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Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

La nebbiosa (1959-1960)
da Pasolini. Per il cinema, vol. II, Mondadori, Milano 2001
in "Note e notizie sui testi", a cura di Walter Siti e Franco Zabagli 

Secondo la testimonianza di Nico Naldini (LE [Lettere] II, p. LII), Pasolini fu a Milano verso la fine del novembre 1959 per lavorare a una sceneggiatura, allora intitolata Polenta e sangue, alla quale dedicò «molta energia, con lunghe sedute di lavoro e di documentazione degli ambienti milanesi». Il progetto gli era stato commissionato dal produttore Renzo Tresoldi, e solo nel 1963 i registi Gian Rocco e Pino Serpi ne avrebbero ricavato un film, Milano nera, destinato a una distribuzione marginale e non menzionato nei principali repertori oggi in circolazione. Pasolini fa riferimento a questa sua sfortunata collaborazione nella prosa Cronaca di una giornata (in «Paese Sera», 2-3 dicembre 1960, poi in Storie della città di Dio, pp. 143 -55; ora in RR [Romanzi e racconti] I, pp. 1585-98):

un certo T. - di famiglia ricca e onorata, da far conoscere a Gadda - il quale, probabilmente, come desumo, incantato da due ispirati, due registi di cui ora non mi viene in mente il nome, l’inverno passato arriva, con un colpevole occhio smarrito - insieme ai due ispirati, uno istriano e uno siciliano - e mi chiede di sceneggiargli un film sui teddy-boys milanesi. Dico la verità, sono stato veramente un imbecille: stavolta non mi sono accorto proprio di nulla. Sentivo in T. una profonda onestà, quasi di giovinetta: quei capelli incolori, quegli occhi umidi e smarriti...
Insomma: vado a Milano, passo venti atroci giorni in un alberghetto a lavorare come un cane, lavoro ancora altri atroci venti giorni a Roma. La prima metà del prezzo pattuito riesco a strapparla: la seconda metà l’avete vista voi? Il bello è che i due ispirati hanno fornito a un giornale scandalistico del materiale fotografico del film, in cui c’erano dei ragazzi, che io avevo appena conosciuto: dei teddy-boys, appunto, pregiudicati e in attesa di giudizio. Uno è finito in prigione per precedenti reati: e, dalle didascalie, risultava che a metterlo sulla cattiva strada ero stato io, che avrò passato in sua compagnia sì e no quattro ore, per «mimarlo» nella sceneggiatura.
All’epoca di quest’articolo, una copia del dattiloscritto de La nebbiosa (tale è il titolo che pare corrispondere all’ultima volontà dell’autore) doveva essere già stato inviato a Edoardo Bruno, direttore di «Filmcritica», che aveva richiesto a Pasolini altro materiale da pubblicare sulla rivista dopo che nell’ultimo fascicolo del ‘59 vi erano apparsi due episodi tratti dalla sceneggiatura della Notte brava. Ma dal voluminoso incartamento non venne scelto e pubblicato niente, e il dattiloscritto di Pasolini rimase dimenticato per molti anni. La riesumazione del testo venne annunciata dallo stesso Edoardo Bruno in un articolo, Pier Paolo e la Nebbiosa, apparso su «Panorama» del 15 novembre 1992, e l’intera sceneggiatura fu infine pubblicata su «Filmcritica», nn. 450-460, novembre-dicembre 1995, purtroppo con diversi errori nella successione delle scene. (Per ulteriori dettagli sulle vicende di questo lavoro di Pasolini, oltre all’articolo prima citato di Edoardo Bruno e alla sua nota introduttiva alla sceneggiatura nel fascicolo di «Filmcritica», si vedano gli articoli di Alberto Piccinini, Federico De Melis e Marco Giusti su «il manifesto» del 7 febbraio 1996, nonché quello di Elisabetta Rosaspina sul «Corriere della Sera» del 14 febbraio 1996.)

Sorta di «notte brava» di ambientazione milanese, La nebbiosa narra appunto un delinquenziale carosello di imprese compiute durante la notte di Capodanno da un gruppo di giovani di estrazione piccolo-borghese: teddy boys dai coloriti soprannomi (Rospo, Gimkana, Contessa, Teppa, Mosè, ecc.) e caratterizzati nei dialoghi da una spericolata mimesi del gergo giovanile e del dialetto. Dalla casa del Rospo, che li ha chiamati a raccolta, i ragazzi partono per una folle corsa con le loro moto o su auto rubate. Cominciano con una rapina nella chiesetta di Bollate, da dove portano via i gioielli alla statua della Madonna; ma una volta scoperto che sono falsi, li abbandonano addosso a una vecchia barbona, dopo avere nel frattempo truffato persino il ricettatore a cui avevano tentato di rivenderli. Ingraziandosi un maggiordomo omosessuale, irrompono in una villa nobiliare e la devastano. Rapiscono tre ricche signore che stanno andando al veglione, e di nuovo a casa del Rospo le costringono a un’orgia. Tornati in città, aggrediscono una coppietta, un guardone, e un pederasta solitario. Riescono a entrare in un sofisticato night club (dove Laura Betti si sta esibendo con le canzoni del suo repertorio), e provocano immancabilmente una rissa. Infine, quando già comincia ad albeggiare, decidono di andare a cantare una serenata sotto le finestre della ragazza del Teppa, dalle parti di San Siro. Il Ciro, un fratello piccolo del Rospo che i teddy boys si sono trascinati dietro tutta la notte, giocherella con una pistola carica. Parte il colpo; il Teppa muore.

