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Cinema Pasolini e la degenerazione
dei corpi.
In un suo testo, Pasolini Passione. Vita senza fine di un artista trasparente, del 2005 [ed. Ediesse] Italo Moscati descrive una conferenza che Pasolini tiene nel 1973 a Bologna durante il convegno “Erotismo eversione merce”. Pasolini vi partecipa per difendere le sue opere, più volte colpite dalla censura e per diffondere il suo pensiero. «Spesso questi incontri si tramutavano in scontri. Il pubblico era affascinato e, nello stesso tempo, disseminato di figure ostili (…) Spiegasse come e perché un intellettuale che si dichiarava marxista potesse accettare le regole industriali e commerciali del cinema; come e perché confessasse di provare da laico e ateo sentimenti religiosi (…)» Pasolini ha appena finito di girare “La trilogia della vita”: Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle Mille e una notte. In quella giornata a Bologna fa un bilancio della sua attività di cineasta a partire dal 1968, anno del contestatissimo, censurato Teorema. In quell'occasione afferma di avere scelto di rappresentare corpi, gesti a atti sessuali per opporsi alla crisi avvenuta in Italia negli anni sessanta. Per opporsi al trionfo di due “sottoculture”: quella della borghesia e quella della contestazione che le si contrappone. Le opponeva la sola realtà preservata: quella del corpo, o meglio dei corpi delle classi povere. Protestava, quasi urlando nelle orecchie dell’inibita Bologna in ascolto, che i rapporti sessuali erano per lui “fonte di ispirazione anche proprio per se stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la loro importanza nella vita mi pare così alta, assoluta, da valer la pena di dedicarci ben altro che un film". Nel suo discorso, ricorda al pubblico presente anche gli effetti che la sua opera ha ottenuto presso giovani cineasti italiani come Bertolucci e Ferreri. ![]() Ricordiamo le parole di Michel Foucault quando in La volontà di sapere ha appena descritto i meccanismi della “biopolitica” ed esprime concetti assai similari attraverso la citazione di un opera di Lawrence: «Tutto è sesso, diceva Kate, nel Serpente piumato, ‘tutto è sesso’. Come può essere bello il sesso, quando l’uomo lo conserva potente e sacro, e quando riempie il mondo. È come il sole che vi inonda e vi penetra della sua luce.» ![]() Ma la realtà in Italia è mutata. Quei corpi che Pasolini ha rappresentato nei film non esistono più. Non è casuale il fatto che abbia girato gli ultimi film in paesi o epoche lontane; che abbia doppiato Il fiore delle Mille e una notte con voci salentine (considerava il salento uno delle poche "nicchie" che conservano la cultura tradizionale ancora quasi in modo integro). «Mi pento, ripeteva, di aver nutrito “l’ansia conformistica di essere sessualmente liberi che trasforma i giovani in miseri erotomani nevrotici, eternamente insoddisfatti (..) e perciò infelici.» E ancora, nell’Abiura alla Trilogia della vita lo scrittore puntualizza: «Io abiuro dalla Trilogia della vita, benché non mi penta di averla fatta. Non posso negare la sincerità e la necessità che mi hanno spinto alla rappresentazione dei corpi e del loro simbolo culminante, il sesso. Tale sincerità e necessità hanno diverse giustificazione storiche e ideologiche. Prima di tutto esse si inseriscono in quella lotta per la democratizzazione del “diritto a esprimersi” e per la liberazione sessuale, che erano due momenti fondamentali della tensione progressista negli anni Cinquanta e Sessanta. In secondo luogo, nella prima fase della crisi culturale e antropologica cominciata verso la fine degli anni sessanta - in cui cominciava a trionfare l’irrealtà della sottocultura dei “mass- media” e quindi della comunicazione di massa - l’ultimo baluardo della realtà parevano gli “innocenti” corpi con l’arcaica, fosca, vitale violenza degli organi sessuali (…) Ora, tutto si è rovesciato. Primo: la lotta progressista per la democratizzazione espressiva e per la liberazione sessuale è stata brutalmente superata e vanificata dalla decisione del potere consumistico di concedere una vasta (quanto falsa) tolleranza. Secondo: anche la “realtà” dei corpi innocenti è stata violata, manipolata, manomessa dal potere consumistico; anzi, tale violenza sui corpi è diventato il dato più macroscopico della nuova epoca umana».Ora, il fatto che i corpi dei ragazzi, come spiega Pasolini, non siano più innocenti ma “manipolati” da potere, spinge Pasolini ad abiurare dalle opere cinematografiche che avevano esaltato il potere e la sensualità ormai scomparse, e così rapidamente, nell'Italia omologata, sconvolta dal degrado capitalistico: ora lo scrittore ripudia il lavoro fatto perché se quei corpi sono potuti diventare così diversi, allora potenzialmente lo sono stati anche quando li ha ripresi, quando li ha celebrati: «(...) ma per qualche anno era stato possibile illudermi. Il presente degenerante era compensato dalla oggettive sopravvivenza del passato e, di conseguenza, della possibilità di evocarlo. Ma oggi la degenerazione dei corpi e dei sessi ha assunto valore retroattivo.(...) Il crollo del presente implica anche il crollo del passato. La vita è un mucchio di insignificanti e inutili rovine». ![]() Ritengo il pensiero pasoliniano come una fonte inesuribile di significati paragonabili solamente alla poesia che può suscitare anche mille interpretazioni. Una forma di linguaggio simbolico dove la parola assume il ruolo di strumento utile alla descrizione di immagini archetipe sottoponibili a diversi modi di vedere contestualizzati da spazio e tempo. Pur se conosco ancora non approfonditamente il Pasolini pensiero mi permetto di affermare che il lavoro di Italo Moscati si prospetti per molti versi interessante, visto che lo stralcio trascritto da te, cara Patrizia, mi ha suscutato nuove riflessioni e ulteriori rivelazioni. Infine, da questo stralcio di intervista, mi pongo una domanda: non è che Pasolini, secondo la sua particolare concezione orientaleggiante e primordiale, fosse in realtà ciò che oggi viene definito come asessuale? Non è che l'asessualità è una forma di preservazione della natura corporea dell'uomo rispetto alla disumanizzazione della modernità capitalista? Non saprei in merito rispondere. Pasolini rappresenta un principio femminile, un mondo infinito da cui trarre continuo spunto, una manifestazione lunare isolata in un mondo sempre più in rotta con una ricersa ossessiva di dominio autoreferenziato... ------------------
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