"Pagine
corsare"
Cinema
La rabbia di Pasolini
Angela Molteni
La
rabbia (1962-1963) di Pier Paolo Pasolini è un film di montaggio
che assembla immagini tratte da cinegiornali e documentari, “lette” da
voci fuori campo (Giorgio Bassani per i testi in poesia, Renato Guttuso
per quelli in prosa). Il trattamento è stato pubblicato dall’autore
su «Vie Nuove» il 20 settembre 1962: si
può leggere anche in “Pagine corsare”. Il progetto era stato
proposto a Pasolini dal produttore Gastone Ferranti.
Una dichiarazione rilasciata
da Pasolini a Maurizio Liverani (Pier Paolo Pasolini ritira la firma
dal film La rabbia, "Paese Sera", 14 aprile 1963) ricostruisce la storia:
«Ferranti
ha affidato a me il materiale di repertorio e i residuati di un cinegiornale
- Mondo libero - che dirigeva da molti anni. Una visione tremenda, una
serie di cose squallide, una sfilata deprimente del qualunquismo internazionale,
il trionfo della reazione più banale. In mezzo a tutta questa banalità
e squallore, ogni tanto saltavano fuori immagini bellissime: il sorriso
di uno sconosciuto, due occhi con una espressione di gioia o di dolore,
e delle interessanti sequenze piene di significato storico. Un bianco e
nero in massima parte affascinante visivamente».
Da lì era nata l’idea
di un film diverso, che inventasse addirittura un nuovo genere:
«Attratto
da queste immagini ho pensato di farne un film, a patto di poterlo commentare
con dei versi. La mia ambizione è stata quella di inventare un nuovo
genere cinematografico. Fare un saggio ideologico e poetico con delle sequenze
nuove. E mi sembra di esserci riuscito soprattutto nell’episodio di Marilyn.
Ho lavorato per settimane e mesi: è stato un lavoro massacrante
perché la moviola è già di per sé un lavoro
terribile».
Il “senso” che Pasolini voleva
dare a questo film è dichiarato nella scritta che precede i titoli
di testa: «Perché la nostra vita è dominata dalla scontentezza
e dall’angoscia, dalla paura della guerra, dalla guerra? Per rispondere
a queste domande ho scritto questo film, senza seguire un filo cronologico
e forse neanche logico, ma soltanto le mie ragioni politiche e il mio sentimento
poetico».
Il risultato, poi, aveva
fatto sentire al produttore la necessità di un seguito ispirato
a ragioni opposte:
«Visto
il film, il produttore disse che così non sarebbe riuscito mai a
farlo passare. Io ero legato da un contratto e per ragioni di ordine legale
siamo venuti a un accordo. Abbiamo studiato soluzioni e deciso di far seguire
il mio film da un altro blocco affidato ad un altro autore. Pensavo a Montanelli,
a Barzini o ad Ansaldo. Invece ad un certo punto è venuto fuori
Guareschi. In principio mi rifiutai. Ero seccato. Poi una serie di considerazioni
mi hanno portato a cambiar parere. Mi ricordavo il Guareschi del “Bertoldo”,
da cui è nato in un certo senso il mio antifascismo. Poi ricordavo
il Guareschi che va in campo di concentramento e vi rimane per orgoglio.
Poi, il Don Camillo, che è un’opera qualunquista, ma non
pericolosa. E mi rassegnai. Comunque il mio film era già terminato
quando Guareschi è entrato in campo.
Pasolini e Guareschi lavorarono
separatamente, senza che l’uno sapesse quel che faceva l’altro. Ma quando
vide la parte del film realizzata da Guareschi, Pasolini pensò di
ritirare la sua firma («Non voglio rendermi complice di una cosa
così orrenda»): cfr. le dichiarazioni riportate da Liverani,
Pier
Paolo Pasolini ritira la firma dal film La rabbia, e l’intervista rilasciata
ad Andrea Barbato, Pasolini non vuole firmare La rabbia, su «Il
Giorno», 13 aprile 1963:
«Se Eichmann
potesse risorgere dalla tomba e fare un film, farebbe un film del genere.
Per interposta persona Eichmann ha fatto questo film. Credevo di avere
un interlocutore con cui fosse possibile almeno un dissenso, e non uno
che è addirittura in fase prelogica.
