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«Amo lo sfondo, non il paesaggio»:
le arti figurative nel cinema di Pasolini
Giovedì 3 dicembre 2009 al Cinema Lumière - Sala Officinema/Mastroianni
ore 20,00
(via Azzo Gardino, 65/b)
a cura dell’Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini
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Giovedì 3 dicembre 2009 al Cinema Lumière - Sala Officinema/Mastroianni  (via Azzo Gardino, 65/b), alle ore 20,00, a cura dell’Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini, si terrà un incontro e le proiezioni sottoindicate, nell'ambito dell'iniziativa «Amo lo sfondo, non il paesaggio»:le arti figurative nel cinema di Pasolini. Introdurrà Anna Zànoli (storica dell’arte).

Renato Guttuso e... il "Marat morto" di David (italia/1974) di Luciano Emmer (15')
Paolo Volponi e... la "Flagellazione" di Piero della Francesca (Italia/1973) di Claudio Rispoli (15')
Giorgio Bassani e... la "Resurrezione di Lazzaro" di Caravaggio (Italia/1973) di Paolo Gazzara (20')
Pier Paolo Pasolini e... la forma della città (Italia/1974) di Paolo Brunatto (15')

La Flagellazione, di Piero della Francesca
Tra il 1972 e il 1974 la televisione italiana trasmetteva la serie di documentari d'arte Io e..., curata da Anna Zànoli. Accadeva dunque che un personaggio famoso - uno scrittore, un artista, un politico, ecc. - si confrontasse con un'opera d'arte del passato a lui particolarmente cara e rappresentativa.

In questa selezione pensata come omaggio a quella singolare tipologia di documentario d'arte prende forma un museo ideale che raccoglie alcuni dei pittori più amati da Pier Paolo Pasolini - Piero della Francesca, Caravaggio - e al contempo si riuniscono scrittori e artisti a lui amici e sodali.

Renato Guttuso dedica il proprio intervento al Marat morto di David e più in generale all'eredità spirituale della rivoluzione francese, e riconosce nell'opera del pittore d'oltralpe la compresenza della austerità della tradizione e di un sentimento vivo e palpitante del presente.

Paolo Volponi ragiona attorno al capolavoro urbinate - la Flagellazione - di Piero della Francesca che Roberto Longhi collocava miracolosamente all'incrocio tra matematica e pittura, e così facendo risale alle suggestioni del magistero di Masaccio, autore fondamentale e fondante nella visione e nell'estetica di Pasolini.

Giorgio Bassani individua nel linguaggio figurativo della tavola tarda di Caravaggio la Resurrezione di Lazzaro conservata a Messina, una sorprendente anticipazione della sensibilità moderna, complice un tono luttuoso e ambiguo.

Infine lo stesso Pasolini, forzando lo schema alla base della serie televisiva, trasforma il suo intervento in uno 'scritto corsaro' per immagini, in una denuncia civile del degrado paesaggistico e culturale del nostro Paese.
 

 

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