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Il Comune di Bologna e la Cineteca
promuovono martedì 3 agosto una serata dedicata a Laura Betti, l’artista
scomparsa improvvisamente venerdì scorso e i cui funerali si terranno
domani alle ore 16 al cimitero della Certosa. Una serata straordinaria
per un personaggio straordinario della cultura italiana che negli ultimi
decenni si è prodigata per salvaguardare l’opera e la memoria di
Pier Paolo Pasolini, ora custoditi presso la Biblioteca della Cineteca
che ospita il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini trasferito a
Bologna proprio per volontà della stessa Betti.
Alle ore 22 in Piazza Maggiore
sul grande schermo scorreranno alcune sequenze di film interpretati da
Laura Betti, la cui carriera d’attrice è legata a nomi autorevoli
della cinematografia nazionale ed internazionale. Un omaggio doveroso che
la Cineteca di Bologna ha approntato in via del tutto eccezionale per ricordare
la grande attrice Laura Betti nel giorno del commiato della sua città
natale.
A seguire sarà proiettato
il film scritto e diretto dalla Betti nel 2001, Pier Paolo Pasolini
e la ragione di un sogno, film di montaggio molto ben fatto, pudico,
toccante, che evoca insieme con Pasolini un clima culturale e una società
letteraria ormai spariti.
Proiezione di una
ANTOLOGIA DI SEQUENZE E INTERVISTE
DEDICATA A LAURA BETTI (1959-2001)
a cura del Centro Studi
– Archivio Pier Paolo Pasolini
Proiezione del film
PIER PAOLO PASOLINI E LA RAGIONE
DI UN SOGNO
Regia, soggetto e sceneggiatura:
Laura Betti; Fot.: Fabio Cianchetti; Mont.: Roberto Missiroli; Effetti:
Federico
Romanazzo; Musiche: Bruno
Moretti; Interventi: Pier Paolo Pasolini, Paolo Volponi, Francesca Archibugi,
Bernardo
Bertolucci, Andrea De Sica,
Mimmo Calopresti, Mario Cipriani, Franco Citti, Sergio Citti, Pappi Corsicato,
Ninetto
Davoli, Virgilio Fantuzzi,
Giacomo Marramao, Mario Martone, Enzo Siciliano, Michela Noonan, Tullia
Perotti,
Min Choul Soo; Prod.: Roberto
Ciccutto e Carlo Degli Esposti per Palomar - Stream - Mc4 - Arte, con il
contributo di
Eurimages; Distr.: Mikado
Film; Origine: Italia/Francia, 2001; D.: 90’.
INTRODUCE GOFFREDO FOFI
Lettera a Pier Paolo
di Laura Betti - 4 marzo 1976
Caro Pier Paolo,
qui tutto si
svolge secondo il previsto. Infatti ieri non ti ho raccontato
- è vero, lo dici sempre che dimentico l’essenziale -, non ti ho
raccontato che ti conoscono in tanti. Tanti che sanno tutto di te e ti
descrivono da destra a sinistra da sinistra a destra. E tu ti credevi così
solo. Invece se tu sapessi - ma tanto lo sai - io non faccio che leggerti
tutto nuovo, tutto imprevisto e imprevedibile. Ma sono persone serie e
irreprensibili quelle che parlano, per cui bisogna anche starle ad ascoltare.
È quindi strano che tu ignorassi - quando te ne andavi come Charlot
in fondo allo schermo, un puntolino nero e solo - che non eri per niente
solo, ma con tutta questa “gente rispettabile che ti conosceva bene” e
che quindi ti seguiva nel buio, fino all’idroscalo. Eri insomma protetto,
circondato di calore. E non lo sapevi. Ma perché?
Eppure “questa gente” porta
delle prove sai e dicono veramente che tu eri così e così
e così. Cose precise. Sanno persino che amavi e cercavi la morte.
Ad esempio tu sapevi che la morte era lì, vestita e pettinata, e
tu le andavi incontro e le dicevi: “mi vuoi adesso? dopo cena? devo ripassare?
e quando devo ripassare?”.
Sai Pier Paolo, dicono anche
che eri un po’ matto. Ma non matto come noi, tu, io, Ninetto, Sandro, Elsa,
Alberto o Sergio o Dario. No. Matto proprio e quindi ne hai fatte di tutti
i colori, anche quella notte. Però, forse è bene che parlino
tanto di te. Anche all’estero,
sai. Come? Non ti piace? Ma forse allora non mi hai capita e quindi vuol
dire che non ho
detto l’essenziale.
Vedi, io penso che “ti conoscono
bene” perché altrimenti l’alternativa è la paura. La paura
di sapere come non puoi rinunciare per una morte anche ben vestita e pettinata,
a una cenetta con gli spaghetti alla panna, a una gita ad Amatrice solo
per mangiare l’amatriciana, o spiare i bambini di Ninetto che festeggiano
i tuoi arrivi e le tue partenze, o girare intorno al mio vestito nuovo
scandaloso di lustrini, correre all’improvviso all’EUR per tuffarti nell’odore
di primule di Susanna, la partitella, il tuo Bach, il tuo Mozart, o spiare
da sotto gli occhiali i ragazzi della F.G.C.I., incredulo. E invece è
vero sai che a loro non importa nulla del tuo chiedere amore ai ragazzi.
Per loro non è diverso. E tu questo lo sapevi e ne tremavi. Magari
“la gente che dice” questo non lo sa. Ma tu sapevi - “tremando” - che si
preparavano anni in cui avresti scoperto una bricciola di amore al di fuori
di noi matti.
E se parlo ora della tua
morte - tu che per me morto non sei né mai lo sarai - è solo
per passeggiare con te nel
paradosso, nella disinformazione
a mezzo stampa e TV, nel conformismo e nel perbenismo per i viali ripuliti
a fondo da
ogni contraddizione, di
questa “Italia di serie B” così femminilmente timorosa di avere
paura.
Ma naturalmente c’è
anche gente che non ti conosce per niente, rispettabile quel tanto che
basta, che ti ha preso per
mano da quel punto lontano
dove sei rimasto con Charlot, e non ti lascia. Non ti lascerà mai
e abitano quasi tutti nella
“cittadella”.
Quanto a me io farò
tutto quello che mi dirai di fare: disobbedirò alla “tolleranza”,
correrò dietro al potere per riferirti di
volta in volta come si maschera
e come si trucca, imparerò nuovi piatti succulenti che servirò
ai giovani che riescono a
crescere malgrado tutto
e cercherò in tutto il mondo qualcuno che debba imparare a ridere
e glielo insegnerò - come
l’ho insegnato a te - poiché
di una cosa sono certa: è successo qualcosa di aberrante perché
privo della poesia e della
grazia di cui tu sai e di
cui hai colmato il tuo striminzito esercito di matti. Questo qualcosa si
trasformerà - lo si voglia
o no - in una stupenda rosa
rossa inondata di sole, di dolcezza e di risate. Schiere di ragazzi e ragazze
rideranno felici e
complici dell’ambiguo segreto
dei tuoi versi d’amore.
E questo segreto terrorizzerà
sempre più “la gente che ti conosceva bene”. Ma non è grave,
vero?
So che hai incontrato Pirro,
il cane di Alberto e Dacia e che insieme correte per prati verdi, liberi
e freschi. Pirro è uno
di cui ti puoi fidare, è
saggio e gentile, vi assomigliate molto e ti seguirà dappertutto.
Quindi sono tranquilla. Ti telefono
domani alla solita ora.
Ciao.
Laura
da “Annuario 1976 - Eventi del
1975”, La Biennale di Venezia, Venezia 1976.