La terra vista
dalla luna
1966.
.
(Terzo episodio del film
Le
streghe; gli altri episodi sono: La siciliana di
Francesco Rosi; Senso civico di Mauro Bolognini; La
strega bruciata viva di Luchino Visconti; Una serata come
le altre di Vittorio De Sica.)
Scritto e diretto da
Pier Paolo Pasolini
Fotografia
Giuseppe Rotunno; scenografia Mario Garbuglia, Piero Poletto;
costumi Piero Tosi; musiche originali Ennio Morricone;
montaggio
Nino Baragli; aiuto alla regia Sergio Citti; assistente alla
regia Vincenzo Cerami; sculture Pino Zac.
Interpreti e personaggi
Totò
(Ciancicato Miao); Ninetto Davoli (Baciù Miao); Silvana Mangano (Assurdina
Caì); Mario Cipriani (un prete); Laura Betti (un turista); Luigi Leoni
(la moglie del turista).
Produzione Dino
De Laurentiis Cinematografica, Roma / Les Productions Artistes Associés,
Parigi; produttore Dino De Laurentiis; pellicola Kodak;
formato
35 mm, colore; macchine da presa Arriflex;
distribuzione
Dear Film / United Artists Europa.
Riprese novembre
1966, esterni Roma, Ostia, Fiumicino; durata
31 minuti.
I commenti
Nell'ottobre 1966 Dino De
Laurentis propone a Pasolini di partecipare con un episodio a un film che
sta producendo, Le streghe: gli altri episodi sono affidati ai registi
Luchino Visconti, Francesco Rosi, Vittorio De Sica e Mauro Bolognini.
Pasolini, per questa occasione,
riprende una storia già scritta e non ancora realizzata, Il buro e
la bura. L'epigrafe del film porta la seguente scritta del regista:
"Visto dalla luna, questo film che s'intitola appunto La Terra vista
dalla Luna non è niente e non è stato fatto da
nessuno...
ma poiché siamo sulla Terra, sarà bene informare che si tratta di una
fiaba scritta e diretta da un certo Pier Pasolo Pasolini".
Nel film sono narrate le
avventure donchisciottesche di un padre e un figlio (Ciancicato Miao e
Baciù) che, dopo aver pianto la morte della moglie-madre Crisantema, deceduta
per avere ingerito funghi avvelenati, partono alla ricerca di una Donna
ideale, che possa diventare l'anima femminile della loro baracca, sperduta
in una radura piena di altre catapecchie.
I due incontrano dapprima
una vedova isterica che li prende a ombrellate, poi una prostituta; a un
certo punto pare che, infine, dopo tanto girovagare, abbiano trovato la
donna perfetta, ma si accorgono che si tratta solo di un manichino. Disperati,
padre e figlio continuano un viaggio senza più alcun senso, finché incontrano
una donna bellissima (Assurdina Caì, nel film interpretata da Silvana
Mangano) che appare ai due come una vera e propria dea. La donna non risponde
ad alcuna domanda e Ciancicato pensa che sia sordomuta. Alla fine, Ciancicato
le rivolge una richiesta di matrimonio alla quale Assuntina acconsente.
Tornati tutti nella baracca,
in breve, grazie alle "virtù femminili" della donna, tutto si trasforma
e in breve la baracca appare come una ordinata e graziosa casetta. Cedendo
alla logica consumistica, però, Ciancicato e Baciù architettano un "lavoro"
che consentirà loro di farsi una bella casa. Tale lavoro consisterà in
questo: Assurdina, dall'alto del Colosseo, minaccerà di suicidarsi se
non verrà aiutata a sopravvivere. Padre e figlio, intanto, raccoglieranno
quattrini fra coloro che stanno assistendo alla scena. Tutto procederà
in questo modo, fino a quando la donna, scivolando su una buccia di banana,
precipiterà nel vuoto.
Ancora disperazione per
Ciancicato e Baciù che, dopo aver sepolto la donna, tornano alla loro
bicocca: in essa ritrovano Assuntina, muta e sorridente, che li aspetta.
I due, felicissimi, constatano che Assurdina, anche da morta, può così
continuare a svolgere tutte le funzioni che già assolveva, e gioiscono:
"È la felicità, è la felicità!" Appare a quel punto la didascalia finale:
"Essere morti o essere vivi è la stessa cosa".
"La morale del film", scrive
Serafino Murri (Pier Paolo Pasolini, Il Castoro, Milano), "che l'autore
ci dice essere tratta dalla filosofia indiana, non è, come parte delle
critica militante fu portata a scrivere, 'rinunciataria o nichilistica',
poiché non c'è nessun accenno di pessimistico consenso con quella affermazione:
semmai, con fin troppa ironia, vi si ritrova un malcelato invito a non
accettare la logica imperante, ad essere lunari quel tanto che basta per
prendere le distanze dai tentacoli mostruosi del nonsenso sociale e dei
suoi schematismi da marionette. La forma fiabesca stigmatizza dunque la
falsità della vita, una vita perduta, sepolta in un mare di grotteschi
comportamenti e necessità secondarie [...]"
Nel gennaio del 1967, scrivendo
a Garzanti, in quel momento editore dei suoi libri, Pasolini gli annuncia:
"Infine c'è il progetto di un libro molto strano. Si tratta di questo:
ho in mente una dozzina di episodi comici, che vorrei girare ancora con
Totò e Ninetto [i due interpreti di Uccellacci e uccellini], ma
forse non potrò farlo per i troppi impegni. Ora, la sceneggiatura dell'ultimo
episodio La terra vista dalla luna, l'ho stesa sotto forma di fumetto
a colori (ripescando certe mie rozze qualità di pittore abbandonate).
Stando così la cosa, mi piacerebbe, piano piano, di mettere insieme un
grosso libro di fumetti ... molto colorati e espressionistici ... in cui
raccogliere tutte queste storie che ho in mente, sia che le giri, sia che
non le giri".
In effetti Pasolini non
scrisse una vera e propria sceneggiatura dell'episodio La terra vista
dalla luna: elaborò le scene del film, girato verso la fine del 1966,
disegnandole in forma di fumetti.
da S. Murri, Pier Paolo
Pasolini, Il Castoro-l'Unità 1995
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