paio di occhialoni che nascondevano un po' quel suo viso tondo. Laura Betti muore e con lei se ne va un'attrice intellettuale, intensa, niente moine, niente presunzione. Aveva settant'anni e nella sua ultima casa in piazza Cavour lascia tre poster giganti del suo caro compianto amico e maestro Pier Paolo Pasolini. A stroncarla forse un arresto cardiaco, ma anche il diabete non le dava tregua da anni. Una vera beffa per lei, ottima cuoca e perfetta buongustaia, da buona bolognese. Proprio nella sua città natale ha riportato l'archivio del poeta e regista Pasolini e solo qualche anno fa è riuscita a realizzare il film documentario "Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno".

Laura Betti ha vissuto per Pasolini , amica, confidente, compagna di lavoro. Il loro incontro e sodalizio risale ai primi anni sessanta. Ma la sua storia artistica inizia come cantante jazz. Soprannominata la "Giaguara", cantava canzoni scritte per lei da Moravia. E poi il cabaret con Walter Chiari. Negli anni sessanta-settanta, arriva l'intenso periodo lavorativo come attrice per il cinema. "La ricotta" nel 1963. E qualche anno dopo, nel 1968, la Betti riceve la Coppa Volpi per "Teorema". Quasi sessanta film in tutta la sua lunga carriera. Ha lavorato per Bertolucci, Fellini, Calopresti, Bellocchio, più recentemente per l'Archibugi. Una donna brusca, difficile e determinata. Un'antidiva, combattiva ma anche molto generosa.[...]

30 agosto 2004

Il mestiere di provocatrice

Festival de l'Unità di Bologna

La serata, con inizio alle 21 in Libreria, è stata interamente dedicata al ricordo di Laura Betti, l'attrice e regista bolognese recentemente scomparsa. Nel corso della serata vi sono stati interventi di Goffredo Fofi, Giuseppe Bertolucci, Gianluca Farinelli, Roberto Chiesi e Loris Lepri. Proiettato, in anteprima per il pubblico della Festa, il video "Terribile, meravigliosa", prodotto da CasadeiPensieri, oltre a spezzoni di interviste dal 1959 al 2001 e il filmato "Pasolini, il silenzio è complicità", diretto dalla stessa Laura Betti.
Con letture di Ciro Bussotti; accompagnamento musicale di Riccardo Almagro e Paolo Buconi.

Proprio nel 2003, in occasione della tredicesima edizione della rassegna, Laura Betti aveva ricevuto la "Targa ricordo di Paolo Volponi", un riconoscimento dovutole per la sua pluriennale amicizia con l'associazione promotrice e con l'Istituto Gramsci dell'Emilia-Romagna, ma soprattutto per il grande impegno profuso nel preservare e arricchire la memoria delle opere e del pensiero di Pier Paolo Pasolini.
 

"Ho fatto un film sognando le parole di Pier Paolo immerse in tutto ciò che da tempo non lo riguarda" - così Laura Betti, quando parlava del suo film Pasolini, le ragioni di un sogno.
Una Laura Betti che ieri sera, imperiosa come sempre, è tornata a irrompere a CasadeiPensieri trascinando gli spettatori in un vortice di provocazioni: ci riesce ancora, diabolico essere avvolgente - e travolgente - col suo immenso amore per le vittime che sanno di poesia.

È proprio partendo da questo film che comincia il ricordo di Goffredo Fofi: "… in questo film Laura si metteva da parte. Laura, che molti accusavano di essere un personaggio invadente, eccessivo, troppo presente, lì è come se non ci fosse. In questo video, la cosa che risalta con forza enorme è come Pasolini parlasse dell'oggi: si sentivano espressioni, discorsi di Pasolini fatti negli anni '60 e '70 - anni in cui lui era stato più attivo nel denunciare la piega che prendeva la Storia, le contraddizioni di uno sviluppo senza progresso - e si avverte che quelle cose di allora erano assolutamente attuali. Pasolini continua a parlarci di oggi, è un autore assolutamente nostro contemporaneo. Il fatto che Laura l'avesse capito, e avesse dato la sua vita perché Pasolini continuasse a parlare, è stato un'impresa enorme, faticosa, difficile e - secondo me - senza pari.

