Mamma Roma
1962
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Diario
di lavorazione del film Mamma Roma
dell'aiuto
regista Carlo di Carlo
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Lunedì,
9 aprile
Il
ciak a Casal Bertone. C'è la troupe al completo: Pasolini, Ettore,
la Magnani, Franco Citti e suo fratello Sergio, l'insostituibile aiutante
e collaboratore di Pier Paolo, Tonino Delli Colli e suo cugino Franco operatore
alla macchina l'assistente Gioacchino Sofia, Lina D'amico, la segretaria
di edizione, Boschi, Franchi, Bruno Frascà, Casati della produzione,
Mariano il capo, con Gianduia, Alberto, Alfredino, Profili, Conti, Silvio
Citti e gli altri. É la stessa troupe di Accattone. Il sole
oggi fa nascondino e si girano quindi solo pochi esterni: l'arrivo a casa
di Mamma Roma con Ettore. Franco Citti che nel film sarà Carmine,
il pappone di Mamma Roma, non si è fatto crescere i baffi come doveva.
Li porterà finti e assomiglierà a Don Fefè Cefalù,
il personaggio di divorzio all'italiana, interpretato da Mastroianni. C'è
una schiera foltissima di fotografi che salutano il ritorno di Nannarella
sul set e il ciak di Mamma Roma. - Sarà meglio di Accattone?
- Non sanno dire altro. A pranzo Pier Paolo mi parla del prossimo film
che girerà prima di quello africano, prima de Il padre selvaggio.
Sarà uno sketch per un film a episodi sul vitalismo degli italiani.
In breve la storia è questa: si sta girando un film storico, la
scena della passione di Cristo. Sul Calvario le tre croci, la Maddalena,
due angeli... il protagonista è il ladrone buono. Tutto è
pronto; il regista si agita, strilla, urla. Si dispongono gli attori sulle
croci, da ultimo il ladrone buono. Ma nell'attimo in cui viene inchiodato,
è colpito da un infarto. Gli parlo di Buñuel. Penso anche
all'inzio di Mamma Roma. Mi ricorda l'ultima cena di Viridiana.
Pasolini mi dice che non conosce nulla di Buñuel e che vorrebbe
finalmente vedere il film.
Martedì
10 aprile
Oggi
si girano gli interni nella stanza della casa di Casal Bertone. E naturalmente
fuori c'è il sole che serve per svelare Pasolini calciatore. La
Magnani incontra Citti: "Buongiorno, signor Citti, sempre stanco della
vita, no?". Franco non si scompone. Si gira dodici volte una scena con
la Magnani, ma non diventerà una abitudine. Arriveremo a girare
cinquantasei inquadrature in una giornata. Pasolini vuole "seguire" Anna
nella battute e desidera indicarle le sfumature, i toni che lei ha già
trovato ovunque nelle didascalie della sceneggiatura rigorosissima. Quasi
non bastasse questa, Pasolini disegna nervosamente ogni inquadratura su
dei fogli volanti con accanto il dettaglio tecnico e l'eventuale battuta.
Serve anche per Delli Colli, che capisce a volo ciò che Pier Paolo
vuole. Tra l'altro, è un abile giocatore di luci. Si prepara la
scena del tango, sotto gli occhi di Bini, in visita alla troupe. Il lavoro
prosegue fino al tardo pomeriggio. Sarà il ritmo di tutti i giorni.
Dopo si andrà a vedere il "girato" del giorno prima. Bini non vuole
nessun estraneo - oltre la Magnani, Delli Colli, Salina (l'assistente)
e me - tranne Ettore che si abitua da oggi a "vedersi". Forse non si è
proprio reso conto di che cosa sia il cinema. Non nasconde esteriormente
una certa ribellione all'immagine, ma in fondo è intimamente soddisfatto
e contento.
Venerdì
13 aprile
Continuiamo
gli interni a Casal Bertone. La Magnani è di un altro umore, ora
che si è "rodata" e si è intesa con Tonino. Ha indovinato
le luci per il suo naso, che lei chiama "la sciabola". Seguita però
a discutere con Pier Paolo perché insiste a farle recitare le battute
staccate e mai unite. Mai una scena intera. Dice che "recita" e non è
naturale come la vuole lui, girando in questo modo inconsueto. L'odio,
la rabbia, l'umore, insomma, improvviso e secco com'è richiesto
dal copione - non può essere "estratto" battuta per battuta. Ma
Pasolini insiste. Le discussioni seguiteranno anche nei giorni a venire
e Anna alla fine prenderà l'abitudine e ne sarà contenta.
