La
Cineteca
di Bologna è un luogo dove si conservano, si restaurano e si
mostrano film, è un archivio di materiali (libri, foto, manifesti,
supporti audio e video), è un centro di produzione editoriale, è
una struttura che organizza piccoli e grandi eventi, è un punto
di incontro di generazioni diverse di studiosi e di spettatori, è
una protagonista attiva della vita culturale della città, è
un’istituzione riconosciuta e apprezzata in ambito internazionale, è
un servizio pubblico con una sempre più pronunciata vocazione pedagogica
e formativa: è insomma un organismo complesso in continua evoluzione.
Ma questa molteplicità
di funzioni e questa ricchezza di iniziative sarebbero impossibili se la
Cineteca non si fosse trasformata, negli anni, in un vero e proprio soggetto
scientifico, in un collettivo di donne e di uomini, che
- pur operando con mansioni
e competenze diverse nello sterminato territorio del cinema - fa riferimento
a un modello comune e condiviso: quello della ricerca, della ricostruzione
storica e della riflessione critica. E questo soggetto scientifico, questa
comunità - mai uniforme, sempre felicemente plurale e differenziata
- che integra saperi accademici e appassionate indagini di spericolatifree
lance, rigori filologici e ossessioni cinefiliche, propensioni archivistiche
e virtuosismi nella programmazione, si è formata ed è maturata
attraverso una serie di occasioni di natura ed entità diverse, ma
sempre intensamente partecipate: dalla lunga ricerca sul cinema muto italiano,
all’invenzione di edizioni ogni anno più ricche e sorprendenti del
Festival
del Cinema Ritrovato, dalla realizzazione del DVD-ROM
Treccani
sulla Storia della tecnica cinematografica alla preziosa catalogazione
e informatizzazione dell’ Archivio Chaplin, solo per citarne alcune.
E in questa attività
così apparentemente variegata e disparata tout se tient proprio
in virtù di una tensione scientifica mai scontata e di una inesauribile
curiosità che pervade costantemente tutto il nostro lavoro, che
cerca sempre di coniugare la severità delle procedure e il piacere
della scoperta o del ritrovamento.
Anche i primi passi del Centro
Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini inaugurato poco più di un anno
fa attorno al magnifico tesoro documentale accumulato in un trentennio
da Laura Betti - vengono a confermare questo metodo di lavoro e ad arricchire
il patrimonio della nostra identità scientifica.
Ne è buona prova questa
esposizione delle orribili “ferite mediatiche” che hanno segnato il percorso
esistenziale e creativo di uno dei nostri poeti più grandi e più
amati. Dove le parole sono davvero pietre, anzi sassate. E dove la rilettura
en
artiste del nostro amico Toccafondo ci accompagna per mano lungo le
stazioni di una Via Crucis ideologica, che quasi tutti noi avevamo rimosso.
Guardate, leggete e tenete a mente: oggi nell’epoca dei neo-con,
dei teo-con e soprattutto delle infinite schiere di puri e semplici
cons
che abitano il villaggio globale, nulla ci sembra più attuale di
queste disgustose, inquietanti ed esilaranti reliquie ammonitrici.
Giuseppe
Bertolucci
2
novembre 2005
* * *
VEDI ANCHE:
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Una
strategia del linciaggio e delle mistificazioni", di Roberto Chiesi
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Introduzione"
di Giuseppe Bertolucci, Presidente della Cineteca di Bologna
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Le
tavole di Gianluigi Toccafondo"
"
Io
sono come un negro, vogliono linciarmi", di Pier Paolo Pasolini