Il dattiloscritto, ora rimesso in ordine e depositato presso FP [Fondo Pasolini], è senz’altro eseguito da Pasolini e presenta sue correzioni autografe; il titolo originario, battuto a macchina, era La rovina della società, poi sostituito, a penna, con La nebbiosa. In AP [Archivio Pasolini-Gabinetto Viesseux], nella Cartella marrone, in un grosso inserto di mezzi fogli, è conservato un abbozzo manoscritto della sceneggiatura: dattiloscritti due titoli alternativi nelle prime pagine: La ballata del Teppa e, di nuovo, La rovina della società. Nelle carte iniziali del manoscritto, elenchi di personaggi, scalette, appunti vari e parecchi altri titoli che Pasolini immaginò per questa sceneggiatura: La notte del Gogna, Il Rospo si diverte, I romanici, I goti, La polenta con le sevizie, ecc.

I brani, qui riportati [pp. 2247 sgg. del secondo volume dei Meridiani Pier Paolo Pasolini. Per il cinema] secondo la lezione del dattiloscritto, sono:

1) l’inizio; 
2) la scena in cui i teddy boys rivestono la barbona con i gioielli della Madonna di Bollate;
3) il finale.
A proposito dell’atmosfera “testoriana” di questa sceneggiatura, vale forse la pena di ricordare che Pasolini aveva per un momento pensato di sceneggiare Il dio di Roserio, secondo una testimonianza di Ermanno Olmi in Pier Paolo, «Antologia Vieusseux», n. 2:
Disse che per me era un vantaggio vivere a Milano! Là, disse, c’è una realtà straordinaria da osservare e raccontare. Aveva appena letto Il dio di Roserio di Giovanni Testori. Io non lo conoscevo ancora. E allora Pasolini mi raccontò tutta la storia dei due amici corridori ciclisti che nel culmine della gara si sgomitano, uno cade e muore. Ma me la raccontò proprio come una sceneggiatura. Mi disse: «Perché non facciamo questo film?» (Allora Pasolini non pensava ancora di poter fare il regista di cinema).
Per l’interesse pasoliniano verso i” teddy-boys”, o comunque verso forme di disagio giovanile anche estraneo alle borgate romane, cfr. l’articolo La colpa non è dei teddy-boys, che Pasolini pubblicò su «Vie Nuove» il 10 ottobre 1959 (vedilo ora in SPS [Saggi sulla politica e la società], pp. 92-8), e l’intervista Intellectualism and the Teds, in «Films and Filming», Londra, gennaio 1961. Quanto al tentativo di mimesi del dialetto milanese, collegato alla sensazione di sentirsi ormai un po’ “stretto” nel romanesco, cfr. il progetto del Rio della grana, il cui protagonista sarebbe stato un calabrese immigrato a Roma da poco, e la dichiarazione rilasciata a Roberto De Monticelli (sul «Giorno» del 16 dicembre 1958):
Ho preferito il friulano e ora preferisco il romano, domani preferirò il napoletano, o l’italo-francese dei minatori italiani in Belgio. Non ho campanile, né culto dialettale.
(Proprio al 1960 risale, tra l’altro, la collaborazione pasoliniana alla sceneggiatura della Ragazza in vetrina di Luciano Emmer, ambientato tra i minatori italiani in Belgio.)

VEDI ANCHE:
Pasolini chiamò Celentano per un film sulla via Gluck, Anna Bandettini, Gian Paolo Serino
Le nostre notti brave con Pasolini, di Gian Paolo Serino
"La nebbiosa" un inedito noir di Pasolini, diGian Paolo Serino
Milano nera, di Gian Rocco e Pietro Serpi, di Alberto Piccinini

N.B. - I titoli indicati in corsivo tra parentesi quadre si riferiscono ai volumi della collana "I Meridiani", Mondadori, Milano dei quali è stato curatore Walter Siti.

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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La nebbiosa (1959-1960) da Pasolini. Per il cinema, vol. II, Mondadori, Milano 2001

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