Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

La rabbia di Pasolini
Giuseppe Bertolucci
Presidente della Cineteca di Bologna

Il caso (per chi ci crede) ha voluto che negli ultimi anni io mi sia occupato di alcuni giacimenti pasoliniani: prima frugando tra i reperti preziosi di Salò, contenuti nell’archivio di Gideon Bachman (Pasolini prossimo nostro 2006), e ora lavorando alla ricostruzione della versione originale di uno dei film più inquieti, inquietanti e controversi del nostro autore (La rabbia di Pasolini 2008).

Ancora una volta, anche a distanza di trenta o quarant’anni, Pasolini ci sorprende con una delle sue più spericolate performance metalinguistiche. L’idea di rivisitare il “genere” cinegiornale - il più basso, il più esposto alle peggiori derive qualunquistiche - di sporcarsi le mani in quel letamaio per estrarne le pietre preziose di alcune straordinarie immagini, di cambiarlo di segno inventandosi un irripetibile prototipo di poema dell’attualità… solo Pasolini poteva arrivare a tanto e solo quei meravigliosi anni sessanta potevano consentigli l’impresa. Per questo ci sembrava assolutamente necessario provare a restituire al progetto pasoliniano la sua fisionomia originaria: sottraendolo alla problematica coabitazione con l’episodio di Guareschi e ricostruendo la parte iniziale alla quale aveva dovuto rinunciare per far posto appunto a un inquilino quanto mai scomodo e disomogeneo.

Quei sedici minuti si aprono con i funerali di De Gasperi e si chiudono con l’inizio delle trasmissioni televisive: due segni emblematici, dei quali Pasolini riesce a leggere tutta la valenza epocale e tutta la terrificante potenzialità.

La scelta di far convivere le chiacchiere insulse della voce ufficiale dello speaker e il canto (a volte altissimo) dell’ego poetico mi sembra poi davvero una sorta di bellissimo marameo a tutte le regole e a tutte le convenzioni, simile a certe riproposizioni della pop art (come la warholiana lattina di Campbell’s).

Nella sequenza della nostra opera aperta ho voluto inserire anche alcuni esempi del linciaggio mediatico, del quale Pasolini fu - all’inizio di quegli anni sessanta - uno dei bersagli privilegiati e che trova proprio nei cinegiornali la principale arma (impropria). Così come ci sono sembrate illuminanti le considerazioni del Pasolini enragé nell’intervista a Fieschi. Insomma, rinunciando a qualsiasi pretesa di una forma definitiva, l’idea è stata quella - nello spirito di quegli anni sessanta che qui rievochiamo - di offrire allo spettatore un kit specialissimo per un fai da te creativo e critico di sicuro interesse. Buon divertimento.

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Un brano da Pasolini l'enragé di Jean-André Fieschi

 

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INVITO ALLA LETTURA
BRANI DI PIER PAOLO PASOLINI


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A "PAGINE CORSARE"
DA OTTOBRE 1998









 


Giuseppe Bertolucci, La rabbia di Pasolini

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