Il fiore delle
Mille e una notte
1973-74.
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Da Le Mille e una
notte
Scritto e diretto da
Pier
Paolo Pasolini
Collaborazione alla
sceneggiatura di Dacia Maraini
Fotografia
Giuseppe Ruzzolini; scenografia Dante Ferretti; costumi
Danilo Donati; musica Ennio Morricone; montaggio
Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi; aiuti alla regia Umberto
Angelucci, Peter Shepherd.
Interpreti e personaggi
Ninetto
Davoli (Aziz); Tessa Bouché (Aziza); Franco Citti (il genio). E inoltre:
Franco Merli, Ines Pellegrini, Abadit Ghidei, Giana Idris, Alberto Argentino,
Francesco Paolo Governale, Salvatore Sapienza, Fessazion Gherentiel.
Produzione
PEA (Roma) / Les Productions Artistes Associés (Parigi); produttore
Alberto
Grimaldi: pellicola Kodak Eastmancolor; formato
35
mm, colore; macchine da ripresa Arriflex; effetti ottici
speciali Rank Film Labs (Inghilterra); sincronizzazione
NIS
Film, Roma; missaggio Fausto Ancillai; distribuzione
United Artists Europa.
Riprese: marzo-maggio
1973, teatri di posa stabilimenti Labaro Film, Roma, esterni
Yemen del Nord, Yemen del Sud, Persia, Nepal, Etiopia, India; durata
129 minuti.
Prima proiezione
Festival di Cannes, 20 maggio 1974.
I commenti
"Non si può immaginare fino
a che punto fosse dolce Pier Paolo e quanta la sua capacità di complicità ,
i suoi silenzi, perché era un uomo estremamente silenzioso, che parlava
molto poco, poteva stare delle ore senza dire una parola, però la sua
presenza era sempre lì, non mancava mai agli amici, la sua compagnia durante
i viaggi (noi abbiamo fatto moltissimi viaggi insieme, in Africa, per esempio),
avevamo molte cose che ci accomunavano: per esempio, la curiosità sociale,
l'interesse e il desiderio di conoscere meglio e di frequentare il mondo
di chi è impedito o comunque di chi è privo degli strumenti della cultura
e di chi addirittura è menomato da questo punto di vista"" Questo un appunto
di Dacia Maraini su Pasolini, con il quale collaborò, a partire dal 1972,
alla sceneggiatura del Fiore delle Mille e una notte.
Con Il fiore delle Mille
e una notte Pasolini firma il capitolo più affascinante della Trilogia
della vita. "Poi ho fatto questo gruppo che io chiamo 'trilogia della
vita', cioè i film sulla fisicità umana e sul sesso. Questi film sono
abbastanza facili, e io li ho fatti per opporre al presente consumistico
un passato recentissimo dove il corpo umano e i rapporti umani erano ancora
reali, benché arcaici, benché preistorici, benché rozzi, però tuttavia
erano reali, e opponevano questa realtà all'irrealtà della civiltà consumistica.
Ma anche questi film sono stati in un certo senso superati, resi vecchi
dalla tolleranza della civiltà dei consumi". Mentre si accinge a realizzare
la parte più fortunata della sua carriera cinematografica, [Pasolini]
sente di aver raggiunto la maturità esistenziale e con essa la conquista
della leggerezza e dell'umorismo: diventando vecchi - dice - il futuro
si accorcia, pesa di meno. "Finalmente vivendo come gli uccelli del cielo
e i gigli dei campi, cioè non occupandomi più del domani mi godo un po'
di libertà e di vita (quest'ultima l'ho tutta molto goduta specie nel
campo erotico ma dissociandomi) [...] Godere la vita (nel corpo) significa
appunto godere una vita che storicamente non c'è più: e il viverla è
dunque reazionario. Io pronuncio da tanto tempo posizioni reazionarie.
E sto pensando a un saggio intitolato Come recuperare alla rivoluzione
alcune affermazioni reazionarie?"
Il fiore delle Mille e
una notte è una sorta di affresco di un mondo, passato e presente
- quel Terzo Mondo dal il quale il regista, da qualche anno, si sentiva
particolarmente affascinato e attratto - attraversato da un grande senso
di serenità e di sensualità mai presente prima, in questo modo, nei film
di Pasolini. Egli mette in scena, dunque, il suo sogno, la sua idealizzazione
e mitizzazione del Terzo Mondo. In tal modo, il sesso viene liberato dagli
aspetti legati al reciproco possesso, alla prevaricazione, al predominio.
Vi è pienamente realizzata una libertà sessuale che è anche simbolo
di purezza dei sentimenti, che fa sì che il sesso non appaia mai né morboso
né osceno, ma rappresenti invece un dono reciproco, innocente e delicato,
soprattutto libero da inibizioni e sovrastrutture culturali.
Pasolini esprime, con Il
fiore delle Mille e una notte, un cinema di "pura poesia delle immagini",
riuscendo a trovare un sereno equilibrio tra alcune componenti essenziali
già presenti nei suoi film precedenti, particolarmente in Edipo re
e in Medea: il richiamo prepotente alla sessualità e la grandiosa
maestosità dei paesaggi, ricchi di valenze pittoriche e di un acuto, sensibilissimo
senso artistico.
Il regista fa doppiare i
suoi personaggi con marcati dialetti del Sud Italia che si adattano alla
perfezione ai volti straordinari delle persone del luogo che Pasolini sceglie,
come sempre, "dalla strada". Ancora una volta, Ennio Morricone è il curatore
delle musiche nel film.
L'Etiopia, la Persia, lo
Yemen, l'India, il Nepal forniscono gli incredibili scenari, di antica
bellezza, al film e concorrono a descrivere un mondo di sogni e di emozioni
che è anche la rappresentazione dolce e fascinosa di ciò che per Pasolini
è il Terzo Mondo.
Dirà del film il suo stesso
autore: «Ogni racconto delle Mille e una notte comincia con una
"apparizione" del destino, che si manifesta attraverso un'anomalia. Ora,
non c'è un'anomalia che non ne produca un'altra. E così nasce una catena
di anomalie. Più tale catena è logica, serrata, essenziale, più il racconto
delle Mille e una notte è bello (cioè vitale, esaltante). La catena
delle anomalie tende sempre a ritornare alla normalità . La fine di ogni
racconto delle Mille e una notte consiste in una "disparizione"
del destino, che si insacca nella felice sonnolenza della vita quotidiana.
Ciò che mi ha ispirato dunque nel film è vedere il Destino alacremente
all'opera, intento a sfasare la realtà : non verso il surrealismo e la
magia (di ciò si hanno rare e essenziali tracce nel mio film), ma verso
l'irragionevolezza rivelatrice della vita, che solo se esaminata come "sogno"
o "visione" appare come significativa. Ho fatto perciò un film realistico,
pieno di polvere e di facce povere. Ma ho fatto anche un film visionario,
in cui i personaggi sono "rapiti" e costretti a un'ansia conoscitiva involontaria,
il cui oggetto sono gli avvenimenti che gli accadono».
Citazioni tratte da Nico
Naldini, Pasolini, una vita, Einaudi, Torino 1989
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