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Cinema A "Fuori orario, cose
(mai) viste"
Pasolini non scrisse una vera e propria sceneggiatura dell'episodio La terra vista dalla luna: elaborò le scene del film [vedi lo storyboard del film], girato verso la fine del 1966, disegnandole in forma di fumetti [vedi due pagine di esempio con i disegni a colori]. Anzi, lo scrittore propose a Garzanti un libro tutto a fumetti che illustrasse, ancora prima di realizzarla, la sua ultima opera cinematografica: "Infine c'è il progetto di un libro molto strano. Si tratta di questo: ho in mente una dozzina di episodi comici, che vorrei girare ancora con Totò e Ninetto [i due interpreti di Uccellacci e uccellini], ma forse non potrò farlo per i troppi impegni. Ora, la sceneggiatura dell'ultimo episodio La terra vista dalla luna, l'ho stesa sotto forma di fumetto a colori (ripescando certe mie rozze qualità di pittore abbandonate). Stando così la cosa, mi piacerebbe, piano piano, di mettere insieme un grosso libro di fumetti – molto colorati e espressionistici – in cui raccogliere tutte queste storie che ho in mente, sia che le giri, sia che non le giri". Tutto
l'andamento del film dà testimonianza di una storia fantasiosa e
del tutto inattesa, fatta anche di colori sgargianti e improbabili, ma
anche di una filosofia rivelata nel cartello che appare alla fine
del film "Essere morti o essere vivi è la stessa cosa". Un concetto
"che l'autore ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, [e che] non
è, come parte delle critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria
o nichilistica', poiché non c'è nessun accenno di pessimistico
consenso con quella affermazione: semmai, con fin troppa ironia, vi si
ritrova un malcelato invito a non accettare la logica imperante, ad essere
lunari quel tanto che basta per prendere le distanze dai tentacoli mostruosi
del nonsenso sociale e dei suoi schematismi da marionette [...] (Serafino
Murri, in Pier Paolo Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995).
Il sodalizio tra Pasolini e Totò dà vita a una trilogia, composta da un lungometraggio e da due cortometraggi: Uccellacci e uccellini (1966), La terra vista dalla luna (1967), Che cosa sono le nuvole? (1968). Tre commedie grottesche in cui Totò è il protagonista, sempre affiancato, come co-protagonista, dal giovane Ninetto Davoli.
La chiave di lettura del Totò personaggio pasoliniano, è stata delineata dallo stesso regista, in un’intervista: “La mia ambizione era proprio quella di strappare Totò al codice, cioè decodificarlo. Quale era il codice attraverso cui si poteva interpretare Totò allora? Era il codice del comportamento dell’infimo borghese italiano, dell’infima borghesia portata alle sue estreme espressioni di volgarità e aggressività, di inerzia, di disinteresse culturale. Totò, innocentemente, faceva tutto questo, vivendo parallelamente […] un altro personaggio che era al di fuori di tutto questo. Però il pubblico lo interpretava mediante questo codice. Ed allora io, per prima cosa, ho tolto a Totò tutta la sua cattiveria, tutta la sua aggressività, tutto il suo teppismo, tutto il suo fare sberleffi alle spalle degli altri. Questo è scomparso completamente. il mio Totò è quasi tenero e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica, direi, non fa le boccacce dietro a nessuno”. (Serafini Murri, cit.) ![]()
Due disegni di Gianluigi Toccafondo: Assurdina Caì e Ciancicato Miao |
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