Oggi si girano anche le prime scene con Carmine (Franco Citti). È
un attore nato, un temperamento eccezionale. Non occorre dirgli la battuta
più di una volta, non occorre che Pasolini gli dica niente oltre
alcuni suggerimenti e la posizione fisica. Lo chiamano Fefè; sta
al gioco e recita alcune battute in siciliano. Ettore parla con gli amici
dell'intervista che hanno strappato a Franco nell'ultima trasmissione di
"Cinema d'oggi". L'artificio televisivo è stato esemplare e sono
riusciti a presentarlo come volevano. Franco invece è tutto il contrario:
basta rimanere poco tempo con lui e ci si rende conto. È difficile
capirlo perché non dà confidenza, è scontroso, ha
un habitus esteriore che è esattamente il contrario di se stesso.
(Solo Pasolini l'ha capito). Fa il cinema perché Accattone
gli ha aperto questa strada, ma fa l'attore così come un altro mestiere.
Tutto ciò che guadagna lo spende e non gli interessa; perché
- dice - se questa esperienza dovesse finire, ricomincerei tutto da capo.
Sabato
14 aprile
Finiti
gli ultimi esterni a Casal Bertone, finalmente ci spostiamo. Sembravamo
dei confinati. Gli interni per ora sono finiti e si va, nonostante l'inclemenza
del tempo - un cielo grigio e buio che promette pioggia, un sottile e continuo
vento di tramontana che agita mulinelli di polvere - a Torre Spaccata,
al villaggio Ina-Casa, dietro Cinecittà. Ogni giorno scopriamo una
Roma inedita, che Pasolini in questi anni è andato a cercare con
la pazienza, l'attenzione e l'osservazione di un esploratore. Si gira la
scena della "fontanella" dove Ettore, preso a botte dai compagni, arriva
grondante di sangue e incontra un vecchio "frocio" che lo spaventa, e scappa.
Sarà una scena che ci perseguiterà giorni e giorni. Infatti
il tempo non ci darà pace quasi fino agli ultimi giorni di riprese.
Alla fine poi questa scena sarà tolta, al montaggio. C'è
un prato lunghissimo che pare una collina e un deserto contemporaneamente.
Un muretto, vicino, a strisce nere e bianche. In fondo una torraccia e,
ai lati, enormi caseggiati popolari - una distesa - che paiono un muro.
In proiezione vediamo tutto il girato. Ci sono delle scene stupende, quella
del tango soprattutto. La Magnani è molto contenta e Pier Paolo
questa volta non sa nascondere la sua soddisfazione e il suo compiacimento.
Lunedì
16 aprile
Pier
Paolo mi dice che il commento musicale di Mamma Roma sarà
costituito da brani del Cimento dell'armonia e dell'invenzione e
del Concerto di San Lorenzo di Antonio Vivaldi. Si parla di musica.
Chiedo se gli piace la musica elettronica, "Non mi piace Antonioni, non
mi piace l'arte astratta e nemmeno la musica elettronica". Nei prossimi
giorni ci saranno accese discussioni.
Giovedì
19 aprile
Dopo
alcuni esterni - siamo stati a Guidonia, nei giorni scorsi - eccoci di
nuovo in interno. Siamo alla cava Aurelia, dietro San Pietro, per girare
le scene del ricatto. C'è Luisa Orioli che nel film sarà
Biancofiore, la compagna di vita di Mamma Roma. Lui, il ricattato è
un certo signor Pellisier (La Paglia è il vero nome) proprietario
di un ristorante, il quale darà a Ettore un posto di cameriere nel
suo locale. È altissimo con una faccia allungata e grassoccia, la
fronte molto alta e i capelli tutti dietro. Lo si trova sempre in un bar
e non si sa bene cosa faccia nella vita. Non è stato scelto casualmente
da Pier Paolo - come d'altronde non lo è stato nessun altro dei
suoi personaggi - ma questo in modo particolare. Assomiglia a qualcuno...
