"Pagine
corsare"
Il cinema
Intervista a Enrique
Irazoqui
di Mariano Sigman
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Enrique
Irazoqui è stato nel 1964 l'indimenticabile protagonista del "Vangelo
secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini. Attualmente è economista
e professore di letteratura.
Probabilmente
è il "vicino di casa" più celebre di Cadaqués, il
paese catalano dove vissero anche Salvador Dalí e Marcel Duchamp.
A Cadaqués ha creato e continua a organizzare il torneo di scacchi
tra computer più importante del mondo. Un personaggio incredibile
al quale calza a pennello la definizione dell'Enciclopedia Britannica sull'intelligenza:
"un caos." Dall'intervista di Mario Sigman a Irazoqui - oggi sessantenne
- "Pagine corsare" propone qui ai visitatori di "Pagine corsare" la parte
che si incentra sul capolavoro di Pasolini e sul ruolo che Irazoqui vi
ebbe oltre quarant'anni fa.
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[Irazoqui…] Ho studiato economia. Il mio primo lavoro fu quello
di capo del personale e ne ricavai un senso di orrore: io sono di sinistra,
avevo letto Marx e i marxisti, e non aveva imparato niente del "dare e
avere". Resistetti solamente cinque mesi e lasciai quel lavoro per dedicarmi
alla letteratura.
- E come arrivò
da lì fino a Pasolini?
- No, Pasolini fu prima,
nel '64, era l'epoca di Franco, e io ero l'unico del sindacato clandestino
che parlasse italiano. Avevo 19 anni. Si decise che sarei andato in Italia
a contattare persone note che ci appoggiassero nella lotta contro il fascismo.
L'ultimo giorno a Roma conobbi un poeta di sinistra. Andai a casa sua e
gli esposi i piani della resistenza spagnola. Anziché comportarsi
nel solito modo, cioè interrompendomi, quest'uomo mi ascoltò
fino a quando terminai di parlare e allora si alzò e mi disse che
sarebbe andato in Spagna, ma che contemporaneamente avrei potuto fargli
un favore. Da due anni aveva in preparazione un film su Cristo, seguendo
letteralmente il Vangelo secondo San Matteo, non aveva ancora trovato l'attore
che potesse interpretare il personaggio principale. Voleva che lo facessi
io. Gli risposi che avevo cose più importanti da realizzare, come
la costruzione della fratellanza universale...
- Non era rivoluzionario
fare il Vangelo in quel momento?
- Il Vangelo era un simbolo
della Chiesa molto opprimente e repressiva della Spagna dell'epoca. Fare
il "re dei re di Hollywood" non mi interessava minimamente. Alla fine mi
convinse Elsa Morante, una scrittrice amica di Pasolini che in seguito
fu la migliore amica che ebbi nella mia vita.

- Sarà stato molto
intenso fare Gesù a diciannove anni.
- No, fu più forte
smettere di essere il figlio della borghesia di Barcellona: padre psichiatra,
madre industriale, e improvvisamente trovarmi a Roma con Pasolini, Moravia
e tutta quella gente con la quale parlavo fino all'alba. Fu scoprire una
nuova vita. Quello di interpretare Gesù..., per niente... sarebbe
stata la stessa cosa fare il pistolero.
- Il giocatore che muove
i pezzi degli scacchi è l'immagine di Dio in una tipica raffigurazione
di Luis Borges. Vi è qualche relazione tra i due personaggi, il
giocatore e arbitro di scacchi e il Cristo?
- Dipende da come si gioca
a scacchi, più che Dio puoi sentirti un miserabile.
- Vi può essere
un Dio buono e un altro cattivo...
- A scacchi l'appellativo
di Dio può essere usato soltanto per Kasparov o Kramnik.
Tanto meno ti senti Dio durante le riprese di un film. Passi le
ore parlando con amici, giocando a calcio e improvvisamente vi è
una certa combinazione di luci che funzionano: ti chiamano e giri due minuti.
Non sei molto in simbiosi col personaggio. Ciò che accadde è
che quel film fu girato in parte in Calabria, e a quell'epoca il sud dell'Italia
era più meridionale del sud della Spagna: le persone che sfilavano
in abiti neri mi chiedevano che realizzassi qualche miracolo, non erano
disposte a credere che io non fossi Cristo, oppure si offendevano quando
fumavo. Perché Cristo non fuma.
-
Qual
è oggi la sua lettura del Vangelo?
- È una storia meravigliosa
della quale in realtà so pochissimo. Sono stato sempre agnostico
e fino a diciannove anni con una forte allergia per l'influenza della Chiesa
franchista. Non ho riletto il Vangelo e la relazione che ho con Cristo
è attraverso la gente che mi pone domande.
È una storia ciclica,
anche questa borgeana.
Molte volte sono stato seduto
a questo tavolo, passano gli anni, mi sono caduti i denti, ho perso i capelli
e la storia continua a essere la stessa.
- Che cosa accadde quando
tornò dall'Italia?
- In Spagna mi ritirarono
il passaporto perché avevo recitato in un film di propaganda marxista,
Il
Vangelo secondo Matteo, che aveva vinto due premi cattolici internazionali...
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Cadaqués
Questa insenatura è
la cosa più vicina a un'idea di paradiso. A Cadaqués erano
di casa artisti famosi, scrittori, intellettuali. Oggi il suo abitante
più celebre è un economista, professore di letteratura, attore
rivoluzionario ed esperto di gioco degli scacchi al computer, Enrique Irazoqui.
La piccola piccola città
litoranea di Cadaqués si trova nel nord-est della Spagna. Molti
artisti famosi sono vissuti qui, per esempio Picasso, Miró, Duchamp,
John Cage e Salvador Dalí. Praticarono tutte le forme di arte e
ne inventarono di nuove. E durante tali loro soggiorni, nei caffè
vicini al mare, giocarono a scacchi.
Oggi
Cadaqués è un esclusivo (e costoso) luogo marinaro di vacanze,
e il prof. Enrique Irazoqui non è soltanto un economista e un professore
di letteratura, è anche un esperto nella tecnologia dell'informazione
e dell'intelligenza artificiale.
Per molti anni ha gestito
un periodico sul gioco degli scacchi al computer. Ha sempre amato gli scacchi
e ha giocato contro Marcel Duchamp che era un master class in questo
gioco.
Ma, aldilà di tutto
questo, vi è un altro capitolo insolito nella vita di Enrique Irazoqui:
nel 1964 è stato il protagonista di un film molto acclamato di Pier
Paolo Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo.
Comunque, se provate a digitare
i nomi Cadaqués e Irazoqui in un motore di ricerca
di Internet, le prime voci che il motore elencherà non saranno
riferite a pittori famosi o a film biblici, bensì ai tornei di scacchi
al computer amministrati da Enrique Irazoqui e noti in tutto il mondo.
Tradizionalmente, tali tornei si tengono una volta l'anno a Cadaqués
e oscurano tutti gli altri motivi di notorietà della città
o dei suoi più ingegnosi abitanti [da ChessBase].
[Per leggere l'intervista
integrale in spagnolo: http://www.geocities.com/juegosdeingenio/lecturas/irazoqui.htm]
[traduzioni A.M.]
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