I
racconti di Canterbury
1971-72.
.
Tratto da The
Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer
Scritto e
diretto da Pier Paolo Pasolini
Fotografia Tonino Delli Colli;
scenografia Dante Ferretti; costumi
Danilo Donati; musica scelta da Pier Paolo Pasolini
con la collaborazione e l'elaborazione di Ennio Morricone;
montaggio Nino Baragli; aiuti alla
regia Sergio Citti, Umberto Angelucci; assistente
alla regia Peter Shepherd.
Interpreti e
personaggi Hugh Griffith (Sir January); Laura Betti (la
donna di Bath); Ninetto Davoli (Perkin il buffone); Franco Citti
(il diavolo); Alan Webb (il vecchio); Josephine Chaplin (May); Pier
Paolo Pasolini (Geoffrey Cahucer).
Produzione PEA Produzioni Europee Associate,
Roma; produttore Alberto Grimaldi;
pellicola Kodak Eastmancolor; formato
35 mm, colore; macchine da ripresa: Arriflex;
sviluppo e stampa Technicolor;
sincronizzazione Cinefonico Palatino;
missaggio Gianni D'Amico; distribuzione
United Artists Europa.
Riprese
settembre-novembre 1971, interni Safa Palatino, Roma,
esterni Canterbury, Abbazia di Battle, Warwick,
Maidstone, Cambridge, Bath, Hastings, Lavenham, Rolvenden
(Inghilterra); Etna (Sicilia); durata 110
minuti.
Prima
proiezione XXII Festival di Berlino, 2 luglio 1972;
premi Orso d'oro al XXII Festival di
Berlino.
I
commenti
I racconti di
Canterbury è il secondo film di quella che lo stesso
regista definì la Trilogia della vita e che comprendono
anche Decameron e
Il fiore delle Mille e una
notte. Il riferimento è, questa volta, alle novelle di
Geoffrey Chaucer, del quale nel film Pasolini stesso ricopre il
ruolo.
Su alcuni aspetti
relativi alle origini letterarie del film, il regista
risponderà così in un'intervista: "I racconti di
Canterbury sono stati scritti quarant'anni dopo il
Decameron ma i rapporti tra realismo e dimensione fantastica
sono gli stessi, solo Chaucer era più grossolano di Boccaccio;
d'altra parte era più moderno, poiché in Inghilterra
esisteva già una borghesia, come più tardi nella Spagna
di Cervantes. Cioè esiste già una contraddizione: da un
lato l'aspetto epico con gli eroi grossolani e pieni di
vitalità del Medioevo, dall'altro l'ironia e l'autoironia,
fenomeni essenzialmente borghesi e segni di cattiva
coscienza".
All'inizio del film,
Chaucer/Pasolini si unisce idealmente ai molti pellegrini diretti
all'Abbazia di Canterbury; in seguito Pasolini rappresenterà
il narratore che, all'interno di uno studio, penserà e
scriverà i racconti.
I temi di
Canterbury sono, come in Decameron, sesso, amore e
morte, con un'accentuazione di quest'ultimo: in tutti gli episodi,
viene infatti rappresentato un funerale, o un assassinio, o un
condannato a morte, o un moribondo.
Pasolini affronta poi
con grande ironia i temi della violenza esercitata dalla ricchezza,
e dell'immoralità del potere. La sgradevolezza dei personaggi
dei ceti “alti” è messa in particolare risalto da
un trucco molto pesante, carico, volgare.
Nella gente comune
(come al solito Pasolini utilizza attori non professionisti) si
ritrovano la stessa gestualità, le stesse espressioni e
fisionomie di quelle presentate in
Decameron.
La musica (curata da
Ennio Morricone) si richiama a canzoni popolari inglesi medievali e
rinascimentali. Riappare la famosa canzone napoletana Fenesta
'ca lucive (già utilizzata in Decameron) –
che parla della morte improvvisa di una giovane donna – quasi
a costituire un ulteriore richiamo al tema della
morte.
