Il cinema

Teorema
1968.
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Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini; Fotografia Giuseppe Ruzzolini; scenografia Luciano Puccini; costumi Marcella De Marchis; musica originale Ennio Morricone; musiche curate dal Pier Paolo Pasolini; montaggio Nino Baragli; aiuto alla regia Sergio Citti. 
Interpreti e personaggi Luigi Barbini (il ragazzo della stazione); Laura Betti (Emilia, la serva); Adele Cambria (l'altra serva); Ninetto Davoli (Angelino il postino); Carlo De Mejo (un ragazzo); Cesare Garboli (l'intervistatore del prologo); Alfonso Gatto (il medico); Massimo Girotti (Paolo, il Padre); Silvana Mangano (Lucia, la Madre); Susanna Pasolini (la vecchia contadina); Andr√®s Jos√© Cruz Soublette (Pietro, il Figlio), Terence Stamp (l'Ospite); Anne Wiazemsky (Odetta, la Figlia). E inoltre: Ivan Scratuglia. 
Produzione Aeros Film (Roma); produttori Franco Rossellini, Mauro Bolognini; pellicola Kodak Eastmancolor; formato 35 mm, colore; macchine da ripresa Arriflex; sviluppo, stampa, effetti ottici SPES; sonorizzazione NIS Film; missaggio Fausto Ancillai; distribuzione Euro International Films; Riprese marzo-maggio 1968; teatri di posa Elios Film, Roma; esterni Milano, Lainate, cascina Torre Bianca (Pavia), Roma, valle dell'Etna; durata 98 minuti. 
Prima proiezione XXIX Mostra di Venezia, 4 settembre 1968; premi Coppa Volpi (XXIX Mostra di Venezia) per la migliore interpretazione femminile a Laura Betti; Navicella d'oro, Premio OCIC (XXIX Mostra di Venezia).