Laura è stata anche lei un personaggio fondamentale degli anni in cui Pasolini è 'esploso', gli anni del miracolo economico, del 'boom', di conquiste sociali e culturali molto forti. E anche di conquiste sul piano delle arti italiane: il romanzo fiorisce attraverso opere di grandissimo valore (Pasolini, Volponi, Morante…), il teatro scopre in Carmelo Bene una novità, il cinema produce quasi un capolavoro al mese (Olmi, Pasolini e de Seta esordiscono nello stesso anno, oltre ad avere Fellini, Antonioni, Visconti, Petri, Lattuada…). Insomma, un momento di grandissima vitalità: e Laura è il prodotto di questa vitalità".

Ma Laura nasce come cantante, una cantante che Fofi descrive come la 'Mina degli intellettuali', la Mina più colta, meno popolare, che si faceva scrivere delle canzoni bellissime da Arbasino, da Calvino, da Franco Fortini, da Moravia… Che poi comincia a fare teatro, ma che, anche lì, fa soprattutto canzoni: canzoni di rivolta, che si potrebbero definire "protofemministe", che facevano arrabbiare terribilmente molti maschilisti italiani. Insomma, un personaggio sempre fuori dalle righe, eccessivo, aggressivo, molto spesso insopportabile: ma chi l'ha saputa conoscere, sa benissimo che in quel suo carattere tenace, eccessivo, debordante e invadente si nascondeva - ma nemmeno tanto - una donna che chiedeva amore e che, ottenutolo, lo difendeva coi denti. Una donna che, dietro un modo fastidioso di fare, aveva una sete inesausta e inesauribile di essere amata: voleva (pretendeva) essere amata. Così, ce l'ha detto nei modi opportuni e in quelli meno opportuni.

E poi, era molto democratica nel suo maltrattare e insultare la gente: se la vittima era una povera cameriera, altrettanto oggetto di tanti strali poteva essere Einaudi o un potente politico… Un modo di selezionare le sue amicizie, test a cui sottoponeva tutti per valutare, in base alle reazioni, se c'era base per un dialogo più fitto e più serio.

Altro che 'politicamente scorretta'… Laura era sempre scorretta. Cioè vitale, indipendente, autonoma, capace di ragionare. Grande attrice, grande cantante ma, soprattutto, grande intellettuale, per la sua vorace curiosità nei confronti delle opere del pensiero creativo e trasgressivo. Insomma, una provocatrice di professione, che se la prende con le persone che si ritengono 'per bene'. Dalle furie giovanili contro la borghesia bolognese, fino alle furie contro quelli che lei chiamava 'gli assassini di Pasolini', gli assassini del mondo, del vero, del giusto… E con una durata di coerenza nel tempo, fino alla fine: senza mai piegarsi, vendersi, accettare compromessi per sopravvivere, chiudere gli occhi di fronte alla realtà, alle ambiguità.

Il ricordo prosegue nell'intervento del regista Giuseppe Bertolucci, presidente della Cineteca di Bologna che ospita il Fondo Pasolini, voluto da Laura Betti: "Il caso di Laura è un caso abbastanza unico. Il destino le fa attraversare trent'anni del cinema italiano più interessante: mai in un ruolo di protagonista, ma sempre in uno strano ruolo, una sorta di piccolo fantasma. Con Pasolini assume invece una posizione più costante e più centrale, diventando la testimone di un percorso in cui esplode una sorta di 'magico momento di libertà': se pensiamo alla libertà che c'era nel cinema di Pasolini, ai continui tentativi di lasciarsi andare a un certo tipo di creatività, ci sembra veramente che sia qualcosa di molto difficile da ritrovare nelle pratiche creative di oggi. Laura ha accompagnato Pasolini da quel momento magico degli anni '60 fino alla morte di Pasolini nel 1975, una morte che è qualcosa di estremamente emblematico: io credo che Pasolini sia morto proprio nel momento in cui lanciava il suo grido d'allarme più forte a proposito di quel genocidio culturale che aveva previsto ed esplorato con anni di anticipo.

