Appunti
per un film
sull'India
1967-68
Scritto,
diretto, fotografato e commentato da Pier Paolo
Pasolini
Collaborazione Gianni Barcelloni Corte;
montaggio Jenner Menghi Produzione Rai
Radiotelevisione Italiana; produttore delegato Gianni
Barcelloni Corte, BBG cinematografica srl; pellicola
Kodak; formato 16 mm, b/n; macchine da
ripresa Arriflex.
Riprese
dicembre-gennaio 1968; esterni Stato di Maharashtra
(Bombay), Stato di Uttar Pradesh, Stato di Rajahstan, New Delhi;
durata 34 minuti.
Prima
proiezione XXIX Mostra di Venezia, sezione "Documentari",
18 agosto 1968.
I
commentI
Alla Mostra del
cinema di Venezia del 1968, insieme a Teorema, Pasolini presentò anche
il mediometraggio Appunti per un film sull'India, girato nel
dicembre 1967. Naldini spiega nella sua biografia pasoliniana
(Pasolini, una vita, Einaudi 1989) che tali "appunti" si
riferivano sostanzialmente a un film da farsi "sulla storia di un
maragià il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre
il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima
della liberazione dell'India); e, dopo la liberazione dell'India,
sempre idealmente, la famiglia di questo maragià scompare
perché i suoi membri muoiono di fame ad uno ad uno durante una
carestia". "Questa era l'idea del film", spiegò Pasolini nel
corso di una intervista. "Così sono andato in India a fare una
specie di inchiesta per verificare se questa idea era attendibile o
no."
Pasolini aveva in un
primo tempo progettato di realizzare un film sullo svilupparsi di
una coscienza politica in alcune nazioni del Terzo Mondo, alcune
delle quali si erano affrancate dal colonialismo e stavano avviando
forme di gestione democratica.
Per rappresentare
poeticamente tutto ciò, il regista prevedeva di utilizzare
racconti che avessero le loro radici nella cultura locale e che
risultassero omogenei grazie a ciò che egli stesso definiva un
"sentimento violentemente e magari anche velleitariamente,
rivoluzionario: così da fare del film stesso un'azione
rivoluzionaria (non partitica, naturalmente, e assolutamente libera
fin quasi all'anarchia)".
Pasolini presentò
diversi progetti ad alcuni produttori: l'unica possibilità di
realizzazione gli si prospettò però grazie alla Rai, che
gli propose di fare uno "speciale" per TV7.
Pasolini effettuò
le riprese cinematografiche per le strade, principalmente nella
città di Bombay e nelle sue estreme, poverissime periferie,
con la cinepresa in spalla, riprendendo gente comune e dialogando
con alcuni intellettuali indiani. L'intento del regista non era
quello di realizzare un documentario, ma di verificare la propria
concezione poetica del film. E di ricercare inoltre i personaggi
che interpreteranno l'episodio. Pasolini presenta a persone di ogni
estrazione sociale la propria idea di realizzazione della storia
del marajà: di tali persone egli ascolta e registra le
opinioni, i commenti, i suggerimenti; e coglie, sui volti vecchi e
giovani di coloro che incontra, e nei gesti, nei sorrisi puri, nei
quali traspare una grande quiete interiore, una incredibile
ricchezza di espressioni.
Nel filmato sono
numerose le immagini di povertà e di morte: sulle riprese di
un corteo funebre e di una cremazione il film si conclude con le
parole di Pasolini: "Un occidentale che va in India ha tutto, ma
non dà niente. L'India, invece, non ha nulla, in realtà
dà tutto".
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