Nell'ambito
della rassegna “Salò e altri inferni. Da Jancsò a Fassbinder: matrici
e filiazioni del capolavoro “maledetto†di Pasoliniâ€, a cura di Roberto
Chiesi, viene presentato il film L’ultimo giorno di scuola prima delle
vacanze di Natale, scritto, prodotto e diretto da Gian Vittorio Baldi,
produttore di Porcile e di Appunti per un'Orestiade africana
di Pier Paolo Pasolini.
Il film fu terminato qualche
mese prima dell'inizio della lavorazione di Salò e Pasolini lo
vide in una proiezione privata, rimanendo colpito, secondo alcune testimonianze,
dalla dimensione ossessiva e claustrofobica della narrazione.
Basato su un episodio immaginario,
dagli echi autobiografici, ambientato nel dicembre del 1944, durante gli
ultimi mesi della guerra, nella zona dell’Appennino emiliano compresa
fra Riolo, Manzolino e Castelfranco, precisamente lungo le vallate del
Senio, del Lamone e del Marzéno, da Cà sola a Brisighella a Modigliana
su verso l'Alpe di San Benedetto, fino a Marradi. All'origine della storia,
esiste anche la vicenda oscura di una corriera dove viaggiavano alcuni
reduci della repubblica di Salò, scomparsa nel nulla nella primavera del
1945 nelle campagne di Concordia a San Possidonio (Modena).
«I personaggi del film -
dichiara Baldi - sono dilatati come da una lente di ingrandimento che venga
posata sul particolare di un ricordo. Lo ingrandisce ma lo riporta più
vero davanti ai nostri occhi, e più presente. Il film è soprattutto questo:
il volto angosciato di un ragazzo in attesa dell’esecuzione sotto i mitra
dei nazi-fascisti (…). Un ragazzo di cui non sappiamo nulla e di cui
non sapremo mai nulla».
«La storia è completamente
inventata, ma la preparazione è stata accurata e lentissima. Ho impiegato
più di due anni per curare i minimi dettagli, perché niente si allontanasse
dalla verità storico-ambientale: le divise, le mostrine, persino le sigarette
che fumano i protagonisti sono state ritrovate o ricostruite. I luoghi
del film sono quelli dell’Appennino Tosco-Emiliano, sopra Brisighella,
tra i pochi rimasti ancora incontaminati da un punto di vista paesaggistico.
E gli unici dove in marzo si potesse trovare l’ambiente brumoso, nebbioso
e di neve di cui avevo bisogno».
Per la presentazione del
film, Baldi inoltre scrisse: «Un film sulla resistenza al fascismo e al
nazismo può sembrare un atto politico, particolarmente oggi che vediamo
dei fantasmi tragici prendere corpo e diventare triste realtà . La mia
intenzione non era di fare un film politico; ho cercato, piuttosto, come
sempre, di realizzare un’opera poetica. Ma è evidente d’altra parte,
che il mio film ha delle risonanze politiche, e di conseguenza costituisce
una azione politica positiva.
La costruzione del film può
anche sembrare insolita. La tecnica che ho adottato mi è sembrata la più
idonea per esprimere la progressione di una tensione che è comunicata
allo spettatore tramite suggestioni essenzialmente “visceraliâ€. Ma
le “cose in sé†ispirano già questa tensione così come l’imminenza
del dramma che si avverte durante tutto il film.
I ritorni al ricordo e alla
memoria non hanno soltanto una funzione esplicativa; tendono a rompere
il ritmo per donare al film una progressione metrica, quasi un ritmo».
Nel corso della serata verrÃ
annunciata anche l'imminente pubblicazione del libro Fuoco! Il cinema
di Gian Vittorio Baldi, a cura di Roberto Chiesi (edizioni Cineteca
di Bologna, 2009) che contiene anche alcune lettere inedite di Pier Paolo
Pasolini.