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Cinema 12
dicembre
![]() Il documentario 12 dicembre venne girato nell'arco di due anni (tra la fine del 1970 e l'inizio del 1972), ideato dallo stesso Pasolini (che in seguitò si defilò dal progetto) in collaborazione con Lotta Continua dopo la strage di Piazza Fontana. In quegli anni andava affermandosi il cosiddetto "cinema politico", definizione che - almeno per l'Italia - è ancora oggi la madre di tante indecisioni e di equivoci poiché in molti casi basterebbe parlare più semplicemente di politicizzazione del cinema narrativo tradizionale e dunque di una serie di operazioni, magari anche apprezzabili e tecnicamente valide, ma di puro recupero di tradizioni codificate (alcuni parlarono di quegli anni come di un cinema "in fase di restaurazione"). A margine venne poi a svilupparsi un cinema più propriamente "militante", protagonista di una breve stagione fatta di Cinegiornali, Collettivi Cinema Militante, Centri di Documentazione ed altre iniziative sparse per l'Italia (ma in generale in tutto il mondo, dalla Francia al Belgio, dagli Stati Uniti fino all'America Latina) destinate ad esaurirsi rapidamente. Ed è su questa tradizione che si innesta il progetto di 12 dicembre: interviste sull'attentato alla Banca dell'Agricoltura, sulla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, a partigiani che manifestano la loro delusione sullo stato della Repubblica, a minatori di Carrara, a disoccupati di Bagnoli e ad immigrati torinesi, immagini di rivolta nella Reggio Calabria del 1970. ![]() ![]() A distanza di oltre trent'anni il film, che ebbe già ai suoi tempi una circolazione molto limitata (e che successivamente è stato ritrovato in forma ridotta e restaurata a cura del Fondo Pasolini) risente sicuramente della mancanza di un centro ben definito e soffre di una serie di contraddizioni che però non vanno ricercate esclusivamente a monte (anche perché non sempre le intenzioni dichiaratamente programmatiche hanno portato a risultati positivi) ma che sono presenti in fieri: una certa confusione è in questo caso (ma non solo, basti ricordare la fallimentare esperienza del film di montaggio La rabbia realizzato dieci anni prima) presente nella struttura del film stesso, che oscilla tra la dimensione "personale e politica" del regista e quella più distintamente politica del Collettivo. Restano però nella
memoria le immagini ed i volti della frustrazione e della disillusione,
paradossali testimoni di un'afasia tutt'ora opprimente.
.SU
12
DICEMBRE SI VEDA ANCHE L'ARTICOLO
“Certamente è doloroso e triste dover vedere che la giustizia ha dovuto constatare che nonostante tanti anni di investigazioni e processi, non è stato possibile acclarare i fatti, stabilire le responsabilità e trarre le conseguenze su chi fossero i colpevoli”. Queste le parole di Carlo Azelio Ciampi [2005] alla notizia della ennesima, purtroppo prevedibile, assoluzione per la strage del 12 dicembre 1969 nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. Quasi quarant’anni dopo, quando la memoria rischia di perdersi negli angoli bui delle aule dei tribunali, quando ancora pochi storici azzardano a descrivere la pagina di avvio della strategia della tensione nel nostro Paese, il libro di Mario Consani Foto di gruppo da Piazza Fontana edito da Melampo, arriva per immergersi all’interno di una letteratura completa e complessa, fatta di sentenze, di ricostruzioni, di pagine di giornale. Il quadro che si apre al lettore scorrendo le pagine del libro è quello umano fatto di storie, di volti, di indecisioni e di ripensamenti proprio dei personaggi che compongono, chi comparsa, chi protagonista, la sceneggiatura infinita della strage di Stato per eccellenza. Un libro che non si sofferma dunque sui “come” o sui “perché” di questa strage quanto sui “chi”, per riprendere le parole del Presidente. Sull’uomo che depose quella borsa, su quello che l’acquistò pochi giorni prima, sull’agente del SISDE che corse a gran velocità con la sua macchina da Roma a Milano per tentare di inviare un disperato contrordine. Uomini e donne provenienti da strade diverse che una mano sapiente seppe far incrociare in quei giorni a Milano verso un comune destino di morte. Pagine vere, che si leggono tutte d’un fiato. Forse aggiungono poco alla ricostruzione dei fatti ma ci aiutano a riflettere su di essi. [Roberto Bortone]
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