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Le visioni "barbare" di Medea
 Ta Matete Libreria e Living Gallery
via Santo Stefano 17/A, Bologna
giovedì 25 ottobre 2007 - ore 18,15
Dossier a cura di Roberto Chiesi, Loris Lepri e Luigi Virgolin
Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna
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Sacrifici umani, rituali esoterici e arcani, antiche pratiche di propiziazione del raccolto e, soprattutto, visioni oniriche: sono, in sintesi, i motivi di alcune sequenze che Pier Paolo Pasolini girò per il film Medea e che decise di sopprimere al montaggio, non senza qualche rimpianto.

È la storia dell’originaria natura del film, interpretato da Maria Callas, che il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini della Cineteca di Bologna ha ricostruito in un dossier audiovisivo, Le visioni "barbare" di Medea, che comprende fotografie inedite relative a sequenze tagliate e interviste d'archivio e originali a Pier Paolo Pasolini, Maria Callas, la segretaria di edizione Beatrice Banfi, il direttore di produzione Fernardo Franchi, il direttore della fotografia Ennio Guarnieri, l’interprete Fabio Mauri, il costumista Piero Tosi e il fotografo di scena Mario Tursi. 

In origine, infatti, Pasolini voleva conferire un’importanza assai più vasta alla dimensione onirica (di cui nel film sopravvive soltanto la sequenza del sortilegio omicida contro Glauce, la figlia del re di Corinto, che Giasone decide di sposare sacrificandole la stessa Medea). Lo scrittore-regista voleva evocare l’interiorità di Medea, la maga barbara sradicata dalla Colchide, e aveva girato numerose sequenze che mostravano i terribili incubi che assediano e tormentano la donna, riportandola alla dimensione arcaica della sua terra d’origine, la Colchide, da cui l’aveva strappata l’amore per Giasone.

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Foto tratta da una sequenza tagliata di Medea (© Centro Studi - Archivio Pasolini, Bologna)
Foto relativa ad una sequenza tagliata del film "Medea" di Pier Paolo Pasolini
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Il dossier, curato da Roberto Chiesi, Loris Lepri e Luigi Virgolin, mostrerà le fotografie di Mario Tursi che documentano la forza espressiva di queste sequenze (che dovevano durare circa un’ora e che sono attualmente perdute, tranne alcuni rushes) e ricostruisce l’itinerario che condusse Pasolini alla decisione di tagliarle dall’edizione definitiva del film. In Lettera dall’interno di una sezione di poesia (1969), una poesia pubblicata dopo la presentazione di Medea, il poeta-regista alluse alla primitiva concezione del film, con qualche sfumatura di amarezza.

Info: tel. 051-6488920 / 051-2195302

 


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