Le vicende narrate nel film

Milano, primavera del '68. Un postino dal significativo nome di Angelo (interpretato da Ninetto Davoli) porta un telegramma nella villa di un industriale, in cui si annuncia la visita imminente di un Ospite inatteso: quest'ultimo (Terence Stamp) giunge il giorno successivo. √ą un ragazzo senza particolari qualit√†, forse uno studente di ingegneria, schivo, riservato, assorto in se stesso, che rimane al di fuori degli schemi e dalle convenzioni che vigono nella famiglia, e passa la maggior parte del suo tempo a leggere l'opera omnia di Rimbaud. 
Questa sua angelicit√†, cio√® la sua naturalezza ed estraneit√† a tutto ci√≤ che lo circonda, attrae irrsistibilmente, a uno a uno, tutti i membri della famiglia: a cominciare dalla serva Emilia (Laura Betti), che, letteralmente folgorata dalla sua presenza, nel timore di non poterlo avere, tenta di suicidarsi, ma viene salvata e amata dall'Ospite. 
√ą poi la volta di Pietro, studente con inclinazioni artistiche, coetaneo del giovane Ospite, che prender√† coscienza della sua diversit√† sessuale; quindi di Lucia (Silvana Mangano) moglie e madre di famiglia perbene, fino ad allora trincerata nel cattolico principio di fedelt√† coniugale; quindi √® la volta di Odetta, studentessa introversa e adoratrice della famiglia e dell'autorit√† paterna; in ultimo, la stessa irrefrenabile smania di condivisione sessuale ghermisce il Padre (Massimo Girotti), l'uomo borghese per eccellenza, padrone dei propri mezzi di produzione (√® un industriale) e paterfamilias.
Tutti hanno rapporti sessuali con l'Ospite, che, come l'Adorabile descritto da Rimbaud per bocca dell'Ospite stesso "E'  venuto, se ne √® andato, e forse non torner√† mai pi√Ļ". L'Ospite, infatti, cos√¨ come era giunto, senza alcun motivo, viene richiamato da un telegramma (portato in casa sempre dallo stesso postino-angelo), e parte il giorno successivo. 
Tutti i membri della famiglia, ormai rivelatisi a se stessi, cercano di ovviare all'assenza del loro oggetto d'amore percorrendo fino in fondo la strada che, nella loro visione individualistica, porta verso il raggiungimento dell'Altro, Altro di cui l'Ospite era portatore. Emilia, l'unica a legare questa presenza alla sacralit√† (chiedendo perdono a Dio per aver fatto l'amore con l'Ospite), prende la strada dell'ascesi: gradualmente si distacca dalla famiglia in cui lavora, torna nel borgo rurale da cui proviene, siede accanto ad un muro e si ciba solo di ortiche, aspettando il ritorno dell'Ospite, compiendo il sacrificio di s√© perch√© si compia questo ritorno. 
I veri e propri membri della famiglia borghese, invece, percorrono la strada opposta, cercando il senso della propria individualit√†, invece di sacrificarla: Odetta si chiude in una paralisi isterica, recidendo i rapporti con il mondo, facendosi autisticamente essa stessa mondo di s√©, e finisce in un manicomio; Pietro cerca la sua liberazione tramite il gesto artistico, attraverso la pittura, vivendo lo strazio e l'impotenza della gratuit√† sociale, della perdita del senso delle proprie azioni, nella coscienza che un artista, un creatore, √® qualcuno che "non vale niente, che √® un essere inferiore, un verme che si contorce e striscia per sopravvivere" ma continua a vivere e a dipingere, incolpando il mondo del "deserto" in cui si trova; Lucia, donna rigorosamente monogama fino all'arrivo dell'Ospite, percorre la strada della gratuit√† sessuale, del non senso delle relazioni affettive: prende a vivere una sequela di rapporti occasionali con giovani coetanei dell'Ospite, cercando di rinnovare individualmente, senza uscire da se stessa, dalle proprie forze e determinazioni, il miracolo della naturalezza sessuale che aveva vissuto; ma invano, e permeata da una tristezza profonda. 
A parte Emilia, dunque, tutti gli altri hanno sostituito il mondo che hanno abbandonato dopo la venuta dell'Ospite con il dilagare della propria individualit√†, facendosi mondo essi stessi, senza affatto rinunciare alla propria identit√†, ma anzi eliminando tutto il resto; solo il Padre, la cui "illuminazione" richiama, attraverso la citazione dell'autore, quella del tolstoiano Ivan Ilic, che a partire da un incidente apparentemente insignificante vive il senso della propria morte, percorre fino in fondo la strada della perdita della propria identit√†: sar√† infatti lui a raggiungere quel deserto di cui, di tanto in tanto, nel film si vedono inquietanti immagini tra una scena e l'altra. 
Come un nuovo Francesco d'Assisi, nella Stazione Centrale di Milano egli si spoglia completamente nudo, si districa dalla folla-societ√†, dopodich√© lo vediamo percorrere il deserto disperatamente, senza una direzione precisa, barcollante: ha rinunciato alla sua identit√†, ma, come egli stesso ha detto, questa √® per lui la morte civile, la nullificazione di s√©. A lui si contrappone, con un montaggio alternato, la vicenda di Emilia: essa percorre fino in fondo la strada della perdita di s√©, ma non avendo un'identit√† borghese da salvaguardare il suo gesto sfocia nella donazione totale di se stessa: dopo un'estasi che l'ha portata a sollevarsi sui tetti delle case, liberata dalla costrizione del s√©, Emilia fa dono delle sue lacrime: si fa sotterrare viva, e rimette alla terra, rimbaudianamente intesa come carne e fonte della vita, le sue lacrime di amore e sofferenza, avendo rinunciato finanche all'idea del ritorno dell'Ospite: √® diventata lei stessa l'Ospite, ne ha incarnato il distacco dal mondo delle concretezze. 
Accompagnato dalle note del Requiem mozartiano, Paolo (il Padre) vaga nel deserto, e, messosi di fronte alla propria nudità, si scioglie in un urlo di impotenza, un urlo fermo, l'urlo della consapevolezza di non essere, l'urlo del nulla.

