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Il cinema

"Pagine corsare"
Cinema

Porno-Teo-Kolossal:
una presenza inattesa: Anna Maria Ortese

"[...] Una notte, verso le tre - era autunno e piovigginava -, scorsi su questa terrazza camminare davanti a me, col suo lanternino, una lucciola; e siccome non ne vedevo più da decenni, e poi era autunno, credetti riconoscere in essa - mi si perdoni la commossa espressione -
quanto era eterno di un buon amico, mai incontrato nella realtà, morto tempo prima, assai oscuramente a Roma. Egli, per me, per Toledo, aveva avuto parole di lode,
presto contraddette o smentite da altri. Mi parve di sentir cantare..."
Anna Maria Ortese in Corpo celeste, Adelphi, Milano 1997

 
Eduardo De FilippoPorno-Teo-Kolossal è stato il progetto che Pasolini aveva in animo di realizzare dopo la lavorazione di Salò: si trattava di una sceneggiatura per "un film sull'ideologia" che doveva rappresentare tre diversi tipi di utopia, legati a un passato paleoindustriale, a un presente neocapitalistico e a un futuro tecnocratico, inesorabilmente destinati a fallire attraverso catastrofi apocalittiche che avrebbero condotto alla fine anche dell'ultima utopia: quella della Fede. Vera e propria summa poetica ed estetica del cinema di Pier Paolo Pasolini, Porno-Teo-Kolossal è il suo ultimo film incompiuto, il "poema" grandioso, l'opera epica, che - secondo le sue stesse dichiarazioni - avrebbe concluso la sua carriera cinematografica con esiti testamentari e definitivi. Pasolini ne aveva fatto cenno in diverse occasioni a Eduardo De Filippo, interprete designato del film. Così gli scriveva il 24 settembre 1975: «Caro Eduardo, eccoti finalmente per iscritto il film di cui da anni ti parlo». 

Su questo film Pasolini si era già espresso intorno alla metà degli anni Sessanta: un progetto risale al 1973, con un breve trattamento riportato qui di seguito, mentre il testo che lo scrittore inviò a Eduardo, che avrebbe dovuto essere interprete principale del film (Epifanio), è molto dettagliato (ne mancano solamente i dialoghi ed è pubblicato in Pier Paolo Pasolini. Per il cinema, a cura di Walter Siti e Franco Zabagli, vol. II, Mondadori, Milano 2001).

«Due personaggi che fanno un «viaggio» (scoperta del mondo, cfr. Don Chisciotte). Il viaggio è guidato da una escatologia ideologica: lo scopriremo] senza volerlo, guidati da un altro falso scopo. Credendo di raggiungere un fine, si scopre la realtà così com’è, senza alcun fine.
I due personaggi sono un Re Mago (uno delle tante dozzine, partiti ad adorare il Messia neonato ecc.), e il suo servo.
Lo schema della storia è questo: il Re Mago parte per andare nel luogo dov’è nato il Messia, ma per strada gliene capitano tante che quando arriva sul Luogo, non solo il Messia è nato, ma ha trascorso la vita ed è morto, fondando una religione a sua volta finita.
Il Re Mago, arrivato sul Luogo inutilmente, muore.
Il servo burbero e rozzo e incosciente, che ha accompagnato il Re mago, in punto di morte si rivela: egli è un Angelo, e prende per mano il Re Mago per portarlo nel Paradiso che egli si è comunque meritato. Ma il paradiso non c’è. I due si voltano indietro come la Figlia di Lot, e restano di sale.
(Si voltano indietro verso il mondo della realtà, di cui hanno scoperto i valori cercandone altri.)» 
Nel Prologo annunciato nella lettera a Eduardo, Pasolini così esordisce:
«Ci troviamo nel buio e nel silenzio delle altezze cosmiche. In fondo, ai nostri piedi, si vede il globo terrestre.
(Sarebbe opportuno, naturalmente, che non si trattasse di un globo artificiale, ma del globo terrestre vero e proprio, esattamente così come appare nelle fotografie che un astronauta scatta da una nave spaziale.)
Si vedono le tracce rugose della terra, le macchie plumbee dei mari, i confini dei continenti, ecc. ecc., finché, ad un certo momento - poiché il globo, naturalmente, gira - ecco presentarsi ai nostri occhi la sagoma, nebulosa e rossastra, dell’Italia.
A questo punto si cominciano a sentire come delle voci lontane, delle grida, dei richiami, e addirittura una voce che canta una vecchia canzone napoletana popolare, molto fioca per la distanza.
Ci avviciniamo sempre più... ed ecco il panorama di Napoli. Napoli vista dall’alto, con i suoi vicoli, le sue piazzette, i suoi bassi.
È l’alba, le voci che sentivamo sono voci ancora assai rare: di donne, di scugnizzi... A cantare è uno scopino che va in giro per i vicoli.
Però, malgrado quest’atmosfera quotidiana e tranquilla del primo mattino, si sente che in quelle voci c’è qualcosa di strano, di concitato; qualcosa di vagamente drammatico. Non si capisce bene di che cosa si tratta.
Ad un certo momento, poi, si apre in una delle pareti scrostate di un vicolo una finestrella: e da questa finestrella fa capolino Eduardo De Filippo, assonnato e arruffato. […]»
Interviene un breve dialogo di Eduardo-Epifanio con la moglie, e qui sono inserite due note con le quali l’autore chiama in causa Anna Maria Ortese, scrittrice che Pasolini stimava e di cui conosceva le opere.

