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Serata in memoria di Laura Betti
Bologna, Piazza Maggiore, ore 22
3 agosto 2004
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Laura Betti
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Il Comune di Bologna e la Cineteca promuovono martedì 3 agosto una serata dedicata a Laura Betti, l’artista scomparsa improvvisamente venerdì scorso e i cui funerali si terranno domani alle ore 16 al cimitero della Certosa. Una serata straordinaria per un personaggio straordinario della cultura italiana che negli ultimi decenni si è prodigata per salvaguardare l’opera e la memoria di Pier Paolo Pasolini, ora custoditi presso la Biblioteca della Cineteca che ospita il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini trasferito a Bologna proprio per volontà della stessa Betti.

Alle ore 22 in Piazza Maggiore sul grande schermo scorreranno alcune sequenze di film interpretati da Laura Betti, la cui carriera d’attrice è legata a nomi autorevoli della cinematografia nazionale ed internazionale. Un omaggio doveroso che la Cineteca di Bologna ha approntato in via del tutto eccezionale per ricordare la grande attrice Laura Betti nel giorno del commiato della sua città natale.

A seguire sarà proiettato il film scritto e diretto dalla Betti nel 2001, Pier Paolo Pasolini e la ragione di un sogno, film di montaggio molto ben fatto, pudico, toccante, che evoca insieme con Pasolini un clima culturale e una società letteraria ormai spariti.

Proiezione di una
ANTOLOGIA DI SEQUENZE E INTERVISTE DEDICATA A LAURA BETTI (1959-2001)
a cura del Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini

Proiezione del film
PIER PAOLO PASOLINI E LA RAGIONE DI UN SOGNO
Regia, soggetto e sceneggiatura: Laura Betti; Fot.: Fabio Cianchetti; Mont.: Roberto Missiroli; Effetti: Federico
Romanazzo; Musiche: Bruno Moretti; Interventi: Pier Paolo Pasolini, Paolo Volponi, Francesca Archibugi, Bernardo
Bertolucci, Andrea De Sica, Mimmo Calopresti, Mario Cipriani, Franco Citti, Sergio Citti, Pappi Corsicato, Ninetto
Davoli, Virgilio Fantuzzi, Giacomo Marramao, Mario Martone, Enzo Siciliano, Michela Noonan, Tullia Perotti,
Min Choul Soo; Prod.: Roberto Ciccutto e Carlo Degli Esposti per Palomar - Stream - Mc4 - Arte, con il contributo di
Eurimages; Distr.: Mikado Film; Origine: Italia/Francia, 2001; D.: 90’.

INTRODUCE GOFFREDO FOFI


Lettera a Pier Paolo
di Laura Betti - 4 marzo 1976
Caro Pier Paolo,

qui  tutto  si svolge  secondo il previsto. Infatti  ieri  non ti ho raccontato - è vero, lo dici sempre che dimentico l’essenziale -, non ti ho raccontato che ti conoscono in tanti. Tanti che sanno tutto di te e ti descrivono da destra a sinistra da sinistra a destra. E tu ti credevi così solo. Invece se tu sapessi - ma tanto lo sai - io non faccio che leggerti tutto nuovo, tutto imprevisto e imprevedibile. Ma sono persone serie e irreprensibili quelle che parlano, per cui bisogna anche starle ad ascoltare. È quindi strano che tu ignorassi - quando te ne andavi come Charlot in fondo allo schermo, un puntolino nero e solo - che non eri per niente solo, ma con tutta questa “gente rispettabile che ti conosceva bene” e che quindi ti seguiva nel buio, fino all’idroscalo. Eri insomma protetto, circondato di calore. E non lo sapevi. Ma perché? 

Eppure “questa gente” porta delle prove sai e dicono veramente che tu eri così e così e così. Cose precise. Sanno persino che amavi e cercavi la morte. Ad esempio tu sapevi che la morte era lì, vestita e pettinata, e tu le andavi incontro e le dicevi: “mi vuoi adesso? dopo cena? devo ripassare? e quando devo ripassare?”.

Sai Pier Paolo, dicono anche che eri un po’ matto. Ma non matto come noi, tu, io, Ninetto, Sandro, Elsa, Alberto o Sergio o Dario. No. Matto proprio e quindi ne hai fatte di tutti i colori, anche quella notte. Però, forse è bene che parlino
tanto di te. Anche all’estero, sai. Come? Non ti piace? Ma forse allora non mi hai capita e quindi vuol dire che non ho
detto l’essenziale. 

Vedi, io penso che “ti conoscono bene” perché altrimenti l’alternativa è la paura. La paura di sapere come non puoi rinunciare per una morte anche ben vestita e pettinata, a una cenetta con gli spaghetti alla panna, a una gita ad Amatrice solo per mangiare l’amatriciana, o spiare i bambini di Ninetto che festeggiano i tuoi arrivi e le tue partenze, o girare intorno al mio vestito nuovo scandaloso di lustrini, correre all’improvviso all’EUR per tuffarti nell’odore di primule di Susanna, la partitella, il tuo Bach, il tuo Mozart, o spiare da sotto gli occhiali i ragazzi della F.G.C.I., incredulo. E invece è vero sai che a loro non importa nulla del tuo chiedere amore ai ragazzi. Per loro non è diverso. E tu questo lo sapevi e ne tremavi. Magari “la gente che dice” questo non lo sa. Ma tu sapevi - “tremando” - che si preparavano anni in cui avresti scoperto una bricciola di amore al di fuori di noi matti.

E se parlo ora della tua morte - tu che per me morto non sei né mai lo sarai - è solo per passeggiare con te nel
paradosso, nella disinformazione a mezzo stampa e TV, nel conformismo e nel perbenismo per i viali ripuliti a fondo da
ogni contraddizione, di questa “Italia di serie B” così femminilmente timorosa di avere paura.

Ma naturalmente c’è anche gente che non ti conosce per niente, rispettabile quel tanto che basta, che ti ha preso per
mano da quel punto lontano dove sei rimasto con Charlot, e non ti lascia. Non ti lascerà mai e abitano quasi tutti nella
“cittadella”.

Quanto a me io farò tutto quello che mi dirai di fare: disobbedirò alla “tolleranza”, correrò dietro al potere per riferirti di
volta in volta come si maschera e come si trucca, imparerò nuovi piatti succulenti che servirò ai giovani che riescono a
crescere malgrado tutto e cercherò in tutto il mondo qualcuno che debba imparare a ridere e glielo insegnerò - come
l’ho insegnato a te - poiché di una cosa sono certa: è successo qualcosa di aberrante perché privo della poesia e della
grazia di cui tu sai e di cui hai colmato il tuo striminzito esercito di matti. Questo qualcosa si trasformerà - lo si voglia
o no - in una stupenda rosa rossa inondata di sole, di dolcezza e di risate. Schiere di ragazzi e ragazze rideranno felici e
complici dell’ambiguo segreto dei tuoi versi d’amore.

E questo segreto terrorizzerà sempre più “la gente che ti conosceva bene”. Ma non è grave, vero?

So che hai incontrato Pirro, il cane di Alberto e Dacia e che insieme correte per prati verdi, liberi e freschi. Pirro è uno
di cui ti puoi fidare, è saggio e gentile, vi assomigliate molto e ti seguirà dappertutto. Quindi sono tranquilla. Ti telefono
domani alla solita ora. Ciao.

Laura
da “Annuario 1976 - Eventi del 1975”, La Biennale di Venezia, Venezia 1976.
 

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