Venerdì
20 aprile
Come
Accattone
ebbe la Morante, così Mamma Roma avrà Paolo Volponi.
Sarà il prete, a cui Mamma Roma andrà a chiedere di sistemare
suo figlio. Rifiuta il posto di manovale che il prete le offre e Mamma
Roma cercherà qualcosa di più degno. Siamo ancora nella casa
di Biancofiore: una stanzetta di poco più di quattro metri quadrati.
Incredibile davvero che in questa superficie trovino posto la troupe, Biancofiore,
Pellisier, la Magnani, Zaccaria, Pasolini e noi, oltre a quel cimitero
di luci e di croci-sostegno appesi alle pareti e al soffitto. Vengono Moravia
e Levi a trovare Pasolini. Ma Moravia è impaziente, non riesce a
fermarsi più di pochi minuti, mentre invece Levi scopre luoghi bellissimi
da dipingere, è divertito della definizione di Pier Paolo: "Geova
onirico e preconfessionale".
Sabato
28 aprile
Franco
Citti è stato arrestato. Pasolini sapeva solo del fatto, ma non
dell'arresto. È accaduto ieri sera a Piazzale Flaminio che a beneficio
degli automobilisti è stato mosso e rimosso, coperto di bianco e
di nero, di strisce e di zebre e pare diventato un parco per le automobiline
dei ragazzini. Franco e un amico, ubriachi, in macchina, avrebbero "assalito",
con ingiurie, due dipendenti comunali che stavano rinfrescando di bianco
alcune strisce, nel nuovo caos del piazzale, insultato pubblici ufficiali
e fatto gesti osceni. Domani si scatenerà un'altra delle solite
vergognose campagne della nostra stampa perbene. Non sembrerà vero
a questi giornalisti di avere in mano il nuovo caso di quello che viene
definito "il suo pupillo", per sputare sulla figura e sull'opera di Pasolini.
Quanti meriteranno, domani, un epigramma?
Giovedì
3 maggio
A
Cecafumo. Laggiù l'acquedotto con una fila interminabile di baracche,
le baracche degli umili - penso ai Rudy di via Veneto che ubriachi e molestatori,
ma di altra condizione sociale... vengono accompagnati alla loro casa dopo
gli schiamazzi notturni, dagli agenti che chiedono scusa ai loro genitori
- un prato lunghissimo, verde con l'erba alta e qualche rudere sparso qua
e là, circondato da una cintura di case enormi, bianche, a ventaglio:
un paesaggio stranissimo, il più strano che ho visto qui a Roma.
Il sole è infuocato e bruciante. Mi viene in mente una poesia di
Pasolini: Al sole. "No, non a noi: tu manchi / a loro, che pure
vivono a livelli / d'esistenza di sole, in pienezza, / e tra le baracche
e sterri, / prati zeppi di canne e d'immondezza, / sentono in questa disorientata
brezza, / con altro cuore, il tuo non esserci... Io sono qui, nel loro
/ mondo (ma sempre al mio impoetico / livello d'uomo colto, come sopra
/ un muro che si sgretola): / col vero cuore sento che tu manchi, sole".
Con Pier Paolo in macchina parliamo di Franco. Si confesserà, con
la bocca amara e i ricordi vivi, al registratore, con me, isolato dagli
altri.
Venerdi
4 maggio
Il
ritmo del film sembrava essersi rallentato. La notizia di Franco ci ha
tutti un po' sconvolti. Si parla con Sergio, suo fratello, si domandano
notizie ad altri amici. Il 15 ci sarà il processo. Pier Paolo è
sempre più preoccupato. Franco, come ogni altro personaggio, è
insostituibile. Non sono molte le scene da girare con lui, ma devono essere
girate ancora quasi tutte. Ora siamo alle prese col mercato. Il mercato
lunghissimo di Cecafumo.
Venerdi
11 maggio
Da
mercoledì fermi nei pressi di un ospedale, dietro a piazza dei Navigatori
a girare tutte le scene di Ettore con i compagni, l'ingresso, la corsia,
il furto della radiolina all'ammalato Roscio. Durante le pause parlo con
Maggiorani. Farà la parte di un malato, a cui Ettore ruberà
la radiolina. Sul suo volto si legge tristezza e malinconica rassegnazione.