Due frasi, inserite a mano nella copia della sceneggiatura ora custodita dal Centro Studi-Archivio Pasolini di Bologna, appartengono effettivamente a Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese come previsto nelle note dell’autore. Sono tratte dall’inizio del primo racconto, intitolato Un paio di occhiali («Ce sta ‘o sole... ‘o sole! - canticchiò, quasi sulla soglia del basso, la voce di don Peppino Quaglia. -  Lascia fa’ a Dio, - rispose dall’interno, umile e vagamente allegra, quella di sua moglie Rosa […]».

Pubblicato nel 1953 da Einaudi, premio Viareggio in quello stesso anno, Il mare non bagna Napoli è una delle opere più note di Anna Maria Ortese. La raccolta di novelle fece conoscere la scrittrice, ma le valse anche l’ingiusta accusa di essere contro Napoli: la città che emerge dai suoi racconti ha qualcosa d’infernale ed è presentata senza retorica, con sguardo critico e lucido. La scrittura si fa guida attraverso i vicoli, tra le tragedie familiari e le condizioni disumane di vita. L’intento della Ortese è quello di creare uno schermo su cui proiettare il proprio “doloroso spaesamento, il male oscuro di vivere”. Così la sofferenza e l’indignazione della scrittrice prendono corpo nei racconti quali La città involontaria, omaggio a Dante che mette a nudo la miseria umana, o Il silenzio della ragione, che chiama in causa gli intellettuali e la loro indifferenza di fronte al degrado di Napoli. 

Emblematica è la storia di Eugenia, Un paio di occhiali, il bellissimo racconto iniziale al quale, come si accennava sopra, ha fatto riferimento Pasolini. Vi emergono in maniera evidente la difficoltà e il dolore della scrittrice nel dover fare i conti con la realtà. Mettersi gli occhiali significa conoscerne il volto vero, e abbandonare quel velo che una miopia onirica svolge davanti alle cose del mondo, rendendole desiderabili e perfino belle. Allora può capitare di sentirsi estranei a quella realtà, o di non volere confondersi con essa, e avvertire forte il desiderio di fuggirla, di abbandonare per sempre quel paio di occhiali rivelatori per rifugiarsi in un altrove favoloso e fantastico, al di là della realtà, pur tenendo sempre vivo nella memoria il ricordo, l’immagine dolorosa di ciò che è reale.

