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Cinema Le nostre notti brave
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Oggi Pucci Fallica è in pensione, dopo essere stato per 20 anni uno dei massimi dirigenti della Fininvest, mentre Paolo Uguccione, per anni presidente dell’Asco Baires, Associazione Commercianti di corso Buenos Aires, è oggi presidente del Comitato cittadino Venezia- Buenos Aires. Del loro incontro con Pier Paolo Pasolini non si sono mai dimenticati ma solo dopo aver letto la pagina di Repubblica dedicata a La Nebbiosa hanno deciso di raccontare i loro giorni con lo scrittore. Perché i due ex teddy boys, che hanno percorso la vita come si scrive un romanzo, hanno vissuto due mesi a stretto contatto con Pasolini facendogli conoscere tutti i luoghi e i personaggi descritti in questa sceneggiatura che sarebbe diventata un film solo nel 1963 con il titolo Milano nera. “Con Pasolini”, racconta Pucci Fallica che di Milano nera è stato anche uno degli attori protagonisti, “abbiamo vissuto giornate indimenticabili. Allora eravamo giovani: ci interessavano soltanto le ragazze, le moto e i juxe box. Solo col tempo abbiamo capito”. Eh sì, perché Pasolini ai due teddy boys, tutti jeans e giubbotti neri, in quei due mesi ne ha fatte vedere di tutti i colori: “La prima volta lo incontrammo nel bar di un famoso albergo vicino a via Montenapoleone. Capimmo subito che era un uomo di una sensibilità e di una fragilità straordinaria: se qualcuno lo guardava male per strada era capace di mettersi a piangere. Voleva essere giudicato come artista ed invece era condannato come omosessuale”. “Ai tempi”, racconta Uguccione, “c’era molta più discriminazione di oggi. Io, ad esempio, pur provenendo da una famiglia benestante e di una certa cultura ero stato costretto a mentire a mio padre. Gli avevo raccontato che dovevo collaborare con il regista Bolognini: se gli avessi detto che aiutavo Pasolini non me lo avrebbe mai permesso”. “Con noi”, continua Uguccione, “è sempre stato molto corretto. Una notte dormimmo in macchina, dietro un cimitero, e tentò un approccio molto garbato, senza insistere al mio rifiuto. Gli dissi: “ Mi piacciono le ragazze, ma se un giorno cambiassi idea ti assicuro che sarai il primo a saperlo”. Con Pasolini i due ragazzi passarono giorni e notti spesi tra Milano e Roma: “Ci fece conoscere intellettuali come Moravia, Elsa Morante, Giorgio Bassani, Quasimodo ma allora non sapevamo nemmeno chi fossero: i nostri miti erano altri, erano americani. Noi, invece, gli facemmo conoscere da vicino i “duri” di quei tempi: quelli come noi che passavano il giorno nei bar di corso Buenos Aires e la sera nei trani”. “Pasolini era davvero strano”, continua Pucci, “ricordo che ci chiedeva sempre di portarlo ai mercatini, specie alla fiera di Sinigallia: era un collezionista di ex voto che, ci diceva, per lui rappresentavano la vera arte”. Una sera Pucci e Uguccione finirono anche a casa di Adriano Celentano: “Celentano abitava ancora in via Cesare Battisti, non era ancora famosissimo, ma Pasolini lo voleva a tutti i costi come protagonista del film. Celentano, che allora era gestito dal fratello Alessandro che gli faceva da manager, rifiutò perché non si accordarono sui compensi”. VEDI ANCHE:
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