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Pasolini e Fellini, una lunga infedeltĂ 
mercoledì 21 aprile 2010, ore 16
MAMbo, via Don Minzoni, 14 - Bologna
Nell'ambito degli incontri della mostra Fellini dall'Italia alla luna, presentazione
di rari filmati e audio d'archivio a cura di Roberto Chiesi
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Nell'ambito degli incontri della mostra Fellini dall'Italia alla luna, presentazione
di rari filmati e audio d'archivio a cura di Roberto Chiesi

“In lui tutto era vissuto in un modo più forte, disperato. Soffrendo e leccandosi le ferite. Certo, di questo, rappresenta l'esempio più pertinente, più eroico e più tragico. (…) Io ho avuto un'enorme simpatia per Pasolini. Lessi Ragazzi di vita, e fu un innamoramento totale. Lo cercai, e lui arrivò da Canova con il suo passetto elastico, intimidito, con gli occhiali neri, e mi fu subito simpatico, lo sentii come una sorta di fratellino, tenero, delicato e monello, sassaiolo, di quelli che fanno a sassate a fiume. Lo invitai a collaborare a Le notti di Cabiria, riferendogli il soggetto. (...)
Accettò la proposta di collaborazione con entusiasmo, una qualitĂ  che me lo rese subito familiare. Era un uomo generoso, immediato. 
(…) Diventammo amici. Facevamo scorribande notturne in quei quartieri tetri che lui conosceva e io no, Tiburtino III, Primavalle, Prima Porta... dove lui era conosciutissimo. Appena arrivava c'era un correre di piccole ombre, si apriva qualche finestra, “C'è Pier Paolo”, “è Pier Pa'...”


Con queste parole, tratte da un'intervista del 1992, Federico Fellini descrisse il suo primo incontro con Pasolini, avvenuto quasi quarant'anni prima. La personalità di Pasolini lo colpì profondamente, tanto che alla fine degli anni Cinquanta lo frequentò con una certa assiduità: “Aveva qualcosa di avido negli occhi, di attentissimo, una curiosità vivida, inesausta. La sua qualità che ho sempre apprezzato era la disponibilità ad essere un artista che assorbe, assimila, trasforma ma, nello stesso tempo, una parte del suo cervello sembrava un laboratorio preciso, attentissimo dove quello che l'artista aveva creato veniva vagliato, giudicato, in generale con un consenso. Era insieme creatore e critico acutissimo, implacabile, di quel che aveva inventato. Una qualità, questa inesauribile presenza critica, che a me per esempio manca completamente”.

Quella prima fase della loro frequentazione fu evocata anche da Pasolini che scrisse un testo sul suo incontro con Fellini, Nota su “Le notti” per accompagnare il volume della sceneggiatura di Le notti di Cabiria, edito da Cappelli.

Pasolini, fra l'altro, scrive: “Ricorderò sempre la mattinata in cui ho conosciuto Fellini: mattinata “favolosa” secondo la sua “punta” linguistica più frequente. (…) Fellini guidava la macchina magicamente come tirandola e tenendola sospesa con un filo. Una mano, dunque, appoggiata al volante della macchina, materna come una tardona e concentrata come un alchimista, con l'altra Fellini si girava e rigirava i capelli, usando il solo indice come tornio o fuso. Mi raccontava, trascinandomi in quella campagna perduta in un miele di suprema dolcezza stagionale, la trama delle Notti di Cabiria. Io, gattino peruviano accanto al gattone siamese. (…)
La realtà di Fellini è un mondo misterioso – o orrendamente nemico, o perdutamente dolce – e l'uomo di Fellini è una creatura altrettanto misteriosa che vive in balia di quell'orrore e di quella dolcezza. (…) Fellini è una savana piena di sabbie mobili, per penetrare nella quale necessita o la guida nera della malafede o l'esploratore bianco della razionalità: ma poi né l'uno né l'altro basterebbero, e il territorio resterebbe inesplorato se Fellini stesso non mandasse, distrattamente, e come per caso, a guidarti un uccellino magico, un grillo sapiente, una pascoliana farfalla... (..)
Fellini prende comunque dai suoi collaboratori quello che deve prendere: che lo capiscano o non lo capiscano. Tu parli, scrivi, ti entusiasmi: lui ci si diverte, e silenziosamente pesca nel fondo”.

Nell'incontro che avrà luogo il 21 aprile 2010 al MAMbo, Roberto Chiesi del Centro Studi Archivio – Pasolini della Cineteca di Bologna, rievocherà i lineamenti del lungo e complesso rapporto fra Pasolini e Fellini, iniziato con un'intensa collaborazione, non compromesso da un 'tradimento' felliniano e poi proseguito a distanza, non senza qualche confronto velatamente polemico.

