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Proiezione di Teorema (1968), di Pier Paolo Pasolini
e presentazione del libro Corpi che parlano. Il nudo 
nella letteratura italiana del Novecento,di Marco Antonio Bazzocchi
mercoledì 8 giugno, alle ore 20 - cinema Lumière 2 - Officinema di Bologna
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Ad ogni modo questo è certo: qualunque cosa questo mio urlo
voglia significare, esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.

Pier Paolo Pasolini, Teorema

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Teorema è un testo definito da Pasolini "emblematico" ed "enigmatico", che si interroga sull'inconsistenza della vita borghese, un "referto" tramite cui rappresentare la totale perdita di identità della borghesia. 

Il teorema pasoliniano, con il suo linguaggio fatto di dati e corollari, è un racconto che mette a fuoco le possibili conseguenze dell'incontro misterioso tra l'individuo borghese e la dimensione del Sacro. 

Al centro di questo teorema l'Ospite, l'estraneo, colui che arriva dall'esterno e porta lo scandalo all'interno di una tranquilla famiglia della borghesia italiana. 

Egli irrompe nella vita di ognuno usando il sesso per rivelare i personaggi a se stessi e, determinando in loro una crisi profonda, provoca frattura e perdita di ogni controllo. Il visitatore è una figura silenziosa ed è proprio questo silenzio che colpisce immediatamente. 

Teorema era nato come testo teatrale, poi Pasolini stesso sentì che l'amore tra l'Ospite e i personaggi borghesi sarebbe stato "molto più bello se silenzioso": era dunque meglio farne un film, poiché "il silenzio è infinitamente più adatto al cinema"; è stato quindi elaborato come sceneggiatura cinematografica in cui il parlato è drasticamente ridotto e la narrazione si affida alle immagini e alla musica e come opera di narrativa. 

L'inizio del film recupera il cinema muto ed è proprio l'assenza di parole a dar forza ai personaggi che vengono ritratti attraverso la sola comunicazione visiva. I loro volti contengono tutto, rivelano essenza, classe sociale e destino. Il film, in costante dialogo con il libro, traduce i soggetti in immagini; il silenzio diventa simbolo di assenza della vita, del vuoto che ciascun componente della famiglia borghese porta dentro di sé. Una non esistenza propria della borghesia che viene svelata solo grazie all'irruzione dell'Ospite, una perdita di identità che crea intorno ai personaggi il nulla, il deserto.

Pasolini inserisce più volte l'immagine del deserto tra le sequenze del film. Deserto di sabbia e deserto urbano come simbolo della solitudine, luogo in cui l'uomo prende coscienza del vuoto che lo circonda e che è dentro di sé. "Dio fece quindi piegare il popolo per la via del deserto" (Esodo, 13, 18): è lo stesso Pasolini che cita le parole dell'Antico Testamento all'inizio di Teorema. Il film traduce quindi non soltanto la storia di una visita che rivela l'essenza di ciascun personaggio, ma anche e soprattutto un moderno esodo attraverso cui si scopre la propria anima e ci si converte al Sacro. 

Dopo la visita dell'Ospite, tutti i componenti della famiglia borghese, pur prendendo coscienza della propria diversità, continueranno a vivere, sostituendo al mondo borghese a cui appartenevano una nuova "intima e angosciosa natura". Solo il padre abbandona completamente la sua vita passata e arriva alla perdita dell'identità borghese, del potere economico, del possesso delle cose. Alla morte civile di Paolo si contrappone quella di Emilia (la serva - Laura Betti che ricevette a Venezia per questa sua interpretazione la Coppa Volpi) che abbandona la sua condizione: dopo un percorso di ascesi che la porterà alla levitazione, viene sepolta viva, affidando alla terra le sue lacrime come nuova sorgente di vita. Paolo invece, donando la sua fabbrica, raggiunge il deserto, che diventa simbolo dell'abbandono del mondo capitalista alla ricerca di solitudine interiore. Accompagnato dalle note del Requiem di Mozart, l'uomo vaga a piedi nudi sulla sabbia del deserto. Solo con la sua nudità, l'urlo di Paolo squarcia il silenzio. 

Il mutismo iniziale della non-comunicazione borghese è interrotto da un grido che "esce furente dalla gola", come dice Pasolini. Un urlo disperato, terribile e gioioso al tempo stesso, in cui risuona la consapevolezza dell'impotenza, del non essere, del nulla. Un urlo che è richiesta di aiuto, che vuole rivelare la necessità di una fuga all'indietro verso quella concretezza arcaica dell'amore e della fede, contrapposta alla piatta esistenza borghese. [da una recensione di Valentina Zangari]
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Corpi che parlano. Il nudo nella letteratura italiana del Novecento,
di Marco Antonio Bazzocchi

Nel 1973 Pier Paolo Pasolini pubblica sul "Corriere della Sera" il Discorso dei capelli. Nell'articolo [ora in Scritti corsari], un dettaglio fisico (i capelli lunghi dei giovani) diventa il segnale attraverso cui leggere trasformazioni epocali nella società e nella cultura italiana. Il corpo parla un suo linguaggio specifico, nuovo e scandaloso, che Pasolini riesce a tradurre in linguaggio verbale. 

Nel libro di Bazzocchi il discorso sui capelli (che avrà un seguito in tutto il secolo) viene assunto come punto di partenza per indagare la funzione espressiva del corpo nella letteratura dagli anni sessanta in poi. 

Nelle singole analisi vengono ricostruite le strategie con cui alcuni grandi scrittori del Novecento (Moravia, Calvino, Sanguineti, Morante, Pasolini) hanno illuminato aree di attenzione diverse del corpo o sue modalità espressive: nudità, mescolanza di generi, trasformazioni, perversioni sessuali, pornografia e comicità sono i modi attraverso cui il corpo ha parlato, in gara con le forze dominanti della morale e del potere. 

Nell'ultimo ventennio del secolo, saranno le nuove generazioni (Celati, Tondelli, Scarpa, Magrelli, Albinati) a tentare un'estrema auscultazione del corpo, quando ormai tutti i suoi discorsi sembrano diventati ossessivi e ripetitivi. 

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Marco Antonio Bazzocchi insegna Letteratura italiana contemporanea e Letteratura del Romanticismo all'Università di Bologna. Si occupa dei rapporti tra interpretazione del testo e storia della cultura. Tra le sue ultime pubblicazioni, un commento ai Paralipomeni della Batracomiomachia di Giacomo Leopardi (con R. Bonavita, Carocci, Roma 2002) e una lettura di Dino Campana (Nietzsche, Campana e la puttana sacra, Manni Editori, Lecce 2003). Ha curato l’edizione della tesi di laurea di Pasolini (Antologia della lirica pascoliana. Introduzione e commenti, Einaudi, 1993) e per la Bruno Mondadori ha pubblicato Pier Paolo Pasolini (1998). 

L’incontro con l’autore sarà tenuto da Roberto Chiesi e Loris Lepri del Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini.

 

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