I suoi ricordi migliori sono ancora fermi a Ladri di biciclette,
per la cui interpretazione prese seicentocinquantamila lire. Mi dice che
la sua debolezza è di non essere capace di chiedere. Non fu capace
di chiedere allora, non è stato capace dopo. [...] Spera che l'incontro
con Pasolini segni il nuovo incontro col cinema che gli sta tanto a cuore.
Di Pier Paolo mi ha detto: "Non mi è nuovo, ma lo credevo più
vecchio".
Martedì
15 maggio
Siamo
di nuovo in interni, agli stabilimenti De Paolis, dove è stata ricostituita,
fredda e d'un biancore spettrale, la cella di segregazione che vede Ettore
legato ad un tavolaccio di pietra, disteso come un crocefisso. Sono gli
ultimi momenti di vita di Ettore, che, delirante invoca la madre. Pasolini
stamattina usa per la prima volta il dolly sul corpo di Ettore, in inquadrature
simmetriche di evidente ispirazione figurativa. Masaccio e Vivaldi si accomuneranno
in una delle sequenze del film, forse la più bella.
Mercoledì
16 maggio
Franco
Citti è stato condannato per i fatti del Flaminio a un anno e tre
mesi di reclusione. A Ciampini, che uccise un uomo, daranno tre anni e
alcuni mesi. La stampa si è scatenata. Ma la perla, in questo processo
che riempie colonne e colonne di piombo, è la requisitoria del P.M.,
dottor Pedote. Un atto d'accusa, un processo alla letteratura e al cinema...
Venerdì
18 maggio
Siamo
all'anulare olimpico, in fondo alla Flaminia vicino al Palazzetto dello
sport. Sono le 20. Di sera, questo posto sembra un cimitero; c'è
solo più luce. Alberi al neon fittissimi e tante strisce bianche
per terra. Ne avremo per alcuni giorni; si devono girare gli esterni-notte
più spettacolari del film ed anche i più tipici. Una carrellata
continua, ininterrotta, un camera-car di oltre un chilometro e mezzo che
segue Mamma Roma in una camminata piena di folgorazioni inventive, mentre
"batte e balla il cha-cha-cha della vita". Lo scenario è allucinante:
sullo schermo si vedrà un nero assoluto, stagliato da figure che
paiono ombre, da tanti punti di luce e da una croce, quella del Calvario.
Freddo. Umido. Si rimane fino alle quattro di mattina. Prove su prove,
chilometri di strada. Per alcune sere è stata abbandonata l'Arriflex
per la Mitchell...
Lunedì
28 maggio
Un
grande salone - enorme, bianchissimo, vuoto - in uno dei tanti palazzoni
dell'Eur è stato scelto come interno della Chiesa. Qui gli incontri
di Mamma Roma col prete e altre scene d'ambiente. C'è Volponi, dopo
il clamoroso successo del Memoriale, che non ha difficoltà
a vestire la tonaca e ad entrare immediatamente nel personaggio. Deve essere
un prete apparentemente sincero e dall'aria dimessa, ma con un fondo sostanzialmente
ipocrita, che reagisce freddamente al dolore di Mamma Roma.
Lunedì
4 giugno
Finalmente
Franco è uscito. Le ansie e le preoccupazioni - siamo ormai agli
ultimi giorni delle riprese e non in molti abbiamo creduto alla sua scarcerazione
- sono finite. Pasolini è piuttosto freddo con lui, quando lo rivede.
L'incontro rientra nella normalità. Anna lo accoglie calorosamente
e scherza. "Se le do uno schiaffo Citti, lei me lo restituisce?". "No,
le porgo l'altra guancia: è così che mi è stato insegnato".
Giovedì
7 giugno
Non
ho mai domandato alla Magnani, prima d'ora, cosa pensa di Mamma Roma
e come avvenne l'incontro con Pasolini. È giunto il momento: siamo
agli ultimi giorni ed è stato visto quasi tutto il "girato" che
è stato quotidianamente montato con l'aiuto del bravissimo Baragli.
"Molti hanno parlato del "ritorno" della Magnani" - mi ha detto Nannarella.