Non è un film solo
qualunquista, o conservatore, o reazionario. È peggio. C’è
l’odio contro gli americani, e il processo di Norimberga viene definito
“una vendetta”. Si parla di John Kennedy facendo vedere solo sua moglie,
come se lui non esistesse.
C’è odio contro i
negri, e manca solo che si dica che bisogna metterli tutti al muro. C’è
una ragazza bianca che dà un fiore a un negro, e subito dopo lo
speaker la copre di insulti per questo. C’è un inno ai paras,
esaltati come truppe magnifiche. C’è un anticomunismo che non è
neanche missino, è da anni Trenta. C’è tutto: il razzismo,
il pericolo giallo, e il tipico procedimento degli oratori fascisti, l’accumulo
di dati di fatto indimostrabili.
Almeno formalmente, e cioè
ritirando la firma, voglio cercare di non dare un mio contributo al successo
eventuale di un film fatto anche da Guareschi. Non voglio collaborare nemmeno
come antagonista all’assorbimento di queste idee mostruose da parte dei
giovani, che sono indifesi dinanzi a una simile demagogia».
La firma fu poi mantenuta; nonostante
la polemica, il film (“prima” al cinema Lux di Genova il 13 aprile 1963)
non ebbe alcun successo e rimase pochissimo tempo nelle sale.
I
questi giorni, dopo la proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia, interpellato
sulla parte di Guareschi, Giuseppe Bertolucci - autore di La rabbia
di Pasolini, che è una ipotesi di ricostruzione del film come
Pasolini l’aveva concepito - ha risposto che «Guareschi è
un autore che ha avuto i suoi meriti. Ma qui il suo testo è insostenibile,
addirittura razzista. Una delle sue cose peggiori. Gli abbiamo fatto un
piacere a non recuperarlo. [...] Tale giudizio, che riguarda un aspetto
particolare dell'opera di Guareschi, non mi ha impedito di partecipare
alle celebrazioni del suo centenario, promuovendo, come presidente della
Cineteca, il restauro della versione edita di quel film, e producendo una
bella esposizione di fotografie e di documenti dedicati soprattutto alla
saga di Don Camillo''.
Sollevare ora un putiferio - come qualcuno sta tentando di fare -
sulla dichiarazione di Giuseppe Bertolucci è del tutto ipocrita,
a mio parere. E anche prendere a pretesto la “trincea dell’ideologia” -
esibendo argomenti alquanto discutibili - non mi pare un bel servizio reso
né al giornalismo né all’informazione. Tra l’altro, anche
sostenere che occorra “restituire a Guareschi il suo statuto di figura
centrale della storia letteraria dell'Italia repubblicana” mi pare un’affermazione
che non corrisponde alla reale statura artistica dell’autore di Don Camillo,
nonché direttore di quel “Candido” che divenne notoriamente portabandiera
della più becera e truce destra italiana.
Molti fanno pessimi esercizi
di memoria, quando addirittura non fingano di avere scordato che il nostro
Paese (uscito nel 1945 dalla dittatura fascista - alleata con quella hitleriana
- che ha prodotto morti e distruzioni nella guerra più sanguinosa
da loro scatenata nel Ventesimo secolo - e malgrado la validità
di una Carta costituzionale che non consentirebbe in alcuna forma la ricostituzione
di un partito fascista) mantenne, dopo la proclamazione della Repubblica, strutture e personale già legati
al mai troppo deprecato e orrendo ventennio, il che ha costituito tra l'altro per
tutti i decenni seguiti alla Liberazione una pesante palla al piede per
lo sviluppo in senso democratico dell’Italia. E oggi vediamo i tristissimi
esiti di una situazione del genere. “L'Italia di oggi? Una barca alla deriva,
dominata dal pensiero unico", ha dichiarato un “grande vecchio” del cinema
italiano, Mario Monicelli. E ha aggiunto che "sta tornando il fascismo,
sotto altre forme [...] non esplicitamente, ma con un altro vestito” e
che “per salvarla ci vorrebbe un nuovo equipaggio. Dalla generazione precedente
abbiamo ereditato la corruzione, che si prolunga fino a ora. Non c'è
più musica, non c'è più letteratura, non c'è
danza, c'è solo qualche sussulto al cinema. Ma in generale non c'è
più nulla".
