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di Pier Paolo Pasolini . . Con qualche cenno riguardante anche alcune scelte pittoriche del poeta-regista . di Angela Molteni . 2/3 . . Nel mese di aprile 1964 le
prime scene del film furono girate in provincia di Viterbo, tra i massi
del torrente Chia (che "diventerà" per l’occasione il fiume Giordano
nel quale Cristo riceverà il battesimo). La troupe si trasferì
quindi in Lucania: la parte antica di Matera (i Sassi) si trasformò
in una suggestiva Gerusalemme. Betlemme venne "ricostruita" in un villaggio
pugliese. Tra le montagne di Crotone furono effettuate le riprese delle
scene del Golgota.
Una nuova stagione nel cinema di Pasolini Uccellacci
e uccellini segnerà un ulteriore passaggio nella storia
del cinema di Pier Paolo Pasolini: dai lavori di carattere popolare a opere
più problematiche, che culmineranno in Teorema.
"La funzione principale è generalmente quella di rendere esplicito, chiaro, fisicamente presente il tema o il filo conduttore del film. Questo tema o filo conduttore può essere di tipo concettuale o di tipo sentimentale. Ma per la musica ciò è indifferente: e un motivo musicale ha la stessa forza patetica sia applicato a un tema concettuale che a un tema sentimentale. Anzi, la sua vera funzione è forse quella di concettualizzare i sentimenti (sintetizzandoli in un motivo) e di sentimentalizzare i concetti. La sua è quindi una funzione ambigua (che solo nell’atto concreto si rivela e viene decisa): tale ambiguità della funzione della musica è dovuta al fatto che essa è didascalica e emotiva, resta un fatto misterioso, e difficilmente definibile. Io posso dire empiricamente che ci sono due modi per ‘applicare’ la musica alla sequenza visiva, e quindi di darle ‘altri’ valori. "C’è un’‘applicazione orizzontale’ e un’‘applicazione verticale’. L’applicazione orizzontale si ha in superficie, lungo le immagini che scorrono: è dunque una linearità e una successività che si applica a un’altra linearità e successività. In questo caso i ‘valori’ aggiunti sono valori ritmici e danno un’evidenza nuova, incalcolabile, stranamente espressiva, ai valori ritmici muti delle immagini montate. L’applicazione verticale (che tecnicamente avviene allo stesso modo), pur seguendo anch’essa, secondo linearità e successività, le immagini, in realtà ha la sua fonte altrove che nel principio; essa ha la sua fonte nella profondità. Quindi più che sul ritmo viene ad agire sul senso stesso. [...] "In altre parole: le immagini cinematografiche, riprese dalla realtà, e dunque identiche alla realtà, nel momento in cui vengono impresse su pellicola e proiettate su uno schermo, perdono la profondità reale, e ne assumono una illusoria, analoga a quella che in pittura si chiama prospettiva, benché infinitamente più perfetta. Il cinema è piatto, e la profondità in cui si perde, per esempio, una strada verso l’orizzonte, è illusoria. Più pratico è il film, più questa illusione è perfetta. La sua poesia consiste nel dare allo spettatore l’impressione di essere dentro le cose, in una profondità reale e non piatta (cioè illustrativa). "La fonte musicale – che non e’ individuabile sullo schermo – e nasce da un ‘altrove’ fisico per sua natura ‘profondo’ – sfonda le immagini piatte, o illusoriamente profonde, dello schermo, aprendole sulle profondità confuse e senza confini della vita." (18) Il regista compie poi un nuovo viaggio in Marocco per proseguire la ricerca dei luoghi più adatti alle scene di Edipo re e, al ritorno, partecipa con Capriccio all’italiana a un nuovo film a episodi, Che cosa sono le nuvole?, ancora con Totò e Ninetto Davoli: tale episodio sarà caratterizzato, tra l’altro, da una canzone (che ha lo stesso titolo dell’episodio cinematografico) (L) musicata e cantata da Domenico Modugno su testo di Pasolini. In Edipo re, ispirato ai capolavori di Sofocle Edipo re ed Edipo a Colono, che girerà tra aprile a luglio 1967, Pasolini affronta una volta per tutte il suo personale "complesso di Edipo". Assegna ai suoi personaggi un linguaggio che è il risultato di una mescolanza di vari dialetti e, allo stesso modo, nel film, gli scenari e il commento musicale sono "costruiti", come in un puzzle, con frammenti di immagini e di suoni nordafricani, turchi, giapponesi e rumeni, tutte melodie molto ambigue, indefinibili, poiché potrebbero essere allo stesso tempo arabe, slave o greche. Il regista curerà personalmente il coordinamento musicale del film: spiegherà così la sua scelta di tali musiche: "Esse sono un poco fuori della storia. Come io desideravo fare di Edipo un mito, così desideravo una musica astorica, atemporale". Nell’estate del 1968 Pasolini gira con Ninetto Davoli un altro brevissimo film, La sequenza del fiore di carta, un episodio Amore e rabbia, e cura personalmente la scelta del commento musicale. Qualche mese prima, in marzo, Garzanti