"Non c'è nulla di eccezionale nel fatto che abbia accettato la parte
di Mamma Roma, dopo due anni. Non ho mai interpretato più di un
film in un simile intervallo di tempo, altrimenti sarei un'attrice ricca
e invece non lo sono. Faccio solo i film che mi interessano, che giudico
adatti a me, nonostante le continue, insistenti offerte che ho avuto e
che seguito ad avere. "L'incontro con Pier Paolo: andai a Venezia per Castellani,
la sera della prima de Il brigante. Fu lì che vidi Accattone
e ne uscii sconvolta. Avevo conosciuto casualmente Pasolini, una volta,
in casa di Elsa De Giorgi, e mi aveva detto che stava pensando a una storia
- che sarebbe poi stata quella di Mamma Roma. Me ne parlò
sommariamente e mi propose di interpretarla. Dopo la proiezione di Accattone,
al Palazzo del cinema, ci fu l'incontro definitivo. Una sera, in macchina,
dopo essere stati a cena, Pasolini mi raccontò come sarebbe stato
in definitiva il vero volto di Mamma Roma. Nacque così il film.
Il rapporto con Pier Paolo, nei primi tempi", continua la Magnani,
"è stato difficile, ma si è risolto subito in un rapporto
di cordialità e di amicizia, come avviene di solito tra persone
intelligenti che si capiscono. Sono contenta di lavorare con questi straordinari
personaggi, soprattutto perché, quando posso, preferisco lavorare
con i non attori". La domanda che le pongo è imbarazzante, ma alla
fine risponde: "Sono molto affezionata ai personaggi di Roma città
aperta, di Amore, de La rosa tatuata, ma se non sbaglio
credo che questo sia il personagggio più "grosso" che ho interpretato
finora".
Venerdi
8 giugno
Una
sala, appena rinfrescata di calce, all'interno di una fattoria abbandonata,
nei pressi di Frascati, è il luogo scelto per girare il pranzo di
nozze, la prima scena del film. La tavola è a ferro di cavallo,
piena di invitati: da Mamma Roma a Zaccaria, da Biancofiore ai papponi.
Al centro, Carmine, lo sposo, la sposa e il padre. Mamma Roma deve entrare
con tre maialetti vestiti con le giarrettiere, con un giglio in testa e
col nastrino rosa. C'è da faticare. Ma in fondo anche questo problema
è risolto felicemente. Sarà l'exploit comico del film: una
sarabanda di battute, di invenzioni, di stornelli "burini" su arrangiamenti
musicali dei "pezzi" di Vivaldi, in una cornice da ultima cena.
Giovedì
14 giugno
Da
oggi, e per alcuni giorni, siamo confinati in un luogo terribile: è
chiamato "canalone". Sembra il letto di un fiume, abbastanza largo, con
l'erba gialla, arido, infuocato dal sole bruciante di questa estate senza
vegetazione. Dobbiamo girare "le scene del prato", cioè gli incontri
di Ettore con Bruna, con gli amici, la lotta. L'altro luogo, ancora per
queste scene, sarà quel meraviglioso prato di Cecafumo attorno al
quale abbiamo ruotato per tanti giorni, all'inizio. Ci si ripara sotto
miseri ombrelloni da spiaggia, cercando ognuno di noi di rubare all'altro
un centimetro d'ombra o comunque di riparo, tranne Pasolini che imperterrito
seguita a stare ore e ore sotto il sole romano di piena. A Cecafumo non
è stato dato il permesso alla produzione per girare sul prato. È
di proprietà di persone che qualcuno di tanto in tanto ha letto
nelle cronache romane, nei pettegolezzi su via Veneto. L'odio per Pasolini
è un odio viscerale, categorico. Forse quell'epigramma? "Non siete
mai esistiti, vecchi pecoroni papalini / ora un po' esistete, perché
un po' esiste Pasolini". Ma giriamo ugualmente, alla macchia, tra pochi
giorni il film sarà finito.
Carlo
di Carlo
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Tratto
da Teoria e tecnica del film in Pasolini, a cura di Antonio Bertini,
Bulzoni 1979 e da "L'Europa letteraria", III, n. 17, ottobre 1962, Roma.
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SU
MAMMA
ROMA
VEDI
ANCHE
Alcune immagini tratte
dal film
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