"Pagine
corsare"
Cinema
Il Festival del cinema
di Istanbul
È programmata anche
una retrospettiva con tutti i film
di Pier Paolo Pasolini,
oltre alla proiezione di Pasolini prossimo nostro di Giuseppe Bertolucci,
e a un seminario con Ninetto Davoli
di Fabio Salomoni, "Osservatorio
dei Balcani"

La 26a edizione del festival
del cinema di Istanbul che si è aperta il 31 marzo 2007 avrà
un sapore molto particolare. Per la prima volta nella sua storia infatti
il festival sarà aperto dalla proiezione di un film di un autore
turco: “Saturno contro”, di Ferzan Özpetek, che sarà anche
il presidente della giuria. Saranno 19 i film in gara per aggiudicarsi
il tulipano d’oro. Tra gli altri “La stella che non c’è” di Gianni
Amelio”, il già pluripremiato “Lady Chatterley” di Pascal Farran,
“Half Moon” di Bahman Ghobadi, “Delirious” di Tom DiCillo, il coreano “King
and the clown” di Lee Jun-ik, “The Magic Flute” di Kenneth Branagh e due
film turchi: “Beynelmilel” e “Aspettando il paradiso”. Il concorso riservato
ai film turchi si presenta particolarmente ricco, con 20 pellicole in gara.
Accanto alle competizioni numerose sono le iniziative collaterali: le retrospettive
dedicate a Gus Van Sant, che sarà anche ospite nella serata conclusiva,
e Pier Paolo Pasolini; la nuova sezione “Dal Mediterraneo al Caucaso”;
una sezione dedicata al nuovo cinema russo e documentari. Il festival si
concluderà il 15 aprile con la proiezione di “Good german” di Stefan
Soderbergh.
Azize Tan è la giovane
ed entusiasta direttrice con la quale abbiamo parlato di festival e cinema.
Lo scorso anno sono stati
staccati 35 milioni di biglietti nelle sale del paese. Nel 2005 i film
prodotti in Turchia erano 25, 33 nel 2006 e quest’anno saranno più
di 60. Continua il momento favorevole...
In realtà in Turchia
c’è una grande tradizione cinematografica. Negli anni ’70 si producevano
anche 300 film all’anno, eravamo al livello dell’India, tutti andavano
al cinema, le star erano veramente molto popolari. Tutto questo accadeva
prima dell’era televisiva. Ancora oggi però, quando in tv passa
un vecchio film di quell’epoca, gli ascolti sono sempre molto alti, un
altro segno di quanto la cultura cinematografica sia radicata nel paese.
Poi è arrivato il colpo di stato del 1980 che ha rappresentato una
tragedia non solo per il cinema ma per la vita culturale e sociale in genere.
Ci sono voluti alcuni anni perché il cinema nazionale cominciasse
a riprendersi, con una nuova generazione di registi, Nuri Bilge Çeylan,
Zeki Demirkubuz, Dervi? Zaim e Yeim Ustaolu, che hanno portato un nuovo
modo di fare cinema. Film ed autori che sono riusciti anche a farsi conoscere
all’estero, e questo ha dato la possibilità a molti di vedere un
futuro per il cinema, incoraggiando anche le produzioni commerciali. Si
è cominciato ad investire nel cinema ed a guadagnare con il cinema.
Anche le autorità ed il governo hanno cominciato ad impegnarsi nei
confronti del cinema approvando nuove leggi. Il ministero della cultura
appoggia il cinema perché sono interessati a che i film vengano
presentati e conosciuti all’estero.
Questo ha permesso che
si facessero notare nuovi autori, penso a Selma Köksal che è
regista ed attrice teatrale, oppure ai fratelli Tayland, che lavorano nell’industria
ma che sono soprattutto dei grandi cinefili, vedono molti film, conoscono
tutto. Una nuova generazione in grado di fare film commerciali, apprezzabili
però anche dal punto di vista artistico. Forse la vera novità
degli ultimi anni sono proprio le produzioni commerciali...
Sì certo, ma io credo
che il loro successo non durerà, almeno nelle proporzioni attuali.
Spesso poi si tratta di remake di vecchi film di successo degli anni ’70,
che riescono ancora ad avere un grande successo. In genere credo che sul
lungo periodo i film di grande successo porteranno soldi a tutto l’ambiente.
Prendiamo l’esempio di Padre e figlio. Un film a basso costo che
ha riscosso un grande successo, la produzione ha guadagnato molto e così
ora il suo regista può permettersi di girare il film che vuole.
Lo stesso vale per Cem Ylmaz, un popolarissimo attore comico, che ha spopolato
nelle sale con una produzione molto costosa, Gora, ed adesso si
è potuto permettere di fare il film che desiderava "Hokkabaz" -
Il
mago - che sarà presente al festival.
