Teorema
è un testo definito da Pasolini "emblematico" ed "enigmatico", che
si interroga sull'inconsistenza della vita borghese, un "referto" tramite
cui rappresentare la totale perdita di identità della borghesia.
Il teorema pasoliniano, con
il suo linguaggio fatto di dati e corollari, è un racconto che mette
a fuoco le possibili conseguenze dell'incontro misterioso tra l'individuo
borghese e la dimensione del Sacro.
Al centro di questo teorema
l'Ospite, l'estraneo, colui che arriva dall'esterno e porta lo scandalo
all'interno di una tranquilla famiglia della borghesia italiana.
Egli irrompe nella vita di
ognuno usando il sesso per rivelare i personaggi a se stessi e, determinando
in loro una crisi profonda, provoca frattura e perdita di ogni controllo.
Il visitatore è una figura silenziosa ed è proprio questo
silenzio
che colpisce immediatamente.
Teorema era nato come
testo teatrale, poi Pasolini stesso sentì che l'amore tra l'Ospite
e i personaggi borghesi sarebbe stato "molto più bello se silenzioso":
era dunque meglio farne un film, poiché "il silenzio è infinitamente
più adatto al cinema"; è stato quindi elaborato come sceneggiatura
cinematografica in cui il parlato è drasticamente ridotto e la narrazione
si affida alle immagini e alla musica e come opera di narrativa.
L'inizio del film recupera
il cinema muto ed è proprio l'assenza di parole a dar forza ai personaggi
che vengono ritratti attraverso la sola comunicazione visiva. I loro volti
contengono tutto, rivelano essenza, classe sociale e destino. Il film,
in costante dialogo con il libro, traduce i soggetti in immagini; il silenzio
diventa simbolo di assenza della vita, del vuoto che ciascun componente
della famiglia borghese porta dentro di sé. Una non esistenza propria
della borghesia che viene svelata solo grazie all'irruzione dell'Ospite,
una perdita di identità che crea intorno ai personaggi il nulla,
il deserto.
Pasolini inserisce più
volte l'immagine del deserto tra le sequenze del film. Deserto di sabbia
e deserto urbano come simbolo della solitudine, luogo in cui l'uomo prende
coscienza del vuoto che lo circonda e che è dentro di sé.
"Dio fece quindi piegare il popolo per la via del deserto" (Esodo,
13, 18): è lo stesso Pasolini che cita le parole dell'Antico
Testamento all'inizio di Teorema. Il film traduce quindi non
soltanto la storia di una visita che rivela l'essenza di ciascun personaggio,
ma anche e soprattutto un moderno esodo attraverso cui si scopre la propria
anima e ci si converte al Sacro.
Dopo la visita dell'Ospite,
tutti i componenti della famiglia borghese, pur prendendo coscienza della
propria diversità, continueranno a vivere, sostituendo al mondo
borghese a cui appartenevano una nuova "intima e angosciosa natura". Solo
il padre abbandona completamente la sua vita passata e arriva alla perdita
dell'identità borghese, del potere economico, del possesso delle
cose. Alla morte civile di Paolo si contrappone quella di Emilia (la serva
- Laura Betti che ricevette a Venezia per questa sua interpretazione la
Coppa Volpi) che abbandona la sua condizione: dopo un percorso di ascesi
che la porterà alla levitazione, viene sepolta viva, affidando alla
terra le sue lacrime come nuova sorgente di vita. Paolo invece, donando
la sua fabbrica, raggiunge il deserto, che diventa simbolo dell'abbandono
del mondo capitalista alla ricerca di solitudine interiore. Accompagnato
dalle note del Requiem di Mozart, l'uomo vaga a piedi nudi sulla
sabbia del deserto. Solo con la sua nudità, l'urlo di Paolo squarcia
il silenzio.
Il mutismo iniziale della
non-comunicazione borghese è interrotto da un grido che "esce furente
dalla gola", come dice Pasolini. Un urlo disperato, terribile e gioioso
al tempo stesso, in cui risuona la consapevolezza dell'impotenza, del non
essere, del nulla. Un urlo che è richiesta di aiuto, che vuole rivelare
la necessità di una fuga all'indietro verso quella concretezza arcaica
dell'amore e della fede, contrapposta alla piatta esistenza borghese. [da
una recensione di Valentina Zangari]
.
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Corpi
che parlano. Il nudo nella letteratura italiana del Novecento,
di
Marco Antonio Bazzocchi
Nel
1973 Pier Paolo Pasolini pubblica sul "Corriere della Sera" il Discorso
dei capelli. Nell'articolo [ora in Scritti corsari], un dettaglio
fisico (i capelli lunghi dei giovani) diventa il segnale attraverso cui
leggere trasformazioni epocali nella società e nella cultura italiana.
Il corpo parla un suo linguaggio specifico, nuovo e scandaloso, che Pasolini
riesce a tradurre in linguaggio verbale.
Nel libro di Bazzocchi il
discorso sui capelli (che avrà un seguito in tutto il secolo) viene
assunto come punto di partenza per indagare la funzione espressiva del
corpo nella letteratura dagli anni sessanta in poi.
Nelle singole analisi vengono
ricostruite le strategie con cui alcuni grandi scrittori del Novecento
(Moravia, Calvino, Sanguineti, Morante, Pasolini) hanno illuminato aree
di attenzione diverse del corpo o sue modalità espressive: nudità,
mescolanza di generi, trasformazioni, perversioni sessuali, pornografia
e comicità sono i modi attraverso cui il corpo ha parlato, in gara
con le forze dominanti della morale e del potere.
Nell'ultimo ventennio del
secolo, saranno le nuove generazioni (Celati, Tondelli, Scarpa, Magrelli,
Albinati) a tentare un'estrema auscultazione del corpo, quando ormai tutti
i suoi discorsi sembrano diventati ossessivi e ripetitivi.
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Marco Antonio Bazzocchi
insegna Letteratura italiana contemporanea e Letteratura del Romanticismo
all'Università di Bologna. Si occupa dei rapporti tra interpretazione
del testo e storia della cultura. Tra le sue ultime pubblicazioni, un commento
ai Paralipomeni della Batracomiomachia di Giacomo Leopardi (con R. Bonavita,
Carocci, Roma 2002) e una lettura di Dino Campana (Nietzsche, Campana e
la puttana sacra, Manni Editori, Lecce 2003). Ha curato l’edizione della
tesi di laurea di Pasolini (Antologia della lirica pascoliana. Introduzione
e commenti, Einaudi, 1993) e per la Bruno Mondadori ha pubblicato Pier
Paolo Pasolini (1998).
L’incontro con l’autore sarà
tenuto da Roberto Chiesi e Loris Lepri del Centro Studi - Archivio Pier
Paolo Pasolini.