Oltre alla sceneggiatura di Le notti di Cabiria nel 1956, Fellini coinvolse Pasolini nella scrittura di un progetto non realizzato (Viaggio con Anita, 1958), che sarĂ  ripreso, e quasi completamente trasformato, da Mario Monicelli vent’anni piĂą tardi. In seguito, Pasolini scrisse anche alcune scene per La dolce vita, in particolare quelle riguardanti l'intellettuale suicida Steiner. Ma il suo contributo fu notevolmente modificato prima e durante le riprese. Infatti, il suo nome non venne accreditato nei titoli. 
Quando uscì La dolce vita (febbraio 1960), nell'infuriare delle polemiche, Pasolini pubblicò un’ampia recensione del film, difendendolo contro i detrattori: “La dolce vita di Fellini è troppo importante perché se ne possa parlare come si fa di solito di un film”, scrisse.

Nel 1960 Fellini fondò una società di produzione cinematografica con Angelo Rizzoli, battezzata Federiz, e fra i film che progettò di produrre c’era proprio l’esordio di Pasolini nella regia, Accattone. Ma dopo aver visionato due sequenze di prova del film, Fellini cedette alle apprensioni (e al boicottaggio contro Pasolini) di Clemente Fracassi, organizzatore generale, e soprattutto del produttore Rizzoli, e rinunciò a produrre il film. Fu Alfredo Bini, grazie all’intercessione di Mauro Bolognini, a sostenere la produzione di Accattone.

Forse anche per il rimorso di non avere sostenuto la produzione di Accattone, Fellini intervenne pubblicamente in difesa del film quando venne bloccato dalla censura. Alfredo Bini organizzò una tavola rotonda con la rivista “Europa letteraria” il 16 ottobre 1961 a Roma, per protestare contro la decisione della censura (precisamente, dal sottosegretario al Ministero del Turismo e Spettacolo Renzo Helfer) di non concedere il nulla osta al film Accattone.

Alla tavola rotonda partecipò Federico Fellini che, caso insolito per lui, si schierò apertamente contro la censura e a favore di Accattone, analogamente a Giulio Carlo Argan e Giancarlo Vigorelli, intervenuti accanto a Pasolini, il cui intervento concluse 
l’incontro.

Nel corso dell'incontro al MAMbo, dopo quasi cinquant'anni, si potrĂ  sentire la registrazione audio dei momenti piĂą salienti di questa tavola rotonda, con l'accompagnamento di alcune fotografie.

Oltre a questo raro documento, saranno presentati gli estratti di alcune sequenze di film felliniani che citano, non senza ironia, il nome di Pasolini – Toby Dammit (1968), episodio di Tre passi nel delirio, e Fellini - Block-notes di un regista (1968), film realizzato dal Maestro per la rete televisiva statunitense NBC durante la preparazione di Fellini Satyricon.

Inoltre si potrà vedere la celebre sequenza de La ricotta (1963) di Pasolini (episodio di RoGoPaG) dove Orson Welles risponde alla domanda del giornalista su Fellini, con le allusive parole “Egli danza”. Infine sarà proiettata la breve intervista concessa durante la Mostra di Venezia 1969 da Fellini e Luchino Visconti, dove i due registi lanciano sottili frecciate nei confronti di chi aveva tentato di boicottare quell’edizione della Mostra, ossia Pasolini, senza menzionarlo esplicitamente.

Quattro anni piĂą tardi, nel 1973, Pasolini scrisse una doppia recensione ad Amarcord: al libro nato dalla sceneggiatura firmata con Tonino Guerra e, in seguito, al film. Era raro che Pasolini dedicasse una simile attenzione all'opera di un cineasta (era accaduto, in passato, solo nel caso di Godard, Bernardo Bertolucci, Sergio Citti e pochissimi altri).

Da ricordare, nel primo testo, le parole con cui Pasolini esaltò Roma. A proposito della sequenza del raccordo anulare, scrisse “che ricordiamo come un evento di una realtà accaduta in sogno, piuttosto che come un pezzo di cinema”. Inoltre Pasolini polemizzò violentemente contro la critica cinematografica italiana: “i critici non mi pare si siano accorti dell’eccezionale bellezza di Roma (...). Tanto peggio per loro. Rivelano, al di fuori del film, la stessa brutale immaturità e la stessa debolezza spregevole (...) dei personaggi che si trovano dentro il film”.

Quando è stato pubblicato Il libro dei sogni (a cura di Tullio Kezich e Vittorio Boarini, Rizzoli, 2007), si è scoperto che Fellini aveva inserito alcune apparizioni oniriche dello scrittore, immaginando in un sogno di incontrarlo in un ambiente sinistro e buio, che diventava sempre più minaccioso via via che proseguivano insieme il cammino. Lo sognò ancora due anni dopo la morte, in casa dello scrittore. Sapendolo colpito da una grave condanna penale, Fellini rimaneva profondamente impressionato dalla calma e dalla determinazione dimostrata da Pasolini.
 

Nella foto sopra: Pier Paolo Pasolini con Federico Fellini nel 1956 sul set de Le notti di Cabiria.

 


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