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Il cinema Quando la rabbia è
testimone
‘‘La rabbia’’ era il titolo
e rabbia suscitò nei due autori, l’un contro l’altro armati di penna
e d’immagini di repertorio come il mondo che narravano. Dove vivevano ideologie
opposte e contrapposte che s’erano osteggiate nel conflitto e dopo, creando
una nuova guerra. Fredda.
I due si scrissero, denunciando ciascuno nella propria missiva l’incomprensione e anche la disistima per l’altro ma restando sul terreno della polemica non dell’invettiva. ‘‘Lei è un borghese di sinistra e come tale conformista’’ chiosava il creatore del Don Camillo. ‘‘Lei è un reazionario e usando le armi della mediocrità, della demagogia del qualunquismo riuscirà vincitore nella disputa - rispondeva il poeta -. Ma qual è la vera vittoria, quella che fa battere le mani o quella che fa battere i cuori?’’ Cuori e mani battevano da entrambe le parti come la passione e l’ideologia. Certo, confrontate su ogni argomento, le posizioni erano opposte e incomunicabili, un vero dialogo fra sordi. Perché sull’oppressione dei popoli africani, i massacri, le torture ai leader come Lumumba ricordate dalle immagini proposte da Pasolini, Guareschi risponde col diritto dei bianchi di sfruttare le colonie. Mostra i francesi - costretti ad abbandonare l’Algeria dopo la lunga lotta di liberazione popolare - quali vittime, parla dei parà torturatori come di difensori della libertà dell’Occidente. Libertà, parola abusata dalle dittature d’ogni colore. È lo stesso Pasolini comunista ad ammetterlo ‘‘neri giorni d’Ungheria’’ recita e ricorda come ‘‘le colpe di Stalin sono le nostre colpe’’. ![]() Scorrono le figure dei giganti del Novecento e quelle anonime del popolo e quando i commenti dicono: ‘‘folla degli anni Sessanta che ha bisogno di religione per espiare le proprie colpe’’ oppure ‘‘l’uomo che è nemico di coloro che vorrebbero arare la terra dove giacciono le ossa dei nostri morti’’ già sappiamo chi la pronuncia. Ma in queste posizioni, che oggi apparirebbero rigide e sorde alle ragioni dell’altro, ci sono credo e coerenza svanite assieme alle tante trasformazioni - antropologiche e non - preconizzate proprio dal poeta. Rivedere la pellicola, restaurata dalla Cineteca di Bologna e presentata ieri alla Festa del Cinema, è una sana immersione in un passato recente che come ogni passo della Storia restituisce agli eventi la comprensione dei perché, evitando le decontestualizzazioni di comodo tanto care a chi racconta un presente senza passato.
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