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Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

12 dicembre
Un documentario ideato da Pasolini
e girato dopo la strage di Piazza Fontana
Centro Sociale Autogestito Mezza Canaja
di Senigallia, 28 dicembre 2006

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Sembra solo la storia di una strage quella provocata dalla bomba che il 12 dicembre 1969 uccise a Milano diciassette persone. In realtà è la storia d'Italia degli ultimi quarant'anni. I personaggi e gli interpreti, i protagonisti e le comparse della parabola giudiziaria e politica di piazza Fontana sono in gran parte gli stessi che dalla fine degli anni '70 ad oggi ricorrono nelle alterne vicende italiane. Terroristi neri, agenti segreti, ministri, parlamentari, giudici, avvocati, testimoni e imputati, pentiti e irriducibili. 
Fu un'intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell'intesa la necessità di tutelare "Il Segreto della Repubblica", cioè il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall'intelligence inglese.
Banca Nazionale dell'Agricoltura, esterno - Fotogramma tratto dal film 12 dicembre (Pier Paolo Pasolini)
La produzione pasoliniana si è sempre dovuta scontrare - e spesso suo malgrado - con approcci al limite del mito e addirittura della venerazione. Un culto alimentato da una serie di interpretazioni talvolta forzate nonché legate ad una ricomposizione storica ed ideologica che tendevano a sottovalutare l'opera letteraria e di definizione teorica sul cinema (pensiamo al dibattito semiologico, polemico e certamente ancor'oggi oggetto di confutazioni, avvenuto a metà degli anni '60). E tutto ciò indipendentemente dall'esistenza o meno di uno "scarto" tra questi due momenti (quello cinematografico e quello letterario per l'appunto): sapere cioè quali e quanti siano i limiti o gli arricchimenti che questi riescono a scambiarsi a vicenda. Quando poi ci troviamo a parlare di elementi autobiografici, sebbene in senso lato, non possiamo non prendere in considerazione quelle che sono le fisiologiche contraddizioni del regista (e, verrebbe da dire, di ogni regista).

Il documentario 12 dicembre venne girato nell'arco di due anni (tra la fine del 1970 e l'inizio del 1972), ideato dallo stesso Pasolini (che in seguitò si defilò dal progetto) in collaborazione con Lotta Continua dopo la strage di Piazza Fontana. In quegli anni andava affermandosi il cosiddetto "cinema politico", definizione che - almeno per l'Italia - è ancora oggi la madre di tante indecisioni e di equivoci poiché in molti casi basterebbe parlare più semplicemente di politicizzazione del cinema narrativo tradizionale e dunque di una serie di operazioni, magari anche apprezzabili e tecnicamente valide, ma di puro recupero di tradizioni codificate (alcuni parlarono di quegli anni come di un cinema "in fase di restaurazione").

A margine venne poi a svilupparsi un cinema più propriamente "militante", protagonista di una breve stagione fatta di Cinegiornali, Collettivi Cinema Militante, Centri di Documentazione ed altre iniziative sparse per l'Italia (ma in generale in tutto il mondo, dalla Francia al Belgio,  dagli Stati Uniti fino all'America Latina) destinate ad esaurirsi rapidamente. Ed è su questa tradizione che si innesta il progetto di 12 dicembre: interviste sull'attentato alla Banca dell'Agricoltura, sulla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, a partigiani che manifestano la loro delusione sullo stato della Repubblica, a minatori di Carrara, a disoccupati di Bagnoli e ad immigrati torinesi, immagini di rivolta nella Reggio Calabria del 1970.

12 dicembre - La madre di Giuseppe Pinelli, intervistata da Pasolini12 dicembre - La moglie di Giuseppe Pinelli, intervistata da Pasolini
A suo tempo l'opera venne giudicata piuttosto severamente anche da parte di riviste vicine a Lotta Continua come "Ombre Rosse", che imputò all'operazione la mancanza di una vera e propria tesi generale e di un discorso politico articolato, limitandosi ad una pura registrazione di situazioni.

A distanza di oltre trent'anni il film, che ebbe già ai suoi tempi una circolazione molto limitata (e che successivamente è stato ritrovato in forma ridotta e restaurata a cura del Fondo Pasolini) risente sicuramente della mancanza di un centro ben definito e soffre di una serie di contraddizioni che però non vanno ricercate esclusivamente a monte (anche perché non sempre le intenzioni dichiaratamente programmatiche hanno portato a risultati positivi) ma che sono presenti in fieri: una certa confusione è in questo caso (ma non solo, basti ricordare la fallimentare esperienza del film di montaggio La rabbia realizzato dieci anni prima) presente nella struttura del film stesso, che oscilla tra la dimensione "personale e politica" del regista e quella più distintamente politica del Collettivo.