Laura ha raccolto il testimone di Pasolini, con il Fondo ha voluto che questo grido d'allarme non si fermasse. Uno strano destino (non poi così strano) ha voluto che questo Fondo, la cui creazione è stata, forse, la più bella interpretazione di Laura, sia arrivato qua a Bologna, e che la Cineteca sia stata il porto che ha ospitato questo materiale così interessante che Laura aveva raccolto negli anni. E, nello stesso tempo, la morte di Laura ci ha come completamente spiazzati, perché il fondo si è identificato per venti-venticinque anni nella sua energia, nella sua capacità dirompente e trasgressiva, a volte insopportabile… Insomma, nel suo 'carisma'. E ora ci troviamo eredi di questo 'corpus' non solo di materiali, ma anche delle richieste, delle domande che questi materiali pongono. Vedremo se saremo all'altezza, non solo noi della Cineteca, di individuare la funzione di questo Fondo dopo che la sua fondatrice, quella che l'ha animato per vent'anni, se n'è andata. Una bella domanda, a cui dovremo cercare di rispondere. Credo comunque che i temi che Pasolini aveva 'affacciato' fino alla vigilia della sua morte siano temi talmente presenti nel nostro presente che una risposta a questa domanda sarà necessaria e spero possa avvenire nel modo migliore".

A parlare è ora Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna: "Quando poco più di un anno fa ha cominciato a sentire calare le proprie forze, che erano sempre state straripanti e debordanti, Laura ha deciso di portare il Fondo fuori da Roma, facendo un percorso all'indietro, riportando Pasolini a Bologna. Sia lei che Pasolini, insomma, ritornarono nella città natale. La scommessa di continuare a far vivere la vitalità di Pasolini è una scommessa che non tocca soltanto la Cineteca, ma tocca anche la nostra città, una città che vive un momento di profondo e di vero cambiamento.

Laura era esigentissima, era la persona più drammaticamente esigente nei confronti di tutti gli interlocutori, compresa se stessa: tutti permanentemente messi alla prova. Grazie a questa sua capacità di essere straordinariamente esigente, Laura è riuscita a compiere un vero miracolo, perché la creazione del Fondo Pasolini in una nazione come la nostra, che dimentica tutto immediatamente, e che è assolutamente incapace di rendere onore al proprio patrimonio culturale, significa tenere in vita e costantemente vitale il pensiero di Pasolini. Non a caso Laura era il terrore di tutti gli organizzatori e di tutti i burocrati non solo in Italia, ma nel mondo… Una interlocutrice faticosa, ma premiante".

In prima fila, osserviamo la sorella di Laura Betti: attentissima, quasi tesa a non perdere una sola parola. Ma la tensione diventa emozione pura quando, a conclusione di una serata che ha trattenuto fino alla fine così tanti spettatori da rendere inadeguato lo spazio dello stand, Ciro Bussetti mette a disposizione la propria voce, ben accompagnata da un'ottima sensibilità, per ridarci - per un po' ancora - la voce di Laura: con la lettura di piccoli pezzi graffianti - e dunque, per stessa definizione di Bussetti, perfetti. Non è 'solo' una lettura, perché la calata nel personaggio è talmente realistica da farci vedere Laura al posto di Ciro: la fisicità va in secondo piano, dimentichiamo chi abbiamo di fronte ed è automatico addentrarsi nei mondi surreali, cattivi, ironici, taglienti - ma anche inaspettatamente dolci, uno dei suoi modi di sorprenderci prendendosi gioco di noi - di Laura Betti.
La bravura di Ciro Bussetti va anche oltre, quando con la sua voce avvolgente ci fa ascoltare, anzi, ci fa capire Cosa sono le nuvole, quella bellissima canzone, struggente ma mai stucchevole, che Pasolini e Modugno hanno scritto insieme, connubio di due poeti che, mescolandosi, creano una nuova poesia.

Tutto il mio folle amore / lo soffia il cielo / lo soffia il cielo / così… e l'emozione della sorella di Laura diventa commozione, che con pudore nasconde.