Quello di Giuseppe Bertolucci,
non è stato un “omaggio solo a una metà di un'opera concepita
per due voci dissonanti, ripudiando l'altra come se su di essa dovesse
abbattersi per sempre il rigore censorio della damnatio memoriae”. Non
si è trattato infatti semplicisticamente di un omaggio, bensì
di una attentissima e intelligente operazione filologica: anche nelle
parole di Tatti Sanguineti ne troviamo ampia documentazione. Inoltre, l’opera
non fu affatto “concepita per due voci dissonanti”: la proposta di Ferranti
fu diretta inizialmente al solo Pasolini. Quanto infine a supposti “rigori
censori” chiederei a Pierluigi Battista (anche per evitargli di suscitare ilarità inopportune e più o meno amare) di documentarsi perlomeno
sulle vere e proprie persecuzioni, giudiziarie e non, che Pasolini dovette sopportare per
tutta la vita, e anche oltre.
La realtà è che
nella Rabbia del 1963, le scelte di Guareschi
degli spezzoni filmati e i suoi testi si rivelano nel migliore dei casi mediocri ed esprimono
eventi, posizioni e sentimenti che possono essere definiti superficiali,
quando non reazionari. Qui di seguito, alcuni “campioni” audio (formato
Mp3) - tratti dalla colonna sonora della Rabbia (1963) - delle argomentazioni
sostenute da Guareschi nella porzione di film da lui realizzata:
-
Gli
americani (tragica macabra farsa: dopo aver tentato per dodici anni
di giustiziare un bandito, se la cavano ammazzando uno scrittore [si riferisce
a Caryl Chessman])
-
Bianchi
e neri (... questo epidemismo che ha portato i bianchi a disprezzare
il colore della loro pelle e a vergognarsi della loro storia; le ragazze
bianche implorano dai negri un sorriso; i negri dimostrano il loro odio
implacabile per i bianchi; per la solenne festa dell'indipendenza
del Congo i negri dimostrano di aver raggiunto una profonda maturità
democratica e la completa maturità politica [i filmati presentano
danze tribali e sfilate di autorità congolesi])
-
Famiglia
(un uomo mascherato da donna sposa un uomo vestito da uomo davanti al sindaco
e al parroco: il matrimonio diventa una tragica farsa; ... disintegrazione
della famiglia: ecco la nostra scontentezza e la nostra angoscia)
-
Paura
(a un cane innestano la testa di un altro cane, è un esempio dell'altissimo
livello raggiunto dalla scienza sovietica... è questo che il comunismo
intende fare all'umanità e il pensiero di un così mostruoso
delitto è la nostra paura) [meno male che Alemanno e gli altri attuali, opportunisti, "imprenditori della paura"
non ci hanno pensato, dico io...]
-
Il terzo
sesso (... clima di furore sessuale... potevano forse bastare i due
sessi tradizionali? Così, il terzo sesso è entrato nella
letteratura, nel cinema, nella vita di tutti noi; ... queste due belle ragazze,
per esempio, sono in realtà due gagliardi giovanotti...)
-
La
vendetta (il Nuovo Mondo nato da una guerra irrazionale ha alla
base la vendetta...; Norimberga: dovrebbero essere presenti tra gli imputati
anche quelli che hanno sganciato l'atomica..., ma stanno tra i giudici;
vendetta... rappresaglia contro i prigionieri di guerra; a Norimberga, grandi assise della vendetta,
gli uomini della nuova era hanno imparato
non la religione della giustizia ma la religione della violenza;
... il mandante delle violenze di piazza è sempre lui, il marxismo...)
-
Colonialismo
dei Paesi europei (una
regina d'Inghilterra, una duchessa di Kent... ballare con un negro!...;
... l'Europa dev'essere cacciata via dall'Africa...; in Indocina la Francia
conclude a Dien Bien Phu la sua disperata resistenza; ad Algeri, battaglie
e agguati nel cuore della città; l'Algeria viene abbandonata; a
Parigi, l'ultima rivista con le truppe coloniali: la leggendaria Legione
Straniera, i paras che profusero il loro sangue per difendere l'estrema
trincea africana della Francia e dell'Europa; ... addio, Africa, tu non
hai conquistato l'indipendenza e la libertà, settecento milioni
di cinesi ti guardano con occhi famelici...)
* * *
DA
VENERDÌ 5 SETTEMBRE 2008
LA
RABBIA DI PASOLINI SARÀ NELLA SALE CINEMATOGRAFICHE
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INVITO
ALLA LETTURA
BRANI
DI PIER PAOLO PASOLINI
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DA
OTTOBRE 1998
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