Restano però nella memoria le immagini ed i volti della frustrazione e della disillusione, paradossali testimoni di un'afasia tutt'ora opprimente.
12 dicembre - Intervista ai disoccupati di Bagnoli (Pier Paolo Pasolini)

Le parti girate da Pasolini, ad un occhio attento, sono facilmente individuabili. Partecipò all'episodio iniziale, quello di Milano, intervistando la famiglia Pinelli e l'avvocato di Lotta continua Marcello Gentini. Poi è la volta del tassista Luciano Paolucci, che convinse il collega Cornelio Rolandi a rivolgersi alla polizia dopo essersi accorto che quel giorno aveva accompagnato in auto l'uomo con la valigetta carica di esplosivo. Ma fu soprattutto nelle riprese all'Italsider di Bagnoli che venne fuori la distanza di cifra stilistica e di senso che divideva Pasolini dal collettivo di Lotta continua. Perché lui che fu un regista di corpi e di volti cerca una metafora violenta, scomposta, primordiale, per denunciare lo stato di malessere di tanti disoccupati napoletani. La trova nel gesticolare sgraziato, nello sforzo inutile di esprimersi di un handicappato che non riesce a trovare parole comprensibili ma colpisce emotivamente con tutta la sua rabbia. Poi filma una specie di controcanto alle immagini del lungo corteo che apre il documentario, una carrellata di persone che scandiscono slogan senza che si possano distinguere le facce. Pasolini, anche con un po' di ironia rivolta ai compagni del collettivo (e a tutti i ragazzi del movimento di contestazione), passa in rassegna uno per uno i volti di un gruppo di bambini napoletani che sorridenti, con il pugno chiuso, intonano Bandiera rossa.

.SU 12 DICEMBRE SI VEDA ANCHE L'ARTICOLO
DI PASQUALE COLIZZI DALL'UNITÀ DEL 10 NOVEMBRE 2005
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L'interno della Banca dell'Agricoltura, a Milano, subito dopo l'attentato del 12 dicembre 1969

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“Certamente è doloroso e triste dover vedere che la giustizia ha dovuto constatare che nonostante tanti anni di investigazioni e processi, non è stato possibile acclarare i fatti, stabilire le responsabilità e trarre le conseguenze su chi fossero i colpevoli”. Queste le parole di Carlo Azelio Ciampi [2005] alla notizia della ennesima, purtroppo prevedibile, assoluzione per la strage del 12 dicembre 1969 nella Banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano. Quasi quarant’anni dopo, quando la memoria rischia di perdersi negli angoli bui delle aule dei tribunali, quando ancora pochi storici azzardano a descrivere la pagina di avvio della strategia della tensione nel nostro Paese, il libro di Mario Consani Foto di gruppo da Piazza Fontana edito da Melampo, arriva per immergersi all’interno di una letteratura completa e complessa, fatta di sentenze, di ricostruzioni, di pagine di giornale. Il quadro che si apre al lettore scorrendo le pagine del libro è quello umano fatto di storie, di volti, di indecisioni e di ripensamenti proprio dei personaggi che compongono, chi comparsa, chi protagonista, la sceneggiatura infinita della strage di Stato per eccellenza. Un libro che non si sofferma dunque sui “come” o sui “perché” di questa strage quanto sui “chi”, per riprendere le parole del Presidente. Sull’uomo che depose quella borsa, su quello che l’acquistò pochi giorni prima, sull’agente del SISDE che corse a gran velocità con la sua macchina da Roma a Milano per tentare di inviare un disperato contrordine. Uomini e donne provenienti da strade diverse che una mano sapiente seppe far incrociare in quei giorni a Milano verso un comune destino di morte. Pagine vere, che si leggono tutte d’un fiato. Forse aggiungono poco alla ricostruzione dei fatti ma ci aiutano a riflettere su di essi. [Roberto Bortone]

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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12 dicembre. Un documentario ideato da Pasolini e girato dopo la strage di Piazza Fontana
Centro Sociale Autogestito Mezza Canaja di Senigallia

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