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"il Messaggero" del 3 Aprile 2000
Eppure un deserto vivo, capace di rovesciare a ondate fiumi di popoli che noi conosciamo bene: accadi, babilonesi, assiri. «È il deserto - spiega il professor Alessandro de Maigret, nome francese, parlata fiorentina, cattedra napoletana - che ha prodotto le genti che occuparono la fertile Mezzaluna, che costituirono tante civiltà del Medio Oriente. E fu sempre il deserto che ha partorito le civiltà sudarabiche». De Maigret ci elenca nomi antichi, quelli della Bibbia, degli antichi portolani dei naviganti, le storie dei magi e dei mercanti: Sabei, Minei, Hymariti... In quell’angolo del mondo sorsero imperi antichissimi, regni che connettevano le civiltà della Valle dell’Indo con l’Africa, stati scomparsi sotto la sabbia ma che hanno lasciato lo stesso alfabeto all’Etiopia e a Saba, che hanno barattato l’oro del nord con gli aromi del sud. De Maigret e gli italiani scavano tra le sabbie e le montagne yemenite fin dal 1980 e hanno contribuito ad aggiungere una nuova famiglia a quelle che costituiscono la nostra civiltà (gli scavi di Baraqesh, i graffiti di Yalà sono tra i loro successi). Noi sappiamo che i pilastri della civiltà occidentale, quello greco, quello ebraico, quello romano, poggiano su strati più profondi: Mesopotamia, Anatolia, Egitto. Oggi scopriamo un altro basamento, quello sudarabico, così lontano e così vicino. Terra di favola, ma di favola in qualche modo nostra, se è vero che l’incenso e la mirra offerti a Betlemme venivano da qui, se è vero che la regina di Saba visitò Salomone e fino a ieri i re dei re di Etiopia (titolo persiano arrivato attraverso lo Yemen) vantavano di discendere da loro. «Ma fu la pietra il materiale in cui essi si riconoscevano - spiega de Maigret -, il durissimo granito e l’alabastro traslucido. Gente venuta dalla sabbia del deserto che si sentiva in qualche modo simile al sasso del deserto. Gente che fu unica nel costruire vie commerciali e nell’imbrigliare le acque». Quando i Persiani, nel V-IV secolo a.C, si impadronirono della via delle spezie e dei profumi i sudarabici seppero aggirarli passando per l’Africa e scendendo poi il Nilo. Gente che seppe rendere viva e fertile la sua terra costruendo dighe gigantesche. Dighe erette con le mani i cui resti lasciano ancora stupiti, come a Marib, come nelle tuttora vive cisterne a gradini dei piccoli paesi. ![]() [Da
"il Messaggero" 3 Aprile 2000]
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