Un ringraziamento particolare a Giorgio Di Costanzo
e al suo lavoro incessante, di memoria e di conoscenza,
sulla grande scrittrice Anna Maria Ortese


Anna Maria Ortese, oggi considerata dalla critica italiana e internazionale una tra le massime scrittrici del nostro Paese, è nata a Roma il 13 giugno 1914, e scomparsa a Rapallo il 9 marzo 1998. La fama di questa scrittrice ebbe inizio con la raccolta di novelle Il mare non bagna Napoli, insignita del Premio Viareggio nel 1953, anno della pubblicazione; da questo momento iniziarono anche i problemi della scrittrice, che per le sue posizioni critiche nei confronti del mondo intellettuale e culturale dell’Italia dell’epoca, e degli anni a venire, fu emarginata. La figura di Anna Maria Ortese è infatti poco nota e studiata, rispetto alla validità e alla profondità della sua opera; questa spesso viene affiancata a quella della Morante, per la sua capacità di rappresentare situazioni che si avvicinano alla sensibilità neorealista dal punto di vista contenutistico, ma con un’elaborazione stilistica che la avvicina molto di più al realismo magico dei maestri ispano-americani, con i quali il paragone forse sarebbe più calzante. Lo stile della scrittrice si caratterizza per il suo sperimentalismo, per la sua costante ricerca estetica, senza tuttavia cedere alla tentazione di una forma ermetica o eccessivamente avanguardista. L’isolamento e la solitudine patiti lungo tutta la sua esistenza, insieme alle umiliazioni e ai lutti, nella vita privata come in quella letteraria, ne fecero un personaggio difficile e per tanti versi scomodo, capace di critiche e posizioni molto dure, in un Paese in cui la vita intellettuale è sempre stata caratterizzata dallo schieramento ideologico: se ciò ha fatto sì che ancora essa sia poco conosciuta dal grande pubblico dei lettori, non ha impedito alla sua opera di ottenere il meritato riconoscimento critico.

Bibliografia
Angelici dolori, racconti, Bompiani, Milano 1937
L’infanta sepolta, racconti, Milano sera, Milano 1950
Il mare non bagna Napoli, novelle e cronache, Einaudi, Torino 1953; ultima riedizione: Adelphi, Milano 1994
Silenzio a Milano, cronache, Laterza, Bari 1958 ; ultima riedizione: La Tartaruga, Milano 1986
I giorni del cielo, racconti, Mondadori, Milano 1958
L’iguana, romanzo, Vallecchi, Firenze 1965 ; ultima riedizione: Adelphi, Milano 1986
Poveri e semplici, romanzo, Vallecchi, Firenze 1967 ; Rizzoli « BUR », Milano 1974
La luna sul muro, racconti, Vallecchi, Firenze 1968
L’alone grigio, racconti, Vallecchi, Firenze 1969
Il porto di Toledo, romanzo, Rizzoli, Milano 1975 ; Rizzoli « BUR », Milano 1985
Il cappello piumato, romanzo, Mondadori, Milano 1979
Il treno russo, cronache, Pellicanolibri, Catania 1983
Il mormorio di Parigi, cronache, Theoria, Roma-Napoli 1986
Estivi terrori, racconti, Pellicanolibri, Catania 1987
In sonno e in veglia, racconti, Adelphi, Milano 1987
Il cardillo addolorato, romanzo, Adelphi, Milano 1993
Alonso e i visionari, romanzo, Adelphi, Milano 1997
Corpo celeste, testi e interviste, Adelphi, Milano 1997

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Su Porno-Teo-Kolossal si vedano anche, in Pagine corsare:
Pier Paolo Pasolini. La dimensione del corpo
nelle sceneggiature postume, di Alessandra Fagioli
Pier Paolo Pasolini, di Laura Salvini
I frantumi del tutto. Ipotesi e letture dell'ultimo progetto cinematografico
di Pier Paolo Pasolini, Porno-Teo-Kolossal, di Laura Salvini
Pasolini e Napoli. "Caro Eduardo giriamo un film", di Mario Franco

 

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Vedi anche: tutti gli aggiornamenti di "Pagine corsare" da ottobre 1998
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Porno-Teo-Kolossal e una presenza inattesa: Anna Maria Ortese

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