pubblica il libro Teorema. Diverrà anche il soggetto dell’omonima pellicola cinematografica, presentata nel 1968. Chiamerà l’amico Zigaina a collaborare al film Teorema come consulente per il colore e per le tecniche pittoriche, e lo incaricherà di eseguire tutti i grandi disegni che nel film appaiono come opera di Pietro, il giovane pittore folgorato dall’amore per l'Ospite. Tra i brani musicali che commentano Teorema, la cui scelta è curata dallo stesso Pasolini, spicca soprattutto il brano iniziale del Requiem (M), l’ultima composizione di Wolfgang Amadeus Mozart. Il commento musicale originale è elaborato da Ennio Morricone. Mentre Teorema è ancora sotto sequestro per oscenità (sarà ritirato qualche giorno dopo la sua uscita dalle sale di proiezione), nel novembre 1968 Pasolini inizia le riprese di Porcile; le concluderà nel giro di un solo mese. Il commento sonoro di Porcile, con musiche originali di Benedetto Ghiglia, interviene raramente nel dramma rappresentato nella pellicola, caratterizzando però assai efficacemente i due "mondi" che vi appaiono: quello contadino, con brani di sapore antico eseguiti prevalentemente con un flauto dolce; quello alto borghese con un quartetto d’archi che suona musica colta. In alcune scene Klotz-Lionello (con baffetti alla Hitler) suona voluttuosamente un’arpa e in altre scene sono proprio visualizzati quattro componenti di un quartetto d’archi in una delle grandi sale della ricca villa di Klotz. Pasolini scriverà alcune Note su Porcile per parlare del film alla conferenza stampa di presentazione alla Mostra del cinema di Venezia. In tali note dirà, tra l’altro: "Il messaggio semplificato del film è il seguente: la società, ogni società, divora sia i figli disobbedienti che i figli né disobbedienti né obbedienti. I figli devono essere obbedienti e basta. Dipingere con la tecnica di Giovanni Bellini una bolgia infernale". (20) Un richiamo pittorico che mi è parso di individuare nel film è costituito dal notissimo Quarto stato di Pellizza da Volpedo (una delegazione di contadini si reca nella ricca villa del padrone-Klotz per riferire della orribile fine fatta, nel porcile, dal giovane Julian Klotz). Tra maggio e agosto 1969 Pasolini effettua le riprese di Medea (interprete principale Maria Callas [vedi foto qui di seguito]),
che riecheggia la tragedia di Euripide. Come nei film precedenti, il regista
si propone di rappresentare le storture presenti nel mondo moderno rifacendosi
alle analogie presenti in epoca antica. "Ho riprodotto in Medea
tutti i temi dei film precedenti", dirà Pasolini. E proseguirà:
"Specifico, per inciso, all’intenzione di quelli che la partecipazione
della Callas indurrebbe in errore, che non mi riferisco affatto all’opera
musicale di Cherubini. Su questo non c’è ambiguità possibile.
Quanto alla pièce di Euripide, mi sono semplicemente limitato a
trarne qualche citazione.[...]".
Tra i due personaggi principali, Medea e Giasone, non vi è mai dialogo: canti d’amore iraniani e antiche musiche giapponesi, indecifrabili e misteriose – le scelte per il commento musicale sono dello stesso Pasolini in collaborazione con Elsa Morante – "sostituiscono" le voci dei protagonisti. Nel corso della lavorazione di Medea si diffusero "voci" di un idillio nato fra la Callas e Pasolini: tra loro si stabilì in realtà una profonda amicizia, destinata a durare negli anni anche dopo Medea. Pasolini riscoprirà, grazie all’amicizia con Maria Callas, la sua passione per il disegno e la pittura. Farà numerosi ritratti alla cantante, raffigurandola di profilo e utilizzando una "tecnica mista" che prevedeva di inserire nel disegno anche fiori e conchiglie. Qualche mese prima di iniziare la lavorazione di Medea, Pasolini fece un viaggio in Uganda, in Tanzania e al lago Tanganika, per studiare l’ambientazione di Orestiade africana, una trasposizione "africana" della tragedia di Eschilo (il film non fu però mai realizzato). Durante tale viaggio, girò per la televisione italiana il documentario Appunti per un’Orestiade africana, con commento musicale di Gato Barbieri. Il documentario fu così commentato da Moravia: "Diciamo subito che è uno dei più belli di Pasolini. Mai convenzionale, mai pittoresco, il documentario ci mostra un’Africa autentica, per niente esotica e perciò tanto più misteriosa del mistero proprio dell’esistenza, coi suoi vasti paesaggi da preistoria, i suoi miseri villaggi abitati da un’umanità contadina e primitiva, le sue due o tre città modernissime già industriali e proletarie. Pasolini ‘sente’ l’Africa nera con la stessa simpatia poetica e originale con la quale a suo tempo ha sentito le borgate e il sottoproletariato romano. E questo è già un avvio per comprendere il rapporto che egli cerca di stabilire tra l’Africa nera e la Grecia arcaica" . (segue)
NOTE (16)
Nico Naldini, cit.
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