Quest’anno la sezione
dedicata al cinema turco sarà particolarmente affollata...
Praticamente tutti i nuovi
film turchi della stagione sono presenti al festival. L’anno scorso i film
erano solamente 8, adesso ce ne sono 16 in concorso più altri 5
fuori competizione e poi non dobbiamo dimenticare i documentari. Forse
16 film sono molti ma li abbiamo comunque voluti tutti. Da sottolineare
che, di questi, 10 sono opere prime oppure seconde opere. Esiste una nuova
generazione che promette cose importanti nel futuro. “Zincirbozan” - Lo
spezzacatene - ad esempio è del genere film politico americano,
racconta il periodo del colpo di stato, si tratta di un film commerciale
che ha però anche molte qualità sul piano artistico. Lo stesso
vale per Takva che è una coproduzione con la Germania.
Quali sono le ragioni
di questa effervescenza tra gli autori turchi?
Innanzitutto le persone
hanno imparato a fare film, le persone adesso sono più aperte, come
tutta la Turchia del resto, viaggiano, vanno ai festival e vedono molti
film, imparano, sanno anche cosa succede al di fuori del paese ed hanno
poi una grande voglia di fare film. Personalmente poi credo molto nel ruolo
di stimolo che possono avere le coproduzioni. In questo senso per la seconda
volta abbiamo proposto all'interno del festival l'iniziativa Meeting
on the bridge, riservata ai professionisti del settore, che permette
a cineasti e produttori turchi di incontrare esponenti dell’industria cinematografica
internazionale. In quest’occasione poi si discuterà anche di un
altro problema molto sentito, quello della difesa del cinema nazionale.
Ritengo poi che le televisioni
possano giocare un ruolo importante nello stimolare l’industria cinematografica.
Tradizionalmente le televisioni si limitavano ad acquistare il prodotto
finito. Sempre più ora si mostrano interessate ad investire nella
produzione. La televisione pubblica ad esempio, TRT, ma anche i canali
privati.
Negli ultimi tempi si
è parlato spesso del rapporto tra cinema e nazionalismo, con esplicito
riferimento al successo del film La valle dei lupi...
Io credo che la Valle
dei lupi non sia un film per il cinema ma piuttosto la continuazione
di una serie televisiva, con il solo scopo di guadagnare soldi, tutto qui.
Rivisto tra dieci anni non credo il film avrà qualcosa da dire,
si tratta semplicemente di una moda, il nazionalismo va di moda. Accanto
a questo esempio si possono però trovare molti film veri, film che
magari si sarebbero dovuti fare anni fa, sulla storia del paese. Penso
ai film sul colpo di stato, a quello sulla vita del poeta Nazim Hikmet,
a Takva che affronta le questioni religiose oppure a Kücük
Kyamet - La piccola apocalisse - che affronta il dramma del
terremoto.
Con quali criteri avete
scelto i film del concorso internazionale?
Il nostro concorso ammette
film che parlino d’arte, di artisti oppure adattamenti letterari. Non essendoci
moltissimi film con queste caratteristiche è difficile trovarne
di qualità. A me è molto piaciuto Lady Chatterley,
che ho visto a Parigi prima che vincesse i Cesar, credo sarà un
grande successo.
La novità è
rappresentata dalla sezione “Dal Mediterraneo al Caucaso”...
Si ed è un'iniziativa
che intendiamo portare avanti, perché vogliamo un festival che faccia
conoscere i film di questa regione. La Turchia ha molti vicini, con i quali
spesso abbiamo problemi, che dobbiamo capire e conoscere. Quindi ci rivolgiamo
ai nostri spettatori perché capiscano cosa succede in questi paesi.
Vorremmo che il festival di Istanbul diventasse un punto di riferimento
importante per questa regione.
E una retrospettiva dedicata
a Pasolini...
Ci sono tutti i film,
molti cortometraggi ed anche il documentario di Bertolucci che, dopo la
prima di Venezia, viene presentato ad Istanbul. Pasolini è uno dei
miei registi preferiti, una retrospettiva era stata già realizzata
15 anni fa, abbiamo pensato fosse arrivato il momento di riproporla, in
collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura e il Fondo Pier Paolo
Pasolini di Bologna. Con loro organizzeremo anche un seminario dedicato
al cinema pasoliniano con la partecipazione di Ninetto Davoli.
Mi sembra ottimista riguardo
il futuro del cinema turco...
Io penso che anche se il
cinema commerciale non potrà continuare a guadagnare quanto ha guadagnato
fino ad oggi la tendenza positiva continuerà perché ci sono
molte persone che vogliono fare cinema. Certo, bisogna intervenire ancora
sulle leggi e promuovere la presenza delle tv commerciali. Ma anche se
non credo che arriveremo a produrre 100 film l’anno, sì, sono ottimista.
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