 

 
15 dicembre 2004

Betti e Pasolini insieme a Bologna

Andrea Bonzi, l’Unità

Il ritorno a Bologna dei «due ragazzi bolognesi, Laura e Pier Paolo», è completo. La famiglia di Laura Betti, la grande attrice scomparsa lo scorso 31 luglio, ha deciso di donare il suo archivio personale al Comune di Bologna. Un’eredità di grande spessore, comprendente testi, sceneggiature e interventi scritti dalla Betti, oltre a fotografie e dipinti realizzati da Pier Paolo Pasolini.

Il passaggio formale di consegne è avvenuto ieri, a palazzo D’Accursio, quando un emozionato Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, ha ricevuto dalle mani del fratello dell’attrice, Sergio Trombetti, la Coppa Volpi che la Betti vinse alla mostra di Venezia del 1968 per «Teorema». Presente alla cerimonia anche Giuseppe Bertolucci, in rappresentanza dell’associazione «Fondo Pier Paolo Pasolini», il ricchissimo archivio che la Betti volle donare nell’aprile scorso alla Cineteca di Bologna, di cui lo stesso Bertolucci è presidente.

Il cuore della donazione è rappresentata dai disegni e dai dipinti di Pasolini appartenuti alla Betti. Un quadro di grandi dimensioni (lungo quasi due metri) è intitolato «Bozzettone per un omaggio a Laura»: Pasolini lo dipinse nel 1967, «e presenta in calce delle enigmatiche annotazioni vergate dall’autore», spiega Bertolucci, cioè «una notte affollata nella solitudine» e «come nel 1938». Nel dipinto, il volto dell’attrice che siede a un tavolo è circondato da quattro figure di spalle e di profilo.

Vi sono poi 6 disegni preparatori al quadro e un secondo dipinto di Pasolini, intitolato «Laura e Ninetto» (1967), che raffigura la Betti insieme a Ninetto Davoli, amico e attore preferito del regista. Un terzo quadro, del 1974, è stato dipinto dalla pittrice pistoiese Deanna Frosini e raffigura l’attrice accanto a Pasolini: particolarmente cara alla Betti, l’opera è stata già collocata all’ingresso della sede del Centro studi - Archivio Pier Paolo Pasolini alla biblioteca della Cineteca bolognese. Vario il materiale cartaceo: pagine di narrativa e sceneggiature incompiute, carteggi e partiture di canzoni, oltre a molte fotografie che documentano la vita privata e la lunga carriera teatrale, musicale e cinematografica dell’attrice, ritratta accanto ad Alberto Moravia, Vittorio De Sica e numerosi altri intellettuali e artisti italiani. Chiudono la raccolta dischi e videocassette d’autore.

Una volta finita la catalogazione, assicura Bertolucci, il materiale verrà reso consultabile da tutti, al pari del Fondo Pasolini visitato da moltissimi studenti e appassionati.

E se la storia di Bologna riaccoglie idealmente Pasolini e la Betti che dalle Due Torri erano partiti, anche il sindaco Cofferati si era già confrontato con la vicenda umana e artistica dei due autori. «Nella vita ci sono destini che si rincorrono», osserva Cofferati, ricordando che la fondazione Di Vittorio, da lui presieduta prima di diventare primo cittadino, ospitava nella sede romana il Fondo Pasolini custodito dalla Betti. La quale, nel 2000, una sera a teatro lo chiamò da lontano ad alta voce e lo apostrofò pubblicamente: «Ehi, giovinotto: devi prenderti il Fondo Pasolini». E quando decise di donare l’archivio Pasolini al Comune del capoluogo emiliano gli annunciò semplicemente: «I ragazzi tornano a Bologna».

Tocca poi al ricordo del fratello: «Non conoscevo a fondo mia sorella - confessa Sergio Trombetti - e quando se ne andò mi trovai a stringere le mani di tante persone quante non ne ho mai conosciute in vita mia. La frase che mi è rimasta più in mente l’ha detta Bernardo Bertolucci: “Non so se in lei prevalesse la grande generosità o il pessimo carattere o la folgorante intelligenza”».

 

Vedi anche l'intervista a Laura Betti di Roberto Andreotti e Federico De Melis
proposta il 4 settembre 2004 da "Alias", supplemento settimanale del quotidiano "il manifesto"

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