S. Murri, Pier Paolo Pasolini, Il Castoro-L'Unità 1995


I commenti

Per Teorema, presentato alla Mostra di Venezia nel 1968, piovvero su Pasolini critiche feroci sia da parte della sinistra, che sostenne che si trattava di un film reazionario, oltre ad accusare Pasolini di misticismo, sia dalla destra, che proclam√≤ il suo disgusto per il modo in cui nel film si affrontava il tema della sessualit√†. 
La verità era che né la destra né la sinistra compresero allora, neppure marginalmente, gli intenti dell'autore: rappresentare la totale e irrimediabile perdita di identità della borghesia nel momento in cui essa si avvia - dopo essere entrata in contatto con un "Altro", del tutto estraneo alle certezze prefabbricate, indelebili e indistruttibili dalla "ragione dominante" - a una presa di coscienza che non può che svelare drammaticamente il "vuoto", l'impotenza, la "non esistenza" che costituiscono l'essenza stessa della borghesia. Una perdita d'identità, d'altronde, che non offre alla borghesia alcun motivo di riscatto, ma che le crea intorno soltanto il "deserto", il nulla.
"Lo sforzo espressivo di Pasolini √® tutt'altro che irrazionalista, tutt'altro che reazionario o mistico", scrive il sopracitato critico Serafino Murri. "Infatti, va a toccare le basi concettuali di una cultura che del proprio mezzo, la ragione illuministica, aveva fatto la gabbia in cui imbalsamare definitivamente, con tutto il carico di ingiustizia presente, la societ√† nei suoi schemi irremovibili, nei suoi antagonismi tutti interni ad essa." 
Teorema era nato come tragedia in versi, si era trasformato poi in un libro (romanzo / racconto) molto frammentario che mantiene alcuni capitoli, o meglio "frammenti" in versi, per raggiungere infine la forma della sceneggiatura cinematografica nella quale Pasolini riduce drasticamente la presenza del "parlato", cioè dei dialoghi o della narrazione per mezzo di una voce fuori campo, riservando principalmente alle immagini, e secondariamente alla musica - qui incentrata su citazioni dal Requiem di Mozart - la narrazione degli eventi e delle mutazioni dei propri personaggi.
L-Ospite che giunge nella villa della famiglia borghese, e che determina in ciascuno dei componenti di quella famiglia una crisi profonda, una totale perdita di identit√†, appunto, non ha qualit√† sovrumane, tanto meno rappresenta un'allegoria divina come qualche commentatore ha voluto intravvedere. √ą semplicemente il suo essere "Altro" rispetto alla logica borghese su cui si fonda il teorema dell'autoperpetuazione della borghesia stessa, che conduce alla perdita di identit√† tutti i membri della suddetta famiglia, e all'irrecuperabile "deserto" che ne consegue. 
Secondo lo stesso Pasolini, è proprio nel sovvertimento della logica che sorregge l'ideologia (o la totale assenza di ideologia) della società borghese capitalistica che consiste l'unica possibilità di una rivoluzione.
Pasolini stesso present√≤ Teorema sulla rivista francese "Quinzaine litt√©raire" dicendo del suo film tra l'altro: "Dio √® lo scandalo. Il Cristo, se tornasse, sarebbe lo scandalo; lo √® stato ai suoi tempi e lo sarebbe oggi. Il mio sconosciuto - interpretato da Terence Stamp, esplicitato dalla presenza della sua bellezza - non √® Ges√Ļ inserito in un contesto attuale, non √® neppure Eros identificato con Ges√Ļ; √® il messaggero del Dio impietoso, di Jehovah che attraverso un segno concreto, una presenza misteriosa, toglie i mortali dalla loro falsa sicurezza. √ą il Dio che distrugge la buona coscienza, acquisita a poco prezzo, al riparo della quale vivono o piuttosto vegetano i benpensanti, i borghesi, in una falsa idea di se stessi".
Teorema (il libro) è stato per me il 'primo incontro' con Pasolini scrittore e poeta: un incontro che ha rappresentato una vera e propria 'scossa' spirituale; un messaggio che ancora oggi considero prezioso, se non fondante, per prendere coscienza dei problemi e degli squilibri sociali e politici, che può fortemente aiutare a scoprire regioni e ragioni inesplorate dell'animo e del pensiero umano.

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Angela Molteni

IL BRANO CHE STAI ASCOLTANDO E' DAL
REQUIEM K 626 DI W.A. MOZART
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