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Cinema Totò, Pasolini
e una Luna prostituta
In I burattini filosofi,
Marco Bazzocchi rilegge il rapporto tra il grande comico
La collaborazione tra Totò e Pasolini, tuttavia, non era nuova. Pasolini fece ricorso a Totò in tre film: Uccellacci e uccellini (1965), La terra vista dalla luna (1967), e, appunto, Che cosa sono le nuvole? A parte il primo, gli altri due sono film brevi, cioè episodi di film collettivi. «Ma - spiega Bazzocchi - tra questi tre momenti c'è una grande coerenza. In tutti questi film circola un'aria di famiglia, anzi direi che si tratta proprio di un'aria legata alla famiglia. Pasolini, cioè, usa Totò e Ninetto, e nel caso del secondo corto anche Silvana Mangano, proprio per ricostruire una sua particolare, surreale, bislacca famiglia. Totò e Ninetto sono infatti un padre e un figlio nel primo e nel secondo film, mentre nel terzo recitano come burattini in un teatro che ricorda quello di Pinocchio». Bazzocchi analizza questo terzo corto al centro del suo libro in un capitolo che dà il titolo all'intero volume. «Che cosa sono le nuvole? - aggiunge - mi ha sempre attirato per più ragioni. Innanzitutto, proprio perché anche se si tratta di un famoso testo teatrale di Shakespeare - l’Otello -, Pasolini riesce a maneggiarlo intimamente e modifica il rapporto tra Jago e Otello alla radice: sulla scena sono il carnefice e la vittima della tradizione, l'uomo ingenuo e l'uomo malvagio, il geloso e il traditore; fuori dalla scena invece Totò si trasforma in un maestro amorevole che vuole spiegare a Ninetto i segreti dell'esistenza. Diventa insomma una specie di Socrate premuroso, non solo un maestro, ma proprio un padre». E Ninetto ascolta le sue parole a bocca aperta proprio come farebbe un figlio nei confronti del padre, o almeno come avrebbe fatto un figlio d'altri tempi nei confronti di un padre d'altri tempi. La cosa che sconcerta di più è che siamo nella primavera del 1967, e un anno dopo scoppia la contestazione studentesca, insomma il '68. La famiglia va in crisi, e va in crisi soprattutto il ruolo paterno. Tanto che Pasolini girerà Teorema, il film sulla distruzione della famiglia, anzi il film dove un figlio misterioso e divino seduce tutti i membri di una famiglia borghese e li porta alla rovina. «In un anno - afferma Bazzocchi - si consuma uno dei rivolgimenti maggiori dell'opera di Pasolini. E Totò è l'ultima immagine di padre-maestro-pensatore. Insomma quello che Pasolini aveva voluto essere da giovane, o forse quello che avrebbe chiesto al suo stesso padre».
E anche Totò vive
questa esperienza per lui nuova di attore «serio» come un'esperienza
particolarmente significativa. In altre parole, il Totò dei tre
film di Pasolini è un Totò completamente diverso da quello
dei film comici che conosciamo. Certo, una base di comicità rimane,
così come rimane il richiamo figurativo a Charlot (la bombetta per
esempio, il cammino sulla grande strada bianca). «Ma Pasolini - dice
Bazzocchi - ha tirato fuori da Totò un elemento di dolcezza e di
saggezza stralunata che prima non c'era, qualcosa che fa pensare al teatro
di Beckett, anche se credo che Pasolini non lo conoscesse in questo momento.
Nel corto La terra vista dalla luna Totò a un certo punto
fa un lungo discorso in cima a una casa, contro il cielo azzurro dove passano
le nuvole. Lì, in quell'elemento aereo e leggero, vedo qualcosa
di eccezionale sia per Pasolini che per Totò stesso».
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