Una delle regole
più rigorose, nei film di Pasolini, è quella di eseguire
un doppiaggio integrale. "Il doppiaggio", diceva Pasolini,
"deformando la voce, alterando le corrispondenze che legano il
timbro, le intonazioni, le inflessioni di una voce, a un viso, a un
tipo di comportamento, conferisce un sovrappiù di mistero al
film. Con il fatto poi che molto spesso, se si vuole ottenere un
rapporto determinato tra suono e immagine, un rapporto di valori
preciso, si è costretti a cambiare voce. Detto questo, mi
piace elaborare una voce, combinarla con tutti gli altri elementi
di una fisionomia, di un comportamento… Amalgamare…
Sempre la mia propensione per il pastiche, probabilmente! E…
il rifiuto del naturale." L'edizione italiana dei Racconti di
Canterbury fu doppiata in gran parte a Bergamo con le voci di
persone scelte nella città e dintorni.
Il tema sessuale
sarà uno degli elementi di provocazione del film che
verrà subito raccolto dai difensori di un ipocrita senso della
morale e del pudore. Le denunce per pornografia e oscenità
fioccheranno sul film fin dalla sua apparizione nelle sale di
proiezione italiane. In un convegno tenutosi a Bologna in quel
periodo sul tema “Erotismo, eversione, merce”, Pasolini
fece un lungo intervento, nel quale tra l'altro disse: "Perché
io sono giunto all'esasperata libertà di rappresentazione di
gesti e atti sessuali, fino, appunto, come dicevo, alla
rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una
spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa.
In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni
Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della
cultura – che infatti si è ridotta, in concreto, allo
scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della
borghesia e quella della contestazione ad essa – mi è
sembrato che la sola realtà preservata fosse quella del corpo
[…] Protagonista dei miei film è stata così la
corporalità popolare. Non potevo – e proprio per ragioni
stilistiche – non giungere alle estreme conseguenze di questo
assunto. Il simbolo della realtà corporea è infatti il
corpo nudo: e, in modo ancor più sintetico, il sesso […]
I rapporti sessuali mi sono fonte di ispirazione anche di per se
stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la
loro importanza nella vita mi pare così alta, assoluta, da
valer la pena di dedicarci ben altro che un film. Tutto sommato il
mio ultimo cinema è una confessione anche di questo, sia detto
chiaramente. E, siccome ogni confessione è anche una sfida,
contenuta nel mio cinema è anche una provocazione. Una
provocazione su più fronti. Provocazione verso il pubblico
borghese e benpensante […] Provocazione verso i critici, i
quali, rimuovendo dai miei film il sesso, hanno rimosso il loro
contenuto, e li hanno trovati dunque vuoti, non comprendendo che
l'ideologia c'era, eccome, ed era proprio lì, nel cazzo enorme
sullo schermo, sopra le loro teste che non volevano
capire".
Per la realizzazione
del film furono impiegate nove settimane di riprese in Inghilterra
e un lungo lavoro di montaggio e di doppiaggio. "[…] era un
periodo molto particolare, ero molto, molto, molto infelice, non
ero adatto per una trilogia nata all'insegna della spensieratezza,
dello “stile medio”, del sogno e anche del comico, per
quanto astratto.", dichiarò Pasolini. "E forse se non fossi
stato così infelice, non mi sarebbe venuto in mente di citare
Chaplin così apertamente, con bastoncino e cappello." Qui
Pasolini si riferisce alla sequenza interpretata da Ninetto Davoli
che fa il verso a Charlie Chaplin riproducendone alcune gag famose.
Continua il regista: "Devo anche dire che il mondo che ho trovato
in Inghilterra, quando giravo Canterbury, era molto diverso;
a Napoli e nell'Oriente non avevo confini, potevo scatenare intorno
a me questo linguaggio della terra, delle cose, dei vulcani, delle
palme, delle ortiche e soprattutto della gente. Invece in
Inghilterra […] le persone che sceglievo appartenevano a un
mondo ormai storicizzato, borghese, e questa costrizione pesava sul
mio stato d'animo. È difficile parlare di un film come test di
uno stato d'animo, ma comunque ho un rapporto sempre molto
passionale con i film che giro. Si tratta di veri e propri amori".
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