Martedì
24 ottobre, alle ore 20.30 al Cinema Lumière Sala Officinema - Mastroianni
l’Associazione “Fondo Pier Paolo Pasolini” e il Centro Studi - Archivio
Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna, presentano la versione integrale
del dibattito televisivo Pasolini e il pubblico, secondo appuntamento
dedicato alla critica contro la Tv del poeta-regista e sulle forme che
egli adottava per “usare” il mezzo mediatico.
Il programma, realizzato
nell’ambito della rubrica “Cinema 70” a cura di Alberto Luna e condotto
da Oreste Del Buono, fu trasmesso il 20 gennaio 1970, circa un mese dopo
l’uscita del film Medea sugli schermi italiani. Forse anche per
reagire alla fredda accoglienza che il pubblico e la critica avevano riservato
al film, Pier Paolo Pasolini accettò di discutere pubblicamente
di Medea, parlandone con giornalisti, docenti di storia antica e
studenti.
“In Medea
ho voluto dimostrare - in modo assolutamente favoloso e mitico e narrativo
- (…) la violenza incancellabile dell’irrazionalità”.
È il mondo barbaro, arcano
e irrazionale della maga di Euripide che Pasolini contrapponeva drammaticamente
all’universo razionale di Giasone.
Il
dibattito ha un’importanza particolare perché rimane un documento
unico della dialettica di Pasolini, che rovescia le ragioni degli avversari,
smontandone uno ad uno gli argomenti. Per esempio, a chi lo accusa di dirigere
film per quella stessa industria consumistica che contesta violentemente
nei suoi scritti, Pasolini replica:
“L’alternativa a
questo che cos’è? Il suicidio, il suicidio intellettuale (…) che
io non accetterò mai. (…) È una specie di braccio di ferro:
io strumentalizzo la produzione che c’è, la produzione che c’è
strumentalizza me, e vediamo (…) facciamo questo braccio di ferro e vedremo
di chi sarà la vittoria finale”.
Questo dibattito televisivo
assume oggi un rilievo particolare anche perché costituisce una
delle ultime sortite pubbliche pasoliniane precedenti la fase più
acuta e drammatica della sua critica alla modernità, ossia il periodo
“corsaro” e “luterano”. All’inizio del 1970, Pasolini pensava ancora che
esistessero alcuni elementi positivi nel processo di trasformazione sociale
che stava investendo l’Italia. Quel processo che poco tempo dopo lo scrittore
avrebbe analizzato e condannato come il trionfo del degrado e della massificazione.
La proiezione del programma
sarà seguita da un incontro con Marco Antonio Bazzocchi,
del Dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna - curatore
della pubblicazione della tesi di laurea pasoliniana su Pascoli, e autore
di una monografia sullo scrittore edita da Bruno Mondadori - e con Giacomo
Manzoli, del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università
di Bologna, autore del libro Voce e silenzio nel cinema di Pier Paolo
Pasolini (Pendragon).