«Quando
devo girare un film, scelgo di rappresentare la frontalità del reale
con rispetto
e anche venerazione della
realtà, perché non sono una di quelle persone
che hanno paura di aver
rispetto e venerazione verso qualcosa»
.
Pier Paolo Pasolini
Il
Centro Studi – Archivio Pier Paolo Pasolini, curato da Loris Lepri e Roberto
Chiesi, presenta giovedì 2 dicembre 2004, al cinema “Officinema”
di Bologna, la versione integrale di «Pasolini e il cinema – Al cuore
della realtà», una lunga e significativa intervista televisiva
concessa da Pier Paolo Pasolini al critico cinematografico Francesco Savio
nel 1974, nello stesso periodo in cui stava uscendo nelle sale italiane
il film Il Fiore delle Mille e una notte (1974).
Pasolini non si limitò
a presentare l’ultimo film della “Trilogia della Vita”, ma si soffermò
a parlare della propria iconografia filmica, del suo stile cinematografico
e della fragilità “fisica” del cinema. Ribadì il valore ideologico
della Trilogia, e soprattutto il senso di violenta protesta contro il Presente,
contro la “falsa tolleranza” e la “falsa permissività” della società
consumistica. Inoltre, dopo aver visionato con Savio un filmato sulla sua
opera di scrittore e regista, trasmesso all’interno del programma, contestò
la sciatteria giornalistica televisiva, in particolare l’estrapolazione
“proditoria” di pochi versi della discussa poesia Il PCI ai giovani!!!:
«Il senso di quella poesia non è quello che appare dicendo
quei due versi».
Nel corso dell’intervista
a Pasolini, vennero inseriti anche interventi registrati di Morando Morandini,
Giorgio Bassani e Vittorio Sermonti. Il programma, diretto da Mario Novi,
fu realizzato e trasmesso dalla RAI nell’autunno del 1974 nell’ambito della
rubrica “Settimo giorno – attività culturali”, a cura di Francesca
Sanvitale e Enzo Siciliano.
Al cinema “Officinema” di
Bologna, al termine della proiezione dell’intervista, seguirà un
incontro con Marco Vallora che parlerà dell’estetica del cinema
pasoliniano e della sua iconografia: «Che cos’è un autore
cinematografico? È l’inventore di una iconografia [...] però
questa iconografia è affidata alla pellicola, è questa la
fragilità, è affidata alla pellicola che è poco più,
appunto, robusta di un’ala di farfalla. E poi è affidata a un circuito,
a un modo di essere visto che è altrettanto fragile» (Pasolini).
Critico d’arte de «la
Stampa» e critico cinematografico, Marco Vallora ha curato
cataloghi di mostre (Casorati alla Scala, Amici della Scala, 1989;
Leo
Longanesi (1905-1957): editore, scrittore, artista, Longanesi, 1996;
Dal
divisionismo all’informale, Mazzotta, 2001; I “Neri” di Burri,
Mazzotta, 2003) ed è autore di saggi, tra l’altro, su Balthus, Alberto
Giacometti, Graham Sutherland, Salvator Rosa, Carol Rama, Cesare Zavattini,
Jean-Luc Godard, Béla Balázs, Sergej Ejzenstejn e, appunto,
Pier Paolo Pasolini.